Le nuove frontiere dell’editoria

Abitualmente non leggo quotidiani economici. Quindi non ne acquisto. E’ stato dunque per puro caso che oggi mi sono imbattuta nell’inserto Nòva de Il Sole 24ore. Il primo articolo che ha suscitato il mio interesse è stato quello di Luca Di Biase intitolato “I nuovi lavori dell’editoria figli dell’ebook”. La disamina attenta e documentata rileva in primo luogo il calo del mercato dei libri in Italia, pari all’11% tra il 2007 e lo scorso anno. Si parla ovviamente di libri di carta, perché il mercato delle vendite online e degli ebook è invece in continuo aumento, con crescite spettacolari se si considera che si parte da numeri molto limitati. “Ma mentre la vendita online dei libri tradizionali non cambia la struttura dell’editoria, l’ebook assume i contorni di una ridefinizione piuttosto rilevante della filiera” (test.Luca De Biase)De Biase sottolinea come piattaforme di distribuzione e billing per ebook, quali Amazon e Apple, che offrono questi servizi in cambio del 30% del prezzo di copertina, abbiano condotto molti autori a pubblicarsi da soli. Certo è una realtà che ben conosciamo, considerando le numerose iniziative di self publishing già esistenti e molto attive anche dal punto di vista della formazione (Self Publishing Lab ne è un esempio), ma questo non significa che la funzione dell’editoria sia destinata a scomparire. “…è possibile che queste funzioni si ricollochino in una costellazione di iniziative imprenditoriali nuove. Del resto, le piattaforme prevalenti non saranno certo le uniche. Ibs ha dimostrato di saper resistere nella vendita online di libri cartacei all’impatto di Amazon. E BookRepublicsta esplorando le opportunitàofferte dall’innovazione e la cura della piattaforma degli ebook.” (test. Luca De Biase)Mentre l’editoria si rinnova gli autori sperimentano e riscuotono successo (vedi Guido Mattioni con Ascoltavo le maree cit., ma voglio anche ricordare Pietro De Viola con l’incredibile e travolgente successo di Alice senza niente). L’articolo termina con una riflessione sul tempo che hanno a disposizione gli editori per reagire a questi cambiamenti. “Riccardo Cavallero, direttore generale dei libri alla Mondadori, risponde con sincerità: 18-24 mesi” (test. Luca De Biase) Penso alla piccola casa editrice che ha pubblicato il mio romanzo, la Melodyrecordseditoria e mi domando con preoccupazione quanto potrà sopravvivere. Rinnovarsi ancor prima di nascere. Ho suggerito loro di leggere l’articolo in terza pagina di Luca Vaglio, Sono multimediale ma non lo dico, per addetti ai lavori, ma non troppo… Come scrittrice e lettrice amerò sempre l’odore della carta, il fruscio del foglio quando giro la pagina, quel colorito agé che il libro acquista col tempo, ma ho dovuto accettare da tempo che l’era della penna e del calamaio è finita da un pezzo e, seppure a malincuore, mi sono adeguata anche io al nuovo che avanza.

Sed

Annunci

8 thoughts on “Le nuove frontiere dell’editoria

  1. Nulla da dire. Sono pienamente concorde col pensiero di pochi, ahimè, innovatori che stanno ponendo le fondamenta della nuova editoria. Sono un fautore del lancio e uso degli e-book, dei social media e di qualunque atro supporto moderno alla lettura e alla diffusione culturale. L'editoria è in crisi, grazie al calo della lettura. Gli e-book, usati nel modo più completo e ricco – non mere trascrizioni digitali di libri cartacei – consentiranno una divulgazione culturale aperta anche ai non lettori, o ai più pigri. Insomma, dobbiamo essere fiduciosi e puntare, con ottimismo, sul rinnovamento dell'editoria. Le grandi case editrici si stanno affacciando, lentamente, su questa innovazione. la parte del leone la devono fare le piccole, sono loro che hanno le carte in regola e le giuste motivazioni ad essere dei leader d'innovazione.Andreaon twitter: @RobaDaLettori

  2. Guardo con attenzione ai cambiamenti che investono il mondo dei libri da diversi anni. E al recente Salone del Libro sono rimasto esterrefatto: nel giro di meno di un anno quel che era il terrore (l'avvento dei libri digitali) si è trasformato nell'ancora di salvezza di un mondo che sta colando a picco. La cosa ha rasentato il ridicolo fin dal titolo della manifestazione: "Primavera Digitale". Sarebbe stato meglio riprendere uno dei capolavori di H. Miller: "Primavera Nera" per rendere meglio l'atmosfera.La realtà é che, certamente, l'editoria digitale rappresenta il futuro, ma sarà un futuro con molta meno gente che ci lavora e anche più concentrato di quello attuale. L'editoria digitale non ha bisogno di tutti coloro che oggi lavorano nel settore. Qualcuno sì, ma non tutti. Siamo nel bel mezzo di una ristrutturazione capitalistica che non guarda in faccia a nessuno. Quel che penso in proposito di tutto ciò è qui: http://bit.ly/KKPZSvAlla radice di tutto c'è una visione malata dell'innovazione. Che è quella propagandata dai De Biase sul Sole 24 Ore o dagli specialisti del porno-web alla Wired. Quell'idea di innovazione che riprende l'idea della "Nuova Frontiera" all'avvento di ogni nuovo gadget tecnologico, ma che nasconde sotto il tappeto quel che può disturbare i nuovi padroni delle ferriere: che si chiamino Apple, Amazon o Google. Per esempio si parla dell'iPad, ma non dei suicidi nelle fabbriche cinesi ove lo si produce (tocca all'Economist farlo…).E' come quando si va in montagna, solo che è più difficile. Per respirare l'aria pura bisogna salire, e salire in montagna è faticoso. Ma quando si cammina nella Natura si può sempre tornare indietro. Qui non è possibile, dietro di noi resta il vuoto. Possiamo solo andare avanti. Facciamolo, ma almeno facciamolo senza illusioni. In questo modo ogni bella sorpresa sarà più goduta.

  3. Da appassionata della carta ho fatto fatica ad adeguarmi all'avvento del digitale. All'inizio l'ho guardato con sospetto, ora lo manovro con cautela ma non posso evitarlo. Nessuna illusione quindi, solo una speranza: che il criterio e la saggezza prevalgano sulla logica del guadagno a tutti costi, altrimenti non si potrà più parlare di divulgazione della cultura.

  4. Noi però dobbiamo stare in guardia sempre ed evitare che la cultura finisca solo in mano agli speculatori. Se il digitale aiuta le piccole realtà editoriali, avanti tutta con coraggio e ottimismo!

  5. Aggiungo che la trasformazione in atto impone agli editori piccoli e grandi la fatica di dover studiare e ripensare il loro ruolo e la loro professionalità. Purtroppo l'atteggiamento è quello di aggiungere una spruzzatina di socialnetwork e ricercare l'idea che li farà diventare ricchi con poco sforzo. Qui un mio pensiero a proposito http://marcoficarra.wordpress.com/2012/03/29/reinventare-leditoria/ e qui un appuntamento per parlare proprio di questo a Bologna il 30 maggio. http://associazione.web-libero.it/bologna-mercoledi-30-maggio-2012-ore-20-terzo-incontro-risorse-per-il-web/

  6. Ciao, sono Guido Mattioni, lo scrittore citato da De Biase nel suo articolo su Nòva. Io sono un ex giornalista di lungo corso, ora felicemente convertito alla scrittura di romanzi e ho un'età (classe '52) tale da poter dire senza tema di essere smentito – purtroppo! – di essere cresciuto in mezzo ai libri di carta. E li amo. Avevo anche una mamma professoressa di italiano e a 10 anni ho letto "Uomini e topi". Ma non cadiamo per cortesia nella retorica e nemmeno nel talibanismo cartaceo. In carta ci sono in vendita le "fondamentali" memorie di Ibra e un altrettanto "imperdibile" libro scritto – si fa per dire – da Pupo. Carta? Certo, a me ne viene in mente di un altro tipo. E allora dico meglio tutta la vita Hemingway su Ipad o su Kindle che dover leggere una "roba" più o meno scritta da un concorrente di Amici. C'è anche questo, sulla carta. Ma non profuma e non riesce nemmeno a frusciare!

  7. Ciao Guido. Sono felicemente sorpresa di leggerti sia come "titolare" di questo blog sia come neofita nel mondo della scrittura. Nel mondo della lettura invece posso considerarmi una veterana perché anche io non sono proprio una novellina (classe '60…)e amo questo "esercizio" dall'età prescolare. Che dire…sono assolutamente d'accordo con te. La mia "polemica" è nata nel preciso istante in cui, avendo scritto un libro, mi sono scontrata con la dura realtà di un'editoria legata al mero fattore economico. Per carità, le eccezioni ci sono, ma ho accettato il nuovo che avanza perché ho capito che è l'unico modo attraverso il quale domani, magari, un altro Hemingway potrà vedere la luce e brillare.

  8. Probabilmente i piccoli lo faranno prima, e me lo auguro davvero. E non credo che lo faranno per diventare ricchi in breve tempo, ma perché più giovani e aperti al nuovo. E' proprio una questione di mente (non di mentalità)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...