LA MAGIA DELLE DONNE

Dipinto di Frida Kahlo – Immagine presa da qui


Quando ho scritto Nata in una casa di donne l’ho fatto spinta da un’emozione profonda, che ho provato ad esplorare, ad ascoltare, finché non mi sono arresa e l’ho lasciata fluire, così, semplicemente. Poi sono accaduti eventi particolari, quando l’ho terminato. Chi ha ripreso in mano il romanzo incompiuto da tempo, chi ha cominciato a scriverne uno, chi lo ha pensato e scritto in pochi giorni dopo averlo sedimentato per anni. Pareva un contagio, quasi una magia, una sorta di ispirazione collettiva. E c’era un tale entusiasmo, una tale energia intorno che mi sono domandata:perché? Qualcuno mi ha detto “Nata in una casa di donne sei tu”. Certo, sono io, come ogni cosa che scrivo, ma poi ho voluto approfondire. Questo libro e’ femmina, ne ha l’essenza e la evoca. E allora attira. E’ l’energia dell’eterno femminino, quello che ispira i poeti e i pittori. In fondo, a pensarci bene, la Musa e’ donna. L’uomo si e’ sempre lasciato guidare e affascinare dalle declinazioni al femminile nel proprio sentire. La passione e’ femmina. La dolcezza è femmina. La bellezza è femmina. Come la natura, come la terra, che sono femmine procreatrici di vita. E la vita stessa e’ femmina, perche a noi e’ dato conoscere il mistero di come tutto ha inizio. E forse l’energia è tutta qui: una femmina e’ una madre, o lo sarà, e conosce quei segreti della vita cui un uomo non potrà mai arrivare.

E quindi l’uomo racconterà sempre la donna. Fateci caso. Nelle poesie, le canzoni, i romanzi, i quadri, c’è sempre una donna o un’espressione di lei che muove l’artista, che lo sospinge, che lo illumina, che lo dilania a volte. E pare che egli cerchi sempre con la sua arte, senza mai riuscirci appieno, di trovare quel bandolo della matassa, quella spiegazione, la chiave di quel mistero che muove il mondo e di cui lui, uomo, può solo intravedere le increspature superficiali.

La donna invece racconta la vita, e nella vita c’è anche l’uomo, lo comprende. Perché la donna, come la vita, accoglie e questa è un’esperienza solo femminile, naturale, imprescindibile. Forse per questo la donna quando parla d’amore, che è un sostantivo maschile, l’unico in questo viaggio del sentire, si riferisce all’uomo. Mi piace pensare che la prima donna, incontrando il primo uomo, non ne conoscesse il nome e lo abbia chiamato così.

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