Basta un click

Immagine presa da qui

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E a un certo punto accade che ti accorgi di essere come plastilina. Modellabile, plasmabile, adattabile. A tutto, a tutti. Sei colorata e indristruttibile, ma sempre senza forma, indefinita. La tua forma la acquisisci quando ti poni intorno a qualcosa, qualcuno, ma resti senza identità. Sei una rappresentazione. Di cosa? Non ti è dato saperlo in anticipo. Ti costruisci nel tempo una versatilità indotta, dal bisogno, dalla necessità di esistere in qualche modo.

Il fatto peggiore è che non te ne accorgi. Se non quando è troppo tardi. Quando sei stata usata, masticata, palpeggiata, strumentalizzata. Hai vissuto nella convinzione di essere utile, desiderata, amata. Ogni volta che qualcuno ti ha cercata, ti ha chiesto, ti ha parlato, hai pensato lo facesse per te, perché solo tu potevi essere la soluzione, solo tu la via d’uscita, solo tu quella giusta.  E ti sei gonfiata di ego e gratificazione. Mi cercano, mi vogliono, quindi esisto. Mai una volta hai detto no. Tu sei quella dei sì, sempre e comunque. Presente, oltre la tua stessa misura.

Capita poi che tu abbia bisogno di parlare, cercare, chiedere. Ma non sai come farlo. Meglio modellarsi a donna forte e autonoma, meglio star lì, indurita nel ghiaccio ad aspettare il calore di altre mani, meglio non svelare l’anima. Potrebbe accadere che più nessuno abbia voglia di giocare con te.

È così che ci si prostituisce. E quando si resta sole l’anima esce dal colore della duttile plastica, ed è sempre più grigia, atona. Poi accade.

Sei lì che guardi tutti quegli amici, contatti, numeri di telefono. Quanti. Ma chi sono? Dove sono? Ti rendi conto che ieri hai parlato con dieci di loro, che ti han chiesto un favore, un consiglio. Poi hanno organizzato una festa, e tu non sei stata invitata. Il giorno prima invece ti è arrivato un messaggio, anzi due. La richiesta di un  incontro, anzi due, una voglia di sesso, così, perché sei bella, colorata, perché piaci, perché sei morbida e senza spigoli, accogliente, come la plastilina. Ecco, l’hai capito. Ti sei prostituita nell’illusione che il colore intorno a te fosse un dono per te. Ma il colore eri tu. Ora, prima che il grigio prevalga, prima che l’anima nuda svanisca nella trasparenza dell’indifferenza, ora chiudi tutto, spegni il mondo, con un click.

Click.

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One thought on “Basta un click

  1. Amicizia, contatto e calore offerti nella speranza di una reciproca e illusoria condivisione, riportano solo l’acqua della fredda e grigia cortesia di circostanza che sfuma nel valore d’uso. E tutto sembra scivolare addosso l’armatura di plastica che ci si è creati che non assorbe alcune sfumature d’emotivo colore.
    E il colore apparso, anche nel dolore più fondo, alla fine è solo quello che si riesce ad emanare per sé e forse per chi è disposto a riceverlo.

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