Accoglienza e abbandono

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Accade a un certo punto che devi abbandonare un sogno. Non perché lo hai deciso tu, sarebbe semplice in fondo. No. Perché qualcun altro lo ha deciso per te. Avviene nei sogni condivisi. Che siano essi di lavoro, di passione, d’amore, quando sono condivisi il rischio è sempre questo: che l’altro lasci, molli tutto. A volte senza un perché. E tu non puoi fare altro che prendere atto della nuova realtà, che di reale ha ben poco, e cambiare rotta, direzione, con l’amaro in bocca di non sapere come sarebbe andata a finire, come il sogno si sarebbe evoluto, se sarebbe morto di morte naturale o se avrebbe avuto vita eterna.

Non c’è nulla di eterno, o quasi. Le donne però hanno una particolare capacità, rispetto agli uomini: quella di accogliere, per sempre. Certo ci sono diversi gradi di accoglienza, diverse scatoline, scomparti, nel cuore e nella mente, in cui far spazio a fatti, situazioni, persone. Ma una volta entrati in quel magico contenitore senza fondo non se ne esce più.

Sì lo so, voi mi direte che non per tutte le donne è così, che non in tutti i casi è così. E per fortuna, a che servono le eccezioni se non a rendere eccezionale una tale predisposizione? L’accoglienza non è cosa da poco, quindi bisogna meritarsela, prima di tutto. C’è una sorta di selezione naturale, istintiva, che ci fa scegliere, decidere, cosa deve e può restare nella nostra storia per sempre. Con diverse modalità, certo, ma per sempre. Un’esperienza lavorativa ricca, anche se a termine, lascerà il segno di ciò che si è imparato e degli incontri che ci sono stati. Un’amicizia confidenziale ritroverà il gusto segreto delle confidenze anche dopo anni di separazione. Un amore, una passione, conserveranno intatto il ricordo di ciò che l’ha fatto scaturire.

Poi si va avanti, la vita è accrescimento, non sottrazione. Io sono la somma di tutto quanto ho avuto e di tutto quanto avrò, ne sono colma. Per gli uomini [non tutti per fortuna] è al contrario. Come per gli ovuli femminili, che col passare degli anni diminuiscono, loro a un certo punto vanno in menopausa, sottraendo fino all’ultimo bagaglio utile e lasciando intatto ciò che ritengono essenziale. Scelgono di viaggiare leggeri, tanto tutto il peso lo porta l’altra metà del cielo. Così perdono la loro possibilità di lasciarsi fecondare dall’imprevisto che la vita propone. Accogliere è anche questo: essere sempre capaci di generare.

Vorrei avere anche io la leggerezza di dire, a un certo punto: basta, questa cosa non mi piace più, senza se e senza ma. Ma non posso, negherei la mia natura. Con questo non voglio dire che noi donne non sappiamo fare a meno, cambiare idea, lasciare. Certo che sappiamo. Con le dovute risposte, accorgimenti, con il rispetto per l’altro che per un po’ ha condiviso il nostro sogno e che, magari, ancora continua a farlo. Lasciare, non abbandonare, questa è la differenza.

Come sempre la verità sta nel mezzo, o forse non esiste, non c’è assolutezza, non c’è mai stata. Sarebbe come dire che esiste una risposta alla domanda delle domande, sarebbe come dire che c’è una soluzione all’incomunicabilità tra uomo e donna. Forse basterebbe, per un attimo, soffermarsi sul significato di “lasciare” e “abbandonare”. Basterebbe solo questo a cambiare le cose.

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One thought on “Accoglienza e abbandono

  1. Certo Noi Donne siamo in grado di lasciare, mai di abbandonare; ne andrebbe di mezzo la ricchezza del nostro accogliere e della nostra essenza più profonda. Gio’.

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