Una risposta un po’ piccata

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Circa un mese fa ho scritto un articolo sugli scrittori e i musicisti Indie, che ho considerato “paralleli divergenti” (puoi leggere l’articolo qui )

Come accade sempre l’articolo ha fatto un po’ il giro del web e si è “posato” anche su LinkedIn, un luogo che non frequento spesso ma che ho deciso di imparare a conoscere. Ho ricevuto diverse interazioni, devo dire, quindi la prima cosa che salta all’occhio è che i frequentatori di questo social sono decisamente più arditi di quelli dei blog. Ma non è una polemica questa, solo un dato di fatto, e comunque va benissimo così.

Tra i vari commenti, sono stata colpita da due in particolare che si sono lungamente soffermati (e con dovizia di particolari, aggiungerei, e anche discreta competenza), sul fatto che il fenomeno Indie invade il web e il mercato in genere, di schifezze. Ecco, non era questo l’argomento del mio articolo. E mi sono sentita in dovere di dare questa risposta:

“Cari Andrea e Renato, ho letto i vostri commenti al mio post e al mio articolo e mi sono chiesta: ma l’hanno letto? Perché, scusate e con tutto il rispetto, mi pare stiate parlando del sesso degli angeli. Io parlo delle differenze tra due fenomeni simili, e voi mi parlate di qualità del prodotto. Mettiamola così: quella (la qualità intendo) io DEVO darla per scontata, altrimenti il discorso non può essere neppure affrontato. Vedete, è proprio questo il punto: far evolvere la cultura, e tutto deve necessariamente partire da un prodotto di buona qualità. Sia nella scrittura che nella musica bisogna partire dal presupposto che l’autore sia obbiettivamente certo del proprio lavoro e che si sia rivolto a professionisti per i settori di loro competenza (tecnica, artistica, etc.). Il talento deve essere il fuoco sacro che spinge l’autore ad alzare il posteriore dalla sedia e decidere di pubblicare. Detto questo la prova del nove spetta comunque al pubblico. Sarà lui a decidere se il libro che sta leggendo o il brano che sta ascoltando vale la pena dei pochi centesimi spesi (o dei tanti). Ciò di cui mi stupirei, miei cari, non è tanto il fatto che ci sia tanta spazzatura tra gli eBook o tra la musica autoprodotta. Vivaddio lì si sperimenta, e, limando gli errori, prima o poi resteranno solo cose buone. Il vero problema è la montagna di porcherie che l’editoria (musicale e letteraria) è in grado di rifilarci a prezzi pazzeschi e nessuno, dico nessuno, fa una vera levata di scudi. Ecco, gli Indie (musicisti e scrittori) fanno esattamente questo, quindi io, “speriamo che se la cavano”.”

 

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