Cetteide – Il ritorno

Il rientro a casa dopo una mattinata al Lido è fatto inevitabilmente a tappe. Si passa dalla “parente” (ricordate? Quella che vende i prodotti tipici garantiti), dal fruttivendolo e poi dal fornaio. Oggi però niente pane. ”Ti faccio io le piadine mamma”. La genitrice mi ha guardata, poco convinta, ma tanto la macchina la guido io, quindi si deve adeguare.

Mentre lei si affaccendava tra pentole e fornelli, io ho impastato acqua e farina di grano duro, ho acceso il fuoco sotto un padellino di ferro, ho steso a mano le sfoglie di pasta, e ho cotto le piadine. Poi ho atteso l’ora di pranzo.

piadina

Mia madre non ti dà soddisfazione, specie nell’arte culinaria, però è curiosa. Lei deve assaggiare. E così, di nascosto, mentre ero distratta, ha staccato un pezzetto di piadina e lo ha messo in bocca. E si è illuminata. Commossa. “Per un momento ho risentito in bocca il sapore della mia infanzia, quando c’era la guerra ed eravamo sfollati in campagna. Mia nonna non poteva uscire a fare il pane, che il forno era fuori, e allora puliva il camino, impastava la farina e l’acqua, e metteva le sfoglie a cuocere sulla pietra infuocata. Diceva che avremmo mangiato ‘u pane arrustuto. Non l’avevo più sentito quel sapore…”

Ecco, a volte le generazioni che vengono portano in sé ricordi di un passato mai vissuto, ma che si imprimono nel sangue e, prima o poi, in qualche modo, ritornano.

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