Cetteide – Il ritorno #2

Immagine presa da qui

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Con mia madre gli orari sono importanti. Il tempo è inesorabilmente scandito dalle sue medicine. Non che stia male, ma neppure è in perfetta forma. Lei però, se qualcuno glielo chiede, dice sempre che sta benissimo. Sono così le mamme. Quindi la colazione si fa quindici minuti dopo la pasticca per la pressione e i pasti principali seguono il ritmo cadenzato dei controlli glicemici. Nel mezzo c’è tutto il resto, comprese le soap opera e il sonnellino pomeridiano. E pure ritrovare quei gesti dell’infanzia, tempi lontani ormai…

Lei prepara il pranzo per noi due e io apparecchio la tavola, funziona così, da sempre. E ancora oggi, di due fette di carne alla griglia, la più grande è per me “che tu devi crescere”. Devo crescere? Ma sì, forse ha ragione lei. E poi ci sono i capelli da mettere a posto, coi bigodini, quelli elettrici (esistono ancora, almeno a casa sua). E allora io figlia mi prendo cura di lei, la faccio bella, più di quello che è.

Poi ci sono le chiacchiere notturne, quelle del tempo lento, quando il sonno tarda ad arrivare. L’ho ereditata da lei questa abitudine, che pure con mia figlia i discorsi più belli si fanno di notte. E parla mia madre, parla, parla, e con la sua voce mi culla e mi accompagna nel sogno. E non mi stupirei, se potessi vedere attraverso le palpebre abbassate, di sorprenderla a coprirmi col lenzuolo perché non abbia freddo e a darmi un bacio sulla fronte. Sono così le mamme, mamme per sempre.

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3 thoughts on “Cetteide – Il ritorno #2

  1. Le mamme sono sempre e comunque il perno su cui ruota la nostra vita, anche quando ci sono contrasti o difficoltà. Forse dovremmo ricordarci quanto ci hanno dato e quanto abbiamo preso a piene mani. Quando superano gli “anta”, che non sono uguali per tutte, restituiamo loro solo l’ennesima parte di quanto ci hanno dato. Riflettiamo tutti su queste misere parole e diamo loro la massima tenerezza, forse fra pochissimo ci mancheranno e allora ci sentiremo in colpa per non aver fatto di più, ma è solo una nostra sensazione. Le mamme , che tutto danno, ci leggono fino in fondo al cuore e sanno quanto le amiamo. Noi figli non avremo mai la pazienza che loro hanno avuto con noi. Cerchiamo di esser più tolleranti e amiamole come loro hanno amato noi, SENZA CONFINI

  2. Partorire un figlio crea la congiunzione di due anime in un altro corpo.
    Tu, madre, lasci che una parte importante della tua ti abbandoni, per sempre, per unirsi alla metà della persona che hai generato. E’ inevitabile. E’ così’ da millenni e lo sarà per ogni attimo di eterno.
    A occidente come a oriente dell’Himalaya, fino ai suoi poli.
    Devi morire crisalide per diventare farfalla.
    Rubi istanti all’infinito ogni volta che cerchi di catturare la ciclicità di una vita che senza tempo si dipinge,
    in un continuo alternarsi di ruoli che ci vede madri, non sempre, poi figlie, eternamente, poi…madri delle nostre madri.
    E il dolore provato per una malattia, per la morte, il suicidio o semplicemente la trasformazione di una madre che diventa vecchia, perdendo pezzi di ricordi e di passato è ereditario e primitivo come l’istinto della cova, antico come la tendenza di una madre a proteggere.
    Quando la certezza si fa dissoluzione e il primo approdo al mondo diventa l’ultima banchina, allora lì ci siederemo, con le mani intrecciate a salutarci fino a quando i pezzi delle anime si ricongiungeranno, quelle nate, quelle vissute, quelle non sbocciate.

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