Pensare in dialetto

Immagine presa da qui

Immagine presa da qui

Mi sono accorta che spesso, quando i pensieri si fanno intensi e decido di lasciarli andare, questi parlano in dialetto. Non tutto, solo ciò che deve essere incisivo. La cosa buffa è che non parlano il mio dialetto, quello romano, ma quello di mio padre, il napoletano. Chissà perché. Forse per la passione che trovo in questa lingua, che tutto ciò che esprime “mi fa sangue”. Come certe frasi d’amore, che se le dici in italiano sono banali, insipide, atoniche. Se le dici in dialetto napoletano hanno un loro perché.  Racchiudono anche il senso profondo, il carattere, l’umore di quel popolo, il suo colore. In fondo autori importanti, come Pavese o Pasolini, auspicavano il ritorno allo studio del dialetto, al suo utilizzo in letteratura, perché come l’architettura, gli usi, le arti, le tradizioni, la cucina, la lingua conserva la connotazione più vera e profonda del legame tra l’individuo e il suo territorio. La storia. Le radici. E nelle mie radici c’è sangue napoletano. Quindi ho voluto cimentarmi con dei versi in dialetto, un omaggio alla terra di mio padre e a un popolo ricco di sfumature e di passione. Senza titolo, ma non credo che serva.

Doce,
comm a zizz ‘e mamm,
doce comm o’ miel
ca è comm’a nu velen.
Doce e’ miel
Ca’ quann ij t’accatt
Tu m’accir’ e ij muore
Ncopp a sta vocca toja
Ij nasce e muore.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...