Ciao

Immagine presa da qui

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Tutto comincia da un ciao. Non arrivederci o addio. Ciao, un saluto sospeso, intimo, confidente, un saluto che lascia intendere tante cose. “Ciao, ci vediamo dopo”. “Ciao, come stai?”. “Ciao, è bello rivederti”. “Ciao, mi sei mancato”. Ciao è la prima cosa che ti ho detto quando ti ho incontrato. Era il mio benvenuto per te, alla vita, nella mia vita. E già non mi appartenevi più. La vita comincia con una separazione, e questo è bene metterlo in chiaro, da subito, con noi stessi. Eppure c’è un tempo in cui siamo uniti indissolubilmente, in cui condividiamo una dipendenza reciproca così forte che, per sempre, ci farà riconoscere.  A naso. Ricordo quando ti aspettavo. Ho avuto nove mesi per abituarmi all’idea, nove mesi in cui ti ho immaginato, sognato, ti ho pregato di far presto che non vedevo l’ora di dirti quel “ciao” che mi bruciava le labbra. Trascorriamo la nostra intera esistenza a procrastinare il tempo, a fingere che i minuti sommati ai minuti possano dilatarlo all’infinito e che ne avanzi sempre un po’, perché non basta mai per tutto ciò che abbiamo in mente. L’unica situazione in cui riusciamo a percepirlo veloce, e lo aiutiamo anzi, con un conto alla rovescia in cui un minuto trascorso è uno di meno, non uno di più, è quando aspettiamo un figlio. E durante il travaglio, mi hanno insegnato, anche le doglie diventano meno dolorose se le contiamo alla rovescia. È come caricare una clessidra e veder scorrere la sabbia.

Ora dovrò dirti ciao di nuovo, e mi sto preparando, ma chissà perché stavolta quella clessidra non la voglio guardare. Voglio provare, in qualche modo, ad allungare questi giorni invernali, così corti, così bui. Voglio riempirli di cose belle, da fare, da pensare, scintille di luce come quelle dell’albero di Natale, come le parole che arrivano e si fermano qui, sulla carta virtuale e che, lo so, potranno raggiungerti anche all’altro capo del mondo. Sto costruendo legacci d’amore per tenermi ancorata a te, semmai fosse necessario, ma non è semplice. Ogni separazione è un dolore profondo, una piccola morte. Anche una nascita lo è. Muore ciò che eri fino a un momento prima e ancora non sai cosa e come sarà il dopo. E allora quel tempo inevitabile dell’attesa te lo devi vivere fino in fondo, e non sprecarne neppure un istante. Devi inanellare quei legacci, e renderli robusti, indistruttibili. Li ritroverai nel poi indefinito. Quello che ricomincia con un ciao. E chissà come sarà…

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