Non costruiamo castelli di carta

Immagine presa da qui

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Passi la vita a sentirti maestra di questo o di quello, o perlomeno, ambisci a diventarlo. Non conosco oggettivamente nessuno che non abbia almeno un piccolo talento da mostrare o da dimostrare. Chissà perché pare così essenziale… il bisogno di emergere da una massa apparentemente uniforme, omologata, è insito nella natura umana, a quanto pare. Equivale al desiderio di sentirsi necessari a qualcosa o a qualcuno, per affermare così la nostra “visibilità”. Sì, perché tutti abbiamo paura di non essere visti, di passare inosservati attraverso le vite degli altri, già fantasmi prima ancora di aver esalato l’ultimo respiro. Allora coltiviamo il nostro apparire a discapito del nostro essere. Ci fingiamo cinici e saccenti, onnipresenti e onniscienti, alziamo sempre la mano da bravi interventisti e ci informiamo, studiamo, chiacchieriamo, diciamo, facciamo… Che stanchezza! Perché arriva, a un certo punto, la stanchezza. E con essa il crollo. Basta che solo un dito si punti verso di noi che il castello così tenacemente costruito abbia uno scossone. Quello è il momento della verità. Se i mattoni con cui l’abbiamo edificato erano di carta, la distruzione sarà inevitabile.

Se invece ogni tanto abbiamo avuto l’accortezza di acquistare buona malta al mercato del buon senso, allora si potrà affrontare la crisi. L’autocritica non è mai solo una dolorosa autoflagellazione. È l’accettazione del cambiamento, a volte inevitabile, altre volte salvifico. È quella prova di umiltà che ci serve, per scendere dal piedistallo da supereroe sul quale, da incoscienti, siamo saliti, perché faceva bello e fico, e salire sul treno della nostra umanità più vera, reale, fallace e per questo giusta. Difenderò sempre il mio diritto a sbagliare, perché trovo molto più interessante imparare che “nascere imparata”. E ora, silenzio, c’è lezione di vita.

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12 thoughts on “Non costruiamo castelli di carta

  1. Non so di quale visibilità stia parlando, ma credo sia compresa quella della rete. Altra, per i piccoli scalatori di poca notorietà, non ne esiste. C’è modo e modo di diventare necessari, e spesso non sei nemmeno tu a scegliere il “come”. Ci provi, ci riesci, salvo renderti conto che no, non ti conosce ancora nessuno, nessuno ancora ha bisogno di te. O forse gli altri sono talmente impegnati nel tuo stesso intento, che non ti daranno mai la soddisfazione di compiacerti, o semplicemente confermarti che sì, hai il tuo grammo di notorietà.

    • La rete è solo uno dei luoghi deputati. Anche nella vita reale sentiamo il bisogno di affermarci, in qualche modo, nel nostro piccolo o grande che sia. Quello è il momento in cui dobbiamo fare maggiormente attenzione, secondo me, proprio perché anche gli altri fanno lo stesso.

      • Gli altri lo fanno, certo, e sono i tuoi antagonisti. Solo che non c’è alcuna gara da vincere, il rischio è perdere tutti.
        Mi è sempre piaciuto emergere, ma non ho mai fatto “carte false” per farlo. L’ho sempre fatto in silenzio, e ora, in ogni angolo di qualsiasi strada, se chiedi chi io sia, ti risponderanno “Boh”. Ed è per questo che ho deciso di cambiare il mio nome in Boh. 🙂

      • ahahah un po’ come Ulisse/Nessuno. Guarda che così mi diventerai famosissimo! Si scriveranno odi sulle tue gesta!

      • Ecco, qui arriviamo a un problema che non si pongono in tanti, ma per me rappresenta una paura: il diventare famosi postumi. Tu fai e fai, ti dividi pur di primeggiare, o anche solo di emergere, e poi muori. Il giorno dopo, se non al funerale stesso, qualcuno si accorge di te. Certo, magari sarà gloria imperitura, più di quella ottenuta invita ma fatua, ma se la godrà qualcun altro. Come dire che, seppure immortale nella memoria del mondo, tu sei morto sapendo di essere il signor nessuno.
        Quindi, meglio gloria fatua e immediata, o imperitura e (a te) ignota?

        😀

      • L’importante è che tu stia bene nel momento in cui decidi, in pace con te stesso. E cerca di non morire prima di scoprirlo che vengo a farmi una sbronza sulla tua tomba!

      • Sono sicuro che per me verrà riesumato il detto “sono sempre i migliori che se ne vanno”.
        In ogni caso se ci penso bene è meglio così. Nessuna seccatura, nessuna comparsata in TV, niente Fazio (altra mia paura)… quello lo lascio a chi si godrà la fama.
        Sai, penso spesso a Dylan Thomas. Secondo te, quando è morto, lui pensava che ci saremmo ricordati di lui in tutto il mondo nel 2014?

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