Edgar e me #Cap. 2

Stamattina non c’eri. Nonostante la fame che so ti attanaglia dopo una notte di bagordi, non ti sei fatto vedere alla solita ora. Poi ho capito perché. Willy l’orbo. Si era acquartierato lì, in pieno sole, davanti all’ingresso di casa, in attesa. Lui e le sue due femmine in perenne calore. Imperturbabile mi fissava col suo unico occhio buono come a volermi sfidare. “Vuoi sfidare me? Sul serio?” Le prove di forza caratteriali sono il mio forte. Io non mi smuovo e ho due occhi per fissarti, uno più del tuo caro Willy. Vediamo chi la vince. Edgar ha ragione a non volersi mischiare con te, anche se qualche volta, più per difendere il suo onore che per altro, qualche diatriba l’ha risolta alla vecchia maniera: picchiando forte. Le nasconde bene le sue cicatrici, ma ci sono, eccome. E io ho stima di lui, perché lo fa con classe.

Deve finire questo malcostume ormai dilagante di figli senza padri che scorrazzano ovunque, femmine gravide di chissà chi che poi vengono a elemosinare attenzioni alla mia porta, zuffe notturne per il controllo del territorio. Willy si sente il padrone del quartiere. Ha messo su questo racket avvalendosi dell’aiuto di una progenie eterogenea e indefinita, e pensa di mettere Edgar in mezzo facendolo circuire dalle sue sciacquette. Randagio tra i randagi, non accetta che qualcuno possa essere più libero di lui, libero di scegliere tra la casa e la strada, senza dover chiedere il permesso a nessuno. Ma questa mafia deve finire, è ora di dire basta.

gatto tgrato

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