Un eBook è per sempre #2

Un libro di carta a un certo punto può esaurire la sua funzione. La Casa Editrice termina le copie, oppure ci si stanca di fare presentazioni in giro, oppure è trascorso più di una anno e non possiamo continuare a dire in giro “Ehi, lo sai che è uscito il mio libro?”. E certo che lo sanno! Tutti quelli che siamo riusciti a raggiungere in un anno dalla pubblicazione lo sanno che il libro è uscito, quindi quel che è fatto è fatto, basta, smettiamola di tediare.

C’è però la versione digitale e quella per il mercato estero. Perché il mondo è grande, ci sono milioni di persone, anzi MILIARDI, che ancora non sanno che quel libro esiste. E io mi rivolgo adesso a questi miliardi di potenziali lettori: voglio informarvi che il mio primo romanzo “Colui che ritorna” è acquistabile su Amazon nella sua versione in lingua spagnola “El camino de regreso” e che il mio secondo romanzo “Nata in una casa di donne” è acquistabile in eBook sia su Amazon che su tutte le librerie online.

Qui ci sono le cover e i vari link per scaricarli. Poi non dite che non sono tecnologica!

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14 thoughts on “Un eBook è per sempre #2

  1. Ciao Cetta, apprendo della tua passione e del lodevole impegno riguardo la ‘spectra’. Complimenti per la buona volontà. Mi piacerebbe tuttavia sapere se le tue/vostre valutazioni si rifanno a una qualsivoglia forma di criterialità oppure se vi limitate al vostro gusto personale. Non te lo chiedo per sottoporti un mio manoscritto, ma solo per farmi un’idea più precisa sul mondo editoriale. Mi sto appassionando al tema della valutazione di un testo e sono rimasto inorridito dalle parole di umberto eco, nella sua famosa lettera all’aspirante scrittore bartoletti, che immagino conoscerai. Per introdurti all’argomento puoi seguire il commentario del blog da cui ho appreso del vostro gruppo di volontari
    (storie d’altrimenti).http://lfk.altervista.org/blog/s-p-e-c-t-r-e-e-la-valutazione-dei-valutatori/
    Un saluto fpb

    • Caro Fabio, il gruppo Spectre è nato da un’esigenza di Loredana Lipperini, quella di voler rispondere a tutti colo ro che le inviavano manoscritti e di non poterlo fare da sola. I componenti del gruppo sono scrittori, giornalisti, editor, docenti, tutte persone che hanno in comune la passione per la lettura e la letteratura. Siamo volontari e, ti assicuro, ci mettiamo tutto l’impegno e la competenza disponibile per fornire agli autori che ci affidano i testi una scheda valutativa giusta e obbiettiva. Quando si valuta un inedito il “gusto personale” entra in gioco solo al momento della scelta della lettura. Io, ad esempio, non vorrei mai valutare un fantasy perché non riuscirei a leggerlo fino in fondo. Certo, il rischio di lasciarsi trasportare da questo gusto c’è, ma è normale, accade a ogni lettore che si rispetti, e in fondo questo è lo scopo di chi scrive, catturare chi lo legge. La valutazione però segue criteri diversi: lo stile, il linguaggio, la fluidità del testo, la coerenza, la forza dell’incipit e del climax, insomma dopo aver letto ci mettiamo a studiare e cerchiamo di fare il miglior lavoro possibile nell’interesse dello scrittore. Non siamo giudici, offriamo solo un servizio gratuito a chi lo richiede per avere un’opinione terza e competente. Spero di esserti stata utile. E comunque sappi che quasi tutte le CE ormai si avvalgono di gruppi di beta readers per fare le loro scelte editoriali. Noi di diverso abbiamo che nessuno ci paga…😀

  2. Ok, credo di aver cominciato a capire qualcosa. Per meglio intenderci potresti però fornire un commento alla discussione intrapresa con Luca? Puoi farlo sul tuo blog o,indifferentemente, sul commentario di questi suoi due interessanti post
    http://lfk.altervista.org/blog/s-p-e-c-t-r-e-e-la-valutazione-dei-valutatori/
    http://lfk.altervista.org/blog/piccolo-editore-piccoli-stratagemmi-piccole-soddisfazioni/
    o se preferisci al mio recapito email. Vedi tu se puoi / vuoi proseguire questo scambio, a mio parere utilissimo e molto istruttivo.

  3. Gentile e paziente Cetta, consentimi un’ultima precisazione su argomenti che sto sviluppando in tre siti diversi. Mi ospitano tuoi colleghi di volontariato (diciamo così) e devo dire di aver beneficiato di un’accoglienza attenta, sensibile e per certi versi insperata. Se ti interessa approfondire non hai che da infilarti nei commentari ed esternare il tuo pdv. Ti segnalo lo sviluppo del confronto intrapreso con Giovanni Garufi Bozza (http://giovannigarufibozza.it/?p=2466) che conoscerai sicuramente dal momento che ha curato la recensione di una tua opera. Un intervento sarebbe – inutile dirlo estremamente gradito oltre che istruttivo . Facci un pensierino, dai, se non altro come donna, tanto per sfatare il mito che vi vuole (come figure femminili intendo) spesso disattente a queste tematiche. Non è una mia opinione sia ben chiaro, forse è solo un luogo comune senza pretese. Non so, cmnq vedi tu sempre che la cosa non ti si ponga in salita.
    Ma veniamo al dunque. Tu dici.
    “ in fondo lo scopo di chi scrive è catturare l’immaginazione e il gusto di chi legge”
    Verissimo! Io ci metto anche un po’ di interesse per il confronto schietto e per tutto ciò che ne deriva, perciò non spaventarti troppo se mi capita di portare i ragionamenti al limite della provocazione. Perdonami allora se principio la mia riflessione confutando le tue parole riguardo i criteri meno vincolati al fattore arbitrario.
    Cosa intendi, ad esempio, con ‘fluidità di un testo’? La sintassi si rifà a regole nette, questo si sa, mentre parametri/fattori come ‘climax’, ‘forza dell’incipit’ o ‘stile’ appaiono invece ponderabili attraverso un approccio strettamente percettivo, quindi personale, in virtù cioè delle emozioni o stati d’animo che sono riusciti a smuovere. Oltretutto essi non possono definirsi prerogative qualitative ( La scrittura di Proust potrebbe definirsi forse fluida?) Voglio dunque intendere che ti riferissi a una giusta miscela ed equilibrio di questi fattori. Ma questo espediente, specie intorno all’ aggettivo ‘giusta’ potrebbe, a tuo avviso, ritenersi coerente alle esigenze di obiettività (forse è meglio parlare di condivisione) delle quali s’è detto?

    • Gentile Fabio, non è che io non voglia rispondere anche sugli altri blog, ma sono pericolosamente pigra e, ovviamente, il mio blog mi è più comodo. Come il divano di casa mia, per capirci. Comunque ti risponderò anche da Giovanni… Noi donne non è che siamo disattente, è che facciamo sempre mille cose insieme e, a volte, ci rilassiamo un po’.
      Veniamo ai tuoi contrappunti (mi piace di più…). Per fluidità del testo intendo non una semplice scorrevolezza, ma un insieme di fattori che lo rendono godibile, coerente, leggibile per la maggior parte dei lettori cui è rivolto. Va da sé che il pubblico di riferimento è importantissimo. Un Proust non è per tutti e la sua fluidità va ricercata in altro (e comunque non era molto apprezzato ai suoi tempi). Io mi occupo prevalentemente di narrativa, la scrivo, la edito, e quindi quei parametri/fattori di cui parli sono per me importantissimi per valutare/suggerire/correggere in modo che il testo sia al meglio delle sue possibilità. L’obbiettività quando si legge un libro da lettore secondo me non esiste: o il libro piace o non piace, e a volte non c’è un perché, è una questione troppo soggettiva. Come editor mi sforzo ogni volta di prendere le distanze dal lettore puro che è in me, ma è anche vero che autore e editor si scelgono a vicenda, quindi diventano un po’ complici nel lavoro sul testo. I parametri tecnici devono necessariamente essere accompagnati da una visione d’insieme (il mix di cui parlavi), e spesso non è semplice. Ecco perché accetto pochi lavori: si suda quando si mettono le mani su un maoscritto che non è tuo. Bisogna essere accorti, onesti, umili e sinceri.

    • A quale luogo comune ti riferisci? Sai, io a volte eccedo nei cliché quando commento. Mi sfogo perché quando scrivo faccio di tutto per evitarli (ma non è detto che ci riesca…). Quindi ti prego, rendimi edotta!😀

  4. Mi riferivo alle mie parole: ‘tanto per sfatare un mito… o forse un luogo comune senza pretese”.
    L’ho scritto un po’ più su. Ebbene con la tua partecipaz al dibattito l’hai sfatato. Colpito e affondato, per l’appunto.

  5. Pingback: Un eBook è per sempre #3 | Cetta De Luca

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