Lo sguardo vigile di Dio – #7 episodio

Maresciallo Carmelo Calì e Don Giulio - by Luca Lunati

Maresciallo Carmelo Calì e Don Giulio – by Luca Lunati

Marta Antoniotti non aveva accolto di buon grado l’invito di Don Giulio a sgomberare la piazza. Ma che ne sapeva lui dei Vincisguerra! Lei sì che aveva il diritto di stare davanti a quel palazzo, anzi, avrebbe dovuto starci dentro! Per questo parcheggiò marito e figlia a casa e uscì di nuovo, con la scusa di una commissione inderogabile.
– Voi andate al lago, tanto Michela ci sta già aspettando. Io vi raggiungo tra pochissimo. – Michela. La sua figlia maggiore cominciava a darle qualche preoccupazione. Non troppe in verità, perché si era fidanzata con l’appuntato Salemi e questo la tranquillizzava, ma la sera prima non era rientrata in casa o, se l’aveva fatto, probabilmente era già l’alba. Con chi era stata? Marta aveva trovato solo un biglietto sul tavolo della cucina in cui sua figlia informava la famiglia che si sarebbero visti al lago “al solito posto”. Vai a capire quale… La donna, presa da questi pensieri, arrivò in pochi minuti davanti a palazzo Vincisguerra. Dapprima girò intorno all’edificio, più per esser certa che non ci fosse nessuno in circolazione che per cercare tracce. Poi si avvicinò nuovamente al portone e prestò l’orecchio per catturare eventuali segni di vita. Nulla.
– Leonardo… – sussurrò dentro il buco della serratura – Leonardo, ci sei? – Neppure il soffio del vento rispose al suo appello. Si stropicciò le mani indecisa sul da farsi e, in quel momento, vide la busta sporgere da sotto il battente. Provò a sbirciare, torcendo il collo nelle più svariate angolazioni, finché non decise di tirarne fuori un altro pezzetto con la punta della scarpa. Niente, la busta pareva incollata al legno. Pazienza, avrebbe usato le mani. Si chinò, ne agguantò un lembo con due dita, e tirò delicatamente. Il suono improvviso di un clacson la fece sobbalzare, e fu così che si ritrovò la missiva tra le mani. “E adesso che faccio?” Marta provò a infilarla nuovamente sotto il portone ma niente, non voleva saperne di tornare al suo posto, e si stava facendo tardi, qualcuno avrebbe potuto vederla. Si rassegnò a infilare la busta nella borsa tanto, ne era quasi certa, nessuno prima di lei l’aveva vista. Diede un’ultima occhiata intorno, e pure in alto, verso le finestre con le persiane chiuse. “Sono tutti fuori casa, bene.” E si allontanò a passo veloce. Non appena ebbe voltato l’angolo, dal lato opposto spuntarono Don Giulio e il Maresciallo Calì, tutti presi da una animata discussione.
– Glielo ripeto Don Giulio, interpellerò il Magistrato solo se mi renderò conto che esiste un caso.
– Va bene! Ma lo sappiamo come vanno certe cose, giusto? A non tener conto degli indizi si rischia spesso che ci capiti il morto. Per una volta proviamo a prevenire, no? – Il Maresciallo guardò il prete scuotendo la testa.
– Lei ha visto troppi film gialli… Comunque eccoci qui. Allora? Dov’è la famosa busta?
Don Giulio si chinò verso la base del portone di palazzo Vincisguerra, tastò con le dita tutto il bordo, e si rialzò sconcertato. – Ma, è scomparsa!
– Sicuro che ci fosse qualcosa? Sa, magari ha visto male, un effetto della luce…
– Ma che dici Lele! Ci vedo benissimo! E poi non l’ho vista solo io. Aspetta, potrebbe essere entrata tutta dentro! Ma certo… Bisogna entrare. – E senza aspettare una risposta dal Maresciallo, cominciò a prendere a spallate il battente di quercia massiccia.

(Continua… )

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Lo sguardo vigile di Dio diCetta De Luca è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.

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