Senza ostacoli [La mia vita in Germania]

Immagine presa da qui

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Cammino piano trascinando un passo dietro l’altro. Anche le mie scarpe da jogging fanno rumore in questa quiete notturna, e non voglio disturbare il silenzio. Questa strada così liscia che pure i sanpietrini sono levigati a dovere, per non creare ostacoli di sorta. Strada liscia, e larga, e deserta. O quasi, ma poco importa. Dai vicoli che la intersecano giungono voci soffuse, risate trattenute, suoni articolati ma incomprensibili. Il silenzio li inghiotte. Da qualche parte un’auto sta frenando in curva, morbida, accovacciata sugli ammortizzatori. La sento perché sto attenta…

Alzo gli occhi a scrutare il cielo pieno di stelle. Sono di certo le stesse che vedevo laggiù, a Roma (chissà perché per localizzare Roma dico sempre “laggiù”). Anche l’aria sa di buono, di tiepido, e mi viene da sorridere perché è primavera, come lo scorso anno, e quello prima ancora. La primavera non si prende pause per farmi un favore, non aspetta che torni. Un ragazzo su uno skate mi supera rollando giù per il lieve declivio. Scende dritto, senza problemi, neanche un sussulto su questa superficie priva di ostacoli. Che bello poter camminare così, tanto bello che posso chiudere gli occhi e andare avanti a memoria, perché lo so che non ci sono buche a farmi inciampare.

Passa un uomo in bici. Dovrò prenderne una anche io, che qui è quasi tutto in piano, non si fa fatica. E poi mi piace pensare di accomunarmi a un’usanza di questo luogo, per avvicinarmi un po’, per non sentirmi troppo aliena. Loro stanno azzerando le barriere, non solo architettoniche, ce la mettono tutta per semplificare la vita di tutti, qualcosa dovrò pur farla anche io.

Ma guarda questa strada così perfettamente lastricata, pulita, invitante. Potrei sedermi nel mezzo, in terra, e mi rialzerei senza neanche un granello di polvere addosso. Fa quasi rabbia. Sarà mica troppo? Certo non ho alcuna nostalgia dei cassonetti stracolmi e maleodoranti, dei marciapiedi intasati di qualunque cosa, del puzzo di urina agli angoli dei vicoli bui, dell’asfalto crepato, bucato, eviscerato, delle erbacce infestanti che nascondono i segnali stradali, delle cacche di cane sparse a mosaico che se non ne becchi una c’è subito l’altra ad aspettarti. No, non ho nostalgia di questo. E la rabbia che provo è perché ce li meriteremmo anche noi un po’ di ordine e pulizia, per mettere in evidenza le meraviglie che abbiamo. Potremmo portarci a casa un po’ di educazione civica e mantenere alta la bandiera del bel paese. Sarebbe una svolta, la riconquista di una dignità perduta, almeno per la Grande Bellezza che abbiamo.

Un ragazzo bellissimo, biondissimo, atleticissimo mi supera a destra sulla sua bicicletta. A destra… non siamo in Inghilterra dai. Non si fa. Mentre mi supera si volta per guardarmi, sorridente. Sarà felice. Ancora per poco. La vedi quella panchina? Sì, quella davanti alla bakerie, quella che ogni mattina ospita un vecchietto che circola col girello. Non se la porta lui da casa, no. Sta lì per cortesia, per far riposare la gente che cammina, cammina, su questa strada liscia e senza ostacoli e alla fine si stanca. La vedi quella cazzo di panchina, unico ostacolo nel raggio di cinquecento metri? No? E allora… schiantati!

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