I libri nel web. Come aumentare la propria audience? Gli autori Indie e le traduzioni.

folla

Avete idea di quanti libri si pubblichino in Italia ogni giorno? No, non voglio tediarvi con statistiche e numeri, però è risaputo ormai che la tendenza, dal 2010, è di un notevole incremento dell’offerta (si parla di una media di 164 titoli AL GIORNO, esclusi i selfpublisher) e di un notevolissimo decremento della domanda (i lettori forti sono circa il 15% dei lettori italiani, e leggono mediamente 12 libri l’anno). Questi numeri sono talmente sballati che fanno venire l’angoscia anche senza analizzarli. Quante speranze abbiamo che il nostro libro venga letto da un vasto pubblico? E di vivere di scrittura? Diciamo che la risposta alla seconda domanda è, al momento, utopistica.

Ma allora, come possiamo allargare la nostra audience?

Questo non significa necessariamente diventare ricchi coi nostri libri. Certo non dispiacerebbe a nessuno vendere decine di migliaia di copie, ma l’Italia questa è, non si può allargare e, finché il mercato editoriale non cambia drasticamente, con una selezione netta e “cattiva” di ciò che si pubblica, i lettori forti resteranno quello zoccolo duro di cui ho parlato prima mentre i lettori deboli, quelli che fanno massa e che comprano almeno a Natale e prima delle vacanze (se poi leggano non è dato sapere) tenderanno a diminuire sempre di più sostituendo l’oggetto libro con altri beni di facile consumo. Che brutta cosa… eppure è così, dobbiamo farcene una ragione. Il libro è da molti, anche dagli editori mainstream, considerato un oggetto, merce, prodotto su cui lucrare. Questo è il mercato, cari miei! Sarebbe auspicabile un incremento dei lettori forti, e che questi stessi riuscissero almeno a raddoppiare il numero di libri letti mediamente in un anno, ma questo lieto fine appartiene, almeno per ora, alla fantascienza.

Quindi l’Italia è fuori dai giochi, in merito all’audience. Siamo fortunati se riusciamo a distribuire le nostre 1000 copie di carta (fortunatissimi!) e altrettante digitali, mettendo in pratica molte, se non tutte, le strategie di cui ho parlato nei post precedenti ed altre che vi racconterò. Io sono giunta alla conclusione che c’è tutto un mondo intorno, un mondo di lettori, milioni di persone affamate di parole scritte, che non attendono altro che di poter leggere il mio libro. Un sogno? E perché? Inglesi, americani, spagnoli, sudamericani, francesi, tedeschi, portoghesi, e questo solo per restare nell’ambito delle lingue occidentali, sono tantissimi potenziali lettori, quindi perché non provare a inserirsi nel loro mercato editoriale? Poi, magari, affronteremo anche la Cina e tutto l’est del mondo, ma quella è un’altra storia…

Tradurre il proprio libro, questa è la chiave.

In occasione della prossima pubblicazione di The day I died ho deciso di regalare ai miei lettori, solo per una settimana, la versione originale in italiano del libro. Puoi richiedere QUI la tua copia di “Quella volta che sono morta”, iscrivendoti al mio Circolo Letterario (dimostrami di essere un fedele lettore…). cover_quellavolta_1

Ora, è molto difficile che un editore italiano, piccolo o medio che sia, decida di far tradurre il romanzo di un autore esordiente o emergente e di affrontare da solo il mercato estero. In genere si affida a un agente letterario e cede i diritti di pubblicazione all’editore di un altro paese che si occuperà di tutto il resto. E questo mi pare anche normale, considerando la crisi che c’è. Un autore che invece è proprietario dei diritti sul suo lavoro, – perché è self, perché è scaduto il contratto, perché sono fatti suoi – un autore Indie insomma, ha la possibilità di fare come meglio crede. Io ho tradotto una prima volta un mio romanzo, Colui che ritorna, in spagnolo. Mi sono rivolta ad una amica madrelingua che ha fatto un ottimo lavoro, ma dal punto di vista della promozione non è stata di grande aiuto. Quindi ho deciso di passare alla lingua inglese. Il motivo mi pare ovvio: quante persone al mondo leggono, parlano e scrivono in inglese? Tante, tantissime, quindi è giusto che anche loro abbiano l’opportunità di leggere i miei romanzi!

Ma un traduttore professionale costa…

Certo che costa, il lavoro si paga. E un traduttore non è semplicemente colui che traghetta le parole da una lingua all’altra: un traduttore è un interprete, un co-autore, un riscrittore che dona una voce e un suono nuovi alle parole originali da noi scritte. Quindi va pagato. Ma come, considerando gli scarsi mezzi a disposizione di un autore Indie? C’è il web. Ci sono i social network. Sicuramente è possibile trovare traduttori disponibili a prezzi ragionevoli… Oppure oggi c’è Babelcube. In questo mercato linguistico virtuale si incontrano ogni giorno migliaia di attori: editori, scrittori, liberi professionisti, aziende, studenti e, ovviamente, traduttori. Qui è possibile far tradurre il proprio libro a costo zero. Qui è possibile scegliere il traduttore che più ci piace (in base al profilo, alle recensioni, alle sue traduzioni precedenti, alla faccia simpatica), proporgli di collaborare, testarlo, lavorare insieme alla traduzione – perché un traduttore non si lascia mai da solo col nostro libro. Ricordate? Anche lui è un autore… Scherzo, ma è importante stargli accanto. – studiare insieme le strategie promozionali, e poi, alla fine di tutto, ci pensa Babelcube. Loro sono gli editori, in pratica. Distribuiscono il libro sul mercato più pertinente (Amazon, Barnes and Nobles, Apple, tutti gli store online più adatti alla lingua di traduzione), forniscono un dettagliato report mensile sulle vendite sia all’autore che al traduttore, si trattengono il 15% sul prezzo di copertina e distribuiscono le royalty in base al contratto firmato all’inizio di tutta la faccenda. Perché si firma un contratto a tre, e dura cinque anni. Un vero contratto editoriale che stabilisce chi fa cosa, quali sono le percentuali che spettano, cosa non si può fare, etc etc. Mi è sembrato un ottimo compromesso, e allora l’ho fatto. Ho accettato un’offerta di traduzione, ho fatto tradurre “Quella volta che sono morta” e tra pochi giorni sarà in circolazione col titolo “The day I died”. E vedremo cosa accadrà col mercato anglofono…

woman_face cover4Questa è la cover (a me piace moltissimo). Nel prossimo articolo vi racconterò come intendo affrontare il mercato editoriale straniero. Ammetto che un po’ mi tremano i polsi, però è una bella avventura, no?

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2 thoughts on “I libri nel web. Come aumentare la propria audience? Gli autori Indie e le traduzioni.

  1. Ciao Cetta, mi sono lanciata anche io nel mondo della pubblicazione anglofona. Per la mia esperienza… è un mercato ancora più difficile di quello italiano! Ormai aspetto di avere tutti i 3 libri della mia serie tradotti prima di lanciarmi in qualche tipo di strategia di marketing, ma devo dire che mi sembra un mondo zeppo di scrittori agguerriti.

    • Ne sono certa. Poi bisognerebbe verificare se sono più agguerriti gli scrittori madrelingua o quelli tradotti… 😀 In ogni caso mi sto preparando alla divulgazione. Il fatto di avere un social media manager che mi segue è di per sé un grande aiuto. Le strategie le studiamo insieme e il lavoro sporco, quello di analisi e ricerca, lo fa lui. Condividerò i risultati, e poi vedremo cosa succederà. Una cosa è certa: sono davvero tanti i potenziali lettori.

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