I libri e il web. Come raggiungere il proprio pubblico di riferimento? I generi letterari.

14006637-libri-di-vari-generi-letterari-sullo-scaffale

Trovare il proprio pubblico di riferimento, il proprio target, per dirlo in termini adatti al marketing. Ma che brutta cosa. Cerchiamo di capirci: non è brutto trovare il proprio pubblico di riferimento, è brutto dover fare la fatica di cercarlo. Perché, come è intuitivo, uno scrittore vorrebbe che fosse la sua casa editrice a svolgere questo compitino. E se si tratta di un selfpublisher? E se si tratta di un Indie? Va bene, se hai voluto la bicicletta devi anche pedalare, vero, ma questo non significa che sia facile o piacevole.

Dopo tutti gli articoli che ho scritto su come farsi conoscere attraverso il web, sugli strumenti utili per un autore Indie 2.0, dopo aver confezionato addirittura una guida, ecco qui la questione più importante. Sì, perché alla fine, in quella rete enorme e eterogenea di lettori che, casualmente o volutamente, incontriamo nel nostro cammino, dobbiamo scegliere quali pesciolini sono più adatti al nostro banchetto. Sembra brutto definire i lettori dei pesciolini che abboccano all’amo o si fanno catturare dalla nostra rete, pare quasi un inganno. Ma nel mondo delle metafore questa è la meno peggio. Tutti ci facciamo irretire da qualcosa, anche quando siamo convinti di operare una scelta individuale. C’è sempre qualcuno che è in grado di sollecitare un nostro lato edonistico e di spingerci in una direzione piuttosto che in un’altra. Ma lasciamo la filosofia ai filosofi. Parliamo di cose serie.

Se vuoi ricevere gratuitamente la mia “Guida pratica per autori Indie 2.0”, iscriviti qui al mio Circolo Letterario.

Per trovare il nostro pubblico dobbiamo sapere che genere di storie scriviamo.
Questo è il punto essenziale. Io invidio tantissimo gli autori di thriller, noir, fantascienza, fantasy, young adult, erotico, narrativa rosa. Loro sanno benissimo qual è il genere che trattano, non ci sono dubbi in proposito. E il “mercato editoriale” è ben strutturato per ricevere le loro proposte, perché è più facile incanalare le risorse (pubblicitarie, economiche) in una direzione ben precisa sapendo che, se il prodotto è buono, si otterrano dei risultati, piuttosto che seminare in uno spazio e tempo indefiniti sperando che qualcosa accada. Questo è quanto accade con la narrativa generale. Mai termine poteva essere più disarmante. Davvero, se fossi un direttore di marketing e mi trovassi davanti a un prodotto così generico, alzerei le mani. Eppure io scrivo romanzi di narrativa generale, e come me molti altri. Ma allora che fare?

Bisogna scavare.
Chi scrive narrativa generale ha pochi limiti nella narrazione. Non ci sono cose tecniche e mondi futuri da inventare (fantascienza), né indagini verosimili da portare avanti e che abbiano un senso (thriller, noir). Non ci sono nomi, esseri strani, riti da rispettare e leggende (fantasy), né posizioni fantasiose in situazioni assurde da descrivere (erotico). Per non parlare di principi azzurri in scenari da favola o di giovani eroi alla conquista del mondo. Niente di tutto questo ma anche tutto questo. Nel senso che una storia di narrativa generale può contenere tutto, come un minestrone, e risultare credibile. Bisogna saperlo fare, però. Nessuno ci vieta di far incontrare al nostro protagonista, in una sera d’estate ai Tropici, con una luna grande che si specchia nel mare, una donna misteriosa, che magari compie antichi rituali e che, in un momento topico ed eccitante, aiuta il nostro eroe a trovare le risposte della sua vita. Che storia banale… Ecco, bisogna evitare di fare questo mix pasticciato, perché non ci aiuterà a trovare più lettori. Probabilmente li farà fuggire a gambe levate. Scrivere solo ciò di cui si ha competenza. Altrimenti si può sempre andare a coltivare pomodori, che nessuno ci ha ordinato di fare gli scrittori mediocri.

Chi scrive narrativa generale sa benissimo che, all’interno della sua storia, c’è di più di un semplice racconto. A volte c’è storia (per la collocazione temporale, per l’arco narrativo), a volte c’è crescita individuale (formazione), altre volte c’è denuncia (fatti di cronaca, rivolte sociali), altre ancora c’è il ricordo (i memoir sono stupendi, purché non siano autobiografie di perfetti sconosciuti). Insomma, sono davvero tantissimi gli ambiti in cui si può spaziare, quindi cerchiamoli. Quando mettiamo il punto finale alla nostra storia, abbiamo il dovere di sezionare il testo alla ricerca del messaggio più importante che abbiamo voluto inviare. Perché un messaggio c’è sempre, che ne siamo consapevoli o no. Una volta che lo abbiamo trovato, una volta che abbiamo deciso quale sia il più importante, allora possiamo anche targettizzare il nostro romanzo (immagino le smorfie di orrore che molti di voi avranno fatto). Sì, non è una brutta malattia. Dobbiamo dare un nome e cognome al nostro libro se vogliamo che sia trovato all’anagrafe scrittoria. Quindi:

  • Se è prevalente l’ambientazione storica, che sia lontana o un po’ più recente, avremo scritto un romanzo storico.
  • Se è prevalente la crescita interiore dei protagonisti, le relazioni interpersonali, la presa di coscienza, avremo scritto un romanzo di formazione.
  • Se raccontiamo fatti passati realmente accaduti che riteniamo debbano essere conosciuti, avremo scritto un memoir.
  • Se è prevalente la narrazione di fatti e situazioni attuali, che traggano spunto dalla cronaca o dalla realtà socio economica, avremo scritto un romanzo di narrativa contemporanea.

Insomma, sono tante le derive possibili, basta cercarle e avremo dato un “genere” al nostro libro. Ho detto al libro, non a noi come scrittori. Credo che, in linea generale, uno scrittore di fantascienza scriverà sempre fantascienza, come uno di thriller scriverà sempre thriller, e così via. Si tratta di specialisti nati, difficile far loro sperimentare altro. I generalisti sono più fortunati. Loro possono pescare ovunque, di volta in volta, e risultare credibili lo stesso. Per questo il “genere” non può essere affibbiato a loro come autori.

Forse solo nella letteratura sudamericana troviamo una categoria di autori che, pur scrivendo narrativa generale, quindi di fatto indefinibili, sono stati invece definiti. Sono i “visionari” come Marquez, la Allende, coloro che hanno inventato un genere tipico e assolutamente irripetibile in cui troviamo la cronaca, il misticismo, la formazione, la storia, la denuncia, il noir, il fantasy, tutto insomma. Che meraviglia! Quanto daremmo per poter inventare qualcosa di simile anche noi?

Rivolgiamoci al nostro pubblico.
Per ora e prima di diventare dei possibili premi Nobel per la letteratura, limitiamoci a scrivere belle storie e a proporle a quel pubblico che abbiamo individuato. Magari di nicchia, ma va bene. Se abbiamo scritto qualcosa di davvero interessante, sarà una nicchia che non ci abbandonerà. Rivolgiamoci a loro, immaginiamo di averli davanti e, come un inventore con il suo marchingegno, di spiegare con parole comprensibili cosa abbiamo voluto raccontare e perché. Se riusciremo a fare questo (nel chiuso della nostra stanza, davanti a uno specchio, insomma da soli), se riusciremo a convincere questo pubblico immaginario, allora sarà il momento di scrivere quelle parole pensate. Sarà il nostro “spot”, la nostra presentazione ufficiale. Non la sinossi, non il riassunto del romanzo per una casa editrice. Dovremo essere in grado di incuriosire senza svelare nulla, di attrarre senza circuire. Come? Beh, siamo scrittori, no?

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...