A #LettidiNotte2016 tra librai, editori, lettori e scrittori c’ero anch’io.

letti di notte

Ieri in tutta Italia, e non solo, si è svolta la Notte Bianca dei Libri con l’iniziativa coinvolgente, entusiasmante, direi poetica che ormai da qualche anno, per “colpa” del magico libraio (ex?) Patrizio Zurru che l’ha inventata, dilaga ovunque: Letti di Notte. Quindi non stupitevi se ieri sera, davanti a qualche libreria, in pieno centro urbano magari, avete trovato un bel letto con tanto di cuscino e copriletto. Quello era l’indizio che anche lì sarebbe accaduto qualcosa.

Io non c’ero ieri, fisicamente almeno. Ho seguito l’evento sui social, sopratutto ciò che accadeva a Roma, perché tre pazzi librai (Giufà, Altroquando e Pallotta), hanno addirittura organizzato un #ItalianBUSChallenge che ha fatto tappa nelle tre librerie ma che si è mosso per le strade di Roma trasportando scrittori, lettori, editori, risate, frizzi e lazzi, fino a tarda notte. In questo video alcuni momenti salienti.

Da Pallotta a Ponte Milvio, la mia libreria del cuore ormai lo sapete, la situazione era questa.

pallotta2pallottaun'estate a romaun'estate a roma2Ma c’era anche una novità in vetrina. Come dicevo, io non c’ero fisicamente, ma virtualmente sì, eccome. Ho deciso, dopo tanto tempo che non lo facevo, di partecipare a un contest letterario organizzato per l’occasione da Giulio Perrone Editore. Ne è scaturita un’antologia succosa di piccoli racconti su “Un’estate a Roma”, che è stata presentata proprio ieri sera, a #LettidiNotte2016. Il mio racconto è questo:

L’ultimo esame 

“Roma, come ogni sera mi fai sudare. Lasciami andare, lasciami andare, lasciami andare… Però devo studiare. Roma, co’ ‘ste campane sembra una festa, hai messo in piedi tutta l’orchestra, mortacci tua, devo studiare! Manca un esame e poi via, si parte, agosto incombe, ma luglio…”
Luglio sta qui, col suo caldo opprimente, e grondo parole di acqua, e grondo le voci che salgono da via Marsala, e grondo il caffè che ho bevuto a litri, ettolitri, e che adesso è finito e basta! Ho fame, ho sete, ho bisogno di aria. Esco. La sera mi assale e mi avvolge, che ad ogni passo sembra una coperta e io giù, svelta, attraverso le strade, maledicendo le auto, ma dove ve ne andate tutti in giro? A piedi sembra l’inferno, ma l’autobus puzza di zolfo, di ascelle surriscaldate, neanche a parlarne. Giù per via del Tritone, la salvezza mi appare vicina. Le campane, le voci, i rumori, tutto di colpo si placa davanti al Tevere che se ne frega del mio sudore, delle mani appiccicose, dei capelli incollati alla fronte. Sta lì, incendiato di luce, e aspetta. Sporco, melmoso, meraviglioso fiume di impudicizia, se ti raggiungo tu non mi mollare, fatti ascoltare in questa quiete, fammi viaggiare. Manca solo un esame…

Dopo tre ore sono ancora qui, a godermi questo scorcio di muri e tetti e luci che, dalla rive gauche, appaiono come gatti giganteschi appollaiati tra il Cuppolone e Regina Caeli, imprigionati o in odor di santità, poco importa, tanto chi li smuove. Che silenzio… Tre ragazzi scendono giù da Ponte Sisto, senza fretta, fa troppo caldo per correre. Uno ride, chissà per cosa, e gli altri gli vanno dietro. Una pacca sulla spalla, una spinta, un calcio a una lattina, un dribbling, una finta e GOAL! In fondo da ieri siamo campioni del mondo.

Dovrei rientrare, dovrei dormire, dovrei studiare. Solo un esame per la libertà e tu, Roma mia, non mi lasci andare. Mi tieni ancorata qui, a questi serci squadrati, che si è di nuovo incastrato il tacco tra l’uno e l’altro, e già te ne ho regalate di scarpe e sì, lo so, c’hai ragione tu, non si cammina coi tacchi a spillo sui sampietrini, ma so’ de coccio, hai visto mai incontro qualcuno? Tipo quello che mi tende la mano e sorride, e io vedo solo i suoi denti e gli occhi arricciati, mi tolgo le scarpe e le butto nell’acqua. E chissà che gli ho detto, Roma bella, chi lo sa. Dopo più di trent’anni insieme ancora non l’ho capito.

 

 

 

 

 

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