I segreti degli scrittori: Sabrina Grementieri risponde alle mie domande indiscrete

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Voglio inaugurare oggi una sorta di rubrica che parli di scrittori. Niente di nuovo, direte voi, parli spesso di questo argomento. Invece no, parlo spesso di scrittura, e di cosa e come devono fare oggi gli scrittori per promuoversi, per farsi leggere, con o senza il supporto di un editore. Voglio provare a fare qualcosa di diverso e, ritengo, più utile per tutti: scoprire quali percorsi hanno scelto, intrapreso, affrontato quegli autori che, a mio avviso, hanno raggiunto dei risultati soddisfacenti. Il genere di soddisfazioni poi sono del tutto soggettive, ma, siamo onesti, come scrittori le ambizioni sono più o meno sempre le stesse, per tutti. Comincio con una scrittrice che conosco personalmente e che, direttamente o indirettamente, seguo da qualche anno. Le ho sottoposto alcune domande, per mia curiosità personale e per colmare quei “vuoti informativi” che credo possano interessare molti di noi.

image1 (1)Conosco Sabrina Grementieri dal 2012, quando partecipò con me all’avventura di NoBrandArt a Più Libri Più Liberi (qui potete leggere cosa fu quella eccezionale iniziativa).  Lei era una dei 23 professionisti della scrittura, autori, grafici, traduttori, editor che, in quegli straordinari giorni si misero in gioco in prima persona partecipando alla Fiera senza il supporto di alcun editore.

Mi colpì di lei la dolcezza e la determinazione, oltre alla sua passione per i libri e la scrittura. Allora era uscito, pubblicato con una piccola CE, Noccioli di ciliegie (libro che ho letto e che fa parte della mia libreria), e ricordo che parlammo delle difficoltà che incontravano i nuovi autori per emergere e di quanto fosse faticosa l’autopromozione.

Ho seguito Sabrina negli anni successivi, ho esultato con lei per le successive pubblicazioni, prima con Emma Books, poi con YouFeel di Rizzoli, per giungere all’ultima novità: una pubblicazione con una CE mainstream come Sperling & Kupfer.

C: Cara Sabrina, ne hai fatta di strada, complimenti! So che sei socia di EWWA sin dagli albori. Ritieni ti sia stato utile far parte di un gruppo così eterogeneo, almeno per quanto riguarda la scrittura? Pensi che le donne, nel mondo dell’editoria, possano davvero aiutare altre donne?

S: Ciao Cetta, innanzitutto grazie per le tue belle parole e il sostegno.

Per quanto riguarda EWWA, posso dire che per me è stata una fonte preziosa di informazioni e insegnamenti. In questi tre anni, grazie ai workshop organizzati, ho avuto modo di imparare molte cose sia sulla scrittura sia sul mondo editoriale che, confesso, non conoscevo affatto. Siccome non è un’associazione di sole scrittrici, ma anche di traduttrici, giornaliste, avvocati, sceneggiatrici e altro ancora, sono molte le informazioni e il supporto che possiamo ricevere. L’idea è nata sull’onda del successo di simili associazioni femminili americane. Personalmente credo ci sia ancora un po’ di strada da fare per raggiungere i loro risultati, ma sono convinta che le donne possano davvero fare molto quando decidono di unirsi e collaborare.

C: Emma Books pubblica solo in digitale. Come ci sei arrivata e come hai affrontato la promozione e divulgazione di un libro NON di carta? Cosa hai dovuto organizzare in prima persona e cosa ha organizzato la CE?

S: Ho conosciuto Maria Paola Romeo, editore di Emma Books al Women’s Fiction Festival di Matera. Le parlai di un romanzo che desideravo scrivere (proprio La Finestra sul Mare, uscito a giugno con Sperling & Kupfer) e mi chiese di mandarglielo non appena l’avessi avuto pronto. Le è piaciuto e da lì è iniziato il nostro rapporto di lavoro. La pubblicazione de Il Principe Pirata, il mio breve romance storico, con la sua casa editrice è avvenuto più tardi. Avevo un racconto finalista di un concorso che “voleva” essere ampliato e così è nato il romanzo.

La promozione e divulgazione di un libro NON cartaceo non è semplice. Al di fuori della ristretta cerchia di lettori forti, che ormai leggono quasi tutto in digitale, il lettore italiano preferisce ancora il cartaceo. Sapessi quante volte mi è stato chiesto: ma allora quando lo stampi, il tuo libro? Perché io lo leggo solo sulla carta. E le facce deluse quando gli dici che non accadrà? Non è mai piacevole. Anche perché li capisco: anche io amo il libro stampato. Ho una libreria con più di mille libri che spolvero e curo con affetto, e non li sostituirei con nient’altro. Ma, sia da lettrice che da scrittrice, non posso chiudere gli occhi di fronte alle grandi opportunità del digitale. In sette giorni di vacanza ho letto cinque libri, l’eReader infilato in borsa pronto per ogni momento libero. E vogliamo parlare dell’investimento? Io che amo i libri con le copertine rigide? 

Ho fatto una presentazione per uno dei miei eBook. Ho proiettato foto dell’ambientazione, ho parlato delle ricerche e della stesura del romanzo. E ho guardato con un po’ di sconforto le persone andare via insoddisfatte perché non avevano nulla tra le mani. Ma è anche vero che in questi anni ho aiutato a “convertire ” al digitale persone che non avrei mai immaginato, dunque c’è sempre speranza!

C: Veniamo a YouFeel. Sul sito Rizzoli c’è scritto “invia il tuo manoscritto”, sempre che corrisponda alle linee guida, e la pubblicazione sembra quasi cosa certa. Ma non è così. Pensi che far parte di EWWA ti abbia aiutato? Se sì, come? Voglio dare per scontato che il primo criterio di valutazione di una CE sia la qualità del testo, ovviamente e soprattutto nel tuo caso, ma sappiamo come sia difficile emergere tra le migliaia di files che giungono agli editor.

S: Come ti dicevo prima, fare parte di EWWA mi ha aiutato a migliorare la mia scrittura. Non credo affatto che gli autori vengano selezionati privilegiando l’iscrizione all’associazione. Ho avuto modo di conoscere Alessandra Bazardi, che si occupa della selezione dei manoscritti per Youfeel e ti assicuro che la qualità è il suo primo obiettivo. Con il mercato intasato di romanzi (grazie ma anche per colpa della possibilità data a chiunque di mettere in rete le proprie creazioni) credo che per emergere sia davvero importante la qualità. Che, ahimè, non sempre premia, o premia in tempi brevi, ma di questo rimango fermamente convinta.

C: Come hai proceduto per la promozione di questa nuova pubblicazione digitale? Trovo questo argomento molto interessante, perché tutti noi sappiamo come il pubblico lettore sia ancora diffidente, almeno in Italia, nei confronti degli eBook, e tra scrittori ci siamo spesso interrogati su quali strategie di promozione adottare. Una presentazione classica è possibile? O è meglio scegliere altri canali? Blog tour? Recensioni? La CE, in questo caso Rizzoli, ha aiutato?

S: Mi sono trovata molto bene nel gruppo di Youfeel perché ho trovato molta collaborazione tra le autrici. Ci si sostiene a vicenda, si cerca di diffondere reciprocamente le proprie uscite. Le recensioni delle blogger sono molto importanti. Le case editrici stesse si rivolgono a loro per le recensioni, e alcune di loro sono diventate delle vere professioniste. Non so se esita una vera e propria strategia vincente: non credo nello spam selvaggio, io per prima non sopporto di trovare tutti i giorni a tutte le ore, nella mia bacheca o nei gruppi dei quali faccio parte, sempre gli stessi romanzi. Però è anche vero che dobbiamo farci conoscere. Dunque blog tour, interviste, recensioni, qualche immagine carina con degli estratti da pubblicare ogni tanto in rete. Come ti dicevo prima, ho anche provato la via della presentazione classica, ma devi dare qualcosa al pubblico. Io non sono molto esperta, ma dicono che ci sia il modo per far scaricare il proprio eBook come regalo al lettore, ma poi non tutti coloro che vengono alle presentazioni leggono in digitale dunque mi viene da dire che non è la strada promozionale più indicata.

C: Arriviamo a La finestra sul mare, pubblicata con Sperling & Kupfer. Per prima cosa congratulazioni, davvero un belLa-finestra-sul-mare_Sabrina-Grementieri risultato. Come si arriva a un editore Mainstream? Molti noti editor dicono che, quando si invia un manoscritto, bisogna sapere a chi inviare, conoscere l’interlocutore. Mai inviare alla cieca se non si vuole rischiare di non essere mai letti. Per te è stato così? Racconta.

S: Confermo che inviare alla cieca è un grave errore. È importante informarsi su cosa pubblica la CE alla quale hai intenzione di mandare il manoscritto: se invio un romanzo rosa a una casa editrice che pubblica solo saggistica mi cestinano prima di finire di leggere la sinossi. E ci faccio anche una triste figura.

Io sono arrivata alla Sperling & Kupfer grazie al mio agente. Lei naturalmente sapeva a quali editori rivolgersi, quelli interessati al mio genere, e ciononostante non è stato semplice. Per quanto l’agente faccia una sorta di prima selezione, le case editrici hanno tempi molto lunghi, e ho ricevuto dei rifiuti dopo mesi di attese. Alla fine la Sperling & Kupfer mi ha dato fiducia e ora eccomi qui. All’inizio di una lunga strada in salita, ma sto cercando di fare del mio meglio. Essere pubblicati da una CE tradizionale non è un punto di arrivo, ma di partenza, e spero con tutto il cuore di meritare questa fiducia!

Un piccolo inciso. Ho sempre pensato che un agente letterario fosse una figura importante nel mondo dell’editoria, un filtro autorevole di cui gli editori si fidano, l’intermediario ottimale del nostro lavoro. Negli Stati Uniti gli scrittori non si muovono neppure senza avere un agente (e questo vale per tutte le arti), mentre in Italia si tratta di un soggetto ancora male inquadrato. Leggo spessissimo di autori che si lamentano perché l’agente tal dei tali ha chiesto loro soldi per “leggere il manoscritto” e compilare la “scheda di valutazione”, che diffidano altri autori dal rivolgersi a un’agenzia, che ritengono sia scandaloso chiedere soldi e che gli agenti letterari sono paragonabili alle EAP. Ecco, diciamo che anche in questo ambiente c’è la qualità e c’è la fuffa, e da quest’ultima bisogna sempre stare alla larga. Per quanto riguarda chi fa questo mestiere con serietà e passione, invece, bisogna ricordare sempre che il lavoro si DEVE pagare e che un agente che decide di rappresentarci è uno strumento formidabile per fare quel famoso “salto di qualità” cui tutti aspiriamo. Certo, non è detto che pubblicare un romanzo con una media o grande casa editrice ci sollevi da tutte le incombenze che dobbiamo affrontare da self o con un piccolo editore, specie per quanto riguarda la promozione del nostro libro, ma di sicuro ci fa acquisire maggior credibilità e visibilità, oltre a una distribuzione decisamente più capillare.

C: Per finire, dove vuole arrivare Sabrina Grementieri come scrittrice? Azzarda un sogno e che sia grande.

S: È quello che dico sempre ai miei bimbi: sognate sempre in grande! Sinceramente in questi cinque anni ho fatto molta strada, raggiungendo un traguardo insperato. Il mio sogno è avere la possibilità di continuare a scrivere e pubblicare, migliorare ancora la tecnica, e poter pubblicare anche all’estero. So che con La Finestra sul Mare c’è stato un piccolo salto di qualità rispetto ai precedenti romanzi, dunque io continuerò a lavorare con impegno e passione. I riscontri che ho avuto finora sono davvero incoraggianti. Lo sapevi che la scrittura era il mio sogno nel cassetto? Ora che ha preso il volo devo darmi da fare per stargli dietro!

Grazie Cetta!

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