The day after. #Tornado a Cesano

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Ci sono cose nella vita che si imprimono nella memoria scavando solchi profondi e indelebili. I ricordi dell’infanzia, quei luoghi che ci hanno visto crescere, che hanno ascoltato le nostre voci bambine rincorrersi tra le mura, le vie, i prati, gli alberi secolari che ci hanno accolto come riparo dalla pioggia, sono istantanee che il cuore ha scattato quando era puro e che, per questo, restano immutabili nel tempo.

C’era un noce antico al Villaggio, enorme, maestoso. Era il primo di una lunga fila che, assieme a tanti pini marittimi, bordava via Senio, la via della mia casa di bambina prima e di giovane moglie poi. Mi rifugiavo lì sotto quando, tornando da scuola in ottobre, mi facevo sorprendere dalle prime piogge. Non passava una goccia e io mi sentivo al sicuro (non mi passava neanche per l’anticamera del cervello che qualche fulmine potesse incenerirmi lì sotto…). Il Villaggio è sempre stato un luogo di aggregazione, sicuro per noi e per i nostri genitori, un luogo nel quale potevamo nasconderci, giocare, imparare a stare insieme, un luogo dove scambiarsi il primo bacio, la prima carezza proibita. Eppure quanti di noi sono fuggiti via…

Oggi il Villaggio è devastato, quel magnifico noce non c’è più, e noi ragazzi di quegli anni magnifici e disperati ci uniamo in un abbraccio virtuale intorno a quel ricordo del tempo che fu. E che non potrà mai ritornare.

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