Grazie alla vita, grazie 2016 (una voce fuori dal coro)

acqua-e-sole

Immagine presa da Grafemi

Questo anno 2016 si avvia ad una fine ingloriosa, almeno questo è il sentimento che alberga ovunque volga lo sguardo o l’orecchio. Ingloriosa perché ad esso e solo ad esso vengono attribuite le responsabilità di tutti i mali e le disgrazie che in qualche modo, diretto o indiretto, hanno afflitto l’intera popolazione umana. Anche quella non umana, direi. Ora, posto che io ho un assoluto rispetto – e pure una sorta di invidia benevola – per coloro che riescono ad attribuire ad altro da sé le colpe e i meriti e sentirsi poi più leggeri e sereni, posto che trovo straordinario il potere taumaturgico della fede, qualunque essa sia, per cui deleghiamo a Dio, Allah, Buddha, l’Olimpo e tutti gli altri Invisibili Padri dell’Universo (perché mai non Madri non riuscirò mai a spiegarmelo) la risoluzione ai nostri piccoli e grandi problemi, posto tutto questo e qualcos’altro che di sicuro dimentico, io non ce l’ho con nessuno e con niente e, nonostante il mio momento attuale non sia dei migliori, voglio essere quella voce fuori dal coro che oggi dice GRAZIE.

Grazie alla vita, che mi ha fatto dono della consapevolezza del “giù”, dove “giù” era la parola che da bambina dicevo a mia madre poco prima di uscire di casa. “Dove vai Cetta?” “Vado giù, ma’”. E in quel giù c’era tutto un mondo immaginario, fuori dall’ordinario controllo genitoriale (ho vissuto un’infanzia e adolescenza prive di telefoni cellulari, quindi fortunata), un giù di profonde esplorazioni, di curiosità da appagare, di tuffi a capofitto nella vita che potevano farmi rompere la testa o farmi percepire l’ebrezza di fendere lo spazio e il tempo come fossero un panetto di burro. Era un giù senza un dove e senza un quando, e presupponeva fiducia e sicurezza. “Vado giù, ma’, e non ti deve interessare altro. Tanto torno.”.

Grazie alla vita perché mi ha fatto nascere in un “giù” geografico, un luogo fisico in cui tornare che sa di caldo e di fuoco, un centro della terra turbolento e passionale che ogni volta mi fa vibrare di energia. E proprio per questa mia appartenenza ho potuto dire, in primavera, torno “giù” in Italia dalla Germania, e poi giù a Roma che è già un po’ Sud, e poi ancora più giù, in quella mia terra di Calabria dove ogni volta metto in carica le batterie.

Grazie alla vita perché in quel “giù” esistono Cetta e sua madre in un racconto infinito che è un viaggio di incontri e di scontri, – oh, quanti scontri! – in cui una figlia si prende cura di una madre perché d’improvviso la scopre ammalata, ammalata seriamente. E forse dovrei ringraziare anche quel cancro (di questo si tratta) che mi ha resa sensibile e attenta, vigile. Grazie a questo ho incontrato il mio cancro. Quindi questo 2016 mi ha regalato la consapevolezza della malattia. Certo, tutto poteva accadere con qualche pausa di ristoro nel mezzo, così, giusto per rifiatare, ma evidentemente c’è una ragione per cui sta avvenendo così, ora, con queste modalità. Dovevo, devo capire qualcosa di importante, e forse ci sono riuscita. Sapete quelle illuminazioni che ad un certo punto arrivano come una lampadina che si accende dopo aver tanto brancolato nel buio? Ecco, una domenica mattina, mentre andavo non so dove, in una pausa tra un esame e un’analisi, tra un istologico e una risonanza, stanca, affaticata, mi sono resa conto che stavo vivendo la mia malattia come se stesse capitando a qualcun altro. Qualcuno di cui dovevo prendermi cura, ma che non ero io. Qualcuno che mi stava appiccicato come un gemello siamese, ma che non ero io. “Io non sono il mio corpo, il mio corpo non è la vera me, quindi io non sono la mia malattia. Cetta è sana, il suo involucro ha bisogno di cure.” Questo mi sono detta, e davvero non so spiegarvi come accade, come questa consapevolezza vi cambi la vita, il modo di affrontarla, l’immensa serenità che questo comporta. Io non ve lo so spiegare, come non so spiegarvi cosa significhi affrontare un cancro (invasivo, cattivo, per fortuna localizzato). È una definizione talmente astratta, specie se per tutto il resto stai bene, che capita ancora dopo mesi che lo sai che ti domandi “Ma davvero? Ma, io?” E se te lo domandi tu, figuriamoci chi ti vive accanto e ti vede a posto, piena di energia, immutata nell’aspetto… devi descrivergli tutto, devi raccontargli i dettagli della tua quotidianità più intima e forse capiranno. Forse. Io ho dovuto e voluto vederlo, faccia a faccia, per accoglierlo come una nuova realtà. Ho guardato Scilla e Cariddi e mi sono detta va bene, questo siete e questa io sono, siete entrati di nascosto, come clandestini, in casa mia e ora vi ho trovati. Preparatevi alla fine del viaggio.

Credo che ognuno affronti questo male in modo diverso, il suo, unico. Il mio è quello della conoscenza e della progettazione. Vero, difficile fare progetti a medio termine sapendo di dover affrontare terapie stressanti, un intervento, una convalescenza, controlli, esami. Quindi mi sposto un po’ più in là, giusto di qualche mese, pensando che questi progetti hanno preso vita proprio in questo 2016 così doloroso, e ci sarà un motivo, no? Dunque, caro anno che stai per finire, grazie per avermi fatto tornare “giù” a casa, grazie per avermi dato quelle visioni che sono confluite nell’ultimo romanzo che ho scritto (ancora lo sto revisionando, portate pazienza, sono stata un po’ presa…), grazie per avermi fatto incontrare persone straordinarie con le quali stiamo cercando di organizzare un evento grandioso per l’estate 2017, grazie per aver rimesso sulla mia strada una cara amica con la quale ho ricominciato l’avventura come agente di viaggio, grazie per avermi dato la forza e il coraggio di affrontare questo tsunami, grazie per avermi fatto aprire gli occhi e scoprire che sono viva e che ho ancora voglia di imparare.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...