Ciao Mariù.

Oggi abbiamo salutato la protagonista di Cetteide, Mariuccia, Mariù per gli intimi, mia madre. Voi tutti l’avete conosciuta attraverso queste pagine, l’avete apprezzata, avete sorriso con me e con lei. Abbiamo vissuto insieme avventure incredibili: le nostre vacanze in Calabria, il nostro male, le nostre personali battaglie. Due giorni fa si è fermata, con il corpo almeno. Lo spirito, ne sono certa, sta già creando scompiglio lassù, specie a mio padre che ormai da anni si era organizzato per benino… Ho raccontato di lei, della nostra relazione madre/figlia, con ironia, ogni volta che ho potuto, e posso garantirvi che lei ha letto ogni post e ha sempre riso tanto, anche di sé stessa. Ora voglio concludere questo ciclo con le parole che le ho dedicato e che, nonostante il mio essere prolissa, la riassumono tutta.

Per Mariù

Volevo leggere per te una poesia di Lord Byron sulla bellezza, ma avrebbe rappresentato solo una parte della tua storia e Don Federico mi ha detto che sarebbe stato meglio raccontarti con parole mie.

Una sfida mamma, perché tu sei tante storie, e io sono notoriamente prolissa…

Sei sempre stata bellissima, densa, impossibile non notarti. Ma non era solo il tuo aspetto, quegli occhi luccicanti, quel sorriso dolcissimo, ad attirare l’attenzione. Tu accoglievi, abbracciavi tutti con la tua sola presenza. Tu sei stata madre con la passione della tua terra, come madre natura, feconda, fertile di racconti, di tradizioni, di riti, sapori, profumi, ricca di allegria, positività, forza. Generosa d’amore.

Quanti amici, nostri, dei tuoi nipoti, ti chiamano zia, nonna? Tu aprivi la porta del tuo cuore e loro diventavano parte della tua casa, per sempre.

Eri una giovane donna legata ai valori famigliari. Tuo padre, tua madre, le tue sorelle, i tuoi fratelli, per tutti loro avevi attenzioni speciali, per tutti avevi tempo, cure, affetto. Poi ti sei emancipata e hai donato te stessa a questa grande famiglia che man mano andavi creando, una famiglia di donne alle quali trasmettere un pezzetto di te. Ci hai insegnato la vita, hai imparato ad essere una donna evoluta e moderna, a volte più di noi figlie, ci hai spronato ad essere migliori, ad usare il buon senso in tutte le faccende della vita. Dicevi sempre “Chi più ne ha più ne metta”, e con questa frase riuscivi a zittirci, a farci ragionare.

Coi tuoi nipoti sei tornata giovane, ma giovane sul serio. Hai condiviso talmente tanto con loro, tempo, sogni, desideri, speranze, che anche loro fanno parte di te. Loro sono il tuo lascito, in loro vivrai per sempre. Se solo penso alle interminabili partite di Burraco, alle lezioni di cucina, ai pranzi della domenica, alle risate…

Da ragazzi ci si domanda spesso se lasceremo mai un segno nella vita di qualcuno. Se saremo sempre e solo una meteora, un fenomeno occasionale seppur splendente o se, in qualche modo, il nostro passaggio sarà ricordato. E chi lo sa. Bisognerebbe tornare per sapere. Ma spesso quando si va via non si ha la possibilità di un futuro riscontro.

Ecco mamma, tu quel segno l’hai lasciato. Tu non sei mai stata un evento occasionale nella vita degli altri e questa famiglia che oggi è qui per salutarti è unita per merito tuo. Il tuo amore generoso fino all’ultimo respiro è la colla e noi siamo tutti appiccicati a te. Ciao Mariù.

E questo è per ricordarti.

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