Torna #Letterature e la scrittura diventa altissima.

 

Ogni anno a Roma, tra la fine di maggio e l’inizio di luglio – con le giornate più lunghe e, si spera, più calde – torna Letterature, il festival internazionale che chiama e richiama coloro che di Letteratura ne sanno, e tanto. La particolarità di questo festival, per chi non lo sapesse, è che viene richiesto a ogni autore di “regalare” al pubblico, per l’occasione, un racconto inedito su un tema specifico. Quello di quest’anno è “Il diritto e il rovescio. L’inesauribile corrente delle parole” e per me è come se avessero dato caramelle a bambini golosi. Un tema del genere è così vasto, intricato, coinvolgente, conturbante, attuale, eterno, esplosivo che assolutamente non potevo mancare a un evento, almeno uno.

E me lo sono scelto per bene. Quattro autori straordinari, quattro voci e quattro modi di “parlare di parole” che mi hanno lasciata stordita. Il magnifico scenario della Basilica di Massenzio, dentro i Fori Imperiali, ha reso il doveroso omaggio a Glenn Cooper, Marcello Simoni, Khaled Khalifa e Paul B. Preciado e io, che di parole ne uso tante – a volte a sproposito – mi sono lasciata trasportare dai loro racconti e ho pensato, alla fine, che se le parole possono essere usate così forse un po’ di speranza per la cultura, per l’umanità stessa, c’è ancora.

Ecco la mia narrazione della serata evento, ecco il mio modo di intrecciare parole per raccontare le loro.

Letterature Festival 2018 #3. Quattro autori e il segreto delle parole

Le note struggenti del violino di H.E.R. hanno introdotto, ogni volta, una narrazione alta e impeccabile che, secondo prospettive diverse ma ugualmente forti e dirompenti, ha interpretato “le parole” e ciò che si cela dietro esse. Che straordinaria occasione per chi, come me umile scribacchina, si diletta col linguaggio e con le storie.

Glenn Cooper lo conosco bene come scrittore – credo che Dan Brown si sia ispirato a lui – e mi ha colpito trovare in lui tanta ironia. Il suo racconto inedito si intitola Wordplay e immagina un incontro surreale tra Shakespeare e Robert Cecil, l’allora Segretario di Stato della Regina, un ometto basso e bruttino che somigliava a un furetto. [continua a leggere su Art a Part of Cult(ure)…]

 

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