Quando non so come dire le cose scrivo poesie

la-forza-delle-donne-si-posso-farcelaCi ho pensato a lungo. Non solo a cosa dire, ma proprio sull’opportunità di farlo. Io sono una persona discreta, forte, determinata, e in genere entro in punta di piedi nelle vite degli altri con la convinzione, oltretutto, che se non sono invitata meglio non bussare neppure alla porta. Per questo scrivo. I miei libri, le mie storie, sono scarpe animate che camminano da sole e si fermano dove credono, a volte per pochi istanti, a volte a lungo, dipende dall’ospite.

Nei miei libri ci sono donne, uomini, luoghi, veri o inventati non importa, sono comunque una rappresentazione di me e della mia visione della vita. Può non essere interessante, eppure credo che qualunque momento di confronto possa aiutarci a valutare diverse prospettive. Oggi ho bisogno io di confrontarmi, oggi sono smarrita. Perché capita che la vita reale superi quella creata nei romanzi, la superi in imprevisti, prove, emozioni, e ci colga impreparati. Non c’è niente da inventare, c’è solo da prendere le distanze, respirare a fondo e cominciare a lottare. Ma non da sola. Da soli la paura di non farcela può diventare una morsa incandescente che ti stringe i polsi, le caviglie, la gola, che ti blocca e non ti fa agire. Per questo tipo di lotte ci vuole un esercito, e armi, e strategie. Bisogna essere lucidi e spietati. Per questo sono qui oggi. E poiché certe parole sono brutte, hanno proprio un suono sgraziato, io le trasformo in poesia, che la bellezza vince sempre. costa-rica

Io voglio ancora

svegliarmi con questa luce calda

che filtra e mi accarezza.

Voglio ancora

godermi questa estate

della vita,

i frutti succosi,

gli aspri contorni dei monti,

le rotondità delle onde.

Io voglio ancora

spogliarmi e stupirmi

della mia pelle lucida,

dei muscoli tesi,

dei piedi scattanti.

Io voglio ancora,

e gli ospiti inattesi

sgraditi

ottusi

voraci

dolenti come prefiche

non oscureranno

la mia estate

con tristi presagi

di pioggia.

Datemi sassi

e spade

e pugnali

che sono in guerra

e io voglio

vincerla.

The day after. #Tornado a Cesano

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Ci sono cose nella vita che si imprimono nella memoria scavando solchi profondi e indelebili. I ricordi dell’infanzia, quei luoghi che ci hanno visto crescere, che hanno ascoltato le nostre voci bambine rincorrersi tra le mura, le vie, i prati, gli alberi secolari che ci hanno accolto come riparo dalla pioggia, sono istantanee che il cuore ha scattato quando era puro e che, per questo, restano immutabili nel tempo.

C’era un noce antico al Villaggio, enorme, maestoso. Era il primo di una lunga fila che, assieme a tanti pini marittimi, bordava via Senio, la via della mia casa di bambina prima e di giovane moglie poi. Mi rifugiavo lì sotto quando, tornando da scuola in ottobre, mi facevo sorprendere dalle prime piogge. Non passava una goccia e io mi sentivo al sicuro (non mi passava neanche per l’anticamera del cervello che qualche fulmine potesse incenerirmi lì sotto…). Il Villaggio è sempre stato un luogo di aggregazione, sicuro per noi e per i nostri genitori, un luogo nel quale potevamo nasconderci, giocare, imparare a stare insieme, un luogo dove scambiarsi il primo bacio, la prima carezza proibita. Eppure quanti di noi sono fuggiti via…

Oggi il Villaggio è devastato, quel magnifico noce non c’è più, e noi ragazzi di quegli anni magnifici e disperati ci uniamo in un abbraccio virtuale intorno a quel ricordo del tempo che fu. E che non potrà mai ritornare.

LA VITA, UNA GRAN BOTTA DI CULO.

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La vita è solo una gran botta di culo. Per questo potrebbe sembrare assolutamente inutile arrabattarsi per qualunque cosa, prevenire, informarsi, allenarsi, trascorrere il proprio tempo a preoccuparsi di un futuro ipotetico. Ecco, di tutto ciò che ho appena detto solo l’ultimo concetto, a mio avviso, è vero: preoccuparsi è un inutile spreco di tempo, tempo che non è misurabile per cui è preziosissimo. Ciò che invece bisognerebbe fare, sempre, è occuparsi di sé, preservarsi per ciò che potrebbe accadere in qualunque momento. Pianificare, anche questo è esercizio inutile, se si accetta l’assunto che la vita sia una gran botta di culo.

Ma allora, direte voi, stai affermando che non siamo arbitri e padroni del nostro destino? Oh, certo che lo siamo, nella misura in cui siamo capaci di affinare gli strumenti per affrontarlo e operare, al momento opportuno, delle scelte. Quello che accadrà poi è imponderabile, è il futuro, è la concatenazione di miriadi di eventi, coincidenze, visioni che non riguardano solo noi, ma l’Universo intero. La teoria della farfalla mi è sempre piaciuta molto, e non perché mi spinga a stare attenta a ciò che faccio perché, da qualche parte, potrebbe scatenarsi uno tsunami. No. Mi piace perché mi rende irresponsabile, o meglio non-responsabile in quanto impossibilitata a modificare alcunché non sia la mia sola esistenza. E forse neanche quella, visto che da qualche parte l’evento di qualcun altro potrebbe averla condizionata. Effetto farfalla. Nulla possiamo in tal senso, quindi non siamo responsabili.

La gran botta di culo dipende, probabilmente, da quell’evento condizionante che non conosceremo mai, e dovremo farcene una ragione. Badate bene, il mio discorso non ha nulla a che fare con il “bene cosmico” o con gli interessi planetari. Siamo piccole cose al confronto e certo, se ci unissimo in una coscienza collettiva potremmo realmente stravolgere tutto, creare flussi benefici per l’umanità intera, ma questa utopia è quello che è, immensa, non misurabile, non verificabile nell’immediato. Noi possiamo solo cominciare dalle nostre piccole vite che, come ho detto, sono la somma di tante grandi botte di culo. Quindi soffermiamoci su di noi, cominciamo da questa consapevolezza.

Può essere devastante venire a sapere di essere malati seriamente, ad esempio. La gran botta di culo sarà scoprire di averlo saputo in tempo e di potere, quindi, affrontare la faccenda con buon esito. Può essere scoraggiante sapere di aver superato lo scritto di un concorso ma di avere gli orali dopo sei mesi. La gran botta di culo sarà rendersi conto di avere sei mesi di tempo per prepararsi a dovere. Può essere deprimente lasciare la sicurezza di un lavoro che garantiva uno stipendio ogni mese, per causa di forza maggiore. La gran botta di culo sarà avere l’opportunità di ricominciare a fare quel mestiere, quell’unico mestiere che ci ha sempre resi felici, opportunità che non avremmo avuto se impegnati a fare altro.

Sembrano le montagne russe, vero? Un’altalena di eventi ed emozioni apparentemente senza collegamento alcuno e di cui non si ha il controllo, e immagino già gli sturbi mentali di chi invece ha l’assoluta certezza di essere sempre artefice del proprio destino. Eppure, se non avessimo imparato in passato ad affinare gli strumenti in dotazione, se non avessimo compreso che nulla accade per caso, se non avessimo allenato i sensi a riconoscere le sorprese della vita, se non avessimo accettato l’assioma che un bicchiere mezzo vuoto sia necessariamente anche mezzo pieno, senza tutto questo il futuro ci passerebbe accanto e noi, accecati dalla preoccupazione e dalla mania di controllo, non ce ne accorgeremmo.

Carlotto e de Cataldo, le rockstar del noir e del crime, insieme per presentare Il Turista.

Un mese di assenza dal mio blog non è pensabile, ma la vita reale a volte richiede attenzioni particolari, che non consentono distrazioni di sorta. E poi, come ho già avuto modo di dire, non si può scrivere giusto per fare esercizio sintattico (quello possiamo mantenerlo privato), bisogna avere qualcosa di interessante da dire.

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Ora bando alle ciance e alle giustificazioni, è giunto il momento di raccontare qualcosa, si torna in piena attività. Venerdì scorso ho ripreso la piacevole abitudine di partecipare a un evento letterario e sono andata alla mia libreria del cuore qui a Roma (ne ho tante altre nel cuore, ma Pallotta resta il mio primo amore), dove ho incontrato Massimo Carlotto. E dov’è la novità? direte voi, visto che negli ultimi anni vai sempre ai suoi incontri? (questa frase scritta così è sintatticamente orrenda, ma non la correggo perché rende bene l’idea, i puristi se ne faranno una ragione). La novità è che all’incontro per la presentazione del nuovo romanzo, Il Turista (Rizzoli) c’era anche Giancarlo de Cataldo, l’autore di Romanzo Criminale per intenderci. Occasione troppo ghiotta per mancare! Come ho avuto modo di scrivere in un tweet, era come avere Springsteen e Bono Vox nel soggiorno di casa ad esibirsi in una jam session. Carlotto e de Cataldo sono, per me, le due rockstar italiane (ed europee) del noir e del crime: un godimento.

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Per prima cosa sono molto simpatici. Tanto che, per la prima volta da quando frequento questo tipo di incontri, il pubblico si è lasciato andare a domande e interazioni interessanti che hanno animato la seconda parte della serata. Il Turista è stato presentato come un thriller, che si discosta dal genere solito di Carlotto, quel noir hard boiled del nord est italiano che io amo tanto e che ha dato vita all’Alligatore.

“In realtà in questo romanzo c’è un po’ di thriller, un po’ di noir e un po’ di spy story, quindi un mix che non è facile racchiudere in un unico genere. Ma io scrivo così, come mi viene, lascio agli altri le definizioni e le categorizzazioni.”

carlotto

Questo afferma Carlotto, e io gli credo e sottoscrivo perché oggi, con la realtà che spesso supera la fantasia, così complessa e multiforme, scriverne anche se in versione romanzata fa prescindere dai canoni comuni. Certe storie non si “imbrigliano”.

“L’unica cosa che si può raccontare de Il Turista è che si svolge a Venezia e che i protagonisti sono due: un serial killer psicopatico e un investigatore ex poliziotto (bravo) corrotto.”

decataldo

Giancarlo de Cataldo esordisce così, eppure in queste “due righe due” di presentazione c’è già tutto. Altro che sinossi, altro che tecniche di vendita editoriale! Uno spot straordinario che dice ciò che serve al lettore per affascinarlo, incuriosirlo, catturarlo direi. Premetto che non ho ancora letto il libro, ma i miei neuroni da detective sono in fibrillazione…  Carlotto ci dice qualcosa in più sui due protagonisti, ma giusto due piccoli dettagli, per rendere più succosa l’attesa. Il Turista (il serial killer per intenderci) colpisce in luoghi sempre diversi, non firma i suoi delitti e, di mestiere, fa il musicologo anche se di musica non capisce nulla (sembra quasi di sentire in sottofondo qualche nota disperata di blues…). Il detective, Pietro Sambo, ex capo della Omicidi, ha commesso il grave errore di farsi corrompere e di essere stato scoperto, quindi è in cerca di un’occasione per risollevarsi e riabilitarsi. Bene, cari amici, direi che gli ingredienti per invogliarvi a leggere ci siano tutti. Io sono sufficientemente intrigata.

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Il dibattito finale ha toccato, tra le altre, una tematica molto interessante almeno per me: si può scrivere sulla base del gusto dei lettori? Ora, nessuno ha certo voluto chiedere a Carlotto o de Cataldo se sia giusto o meno scrivere seguendo le mode: non credo che un autore di noir potrebbe  cimentarsi in un fantasy o nella narrativa rosa, anche se mai dire mai. È una questione di capacità espressiva, di linguaggio, di trovarsi bene indossando un certo abito piuttosto che un altro, non si può davvero essere scrittori omnicomprensivi. La questione che invece si è affrontata si è rivelata più interessante. Non ricordo chi dei due autori – credo entrambi – abbia affermato che il gusto del lettore cambia, periodicamente, e questo è inevitabile considerando la vasta offerta editoriale che c’è oggi. Ci sono periodi in cui i best sellers sono prevalentemente fantasy, altri in cui si legge solo fantascienza, altri ancora in cui i thriller la fanno da padroni. Poi si ricomincia, e le classifiche – da prendere con le pinze – sono espressione di questi gusti mutevoli. Mai pensare che una classifica possa essere indice di qualità. Ecco, mi è piaciuta molto questa dichiarazione che colloca la posizione di una certa editoria italiana, quella preda delle fascette e dei premi pilotati, esattamente dove deve stare: sull’orlo di un baratro. Perché un fatto è certo, ci saranno sempre autori che scriveranno i diversi generi letterari e che, per un caso, per la situazione contingente, perché hanno pubblicato il loro libro in quel momento lì e non in un altro, riusciranno a vendere migliaia di copie e si griderà al fenomeno. Quanto poi queste storie – e coloro che le hanno scritte – potranno durare nel tempo, beh questa è un’altra faccenda, che attiene a quella qualità in mancanza della quale, fino a prova contraria, il lettore punisce severamente.

Ringrazio queste due rockstar (o blues star, come qualcuno ha sottolineato) per essersi lasciati andare a queste chiacchiere tra amici, perché questo sono state, e concludo con due notizie non ufficiali trapelate a fine serata. Ci sarà un seguito de Il Turista? Carlotto ha chiosato un po’, ma pare che sia quasi inevitabile proprio per il genere letterario che ha affrontato. La seconda notizia, ventilata, sussurrata da de Cataldo, è che potrebbero esserci “aperture” televisive o cinematografiche. E noi facciamo partire il toto-attori.

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Il 21 settembre in tutto il mondo è scoppiata la pace. A Roma l’abbiamo celebrata con #Scattiemigranti

Foto di Franz Giustincich, 1° classificata. Il racconto "Partita senza fine" di William Nessuno, potete leggerlo qui

Foto di Franz Giustincich, 1° classificata. Il racconto “Partita senza fine” di William Nessuno, potete leggerlo qui

Il 21 settembre in tutto il mondo si celebra la Giornata Mondiale per la Pace. Ne avevo già parlato poco più di un mese fa, quando ancora eravamo tutti intenti a goderci le vacanze, l’estate, il sole, quando eravamo ancora tutti un po’ distratti. Eppure c’è così tanto bisogno di pace che una giornata del genere andrebbe celebrata ogni giorno – mi sarebbe piaciuta un’alzata di scudi tipo quelle per la festa della donna – ma forse ci stiamo abituando anche a questo, come al Natale, alla Pasqua, feste che rientrano nella tradizione e delle quali abbiamo perso il significato profondo. Anche io, in fondo, non sapevo nulla o quasi di questo benedetto 21 settembre, se non che rappresenta l’ultimo giorno d’estate e a me prende una malinconia struggente, come se il sole, il calore, la sensazione di libertà fossero tolti solo a me.

Questo è il video della lettura di

Quest’anno sono stata coinvolta nella celebrazione proposta da Roma. Sì, perché in tutto il mondo chiunque può festeggiare come meglio crede, creando eventi o manifestazioni, ma la maggior parte sceglie Poesie per la Pace, cercando di veicolare messaggi importanti, di condivisione, unione, accoglienza, amore, attraverso lo strumento potente che è la parola scritta. Al Teatro di Villa Torlonia si sono quindi avvicendati poeti, scrittori, attori, musicisti, artisti di vario genere che hanno fatto sentire la propria personalissima voce sul tema della pace.

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Ma veniamo al mio coinvolgimento. Isabella Moroni mi chiese, mesi fa, un’idea. Io ero ancora in Germania, emigrata, e ho pensato che l’emigrazione fosse un tema forte, strettamente connesso all’idea di pace e accoglienza che tutti dovremmo avere. Se una persona non è mai emigrata difficilmente potrà capire cosa si prova, per cui ho pensato che nulla fosse più potente di un’immagine per raccontarlo. Ho quindi proposto il contest #Scattiemigranti, proprio così, con l’hashtag, per farlo circolare sul web, sui social, sperando che diventasse virale. Però l’ho detto, le vacanze… e poi siamo sinceri, molti non credono a queste iniziative, pensano sempre che dietro ci sia una fregatura. Invece no. Abbiamo ricevuto fotografie stupende, meno di quante avrebbero potuto essere ma comunque bellissime, e ne abbiamo selezionate sette, sulla base di criteri di valutazione severissimi. Poi c’è stata la parte letteraria, quella delle parole pesanti o leggere, ma comunque incisive. Le sette fotografie sono state affidate a sette autori (scrittori, poeti, giornalisti) che si sono lasciati ispirare, e hanno scritto, e sinceramente non potrò mai ringraziarli abbastanza per questo. Ho scritto anche io, una poesia breve ispirata alla fotografia seconda classificata, di Isidoro Vasta. E ho avuto l’enorme piacere di leggere un piccolissimo racconto inedito di Paolo Zardi, ispirato da una fotografia di Edoardo Montenegro. Queste immagini e queste parole le voglio condividere qui con voi. Tutti gli altri dettagli li trovate su Art a Part of Cult(ure).

HO CAMMINATO (Cetta De Luca)

foto-20Ho camminato la sabbia e i sassi del deserto,

ho solcato i venti e le notti e i giorni,
ho guardato avanti, passo dopo passo,
la strada da percorrere,
io àncora viva per te che,
come vela e timone sulla mia spalla,
guardavi indietro i mondi del passato
e ne tracciavi la mappa a futura memoria.

Ho traversato terre e mari con i tuoi occhi accanto,
occhi di un futuro ancora ignoto, oscuro, minaccioso,
occhi chiusi, occhi aperti,
occhi immensi di storie sconosciute
che tu scriverai, figlio mio,
e narrerai dei mondi che hai solcato
ancorato al mio collo,
guardandomi le spalle per non dimenticare,
usando le mie spalle per poter volare.

Immagine di Edoardo Montenegro che ha ispirato il racconto di Paolo Zardi.

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I LUOGHI DI ANNA

foto blog Anna

I LUOGHI DI ANNA è un percorso per immagini e suggestioni attraverso gli scenari reali in cui è ambientato il romanzo “Anna”. Sveliamo il mistero delle origini di questa giovane donna, dunque: Anna è di Cirò Marina, un paese del crotonese sulla costa ionica. Calabria o, come anticamente era chiamata, Enotria, la terra del vino e della vite, la punta dell’italico stivale ricca di storie oscure e di conquiste, baciata dal sole e abbracciata dal mare. Cirò Marina, nel suo spazio più ristretto e nella sua storia, rappresenta l’intera regione, e Anna ne è orgogliosa e splendida figlia.

Attraverso alcuni brani tratti dal libro, proviamo a immaginare di fare un salto indietro nel tempo, a immergerci in quell’atmosfera in cui le luci e le ombre avevano contorni netti e decisi, nessuna sfumatura ipocrita. Le immagini racconteranno il resto, ciò che la fantasia non riesce a ricostruire. Benvenuti “dentro” Anna.

Camminò fino alla prima barca della fila. I pescatori le tiravano tutte a riva al rientro, poggiate sulle palanche per tenerle in piedi e con le reti arrotolate sotto.

pescatori

Cirò Marina – I pescatori tirano le barche in secco.

Un rumore sordo, cupo, le fece mancare d’improvviso l’udito. E poi lo riacquistò di colpo, e l’urto arrivò, con tutta la sua potenza esplosiva. Stava morendo gente laggiù in mare, e quelle erano navi, e cannoni, e bombe, non delfini. Abbracciò stretto Giulio che non si era accorto di nulla, neppure della sua paura. I bambini sono esploratori coraggiosi della vita, non possono capirla la morte.

Il cacciatorpediniere Lince, affondato a Punta Alice, Cirò Marina, durante la seconda Guerra Mondiale.

Il cacciatorpediniere Lince, affondato a Punta Alice, Cirò Marina, durante la seconda Guerra Mondiale.

I due sposi si baciarono timidamente subito sepolti dal lancio dei confetti e da parenti e amici che si avvicendarono per le congratulazioni di rito. Poi ebbe inizio la festa. Il corteo nuziale giunse in cima alla collina, alla casa di Angelico, che era ormai ora di pranzo.

Cirò Marina - Corteo nuziale lungo il corso (immagine d'epoca)

Cirò Marina – Corteo nuziale lungo il corso (immagine d’epoca)

Annina aveva lasciato Giulio con sua madre, in campagna, e si era recata in paese da sola, per far prima. Le strade erano semi deserte. In lontananza vide una sua vicina rientrare furtivamente in casa.

Il centro di Cirò Marina visto da Corso Vittorio Emanuele.

Il centro di Cirò Marina visto da Corso Vittorio Emanuele.

Arrivò il libeccio. Il mare si gonfiò e urlò per tutta una notte e un giorno e ruppe la fragile barriera di massi che proteggeva la costa. Si insinuò tra le strade e le case fino alla terza fila, lasciando dietro di sé pozze di fango putrido, pesci morti e un puzzo rancido di salamoia. E rovine. Fu una mareggiata come non se ne vedevano da anni.

Mareggiata del 1972 a Cirò Marina

Mareggiata del 1972 a Cirò Marina

Mareggiata del 2013 a Cirò Marina

Mareggiata del 2013 a Cirò Marina

 

 

 

 

 

 

 

Annina guardava lontano. Le luci delle lampare al largo erano un richiamo. Avrebbe voluto essere lì, in quel momento, a sentire lo schiocco delle reti gettate in acqua, a perdersi in quel nulla liquido e far cessare quella grancassa che le batteva in petto.

Cirò Marina - Lampare al largo per la pesca notturna

Cirò Marina – Lampare al largo per la pesca notturna

Dalla collina in cui si trovava dominava una vista mozzafiato: il mare e i vigneti si stendevano a perdita d’occhio, e il verde brillante delle viti si mescolava al verde azzurro dell’acqua, ché solo la spuma faceva da barriera.

Cirò Marina - I vigneti, il mare, Punta Alice

Cirò Marina – I vigneti, il mare, Punta Alice

Fatica, sudore e amore, questi erano gli ingredienti segreti del loro pregiato vino, anche se Don Gerardo sapeva che Ernesto indugiava in qualche sperimentazione misteriosa. Quelle spezie profumate che si era fatto portare dal compare in Sudafrica, quelle botti di castagno costate una fortuna, raccontavano una storia alchemica che, chissà, un giorno li avrebbe resi famosi o avrebbe fatto esplodere tutta la cantina.

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Cirò Marina – Le botti per il vino Cirò si tramandano di generazione in generazione

Cirò Marina - La vendemmia coinvolgeva tutti, le famiglie di vitivinicoltori, i braccianti, le ragazze...

Cirò Marina – La vendemmia coinvolgeva tutti, le famiglie di vitivinicoltori, i braccianti, le ragazze…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Soundtrack a cura di Pierluigi Virelli – Cantunera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

#CrotoneRacconta e #Scattiemigranti, due eventi estivi da non perdere

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Ci sono due tematiche a me particolarmente care, che ricorrono spesso in ciò che scrivo, dagli articoli ai libri: la mia terra d’origine, la Calabria, e l’emigrazione. Le trovo straordinariamente connesse, vuoi perché questa terra dell’estremo sud Italia ha, da sempre, visto i suoi figli partire per luoghi lontani in cerca di fortuna, vuoi perché la nuova migrazione, quella dei profughi di un altro sud del mondo, la vede spesso protagonista con gli sbarchi e i centri d’accoglienza.

L’emigrazione poi, ultimamente, mi ha toccata da vicino, perché anche io sono partita in cerca di quelle opportunità che l’Italia non era più in grado di offrirmi. Sento profondamente tutte le problematiche che un migrante deve affrontare, sia quando decide di andarsene, sia quando si trova ad affrontare luoghi diversi, lingue sconosciute, tradizioni, usanze, comportamenti che non gli appartengono. Cominciare il lungo percorso dell’integrazione è faticoso, a volte doloroso, ma necessario, e non può essere un’azione unilaterale.

0001#CrotoneRacconta è un evento artistico letterario che vuole far conoscere quegli autori nati nel territorio crotonese e che, in qualche modo, lo raccontano attraverso le storie che scrivono. Quest’anno, il 26 agosto, nella Sala Consiliare del Comune di Crotone, presenterò al pubblico Anna. Anna è di Cirò Marina, ed ecco svelato il mistero del paese di cui narro, e il suo vino, il suo pane, fanno parte di tradizioni antiche che appartengono a questa terra affacciata sul Mar Ionio. Con me, a partire dalle 18.00, ci sarà uno scrittore di Cutro, Marco Ciconte col suo Romanzo Nascosto, storia contemporanea che fruga tra i segreti del crotonese di oggi. Una storia del passato e una storia del presente, accompagnate dalle note delle musiche tradizionali calabresi che lo studioso Pierluigi Virelli ha scelto per l’occasione. Saremo “moderati” dalla responsabile della sezione provinciale de Il Crotonese, Angela De Lorenzo, e ci farà compagnia, graditissima padrona di casa, la Vicesindaco e Assessore alla Cultura, Antonella Cosentino. Che dire di più? Vi racconterò come è andata, ma se siete da queste parti, partecipate perché non mancheranno le sorprese.

 

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#Scattiemigranti è un contest nel contest. C’è una manifestazione mondiale che si svolge ogni anno il 21 settembre, Poesie per la Pace. La manifestazione romana si terrà a Villa Torlonia e, in questo ambito, ho avuto l’idea – e l’ho proposta a Isabella Moroni, promotrice e organizzatrice con Argillateatri – di coinvolgere il pubblico del web in qualcosa di diverso ma decisamente in tema. A partire dal 17 agosto e fino al 28 ho chiesto, su Facebook, twitter e Instagram (ma presto condividerò tutto anche negli altri social), di condividere una fotografia, privata, pubblica, vecchia nuova, simbolica, esplicita, purché libera da vincoli di pubblicazione, che rappresenti l’emigrazione. Le dieci migliori fotografie saranno affidate a dieci scrittori, poeti, giornalisti i quali scriveranno ipotetiche lettere ispirandosi a quegli scatti. Il 21 settembre le fotografie saranno proiettate a Villa Torlonia durante Poesie per la Pace, e le lettere abbinate saranno lette. Ci sarà anche la pubblicazione di tutto su Art a Part of Cul(ture) e, probabilmente, l’esposizione in una galleria d’arte romana. Non si vince nulla con #scattiemigranti, o forse sì. Un’idea di pace e di condivisione. Partecipate numerosi, l’hashtag lo conoscete.