Il 21 settembre in tutto il mondo è scoppiata la pace. A Roma l’abbiamo celebrata con #Scattiemigranti

Foto di Franz Giustincich, 1° classificata. Il racconto "Partita senza fine" di William Nessuno, potete leggerlo qui

Foto di Franz Giustincich, 1° classificata. Il racconto “Partita senza fine” di William Nessuno, potete leggerlo qui

Il 21 settembre in tutto il mondo si celebra la Giornata Mondiale per la Pace. Ne avevo già parlato poco più di un mese fa, quando ancora eravamo tutti intenti a goderci le vacanze, l’estate, il sole, quando eravamo ancora tutti un po’ distratti. Eppure c’è così tanto bisogno di pace che una giornata del genere andrebbe celebrata ogni giorno – mi sarebbe piaciuta un’alzata di scudi tipo quelle per la festa della donna – ma forse ci stiamo abituando anche a questo, come al Natale, alla Pasqua, feste che rientrano nella tradizione e delle quali abbiamo perso il significato profondo. Anche io, in fondo, non sapevo nulla o quasi di questo benedetto 21 settembre, se non che rappresenta l’ultimo giorno d’estate e a me prende una malinconia struggente, come se il sole, il calore, la sensazione di libertà fossero tolti solo a me.

Questo è il video della lettura di

Quest’anno sono stata coinvolta nella celebrazione proposta da Roma. Sì, perché in tutto il mondo chiunque può festeggiare come meglio crede, creando eventi o manifestazioni, ma la maggior parte sceglie Poesie per la Pace, cercando di veicolare messaggi importanti, di condivisione, unione, accoglienza, amore, attraverso lo strumento potente che è la parola scritta. Al Teatro di Villa Torlonia si sono quindi avvicendati poeti, scrittori, attori, musicisti, artisti di vario genere che hanno fatto sentire la propria personalissima voce sul tema della pace.

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Ma veniamo al mio coinvolgimento. Isabella Moroni mi chiese, mesi fa, un’idea. Io ero ancora in Germania, emigrata, e ho pensato che l’emigrazione fosse un tema forte, strettamente connesso all’idea di pace e accoglienza che tutti dovremmo avere. Se una persona non è mai emigrata difficilmente potrà capire cosa si prova, per cui ho pensato che nulla fosse più potente di un’immagine per raccontarlo. Ho quindi proposto il contest #Scattiemigranti, proprio così, con l’hashtag, per farlo circolare sul web, sui social, sperando che diventasse virale. Però l’ho detto, le vacanze… e poi siamo sinceri, molti non credono a queste iniziative, pensano sempre che dietro ci sia una fregatura. Invece no. Abbiamo ricevuto fotografie stupende, meno di quante avrebbero potuto essere ma comunque bellissime, e ne abbiamo selezionate sette, sulla base di criteri di valutazione severissimi. Poi c’è stata la parte letteraria, quella delle parole pesanti o leggere, ma comunque incisive. Le sette fotografie sono state affidate a sette autori (scrittori, poeti, giornalisti) che si sono lasciati ispirare, e hanno scritto, e sinceramente non potrò mai ringraziarli abbastanza per questo. Ho scritto anche io, una poesia breve ispirata alla fotografia seconda classificata, di Isidoro Vasta. E ho avuto l’enorme piacere di leggere un piccolissimo racconto inedito di Paolo Zardi, ispirato da una fotografia di Edoardo Montenegro. Queste immagini e queste parole le voglio condividere qui con voi. Tutti gli altri dettagli li trovate su Art a Part of Cult(ure).

HO CAMMINATO (Cetta De Luca)

foto-20Ho camminato la sabbia e i sassi del deserto,

ho solcato i venti e le notti e i giorni,
ho guardato avanti, passo dopo passo,
la strada da percorrere,
io àncora viva per te che,
come vela e timone sulla mia spalla,
guardavi indietro i mondi del passato
e ne tracciavi la mappa a futura memoria.

Ho traversato terre e mari con i tuoi occhi accanto,
occhi di un futuro ancora ignoto, oscuro, minaccioso,
occhi chiusi, occhi aperti,
occhi immensi di storie sconosciute
che tu scriverai, figlio mio,
e narrerai dei mondi che hai solcato
ancorato al mio collo,
guardandomi le spalle per non dimenticare,
usando le mie spalle per poter volare.

Immagine di Edoardo Montenegro che ha ispirato il racconto di Paolo Zardi.

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Analisi del 2015

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

Una metropolitana a New York trasporta 1 200 persone. Questo blog è stato visto circa 6.100 volte nel 2015. Se fosse una metropolitana di New York, ci vorrebbero circa 5 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Lo sguardo vigile di Dio – #11 episodio

 by Luca Lunati

by Luca Lunati

Il giornalista si era fermato poco distante dai due uomini ed era riuscito a sentire distintamente l’esclamazione di Calì. “Qui occorre andarci cauti,” pensò “se c’è di mezzo il RIS si tratterà certo di roba grossa.” Inviò un messaggio in redazione e si mise in attesa di nuovi sviluppi. Avrebbe bloccato il Maresciallo all’uscita e lo avrebbe intervistato in esclusiva.

Mentre Calì e Don Giulio salivano di corsa le scale per raggiungere l’ufficio del Giudice, Salemi osservava sconcertato il portone di Palazzo Vincisguerra. “Oh cavolo! Qui non c’è stata alcuna esplosione. Ma allora…” Aveva chiamato un fabbro, come ordinatogli dal suo superiore, ma nulla gli impediva, nel frattempo, di indagare un po’ per conto proprio.
Inviò un messaggio a Michela, per tranquillizzarla, ma non ricevette alcuna risposta. “Strano,” pensò, “credevo mi avrebbe subissato di domande.”. Il giovane appuntato non poteva certo immaginare cosa, nel frattempo, stava accadendo in riva al lago.

Intanto Calì e il prete erano giunti a destinazione. Bussarono alla porta del Giudice Lelli e, senza attendere risposta, entrarono.
– Signor Giudice, buongiorno! Prima di ogni altra cosa la prego, per favore, fermi il RIS! Aveva parlato tutto d’un fiato Calì, infischiandosene di qualsiasi regola o protocollo.
– Anzitutto si sieda, Maresciallo. Poi mi dica chi è il prelato che l’accompagna…
– Ma non c’è tempo! Fermi il RIS la scongiuro!
– Calì! – tuonò Lelli – Non sta a lei dare ordini qui! E poi ormai è troppo tardi, saranno già arrivati sul posto. – Il Maresciallo si accasciò affranto sulla sedia.
– Oh, beh, allora. Lui è Don Giulio, il sacerdote che mi ha prospettato il caso stamattina. Solo che, al momento, non credo ci sia alcun caso su cui indagare…
Carmelo Calì raccontò al Magistrato tutti i dettagli di cui era a conoscenza, cioè quasi nulla, e di come tutto si basasse su supposizioni. – Quello che non capisco è come gli eventi abbiano assunto proporzioni così gigantesche. In fondo è solo scomparsa una donna, forse, e magari saranno pure fatti suoi! – Calì scrollò la testa desolato e poi guardò il Magistrato con occhi speranzosi.
– Se posso permettermi, – intervenne Don Giulio, – a questo punto bisogna andare a fondo della faccenda, così almeno si metterà a tacere la stampa. La signora Maddalena è realmente scomparsa, così come la busta misteriosa. Io mi preoccuperei di questo… –
Il Giudice li guardò entrambi con rassegnazione. – Che pasticcio! Insomma cosa abbiamo? Mi faccia vedere quel biglietto di cui mi ha parlato, Calì.
Lo guardò in controluce, lo spiegò per bene sul tavolo e lo lesse.
– Secondo voi che vuol dire?
– Forse un appuntamento con l’avvocato?
– E il numero? E cosa sarebbe sparito?
– La combinazione di una cassetta di sicurezza? Il contenuto scomparso?
– Ci sono! – esclamò Don Giulio, – Forse non si tratta di due “v”. È scritto in corsivo, vedete? Forse è una “m”, e in questo caso potrebbe essere il numero di un volo e l’orario di arrivo! Magari è sparita una valigia!

vignetta_05(Continua… )

Parole e musica a Ponte Milvio – l’autunno è alle porte ma non disperate

Appuntamento sempre, in particolare domenica! 😉

diLetti e riLetti

Secondo quanto affermato dal  presidente dell’AIE (Associazione Italiana Editori) il mercato del libro in Italia, più che fermo è in crollo: dopo di noi, la Grecia e il diluvio. Ma prima di preparare l’arca, facciamo un piccolo punto della situazione e chiariamo quanto detto sopra. Non è che gli italiani non leggano affatto, bensì non acquistano libri. Perché il libro –nonostante a noi appassionati sembri un’eresia- il libro è una merce, non diversamente dal vituperato e ricercatissimo smartphone e da un panino al fast food.

E questa merce, se vuol sopravvivere in un mercato ricco di offerte di svago e di beni non di prima necessità non può e non deve star chiusa in una stanza ad aspettare: la libreria deve aprirsi e andare incontro ai potenziali lettori, creando momenti di incontro e condivisione che rendano il libro oggetto appetibile e attraente. Noi lettori “forti” sappiamo già che è così:…

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Di fuoco, foreste, staffette e falò (#FFdG14)

“L’homo novo” possiamo ricostruirlo incanalando il fuoco. Così ripartono le nuove generazioni. #FFdG2014

Sguardi e prospettive

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«L’è un homo novo. C’è da capire se sarà più o meno felice». Alcune cose bisogna scriverle, scriverle e condividerle, prima che il tempo, come al solito, le disperda, inesorabilmente (mood Amletodenoantri: off).

Il mio vicino di posto, nonché “compagno di banco”, ha settant’anni circa. Accanto a lui, la moglie. Stiamo seguendo la seconda parte dell’incontro di Salvatore Iaconesi e Oriana Persico su open data e grafi sociali, al Festival delle Generazioni di Firenze.

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[ebook] Il profumo dell’Italia in valigia

Direi che non ti sei allontanato poi molto dalla realtà. L’unica differenza è che Massimo non è andato a Sidney ma lo hanno ritrovato su una landa isolata a fare il Castaway della situazione con un Wilson truccato da noce di cocco.

Ilcomizietto

Autrice:Cetta De Luca, James Califano
Titolo:Il profumo dell’Italia in valigia
Editore:Alkemia Books
Altro: ISBN: 9788898191208, 19,44 MB, epub, 3,99 €, genere: diario, viaggi e cucina

Avvertenza: questo post è una recensione scherzosa e contiene elementi di fantasia che non hanno nessuna attinenza con la realtà e con il libro recensito.

Dove Mamma Cetta, per non diventare come le protagoniste femminili della telenovela Fiore Calabro, dopo la partenza del proprio figlio Massimo verso l’Australia, si dà alla scrittura di un diario culinario. Massimo, ormai libero dalle ossessioni materne sul cibo, all’insaputa della madre, si dà a festini orgiastici a base di patatine fritte e junk food nei peggiori fast food di Sydney; ha creato sul proprio pc un software che interrompe automaticamente e per sette giorni ogni comunicazione Skype verso l’Italia dopo cinque minuti di conversazione; ha dato in pasto alla madre il suo migliore…

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L’amore ai tempi della crisi: la #SpendingReview dei sentimenti.

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Immagine presa da qui

Ci ho pensato spesso ultimamente alle conseguenze della crisi, e non per puro masochismo o per filosofia da discount. E non voglio neppure soffermarmi sui sommovimenti sociali veri o presunti, sulla rabbia che esplode o esploderà, sullo stillicidio di speranze e delusioni che quotidianamente ci torturano e di cui ancora mi sfugge lo scopo, lo confesso. È come se fossimo tutti malati terminali e qualche luminare di turno paventasse una cura: ho paura dei loro esperimenti ormai.

Penso invece spesso all’economia dei sentimenti in cui ormai siamo abili ragionieri, i sentimenti intimi, personali, quella molla profonda che ci spinge l’uno verso l’altro in un moto di generosa condivisione. Oh! Non mi riferisco certo all’amore universale e alla fratellanza civile, troppa roba anche in tempo di vacche grasse. Sono, invece, sempre più consapevole del fatto che stiamo operando una spending review dei nostri affetti privati. Ciò che abbiamo già ce lo teniamo stretto: l’amore per i nostri figli non è un costo alienabile ad esempio. Di tutto il resto si può discutere in sede di bilancio. Amare oggi costa, nel vero senso della parola. Costa tempo, energia, denari, e noi non ne abbiamo. Chi ha la fortuna di avere un partner lo osserva ogni mattina con sospetto e timore. Si domanda come mai sia ancora lì e per quanto tempo ancora, e quanto le brutture di questa vita piatta e priva di attrattive possano deformare la visione che un giorno li ha uniti. È un modo rischioso e stressante di vivere i rapporti questo, niente affatto piacevole, e, alla lunga, resistere può fare più male che bene.

No, non sono qui a suggerire facili scappatoie. Se avete una relazione stabile tenetevela stretta, lottate, non datela mai per scontata e inventate qualunque cosa affinché sopravviva, affinché diventi un sentimento inalienabile. Siate forti e risoluti.

Più complicato è trovare qualcosa di nuovo, di vero. Non c’è neppure il mercato nero dell’amore, a quanto pare, o se c’è le nostre risorse non sono adeguate. Capita di conoscere qualcuno e di defilarsi un momento dopo, già mentre ci stringiamo la mano. Evitiamo persino di guardarci negli occhi, perché non si crei quel contatto magico e implicito, quello che rappresenta un “dopo” ipotetico, un dopo che non abbiamo forza né tempo di andare ad esplorare. E se qualche rapporto supera la barriera del primo incontro, se si arriva al secondo e al terzo e oltre, se si ha l’ardire di voler continuare e provare a costruire qualcosa, in questo momento storico ci si accorge che proprio non ci sono i fondi per le basi, per i primi pilastri, per un muro di protezione qualunque. I rapporti di oggi sono case che non si riesce a costruire. Non tutte, per fortuna, altrimenti non si spiegherebbe come mai abbiamo ancora dentro di noi il desiderio di edificare. Ci sono gli esempi positivi. E questi esempi alimentano invidie e bramosie che alla lunga stancano anche il più tenace degli ultimi romantici. Perché noi tutti vorremmo amare come se non ci fosse un domani, noi tutti vorremmo lasciarci travolgere dalla passione, noi tutti vorremmo una lacrima in più da dedicare alla gioia. Siamo stati creati per questo, per provare ad essere felici.

Ecco, vorrei svegliarmi domani sapendo che la crisi non mi ha tolto questa voglia e che qualcuno, magari dietro l’angolo, magari il tizio che sta sorseggiando il suo caffè al bar, sta pensando la stessa cosa. Sarebbe già un buon inizio.