A #LibriCome2017 ho attraversato gli anni ’80 in compagnia di Zerocalcare, Tommaso Giagni e Eleonora Caruso

Mi sono presa del tempo prima di presentarvi l’ultimo resoconto di Libri Come 2017, una settimana per l’esattezza.
L’articolo l’ho scritto di getto e già è stato pubblicato su Art a Part of Cult(ure), ma sapete benissimo che sul mio blog c’è sempre una coda, o una presentazione, un preambolo, chiamatelo come volete. Io immagino questi miei “inviti alla lettura” come quelle chiacchiere intime, la sera tardi sul divano, quelle chiacchiere su argomenti che ci sono tanto piaciuti. E a me l’argomento “Generazione anni ‘80” è piaciuto tantissimo, specie con interlocutori – e testimoni diretti – quali Zerocalcare, Tommaso Giagni e Eleonora Caruso, e una conduttrice/padrona di casa sensibile e acuta come Loredana Lipperini.

Di questo si è parlato con i tre giovani e talentuosi autori, del loro mondo iconico e di ciò in cui si riconoscono, dei conflitti dai quali rifuggono e dai modelli che, seppur ancora ben presenti come retaggio delle generazioni precedenti, sono per loro impossibili da perseguire. Si è parlato degli anni ’80 come età di passaggio, di confine tra il mondo prima di internet e il mondo con internet, un periodo storico senza una vera storia in cui identificarsi, unica àncora la nostalgia dell’infanzia, quel periodo fecondo di cose, sensazioni, emozioni nel quale possono ritrovarsi fratelli, solo per un fuggevole attimo.

Negli anni ’80 io ero una giovanissima madre che si metteva a giocare col Nintendo fino a notte fonda e di pomeriggio si guardava I Cavalieri dello Zodiaco assieme ai figli, e che si chiedeva, guardandoli, cosa sarebbero stati da grandi. Erano anni facili quelli, anni in discesa, e non c’era bisogno di molta immaginazione, quella che i trentenni di oggi devono utilizzare ogni istante per inventarsi il presente prima di pensare al futuro. Ho ascoltato con attenzione e rispetto ogni singola parola che Zerocalcare, Tommaso Giagni e Eleonora Caruso hanno detto, ho sorriso e riso con loro e ho ricordato. E ho anche capito.

Questo l’articolo:

Generazione anni ’80. Zerocalcare, Tommaso Giagni e Eleonora Caruso ci raccontano i trentenni di oggi.

Lo confesso, ho molto invidiato Loredana Lipperini quando è salita sul palco della Sala Petrassi all’Auditorium con Zerocalcare, Tommaso Giagni e Eleonora Caruso. Lei ha avuto con loro quel dialogo che quotidianamente ho con i miei figli, anch’essi generazione ’80, senza riuscire a capire fino in fondo cosa li turba, cosa li fa sentire così alieni. A Libri Come, grazie a questa straordinaria conversazione, ho capito di più, e voglio cominciare a raccontare l’incontro dalla fine, da una considerazione fatta da Eleonora Caruso (che ho molto apprezzato in Comunque vada non importa, suo romanzo d’esordio), e ripresa dagli altri suoi colleghi, che è l’estrema sintesi di tutto: “Noi degli anni ’80 evitiamo i conflitti, soprattutto quel genere tipico delle generazioni precedenti. Non ci riconosciamo nei bisogni dei trentenni dei film di Muccino (quelli che avevano trent’anni quando noi siamo nati o poco oltre), quindi non sentiamo la necessità di scontrarci su fronti che riteniamo inutili.” [Continua a leggere…]

I dialoghi di #LibriCome, un altro confine superato

Quest’anno a #LibriCome c’era questa novità: i dialoghi tra autori. Nessuna mediazione, nessuna domanda giornalistica, nessun relatore o presentatore ufficiale. I due autori lì, sul palco, a interrogarsi a vicenda su un tema comune e a interagire col pubblico, senza filtri. Che meraviglia!

Con questa modalità è stato straordinario incontrare Maurizio De Giovanni e Carlo Lucarelli in un dialogo sulla serialità dei noir, con tutte le derive legate alle trasposizioni televisive. Un napoletano e un bolognese che ci hanno raccontato il loro rapporto coi loro personaggi, coi luoghi delle narrazioni, coi linguaggi, le atmosfere, i ritmi e come tutto questo acquista connotati bizzarri quando si ha a che fare con una produzione televisiva. Ovviamente i riferimenti all’ispettore Lojacono e all’ispettore Coliandro non sono puramente casuali.

Altro dialogo che mai avrei immaginato è stato quello del poeta Franco Arminio e dello scrittore Paolo Cognetti, il cui tema era la montagna. Anche qui sud e nord, un irpino montanaro e un milanese adottato dai monti valdostani. Devo dire che degli abitanti della montagna ho sempre avuto l’idea di persone chiuse, solitarie, cupe a volte. Arminio e Cognetti hanno smentito questo preconcetto, offrendo al pubblico – piuttosto numeroso direi – un dialogo frizzante e coinvolgente, tanto che alla fine ci siamo ritrovati, tutti insieme, a cantare in coro Bella Ciao.

Ancora una volta Libri Come ci offre una visione diversa di quello che la scrittura rappresenta, di quello che la narrazione deve essere: incontro e dialogo. Il mio racconto di questi due eventi sulle pagine di Art a Part of Cult(ure).

Due autori seriali a confronto. De Giovanni e Lucarelli dialogano.

Incontrare insieme Maurizio De Giovanni e Carlo Lucarelli è come incontrare contemporaneamente l’ispettore Coliandro e l’ispettore Lojacono dentro un ufficio di polizia mentre si scambiano informazioni su un caso. Pare proprio di vederli, al di là di una porta coi vetri opachi, che è idealmente lo schermo di un televisore, mentre gesticolano e discutono.

Si parla di serialità nel noir e non si può prescindere dal parlare di serialità televisiva. Il mondo letterario del noir nostrano già da tempo è approdato nel mondo della trasposizione cinematografica (pensiamo a Montalbano di Camilleri o ai Delitti del Bar Lume di Malvaldi), ma per fortuna di noi lettori gli autori di questi romanzi continuano a scrivere fregandosene dell’utilizzo futuro delle loro storie: ciò che conta sono i personaggi. [Continua a leggere…]

Franco Arminio e Paolo Cognetti auspicano un nuovo Umanesimo della Montagna

Un titolo del genere pare scritto da un folle, ma alla fine forse riuscirò a spiegarmi. Sono andata a questo incontro per Libri Come convinta di sentir parlare di montagne e di solitudine. Sarà che ultimamente mi capita di leggere molti testi con ambientazioni simili (uno fra tutti lo stupendo Neve, Cane, Piede), dove il concetto straniante dell’isolamento è molto presente, ero convinta che i due autori avrebbero trascinato tutti noi in una sorta di elegìa deprimente.
Avevo “lasciato” Paolo Cognetti con Sofia, una ragazza molto difficile e sicuramente sola, incapace di vivere rapporti appaganti e normali, e lo ritrovo a Libri Come a dialogare con un poeta “paesologo” irpino, Franco Arminio, sul potere taumaturgico delle montagne. “L’Italia guarirà certamente dai suoi mali, e questo avverrà quando tornerà alle “posture” delle montagne.” E per posture si intendono gli usi, le tradizioni, la legna, il formaggio, il ritmo, il rispetto, tutto ciò che è rimasto sui nostri monti perché nessuno è riuscito a contaminarlo. [Continua a leggere…]

In primavera a Roma torna #LibriCome e io lo racconto così

Mi sono presa una pausa. Una pausa dalle narrazioni pesanti, una pausa dalle mie paure e dal malessere e sono tornata ad occuparmi, per qualche giorno, di ciò che più amo: i libri. E per fortuna Roma ci regala ogni tot cose belle. Libri Come è una rassegna letteraria diversa dalle solite fiere del libro, saloni e robe simili: in quei casi protagonisti sono gli editori coi loro prodotti, in quei casi si vende e si compra un oggetto del desiderio. A #LibriCome protagonisti sono gli autori con le loro storie, sono i percorsi letterari, i pensieri, le idee. Non è un caso se difficilmente si trovano banchetti per la vendita fuori dai luoghi in cui si svolgono gli eventi. C’è una libreria lì vicino (la manifestazione si svolge all’Auditorium), i lettori possono comprarli lì i libri.

Il tema di quest’anno è stato Confini: reali, metaforici, fisici, di pensiero. Un tema straordinario e attualissimo, e il primo confine che ho voluto affrontare e col quale mi sono voluta confrontare è stato quello del rapporto padre-figlia. Io che tanto ne ho scritto, con quel padre quasi onnipresente nei mie libri, ho voluto incontrare altre tre scrittrici che, col loro linguaggio e il loro stile narrativo, hanno raccontato il loro punto di vista.

Teresa Ciabatti, Carmen Pellegrino e Anna Giurickovic Dato sono le prime tre ospiti del mio resoconto su #LibriCome, resoconto che, come sempre, viene pubblicato su Art a Part of Cult(ure).

Buona lettura!

Libri Come #2. Tre scrittrici raccontano tre rapporti padre-figlia e tre diverse violenze.

Libri Come 2017 per me è cominciato dall’incontro con tre splendide scrittrici: Teresa Ciabatti, Carmen Pellegrino e Anna Giurickovic Dato. Al di là della curiosità comprensibile di vedere nella vita reale tre “amiche virtuali”, ciò che mi ha spinta a partecipare a tre eventi consecutivi – con tanto di slalom tra le persone e corse da una sala all’altra – è stato il desiderio di conoscere il loro linguaggio e la loro cifra stilistica.

Non avevo idea di quali storie avrei incontrato (avevo letto notizie solo su La più amata e mi ero volutamente fermata lì, per non farmi influenzare) e sono stata davvero colpita dal fatto che, in tutte e tre le narrazioni, si affronta il rapporto padre/figlia. Ma non solo. In tutti i libri si raccontano tre diverse violenze[Continua a leggere…]

Auguro a tutti un #2017 di idee e sogni.

image2

Oggi mi è arrivata una email di un caro amico, una newsletter del suo sito con un messaggio per il #2017. Ora si dà il caso che io conosca molto bene Mauro Sandrini e so che i suoi messaggi non sono mai casuali, e quest’ultimo nello specifico mi ha fatto riflettere e ricordare (il messaggio è qui). Ho ricordato un 31 dicembre di tanti anni fa, trascorso a San Giorgio a Cremano dai miei nonni paterni, una notte in cui si è rischiata la vita perché i napoletani sanno essere davvero eccessivi in tutto. Una notte piena di simboli e di ritualità, che odorava di magia e di sacralità, specie a mezzanotte quando, spente le luci nelle case, si sono accese quelle in cielo e sui balconi e per le strade, coi fuochi e i razzi e i botti e tutti, ma proprio tutti, hanno preso a gettare fuori di casa, dalle finestre e dai balconi, qualcosa di vecchio, di usato. Volava di tutto, anche mobili, elettrodomestici, di tutto. E io bambina guardavo quegli oggetti passarmi sopra la testa e precipitare in basso con uno schianto e pensavo che fosse meglio restarsene al chiuso che giù di sotto si poteva morire.

Siamo abituati a scandire il nostro tempo, a dargli una forma e un limite fatto di secondi, minuti, ore, giorni, mesi, anni, lo visualizziamo come un neonato il 1 gennaio e come un vecchio decrepito e barbuto il 31 dicembre, e quell’ultima notte lo uccidiamo letteralmente – almeno a Napoli si faceva così, – con un bel falò di roba vecchia e nello stesso istante illuminiamo la strada al bambino che sta arrivando. A cosa pensate servano i fuochi d’artificio? La tradizione e le leggende dicono che servano per scacciare gli spiriti maligni, perché i “botti” e le esplosioni fanno certo un gran baccano. Io preferisco la mia suggestione, che siano luci artificiali nella notte a illuminare il cammino del nuovo anno, ancora cieco e sordo come ogni nuovo nato. Ma il tempo in realtà non ha limiti, è un flusso continuo che non si può imbrigliare in schemi convenzionali, e in questo flusso scorrono le nostre vite fatte di un prima e un dopo con noi al centro, incatenati in un eterno presente.

Quindi a cosa serve festeggiare, celebrare, illuminare a giorno questo evento che, in sé, non rappresenta nulla di diverso da tutti gli altri istanti? Credo che sia qualcosa di catartico, abbiamo bisogno di riti per prendere forza ed energia e andare avanti, verso quel dopo sconosciuto che chiamiamo futuro. E allora ben vengano i buoni propositi, gli scongiuri, le preghiere per chi ha fede, i fuochi e i falò. Ben venga il gettare via ciò che è inutile zavorra, per camminare leggeri e avere lo spazio per accogliere ciò che è ancora nel mondo magico delle idee. Il futuro è questo, in fondo, solo un’idea alla quale dare corpo e forma, che ci possa riempire e dare un senso. Anche se questo può andare in contraddizione con il saggio consiglio di seminare oggi per raccogliere domani, come fanno i contadini che hanno la vista lunga e annusano l’aria del domani e affidano alla Terra dell’autunno e dell’inverno i raccolti della primavera e dell’estate. No, non si possono buttare via quelle idee lì, quei sogni fatti nei giorni di pioggia e freddo, quelli che hanno preso forma a costo di sacrifici e dedizione. Dobbiamo essere in grado di riconoscere le scorie, i rami secchi, le piante sterili, le infide erbacce, come fanno i contadini. E il 31 dicembre possiamo liberarcene, sarà quello il nostro rito propiziatorio.

Auguro quindi a tutti noi di mantenere il buono e di gettare l’inutile, di volare leggeri nel nuovo anno e di trovare il tempo per goderne i frutti. Auguro idee e sogni, che le une senza gli altri non potrebbero esistere.

#PLPL2016 Alla fine della Fiera cosa resta?

Ho voluto inserire questo video come introduzione all’articolo perché corrisponde alla somma e al riassunto di quanto ho visto, provato, percepito in questi cinque giorni di Fiera della piccola e media editoria Più Libri Più Liberi. What a feeling! Eppure non sono certo nuova a questa giostra. Il fatto è che quest’anno mi è sembrata leggermente diversa. C’era meno gente, complice forse un clima straordinario e un ponte lungo proposto dal calendario, ma c’erano anche meno espositori. Quegli spazi vuoti, mimetizzati abilmente spostando gli stand di qualche centimetro a destra o a sinistra, c’erano. Forse l’organizzazione sta realmente pensando di spostare la Fiera a partire dal prossimo anno, o forse gli editori si stanno riorganizzando. Parlo dei piccoli e medi ovviamente, e voglio sperare e pensare che quest’ultimo sia il vero motivo di tanta assenza.

Io ho voluto seguire tutti quegli eventi che puntavano i riflettori sui cambiamenti in atto e futuri. Quindi l’attenzione ai ruoli di scouting e di ricerca della qualità da parte degli editori indipendenti, le nuove modalità di approccio ai lettori da parte dei librai indipendenti, il significato che sta assumendo il selfpublishing nel mercato editoriale indipendente. Non pare anche a voi che ci sia una gran voglia di sciogliere legacci e lagacciuoli e di dare una bella scossa a tutto quanto? Tutta questa voglia di affermare la propria indipendenza, questo bisogno di correre più forte e più avanti, con gli strumenti giusti, liberi da sovrastrutture che sanno di stantio, questa necessità di essere creativi, fantasiosi, innovativi, tutto per riportare l’attenzione su colui che può realmente cambiare le sorti dell’editoria, l’unico vero giudice: il lettore. Caspita… Che rivoluzione potrebbe essere! E io spero tanto che accada, i tempi sono maturi, gli scrittori Indie scalpitano ai nastri di partenza, i librai hanno il cronometro in mano e gli editori sono in palestra ad allenarsi. Tutto per i lettori finalmente, tutto per cercare di ristabilire quel patto non scritto, ma unico metro di misura, tra chi pubblica e chi fruisce: la promessa di offrire un prodotto di buona qualità.

Gli ultimi due eventi che ho seguito sono stati proprio sul selfpublishing (che meraviglia ritrovare questa tematica in Fiera anni dopo l’avventura con NoBrandArt!) e sulle librerie indipendenti, e ho scritto due articoli su Art a Part of Cult(ure) che di seguito vi linko. Una sorta di quadratura del cerchio, insomma. Se leggerete di seguito gli articoli che ho pubblicato, compresa la parentesi straordinaria dell’incontro con gli autori Sabot/Age, potrete rendervene conto anche voi. Che la rivoluzione abbia inizio!

Più Libri Più Liberi 2016 #14. Si parla del mercato del selfpublishing. Un’altra editoria?

Sembra un po’ di assistere a quella faccenda della montagna e di Maometto: prima o poi si dovranno pur incontrare! E così capita che in una magnifica giornata di dicembre, a.d. 2016, in quel di Roma al Palazzo dei Congressi, il Selfpublishing incontri la piccola e media editoria in qualità di partecipante e non più come mero spettatore di serie B. Esatto, proprio così. L’incontro è stato curato dall’AIE in fondo, quindi delle due una: o hanno promosso il selfpublishing o lo temono. [continua a leggere…]

Più Libri Più Liberi 2016 #19. I librai illuminati. Come riportare i lettori in libreria?

Quest’anno Più Libri Più Liberi mi ha sorpresa per le tematiche trattate. Nulla di nuovo, sia ben chiaro, in rete se ne parla da tempo, però in Fiera, salvo timidi accenni negli anni passati, mai. Sto parlando di come stia cambiando il mercato editoriale, del ruolo che riveste la piccola e media editoria, della riscoperta dei ruoli dei vari attori che compongono la filiera editoriale, tutto per ricondurre i lettori verso i libri. Quindi i librai hanno potuto dire la loro in più di una circostanza, i librai indipendenti (quante volte ho sentito questa parola negli ultimi cinque giorni…). All’evento cui ho partecipato c’erano Carmelo Calì, per Libri & Bar Pallotta, e Alessandro Alessandroni per Altroquando. [continua a leggere…]

#PLPL2016 che fiera sarebbe se non parlassi di libri?

20161208_130420

Mi ero ripromessa di partecipare solo ad eventi per così dire tecnici, o professionali se preferite. Ma come si fa, come si fa a resistere al richiamo delle novità libresche! Specie se si tratta di noir, addirittura di quattro uscite per Sabot/Age di Edizioni e/o. Per chi mi segue da un po’ non devo certo spiegare che, davanti a una simile circostanza, io sono come Ulisse con le Sirene, le api con il miele, la Jolie con Brad Pitt… no, questo esempio non vale più.

Stavolta non c’era Massimo Carlotto, ma va bene, ci siamo visti parecchio nell’ultimo anno. Al suo posto c’era la mia amica Francesca Schipa che, con un po’ di emozione a suo dire (è stata magnifica), ha moderato l’incontro con Giorgia Lepore, Piergiorgio Pulixi, Pasquale Ruju e Luca Poldelmengo. I Fantastici Quattro!

f4

Di loro, dei loro romanzi, della collana Sabot/Age e di tante altre cose potrete leggere nell’articolo pubblicato per Art a Part of Cult(ure) che vi linko più sotto. Qui voglio solo aggiungere una piccola integrazione (perché di appunti ne ho presi parecchi)

Francesca Schipa si è soffermata parecchio sul personaggio protagonista dei romanzi di Giorgia Lepore, tal Gerardo Esposito detto Gerri. Le ha chiesto “da dove le fosse venuto un personaggio così” (leggete tra le righe, per favore), un uomo “che non deve chiedere mai” verrebbe da dire, bello e dannato o dannatamente bello. Insomma, si è parlato di questo appartenente al genere maschile talmente tanto da cominciare a fare ipotesi su chi potrebbe impersonarlo sul piccolo o grande schermo. Difficile a dirsi. A una mia successiva domanda diretta, Giorgia ha risposto che lei lo immagina col volto del primo Johnny Depp. E adesso lasciamo volare la fantasia e tuffiamoci nella lettura.

Poi lo sapevate che gli occhi di Mazzeo, il protagonista dei romanzi di Pulixi, sono un mix tra quelli della madre e del fratello dell’autore? Occhi chiari, bellissimi, color ghiaccio.

E sapevate che il romanzo di Ruju nasce, qualche anno fa, come cortometraggio?

L’ultima domanda impertinente di Francesca è stata: “Cosa vi rubereste l’un l’altro?” Provo a sintetizzare le risposte.
Giorgia ruberebbe a Piergiorgio la conoscenza della malavita internazionale, a Luca le geometrie relazionali e a Pasquale ruberebbe Dylan Dog.
Pasquale ruberebbe a Giorgia la visione femminile del noir, a Luca le geometrie relazionali e a Pulixi ruberebbe Mazzeo.
Luca ruberebbe a Giorgia il suo rapporto tra lavoro e scrittura, a Pasquale l’artigianato costruttivo e a Pulixi il mix tra passione e determinazione.
Piergiorgio infine ruberebbe a Giorgia la lievità del tocco, a Pasquale il mestiere e a Luca la drammaturgia.

Detto questo, ecco il mio articolo su questi Fantastici Quattro. Buona lettura!

Più Libri Più Liberi 2016 #6. Il poker d’assi di Sabot/Age con donna (di picche)

Perché “donna di picche”? Ve lo spiego dopo… Ricordo che un anno fa chiacchieravo sui social con Massimo Carlotto e “qualcuno” del collettivo Sabot/Age e chiedevo come mai non ci fossero donne al suo interno. Eppure di scrittrici noir italiane ce ne sono, e anche eccellenti! Ecco, un anno dopo mi hanno accontentata accogliendo nel gruppo Giorgia Lepore (sia chiaro che l’idea che l’abbiano fatto per me è pura vanagloria.).

A Più Libri Più Liberi 2016 sono stati presentati i 4 nuovi romanzi della collana Sabot/Age (sì, è anche una collana) di Edizioni e/o, e a condurre l’evento è stata un’amica, Francesca Schipa, che ha degnamente sostituito Massimo Carlotto. I quattro autori erano tutti lì, intorno a lei, e che meraviglia di palco! Piergiorgio Pulixi, Luca Poldelmengo, Pasquale Ruju e la magnifica autrice Giorgia Lepore. Francesca dice che ci si affeziona ad un libro, ad un autore. Nel caso di Sabot/Age i lettori tendono ad “innamorarsi” di un’intera collana, e io posso confermarlo perché davvero c’è un’univocità di intenti al suo interno e davvero ti viene voglia di collezionare tutti i suoi libri. L’univocità è data dal fatto che tutti gli autori, pur nel loro stile, pur nelle loro autentiche diversità, raccontano le verità nascoste dietro la realtà, quelle verità che la cronaca spesso non può evidenziare. E questo affascina chi legge, soddisfa quella curiosità insita nell’approccio alla lettura che è in ognuno di noi. Quando un autore riesce in questo non può non avere successo, e quando ci riesce un’intera collana… [continua a leggere…]

 

 

#PLPL2016 Altro anno stessa Fiera. Il mio primo resoconto di Più Libri Più Liberi

fiera1

E siamo ancora qui, come ogni anno a inizio dicembre. L’appuntamento coi libri a Roma si chiama Più Libri Più Liberi, e per me è imprescindibile, nonostante tutto. Quest’anno mi trovo presa di mille altre cose, decisamente importanti per me, ma non potevo mancare. Sono una scrittrice e una blogger, e al Palazzo dei Congressi mi sento un po’ a casa mia. Poi devo/voglio scrivere i miei articoli per Art a Part of Cult(ure) e non posso certo farlo per interposta persona. Poi voglio incontrare gli amici, le persone che come me amano respirare quest’aria così particolare, voglio curiosare tra gli stand, voglio carpire sguardi e voci, voglio ascoltare se c’è qualcosa di nuovo in questo panorama, a volte desolato altre esaltante, che è la piccola e media editoria in Italia.

Ho deciso di seguire alcuni eventi in qualche modo legati tra loro, una sorta di fil rouge sullo stato dell’arte che, in questa edizione, è caratterizzato da una maggiore attenzione degli addetti ai lavori, e non solo, su cosa deve (dovrebbe) diventare l’editoria indipendente, su una nuova (vecchissima) concezione dei ruoli, su cosa si deve fare per rivitalizzare il mercato a partire dalla filiera, sul ruolo fondamentale che stanno assumendo i librai “illuminati” e, udite udite, su come sta evolvendo il selfpublishing. Sono passati tre anni da quando un piccolo gruppo di autori e professionisti del settore andò in fiera con uno stand, senza l’appoggio di alcun editore, per rivendicare quel rapporto speciale col lettore che pareva sfilacciato e che, soprattutto col selfpublishing di qualità, è vitale. Era il 2013 quando feci l’appello e, sotto il nome comune di NoBrandArt, scatole di libri anche autopubblicati e uno stand coloratissimo e vivace, andammo in ventitré ad assaltare il fortino e a parlare alla gente di cosa significhi essere autori Indie (ne parlo qui). Molta strada è stata fatta, e molta ancora ne abbiamo da fare, ma pare che sia stata accantonata l’idea che “self è il male”. Vi saprò dire di più dopo l’evento del 10 dicembre.

Per ora posso solo dirvi che i primi giorni di fiera mi sono sembrati un po’ mosci, con poca affluenza di gente. Ma è anche vero che Roma ci sta regalando giornate quasi primaverili e starsene al chiuso col sole che splende, specie con un ponte festivo lungo, è difficile da concepire. Speriamo che le cose vadano meglio tra sabato e domenica, che i libri hanno bisogno di essere comprati e letti.

Il mio primo articolo per Art a Part of Cult(ure) parla di numeri, ed è davvero molto interessante ciò che ci svela.

Più Libri Più Liberi 2016 #2 Come va il mercato editoriale? Facciamo un po’ di conti.

Più Libri Più Liberi 2016 per me quest’anno comincia dai numeri. Che l’editoria sia in crisi e che qualcosa stia cambiando ce lo siamo detto tutti, più volte. Certo non bastano i piccoli passi fatti fin ora, ma è interessante vedere come e cosa percepiscono gli addetti ai lavori.
Ho partecipato all’incontro L’andamento del mercato 2016 alla vigilia del Natale e la piccola editoria. Da un’editoria mainstream a una indiestream?, perché il titolo evocava per me una serie di “lotte” che da tempo conduco in prima persona sul web – e non solo – e perché era interessante che l’evento fosse curato dall’AIE. Che si stiano tutti svegliando? mi sono detta. [continua a leggere…]