Giorgia Lepore, una Sabot-Autrice alla corte di re Massimo Carlotto.

 

Qualche tempo fa ho pensato che scrivere recensioni fosse un bel modo di ringraziare uno scrittore. Come lettrice posso andare su qualche portale di libri e lasciare un commento che, sono certa, sarà comunque letto da qualcuno e apprezzato. Come scrittrice so che a volte non basta, non basta un grazie intendo. Io credo che un libro bello vada proprio celebrato, vada insinuato nel cuore di altri lettori con parole belle e sincere, e non da critici o da esperti, ma proprio da appassionati. Come alcuni di voi già sapranno io non scrivo recensioni sul mio blog, ma ne scrivo per altri (principalmente per un magazine online in realtà) o almeno per chi me lo chiede. Con Giorgia Lepore mi sono trovata nell’imbarazzo di voler parlare di ben due libri senza dire troppo, così è capitato che in un gruppo social molto molto attivo abbia trovato le parole giuste per un doppio consiglio di lettura e che la responsabile di un blog mi abbia chiesto di scrivere qualcosa di più “consistente”. Va bene, sto scrivendo un sacco di frasi complicate, ma è solo perché vorrei portarvi piano piano al momento in cui metto il link all’articolo su Giorgia, vorrei bendarvi e confondervi le idee in modo da non avere neppure un assaggio delle mie sensazioni. Impossibile…

Ecco dunque cosa penso io di “I figli sono pezzi di cuore” e “Angelo che sei il mio custode”. Ospite del blog Babette Brown legge per voi, che per una volta mi ha ceduto lo spazio, vi racconto questi due libri noir che vanno letti nell’ordine in cui li ho proposti, come ho fatto io.

Ho incontrato, virtualmente e personalmente, Giorgia Lepore poco tempo fa. In autunno mi sono ritrovata a commentare il post di un’amica (reale), fine lettrice e scrittrice, che raccontava le proprie sensazioni sull’ultima pubblicazione della collezione Sabot/Age di Edizioni e/o, e io che seguo la suddetta collezione (e il collettivo prima) da diverso tempo grazie all’ideatore Massimo Carlotto, mi sono incuriosita. Perché mi ero “lamentata” spesso con Carlotto del fatto che Sabot/Age non avesse donne al suo interno e perché stavolta, dal post che stavo leggendo, pareva proprio che una donna fosse finalmente entrata in quel magico Olimpo. La mia amica ha invitato me e Giorgia a fare conoscenza e, senza mezzi termini, mi ha detto: “Ora ti leggi I figli sono pezzi di cuore, per cominciare, che tra un po’ esce quello nuovo per Sabot/Age, e non te lo puoi perdere, giusto? Ti piacerà da morire, lo so”. Io seguo sempre i consigli di quella mia amica, a occhi chiusi, e per fortuna… [Continua a leggere…]

 

Torniamo a parlare di libri. Le belle novità sono il pepe della vita.

Io provo una profonda ammirazione per tutti coloro che riescono a programmare i loro post sui rispettivi blog. Purtroppo io non ce la faccio; non seguo un calendario preciso; non li scrivo con largo anticipo per poi posticipare la data di uscita; non seguo gli “insights”; non prestabilisco un numero di post mensili. Un disastro. Ci ho provato per un po’ a inizio 2016, quando mio figlio ha utilizzato il mio blog per un master di web strategy, ma appena lui ha finito è ricominciata l’anarchia. Poi c’è la vita, con le sue disavventure, le sorprese, i fatti importanti che richiedono attenzione, concentrazione…

Cercherò d’ora in avanti di essere più disciplinata, anche se le garanzie le ho buttate via con la scatola delle istruzioni. A giugno usciranno sicuramente due post, uno collegato a un sito letterario e che riguarda una mia doppia recensione a un’autrice che amo (sì, un’autrice, perché i suoi romanzi sono il suo vestito bello), e l’altro sarà l’ultimo episodio di Cetteide Revolution. Il primo post di questo mese invece riguarda alcune novità, che per fortuna arrivano ogni tanto a mettere un po’ di pepe su queste piatte giornate di attesa.

Sono da pochissimo uscite le versioni in brossura di due miei libri – libri… racconti forse, – storici: Cetteide, in vacanza con mia madre e Quella volta che sono morta. Ho deciso di utilizzare il nuovo servizio offerto da KDP di Amazon (diverso da Create Space, che in ogni caso è di Amazon anch’esso). Sicuramente la pubblicazione è più agevole e veloce e ci sono diversi tools per l’impaginazione e per impostare la cover. Il risultato finale è soddisfacente, pur trattandosi di stampa digitale e anche se, a mio avviso, alcune istruzioni riguardo l’impostazione (pagine bianche, posizione dei capitoli, ecc.) sono da correggere. Insomma, quando KDP vi dice di cominciare l’impaginazione col primo testo a sinistra non dategli retta… La cosa decisamente buona rispetto a Create Space è che il titolo affiancherà quello già pubblicato nella versione eBook anche nei reports e quindi le vendite e le royalties saranno conteggiate ogni 60 giorni, senza massimale di introiti (con Create Space bisogna raggiungere almeno € 100…). Ovviamente la distribuzione sarà solo sulla piattaforma Amazon e i lettori faranno bene a fare l’abbonamento Prime per evitare costi di spedizione (comunque molto inferiori a quelli con Create Space che fa partire i plichi dagli USA).

Credo che molto presto ripeterò l’iniziativa con StreetLib (il procedimento è praticamente identico), perché così la distribuzione avverrà su tutte le piattaforme e gli store online (e le loro istruzioni per impaginare sono migliori).

Amanti dei libri di carta, ora non avete più scuse: eccoli, ve li presento, con tanto di link all’acquisto.

Titolo: Cetteide, in vacanza con mia madre
Autore: Cetta De Luca
ISBN: 978-1521291207
Editore: Indipendently Published
Prezzo: € 5,20
Lo puoi acquistare su Amazon 

Questo libro è piccolino, adatto ai pigri.

 

Titolo: Quella volta che sono morta
Autore: Cetta De Luca
ISBN:
Editore: Indipendently Published
Prezzo: € 8,50
Lo puoi acquistare su Amazon

Questo libro è un po’ più grande, 165 pagine, ma si legge facilmente.

And now… MUSIC!

#PLPL2016 che fiera sarebbe se non parlassi di libri?

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Mi ero ripromessa di partecipare solo ad eventi per così dire tecnici, o professionali se preferite. Ma come si fa, come si fa a resistere al richiamo delle novità libresche! Specie se si tratta di noir, addirittura di quattro uscite per Sabot/Age di Edizioni e/o. Per chi mi segue da un po’ non devo certo spiegare che, davanti a una simile circostanza, io sono come Ulisse con le Sirene, le api con il miele, la Jolie con Brad Pitt… no, questo esempio non vale più.

Stavolta non c’era Massimo Carlotto, ma va bene, ci siamo visti parecchio nell’ultimo anno. Al suo posto c’era la mia amica Francesca Schipa che, con un po’ di emozione a suo dire (è stata magnifica), ha moderato l’incontro con Giorgia Lepore, Piergiorgio Pulixi, Pasquale Ruju e Luca Poldelmengo. I Fantastici Quattro!

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Di loro, dei loro romanzi, della collana Sabot/Age e di tante altre cose potrete leggere nell’articolo pubblicato per Art a Part of Cult(ure) che vi linko più sotto. Qui voglio solo aggiungere una piccola integrazione (perché di appunti ne ho presi parecchi)

Francesca Schipa si è soffermata parecchio sul personaggio protagonista dei romanzi di Giorgia Lepore, tal Gerardo Esposito detto Gerri. Le ha chiesto “da dove le fosse venuto un personaggio così” (leggete tra le righe, per favore), un uomo “che non deve chiedere mai” verrebbe da dire, bello e dannato o dannatamente bello. Insomma, si è parlato di questo appartenente al genere maschile talmente tanto da cominciare a fare ipotesi su chi potrebbe impersonarlo sul piccolo o grande schermo. Difficile a dirsi. A una mia successiva domanda diretta, Giorgia ha risposto che lei lo immagina col volto del primo Johnny Depp. E adesso lasciamo volare la fantasia e tuffiamoci nella lettura.

Poi lo sapevate che gli occhi di Mazzeo, il protagonista dei romanzi di Pulixi, sono un mix tra quelli della madre e del fratello dell’autore? Occhi chiari, bellissimi, color ghiaccio.

E sapevate che il romanzo di Ruju nasce, qualche anno fa, come cortometraggio?

L’ultima domanda impertinente di Francesca è stata: “Cosa vi rubereste l’un l’altro?” Provo a sintetizzare le risposte.
Giorgia ruberebbe a Piergiorgio la conoscenza della malavita internazionale, a Luca le geometrie relazionali e a Pasquale ruberebbe Dylan Dog.
Pasquale ruberebbe a Giorgia la visione femminile del noir, a Luca le geometrie relazionali e a Pulixi ruberebbe Mazzeo.
Luca ruberebbe a Giorgia il suo rapporto tra lavoro e scrittura, a Pasquale l’artigianato costruttivo e a Pulixi il mix tra passione e determinazione.
Piergiorgio infine ruberebbe a Giorgia la lievità del tocco, a Pasquale il mestiere e a Luca la drammaturgia.

Detto questo, ecco il mio articolo su questi Fantastici Quattro. Buona lettura!

Più Libri Più Liberi 2016 #6. Il poker d’assi di Sabot/Age con donna (di picche)

Perché “donna di picche”? Ve lo spiego dopo… Ricordo che un anno fa chiacchieravo sui social con Massimo Carlotto e “qualcuno” del collettivo Sabot/Age e chiedevo come mai non ci fossero donne al suo interno. Eppure di scrittrici noir italiane ce ne sono, e anche eccellenti! Ecco, un anno dopo mi hanno accontentata accogliendo nel gruppo Giorgia Lepore (sia chiaro che l’idea che l’abbiano fatto per me è pura vanagloria.).

A Più Libri Più Liberi 2016 sono stati presentati i 4 nuovi romanzi della collana Sabot/Age (sì, è anche una collana) di Edizioni e/o, e a condurre l’evento è stata un’amica, Francesca Schipa, che ha degnamente sostituito Massimo Carlotto. I quattro autori erano tutti lì, intorno a lei, e che meraviglia di palco! Piergiorgio Pulixi, Luca Poldelmengo, Pasquale Ruju e la magnifica autrice Giorgia Lepore. Francesca dice che ci si affeziona ad un libro, ad un autore. Nel caso di Sabot/Age i lettori tendono ad “innamorarsi” di un’intera collana, e io posso confermarlo perché davvero c’è un’univocità di intenti al suo interno e davvero ti viene voglia di collezionare tutti i suoi libri. L’univocità è data dal fatto che tutti gli autori, pur nel loro stile, pur nelle loro autentiche diversità, raccontano le verità nascoste dietro la realtà, quelle verità che la cronaca spesso non può evidenziare. E questo affascina chi legge, soddisfa quella curiosità insita nell’approccio alla lettura che è in ognuno di noi. Quando un autore riesce in questo non può non avere successo, e quando ci riesce un’intera collana… [continua a leggere…]

 

 

Carlotto e de Cataldo, le rockstar del noir e del crime, insieme per presentare Il Turista.

Un mese di assenza dal mio blog non è pensabile, ma la vita reale a volte richiede attenzioni particolari, che non consentono distrazioni di sorta. E poi, come ho già avuto modo di dire, non si può scrivere giusto per fare esercizio sintattico (quello possiamo mantenerlo privato), bisogna avere qualcosa di interessante da dire.

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Ora bando alle ciance e alle giustificazioni, è giunto il momento di raccontare qualcosa, si torna in piena attività. Venerdì scorso ho ripreso la piacevole abitudine di partecipare a un evento letterario e sono andata alla mia libreria del cuore qui a Roma (ne ho tante altre nel cuore, ma Pallotta resta il mio primo amore), dove ho incontrato Massimo Carlotto. E dov’è la novità? direte voi, visto che negli ultimi anni vai sempre ai suoi incontri? (questa frase scritta così è sintatticamente orrenda, ma non la correggo perché rende bene l’idea, i puristi se ne faranno una ragione). La novità è che all’incontro per la presentazione del nuovo romanzo, Il Turista (Rizzoli) c’era anche Giancarlo de Cataldo, l’autore di Romanzo Criminale per intenderci. Occasione troppo ghiotta per mancare! Come ho avuto modo di scrivere in un tweet, era come avere Springsteen e Bono Vox nel soggiorno di casa ad esibirsi in una jam session. Carlotto e de Cataldo sono, per me, le due rockstar italiane (ed europee) del noir e del crime: un godimento.

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Per prima cosa sono molto simpatici. Tanto che, per la prima volta da quando frequento questo tipo di incontri, il pubblico si è lasciato andare a domande e interazioni interessanti che hanno animato la seconda parte della serata. Il Turista è stato presentato come un thriller, che si discosta dal genere solito di Carlotto, quel noir hard boiled del nord est italiano che io amo tanto e che ha dato vita all’Alligatore.

“In realtà in questo romanzo c’è un po’ di thriller, un po’ di noir e un po’ di spy story, quindi un mix che non è facile racchiudere in un unico genere. Ma io scrivo così, come mi viene, lascio agli altri le definizioni e le categorizzazioni.”

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Questo afferma Carlotto, e io gli credo e sottoscrivo perché oggi, con la realtà che spesso supera la fantasia, così complessa e multiforme, scriverne anche se in versione romanzata fa prescindere dai canoni comuni. Certe storie non si “imbrigliano”.

“L’unica cosa che si può raccontare de Il Turista è che si svolge a Venezia e che i protagonisti sono due: un serial killer psicopatico e un investigatore ex poliziotto (bravo) corrotto.”

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Giancarlo de Cataldo esordisce così, eppure in queste “due righe due” di presentazione c’è già tutto. Altro che sinossi, altro che tecniche di vendita editoriale! Uno spot straordinario che dice ciò che serve al lettore per affascinarlo, incuriosirlo, catturarlo direi. Premetto che non ho ancora letto il libro, ma i miei neuroni da detective sono in fibrillazione…  Carlotto ci dice qualcosa in più sui due protagonisti, ma giusto due piccoli dettagli, per rendere più succosa l’attesa. Il Turista (il serial killer per intenderci) colpisce in luoghi sempre diversi, non firma i suoi delitti e, di mestiere, fa il musicologo anche se di musica non capisce nulla (sembra quasi di sentire in sottofondo qualche nota disperata di blues…). Il detective, Pietro Sambo, ex capo della Omicidi, ha commesso il grave errore di farsi corrompere e di essere stato scoperto, quindi è in cerca di un’occasione per risollevarsi e riabilitarsi. Bene, cari amici, direi che gli ingredienti per invogliarvi a leggere ci siano tutti. Io sono sufficientemente intrigata.

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Il dibattito finale ha toccato, tra le altre, una tematica molto interessante almeno per me: si può scrivere sulla base del gusto dei lettori? Ora, nessuno ha certo voluto chiedere a Carlotto o de Cataldo se sia giusto o meno scrivere seguendo le mode: non credo che un autore di noir potrebbe  cimentarsi in un fantasy o nella narrativa rosa, anche se mai dire mai. È una questione di capacità espressiva, di linguaggio, di trovarsi bene indossando un certo abito piuttosto che un altro, non si può davvero essere scrittori omnicomprensivi. La questione che invece si è affrontata si è rivelata più interessante. Non ricordo chi dei due autori – credo entrambi – abbia affermato che il gusto del lettore cambia, periodicamente, e questo è inevitabile considerando la vasta offerta editoriale che c’è oggi. Ci sono periodi in cui i best sellers sono prevalentemente fantasy, altri in cui si legge solo fantascienza, altri ancora in cui i thriller la fanno da padroni. Poi si ricomincia, e le classifiche – da prendere con le pinze – sono espressione di questi gusti mutevoli. Mai pensare che una classifica possa essere indice di qualità. Ecco, mi è piaciuta molto questa dichiarazione che colloca la posizione di una certa editoria italiana, quella preda delle fascette e dei premi pilotati, esattamente dove deve stare: sull’orlo di un baratro. Perché un fatto è certo, ci saranno sempre autori che scriveranno i diversi generi letterari e che, per un caso, per la situazione contingente, perché hanno pubblicato il loro libro in quel momento lì e non in un altro, riusciranno a vendere migliaia di copie e si griderà al fenomeno. Quanto poi queste storie – e coloro che le hanno scritte – potranno durare nel tempo, beh questa è un’altra faccenda, che attiene a quella qualità in mancanza della quale, fino a prova contraria, il lettore punisce severamente.

Ringrazio queste due rockstar (o blues star, come qualcuno ha sottolineato) per essersi lasciati andare a queste chiacchiere tra amici, perché questo sono state, e concludo con due notizie non ufficiali trapelate a fine serata. Ci sarà un seguito de Il Turista? Carlotto ha chiosato un po’, ma pare che sia quasi inevitabile proprio per il genere letterario che ha affrontato. La seconda notizia, ventilata, sussurrata da de Cataldo, è che potrebbero esserci “aperture” televisive o cinematografiche. E noi facciamo partire il toto-attori.

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I LUOGHI DI ANNA

foto blog Anna

I LUOGHI DI ANNA è un percorso per immagini e suggestioni attraverso gli scenari reali in cui è ambientato il romanzo “Anna”. Sveliamo il mistero delle origini di questa giovane donna, dunque: Anna è di Cirò Marina, un paese del crotonese sulla costa ionica. Calabria o, come anticamente era chiamata, Enotria, la terra del vino e della vite, la punta dell’italico stivale ricca di storie oscure e di conquiste, baciata dal sole e abbracciata dal mare. Cirò Marina, nel suo spazio più ristretto e nella sua storia, rappresenta l’intera regione, e Anna ne è orgogliosa e splendida figlia.

Attraverso alcuni brani tratti dal libro, proviamo a immaginare di fare un salto indietro nel tempo, a immergerci in quell’atmosfera in cui le luci e le ombre avevano contorni netti e decisi, nessuna sfumatura ipocrita. Le immagini racconteranno il resto, ciò che la fantasia non riesce a ricostruire. Benvenuti “dentro” Anna.

Camminò fino alla prima barca della fila. I pescatori le tiravano tutte a riva al rientro, poggiate sulle palanche per tenerle in piedi e con le reti arrotolate sotto.

pescatori

Cirò Marina – I pescatori tirano le barche in secco.

Un rumore sordo, cupo, le fece mancare d’improvviso l’udito. E poi lo riacquistò di colpo, e l’urto arrivò, con tutta la sua potenza esplosiva. Stava morendo gente laggiù in mare, e quelle erano navi, e cannoni, e bombe, non delfini. Abbracciò stretto Giulio che non si era accorto di nulla, neppure della sua paura. I bambini sono esploratori coraggiosi della vita, non possono capirla la morte.

Il cacciatorpediniere Lince, affondato a Punta Alice, Cirò Marina, durante la seconda Guerra Mondiale.

Il cacciatorpediniere Lince, affondato a Punta Alice, Cirò Marina, durante la seconda Guerra Mondiale.

I due sposi si baciarono timidamente subito sepolti dal lancio dei confetti e da parenti e amici che si avvicendarono per le congratulazioni di rito. Poi ebbe inizio la festa. Il corteo nuziale giunse in cima alla collina, alla casa di Angelico, che era ormai ora di pranzo.

Cirò Marina - Corteo nuziale lungo il corso (immagine d'epoca)

Cirò Marina – Corteo nuziale lungo il corso (immagine d’epoca)

Annina aveva lasciato Giulio con sua madre, in campagna, e si era recata in paese da sola, per far prima. Le strade erano semi deserte. In lontananza vide una sua vicina rientrare furtivamente in casa.

Il centro di Cirò Marina visto da Corso Vittorio Emanuele.

Il centro di Cirò Marina visto da Corso Vittorio Emanuele.

Arrivò il libeccio. Il mare si gonfiò e urlò per tutta una notte e un giorno e ruppe la fragile barriera di massi che proteggeva la costa. Si insinuò tra le strade e le case fino alla terza fila, lasciando dietro di sé pozze di fango putrido, pesci morti e un puzzo rancido di salamoia. E rovine. Fu una mareggiata come non se ne vedevano da anni.

Mareggiata del 1972 a Cirò Marina

Mareggiata del 1972 a Cirò Marina

Mareggiata del 2013 a Cirò Marina

Mareggiata del 2013 a Cirò Marina

 

 

 

 

 

 

 

Annina guardava lontano. Le luci delle lampare al largo erano un richiamo. Avrebbe voluto essere lì, in quel momento, a sentire lo schiocco delle reti gettate in acqua, a perdersi in quel nulla liquido e far cessare quella grancassa che le batteva in petto.

Cirò Marina - Lampare al largo per la pesca notturna

Cirò Marina – Lampare al largo per la pesca notturna

Dalla collina in cui si trovava dominava una vista mozzafiato: il mare e i vigneti si stendevano a perdita d’occhio, e il verde brillante delle viti si mescolava al verde azzurro dell’acqua, ché solo la spuma faceva da barriera.

Cirò Marina - I vigneti, il mare, Punta Alice

Cirò Marina – I vigneti, il mare, Punta Alice

Fatica, sudore e amore, questi erano gli ingredienti segreti del loro pregiato vino, anche se Don Gerardo sapeva che Ernesto indugiava in qualche sperimentazione misteriosa. Quelle spezie profumate che si era fatto portare dal compare in Sudafrica, quelle botti di castagno costate una fortuna, raccontavano una storia alchemica che, chissà, un giorno li avrebbe resi famosi o avrebbe fatto esplodere tutta la cantina.

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Cirò Marina – Le botti per il vino Cirò si tramandano di generazione in generazione

Cirò Marina - La vendemmia coinvolgeva tutti, le famiglie di vitivinicoltori, i braccianti, le ragazze...

Cirò Marina – La vendemmia coinvolgeva tutti, le famiglie di vitivinicoltori, i braccianti, le ragazze…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Soundtrack a cura di Pierluigi Virelli – Cantunera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

#CrotoneRacconta e #Scattiemigranti, due eventi estivi da non perdere

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Ci sono due tematiche a me particolarmente care, che ricorrono spesso in ciò che scrivo, dagli articoli ai libri: la mia terra d’origine, la Calabria, e l’emigrazione. Le trovo straordinariamente connesse, vuoi perché questa terra dell’estremo sud Italia ha, da sempre, visto i suoi figli partire per luoghi lontani in cerca di fortuna, vuoi perché la nuova migrazione, quella dei profughi di un altro sud del mondo, la vede spesso protagonista con gli sbarchi e i centri d’accoglienza.

L’emigrazione poi, ultimamente, mi ha toccata da vicino, perché anche io sono partita in cerca di quelle opportunità che l’Italia non era più in grado di offrirmi. Sento profondamente tutte le problematiche che un migrante deve affrontare, sia quando decide di andarsene, sia quando si trova ad affrontare luoghi diversi, lingue sconosciute, tradizioni, usanze, comportamenti che non gli appartengono. Cominciare il lungo percorso dell’integrazione è faticoso, a volte doloroso, ma necessario, e non può essere un’azione unilaterale.

0001#CrotoneRacconta è un evento artistico letterario che vuole far conoscere quegli autori nati nel territorio crotonese e che, in qualche modo, lo raccontano attraverso le storie che scrivono. Quest’anno, il 26 agosto, nella Sala Consiliare del Comune di Crotone, presenterò al pubblico Anna. Anna è di Cirò Marina, ed ecco svelato il mistero del paese di cui narro, e il suo vino, il suo pane, fanno parte di tradizioni antiche che appartengono a questa terra affacciata sul Mar Ionio. Con me, a partire dalle 18.00, ci sarà uno scrittore di Cutro, Marco Ciconte col suo Romanzo Nascosto, storia contemporanea che fruga tra i segreti del crotonese di oggi. Una storia del passato e una storia del presente, accompagnate dalle note delle musiche tradizionali calabresi che lo studioso Pierluigi Virelli ha scelto per l’occasione. Saremo “moderati” dalla responsabile della sezione provinciale de Il Crotonese, Angela De Lorenzo, e ci farà compagnia, graditissima padrona di casa, la Vicesindaco e Assessore alla Cultura, Antonella Cosentino. Che dire di più? Vi racconterò come è andata, ma se siete da queste parti, partecipate perché non mancheranno le sorprese.

 

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#Scattiemigranti è un contest nel contest. C’è una manifestazione mondiale che si svolge ogni anno il 21 settembre, Poesie per la Pace. La manifestazione romana si terrà a Villa Torlonia e, in questo ambito, ho avuto l’idea – e l’ho proposta a Isabella Moroni, promotrice e organizzatrice con Argillateatri – di coinvolgere il pubblico del web in qualcosa di diverso ma decisamente in tema. A partire dal 17 agosto e fino al 28 ho chiesto, su Facebook, twitter e Instagram (ma presto condividerò tutto anche negli altri social), di condividere una fotografia, privata, pubblica, vecchia nuova, simbolica, esplicita, purché libera da vincoli di pubblicazione, che rappresenti l’emigrazione. Le dieci migliori fotografie saranno affidate a dieci scrittori, poeti, giornalisti i quali scriveranno ipotetiche lettere ispirandosi a quegli scatti. Il 21 settembre le fotografie saranno proiettate a Villa Torlonia durante Poesie per la Pace, e le lettere abbinate saranno lette. Ci sarà anche la pubblicazione di tutto su Art a Part of Cul(ture) e, probabilmente, l’esposizione in una galleria d’arte romana. Non si vince nulla con #scattiemigranti, o forse sì. Un’idea di pace e di condivisione. Partecipate numerosi, l’hashtag lo conoscete.

Leggere e recensire: la Venetia medievale di Tiraboschi è un incanto

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Come sapete scrivo recensioni per una rivista culturale online, Art a Part of Cul(ture). Per questa ragione mi ritengo particolarmente fortunata, perché ho la possibilità di scegliere libri appena usciti o in uscita, proposti alla rivista direttamente dalle CE ma senza alcun obbligo. Insomma, non sono costretta a parlarne bene. Ultimamente mi capitano molti romanzi della Edizioni e/o, che si contraddistingue, a mio avviso, per l’ottima linea editoriale e per l’editing impeccabile.

Stavolta ho scelto “La Bottega dello Speziale”, ultimo romanzo di Tiraboschi che, sinceramente, conoscevo più come sceneggiatore che come scrittore. Sono stata attratta per prima cosa dal titolo: tutto ciò che attiene a spezie, intrugli, faccende misteriose che solo una bottega può celare, mi attira, c’è poco da fare. Se poi a questo aggiungiamo che tutta la storia si svolge nella Venetia del 1118… Mi aspettavo un romanzo storico, di quelli poderosi, e ho trovato un noir straordinario. Anzi, un hard boiled.

Leggetelo, tutto d’un fiato, andate oltre l’inizio lento e apparentemente sonnacchioso. Lasciatevi trasportare tra le calli maleodoranti e trasformatevi in detective, sarà un’avventura indimenticabile. Ne parlo qui, su Art a Part of Cul(ture)

Un noir tra le calli della Venetia medievale. Roberto Tiraboschi ci conduce con maestria ne La Bottega dello Speziale.

Roberto Tiraboschi è un eccellente autore e sceneggiatore. Lo si capisce leggendo le sue descrizioni dei luoghi, mai pesanti e noiose, al contrario minuziose, dettagliate, come una fotografia ad alta definizione di luoghi e cose. Descrizioni necessarie per raccontare di epoche lontane, di cui non abbiamo memorie visive se non nei dipinti. La bottega dello Speziale (Edizioni e/o), ideale prosieguo dell’opera precedente del Tiraboschi, La pietra per gli occhi (sempre ed. e/o), ci conduce nella Venezia del 1118, ma attenzione a definirlo semplicemente romanzo storico. Di storico c’è l’epoca, l’ambientazione, il linguaggio, e non oso neppure immaginare la mole straordinaria di ricerca che c’è dietro. Una dovizia di particolari, una tale precisione nel descrivere la città lagunare ai suoi albori, gli odori, l’atmosfera cupa e malsana, che il lettore può certo pensare di aver fatto un salto temporale e di essere lì. O che almeno ci sia stato l’autore. (continua a leggere…)