I bei libri di Fazi: Willa Cather e il “suo” nemico mortale

Il mio primo post di settembre è una recensione. Ho letto questa estate un bellissimo libro ripubblicato da Fazi, “Il mio nemico mortale” di Willa Cather e, come sempre mi accade, mi sono buttata tra le righe alla cieca. Non conoscevo la Cather, non mi ricordavo la sinossi e non avevo ancora visto la copertina. Meglio così, ultimamente questa tecnica folle sta portando ottimi risultati.

Un romanzo davvero molto bello, molto moderno e molto ricco di sfumature. L’unica cosa che mi dispiace è che l’autrice sia morta da tempo, perché mi sarebbe piaciuto dialogare con lei, scoprire come ha vissuto “dentro” il mondo letterario e giornalistico agli inizi del novecento, lei che ha vinto un Pulitzer, lei che si è fatta largo in un ambiente prettamente maschile e ha vinto.

Ma bando alle ciance: eccovi la mia recensione pubblicata, come sempre, su Art a Part of Cult(ure). A proposito, guardate bene la copertina e non lasciatevi trarre in inganno: io la trovo bellissima e assolutamente perfetta per la storia raccontata.

 

Willa Cather e l’inquietudine di vivere nel suo bellissimo romanzo Il mio nemico mortale.

Willa Cather ci ha messo poche righe di incipit a smentirmi, e ne sono lieta. Come già era accaduto con Radclyff Hall e la sua Sesta beatitudine, nel romanzo Il mio nemico mortale, scritto dalla Cather nel 1925 e ripubblicato da Fazi con la traduzione di Stefano Tummolini, si colgono una modernità e una contemporaneità che sembrano stridere con l’immaginario comune relativo a quell’epoca.
La Cather, in questo romanzo breve, si colloca perfettamente in quella corrente letteraria che appartiene al realismo psicologico, raccontando i dolori nascosti, le frustrazioni, di una società in continuo e rapido cambiamento, senza eccessivi pudori ma utilizzando un garbo e una grazia nello stile che rendono la lettura leggera, nonostante tutto. [Continua a leggere…]

Annunci

Francesco Muzzopappa mi ha rinfrescato l’estate.

Manco da un po’, nel senso che ad agosto non ho pubblicato nulla, ma sapete che la salute, le vacanze, la vita, richiedono tempo e dedizione. Forza che adesso si recupera! E si comincia alla grande con la recensione, pubblicata oggi su Art a Part of Cult(ure), dell’ultimo romanzo di Francesco Muzzopappa, “Dente per dente”.

Ora, cosa vi posso anticipare? Diciamo che è scritto davvero bene, che si ride e non solo, che ci si immedesima, che i protagonisti sono personaggi che abbiamo sicuramente incontrato almeno una volta nella vita. Diciamo che vi consiglio di leggerlo perché vi farà sentire leggeri. E pure soddisfatti. E diciamo anche che racconta di una vendetta…

Qui le prime righe della recensione.

Dente per Dente di Francesco Muzzopappa. E la vendetta è servita.

In queste giornate infuocate dal perfido Lucifero meteorologico ci voleva proprio la lettura rinfrescante e piccante del nuovo romanzo di Francesco Muzzopappa.
Dente per Dente, pubblicato da Fazi, è il racconto della realizzazione di un sogno biblico, una vendetta programmata, comandamento dopo comandamento, per raggiungere il sacrosanto risarcimento morale, la soddisfazione. Ooohhh!!! In genere, si dice, questo genere di vendette lasciano l’amaro in bocca, ma secondo me sono solo dicerie atte a far desistere chi vuole, giustamente, sfogare la propria ira. [Continua a leggere…]

Giorgia Lepore, una Sabot-Autrice alla corte di re Massimo Carlotto.

 

Qualche tempo fa ho pensato che scrivere recensioni fosse un bel modo di ringraziare uno scrittore. Come lettrice posso andare su qualche portale di libri e lasciare un commento che, sono certa, sarà comunque letto da qualcuno e apprezzato. Come scrittrice so che a volte non basta, non basta un grazie intendo. Io credo che un libro bello vada proprio celebrato, vada insinuato nel cuore di altri lettori con parole belle e sincere, e non da critici o da esperti, ma proprio da appassionati. Come alcuni di voi già sapranno io non scrivo recensioni sul mio blog, ma ne scrivo per altri (principalmente per un magazine online in realtà) o almeno per chi me lo chiede. Con Giorgia Lepore mi sono trovata nell’imbarazzo di voler parlare di ben due libri senza dire troppo, così è capitato che in un gruppo social molto molto attivo abbia trovato le parole giuste per un doppio consiglio di lettura e che la responsabile di un blog mi abbia chiesto di scrivere qualcosa di più “consistente”. Va bene, sto scrivendo un sacco di frasi complicate, ma è solo perché vorrei portarvi piano piano al momento in cui metto il link all’articolo su Giorgia, vorrei bendarvi e confondervi le idee in modo da non avere neppure un assaggio delle mie sensazioni. Impossibile…

Ecco dunque cosa penso io di “I figli sono pezzi di cuore” e “Angelo che sei il mio custode”. Ospite del blog Babette Brown legge per voi, che per una volta mi ha ceduto lo spazio, vi racconto questi due libri noir che vanno letti nell’ordine in cui li ho proposti, come ho fatto io.

Ho incontrato, virtualmente e personalmente, Giorgia Lepore poco tempo fa. In autunno mi sono ritrovata a commentare il post di un’amica (reale), fine lettrice e scrittrice, che raccontava le proprie sensazioni sull’ultima pubblicazione della collezione Sabot/Age di Edizioni e/o, e io che seguo la suddetta collezione (e il collettivo prima) da diverso tempo grazie all’ideatore Massimo Carlotto, mi sono incuriosita. Perché mi ero “lamentata” spesso con Carlotto del fatto che Sabot/Age non avesse donne al suo interno e perché stavolta, dal post che stavo leggendo, pareva proprio che una donna fosse finalmente entrata in quel magico Olimpo. La mia amica ha invitato me e Giorgia a fare conoscenza e, senza mezzi termini, mi ha detto: “Ora ti leggi I figli sono pezzi di cuore, per cominciare, che tra un po’ esce quello nuovo per Sabot/Age, e non te lo puoi perdere, giusto? Ti piacerà da morire, lo so”. Io seguo sempre i consigli di quella mia amica, a occhi chiusi, e per fortuna… [Continua a leggere…]

 

Torniamo a parlare di libri. Le belle novità sono il pepe della vita.

Io provo una profonda ammirazione per tutti coloro che riescono a programmare i loro post sui rispettivi blog. Purtroppo io non ce la faccio; non seguo un calendario preciso; non li scrivo con largo anticipo per poi posticipare la data di uscita; non seguo gli “insights”; non prestabilisco un numero di post mensili. Un disastro. Ci ho provato per un po’ a inizio 2016, quando mio figlio ha utilizzato il mio blog per un master di web strategy, ma appena lui ha finito è ricominciata l’anarchia. Poi c’è la vita, con le sue disavventure, le sorprese, i fatti importanti che richiedono attenzione, concentrazione…

Cercherò d’ora in avanti di essere più disciplinata, anche se le garanzie le ho buttate via con la scatola delle istruzioni. A giugno usciranno sicuramente due post, uno collegato a un sito letterario e che riguarda una mia doppia recensione a un’autrice che amo (sì, un’autrice, perché i suoi romanzi sono il suo vestito bello), e l’altro sarà l’ultimo episodio di Cetteide Revolution. Il primo post di questo mese invece riguarda alcune novità, che per fortuna arrivano ogni tanto a mettere un po’ di pepe su queste piatte giornate di attesa.

Sono da pochissimo uscite le versioni in brossura di due miei libri – libri… racconti forse, – storici: Cetteide, in vacanza con mia madre e Quella volta che sono morta. Ho deciso di utilizzare il nuovo servizio offerto da KDP di Amazon (diverso da Create Space, che in ogni caso è di Amazon anch’esso). Sicuramente la pubblicazione è più agevole e veloce e ci sono diversi tools per l’impaginazione e per impostare la cover. Il risultato finale è soddisfacente, pur trattandosi di stampa digitale e anche se, a mio avviso, alcune istruzioni riguardo l’impostazione (pagine bianche, posizione dei capitoli, ecc.) sono da correggere. Insomma, quando KDP vi dice di cominciare l’impaginazione col primo testo a sinistra non dategli retta… La cosa decisamente buona rispetto a Create Space è che il titolo affiancherà quello già pubblicato nella versione eBook anche nei reports e quindi le vendite e le royalties saranno conteggiate ogni 60 giorni, senza massimale di introiti (con Create Space bisogna raggiungere almeno € 100…). Ovviamente la distribuzione sarà solo sulla piattaforma Amazon e i lettori faranno bene a fare l’abbonamento Prime per evitare costi di spedizione (comunque molto inferiori a quelli con Create Space che fa partire i plichi dagli USA).

Credo che molto presto ripeterò l’iniziativa con StreetLib (il procedimento è praticamente identico), perché così la distribuzione avverrà su tutte le piattaforme e gli store online (e le loro istruzioni per impaginare sono migliori).

Amanti dei libri di carta, ora non avete più scuse: eccoli, ve li presento, con tanto di link all’acquisto.

Titolo: Cetteide, in vacanza con mia madre
Autore: Cetta De Luca
ISBN: 978-1521291207
Editore: Indipendently Published
Prezzo: € 5,20
Lo puoi acquistare su Amazon 

Questo libro è piccolino, adatto ai pigri.

 

Titolo: Quella volta che sono morta
Autore: Cetta De Luca
ISBN:
Editore: Indipendently Published
Prezzo: € 8,50
Lo puoi acquistare su Amazon

Questo libro è un po’ più grande, 165 pagine, ma si legge facilmente.

And now… MUSIC!

#PLPL2016 che fiera sarebbe se non parlassi di libri?

20161208_130420

Mi ero ripromessa di partecipare solo ad eventi per così dire tecnici, o professionali se preferite. Ma come si fa, come si fa a resistere al richiamo delle novità libresche! Specie se si tratta di noir, addirittura di quattro uscite per Sabot/Age di Edizioni e/o. Per chi mi segue da un po’ non devo certo spiegare che, davanti a una simile circostanza, io sono come Ulisse con le Sirene, le api con il miele, la Jolie con Brad Pitt… no, questo esempio non vale più.

Stavolta non c’era Massimo Carlotto, ma va bene, ci siamo visti parecchio nell’ultimo anno. Al suo posto c’era la mia amica Francesca Schipa che, con un po’ di emozione a suo dire (è stata magnifica), ha moderato l’incontro con Giorgia Lepore, Piergiorgio Pulixi, Pasquale Ruju e Luca Poldelmengo. I Fantastici Quattro!

f4

Di loro, dei loro romanzi, della collana Sabot/Age e di tante altre cose potrete leggere nell’articolo pubblicato per Art a Part of Cult(ure) che vi linko più sotto. Qui voglio solo aggiungere una piccola integrazione (perché di appunti ne ho presi parecchi)

Francesca Schipa si è soffermata parecchio sul personaggio protagonista dei romanzi di Giorgia Lepore, tal Gerardo Esposito detto Gerri. Le ha chiesto “da dove le fosse venuto un personaggio così” (leggete tra le righe, per favore), un uomo “che non deve chiedere mai” verrebbe da dire, bello e dannato o dannatamente bello. Insomma, si è parlato di questo appartenente al genere maschile talmente tanto da cominciare a fare ipotesi su chi potrebbe impersonarlo sul piccolo o grande schermo. Difficile a dirsi. A una mia successiva domanda diretta, Giorgia ha risposto che lei lo immagina col volto del primo Johnny Depp. E adesso lasciamo volare la fantasia e tuffiamoci nella lettura.

Poi lo sapevate che gli occhi di Mazzeo, il protagonista dei romanzi di Pulixi, sono un mix tra quelli della madre e del fratello dell’autore? Occhi chiari, bellissimi, color ghiaccio.

E sapevate che il romanzo di Ruju nasce, qualche anno fa, come cortometraggio?

L’ultima domanda impertinente di Francesca è stata: “Cosa vi rubereste l’un l’altro?” Provo a sintetizzare le risposte.
Giorgia ruberebbe a Piergiorgio la conoscenza della malavita internazionale, a Luca le geometrie relazionali e a Pasquale ruberebbe Dylan Dog.
Pasquale ruberebbe a Giorgia la visione femminile del noir, a Luca le geometrie relazionali e a Pulixi ruberebbe Mazzeo.
Luca ruberebbe a Giorgia il suo rapporto tra lavoro e scrittura, a Pasquale l’artigianato costruttivo e a Pulixi il mix tra passione e determinazione.
Piergiorgio infine ruberebbe a Giorgia la lievità del tocco, a Pasquale il mestiere e a Luca la drammaturgia.

Detto questo, ecco il mio articolo su questi Fantastici Quattro. Buona lettura!

Più Libri Più Liberi 2016 #6. Il poker d’assi di Sabot/Age con donna (di picche)

Perché “donna di picche”? Ve lo spiego dopo… Ricordo che un anno fa chiacchieravo sui social con Massimo Carlotto e “qualcuno” del collettivo Sabot/Age e chiedevo come mai non ci fossero donne al suo interno. Eppure di scrittrici noir italiane ce ne sono, e anche eccellenti! Ecco, un anno dopo mi hanno accontentata accogliendo nel gruppo Giorgia Lepore (sia chiaro che l’idea che l’abbiano fatto per me è pura vanagloria.).

A Più Libri Più Liberi 2016 sono stati presentati i 4 nuovi romanzi della collana Sabot/Age (sì, è anche una collana) di Edizioni e/o, e a condurre l’evento è stata un’amica, Francesca Schipa, che ha degnamente sostituito Massimo Carlotto. I quattro autori erano tutti lì, intorno a lei, e che meraviglia di palco! Piergiorgio Pulixi, Luca Poldelmengo, Pasquale Ruju e la magnifica autrice Giorgia Lepore. Francesca dice che ci si affeziona ad un libro, ad un autore. Nel caso di Sabot/Age i lettori tendono ad “innamorarsi” di un’intera collana, e io posso confermarlo perché davvero c’è un’univocità di intenti al suo interno e davvero ti viene voglia di collezionare tutti i suoi libri. L’univocità è data dal fatto che tutti gli autori, pur nel loro stile, pur nelle loro autentiche diversità, raccontano le verità nascoste dietro la realtà, quelle verità che la cronaca spesso non può evidenziare. E questo affascina chi legge, soddisfa quella curiosità insita nell’approccio alla lettura che è in ognuno di noi. Quando un autore riesce in questo non può non avere successo, e quando ci riesce un’intera collana… [continua a leggere…]

 

 

Carlotto e de Cataldo, le rockstar del noir e del crime, insieme per presentare Il Turista.

Un mese di assenza dal mio blog non è pensabile, ma la vita reale a volte richiede attenzioni particolari, che non consentono distrazioni di sorta. E poi, come ho già avuto modo di dire, non si può scrivere giusto per fare esercizio sintattico (quello possiamo mantenerlo privato), bisogna avere qualcosa di interessante da dire.

libro_carlotto

Ora bando alle ciance e alle giustificazioni, è giunto il momento di raccontare qualcosa, si torna in piena attività. Venerdì scorso ho ripreso la piacevole abitudine di partecipare a un evento letterario e sono andata alla mia libreria del cuore qui a Roma (ne ho tante altre nel cuore, ma Pallotta resta il mio primo amore), dove ho incontrato Massimo Carlotto. E dov’è la novità? direte voi, visto che negli ultimi anni vai sempre ai suoi incontri? (questa frase scritta così è sintatticamente orrenda, ma non la correggo perché rende bene l’idea, i puristi se ne faranno una ragione). La novità è che all’incontro per la presentazione del nuovo romanzo, Il Turista (Rizzoli) c’era anche Giancarlo de Cataldo, l’autore di Romanzo Criminale per intenderci. Occasione troppo ghiotta per mancare! Come ho avuto modo di scrivere in un tweet, era come avere Springsteen e Bono Vox nel soggiorno di casa ad esibirsi in una jam session. Carlotto e de Cataldo sono, per me, le due rockstar italiane (ed europee) del noir e del crime: un godimento.

carlotto_decataldo

Per prima cosa sono molto simpatici. Tanto che, per la prima volta da quando frequento questo tipo di incontri, il pubblico si è lasciato andare a domande e interazioni interessanti che hanno animato la seconda parte della serata. Il Turista è stato presentato come un thriller, che si discosta dal genere solito di Carlotto, quel noir hard boiled del nord est italiano che io amo tanto e che ha dato vita all’Alligatore.

“In realtà in questo romanzo c’è un po’ di thriller, un po’ di noir e un po’ di spy story, quindi un mix che non è facile racchiudere in un unico genere. Ma io scrivo così, come mi viene, lascio agli altri le definizioni e le categorizzazioni.”

carlotto

Questo afferma Carlotto, e io gli credo e sottoscrivo perché oggi, con la realtà che spesso supera la fantasia, così complessa e multiforme, scriverne anche se in versione romanzata fa prescindere dai canoni comuni. Certe storie non si “imbrigliano”.

“L’unica cosa che si può raccontare de Il Turista è che si svolge a Venezia e che i protagonisti sono due: un serial killer psicopatico e un investigatore ex poliziotto (bravo) corrotto.”

decataldo

Giancarlo de Cataldo esordisce così, eppure in queste “due righe due” di presentazione c’è già tutto. Altro che sinossi, altro che tecniche di vendita editoriale! Uno spot straordinario che dice ciò che serve al lettore per affascinarlo, incuriosirlo, catturarlo direi. Premetto che non ho ancora letto il libro, ma i miei neuroni da detective sono in fibrillazione…  Carlotto ci dice qualcosa in più sui due protagonisti, ma giusto due piccoli dettagli, per rendere più succosa l’attesa. Il Turista (il serial killer per intenderci) colpisce in luoghi sempre diversi, non firma i suoi delitti e, di mestiere, fa il musicologo anche se di musica non capisce nulla (sembra quasi di sentire in sottofondo qualche nota disperata di blues…). Il detective, Pietro Sambo, ex capo della Omicidi, ha commesso il grave errore di farsi corrompere e di essere stato scoperto, quindi è in cerca di un’occasione per risollevarsi e riabilitarsi. Bene, cari amici, direi che gli ingredienti per invogliarvi a leggere ci siano tutti. Io sono sufficientemente intrigata.

carlotto_decataldo2

Il dibattito finale ha toccato, tra le altre, una tematica molto interessante almeno per me: si può scrivere sulla base del gusto dei lettori? Ora, nessuno ha certo voluto chiedere a Carlotto o de Cataldo se sia giusto o meno scrivere seguendo le mode: non credo che un autore di noir potrebbe  cimentarsi in un fantasy o nella narrativa rosa, anche se mai dire mai. È una questione di capacità espressiva, di linguaggio, di trovarsi bene indossando un certo abito piuttosto che un altro, non si può davvero essere scrittori omnicomprensivi. La questione che invece si è affrontata si è rivelata più interessante. Non ricordo chi dei due autori – credo entrambi – abbia affermato che il gusto del lettore cambia, periodicamente, e questo è inevitabile considerando la vasta offerta editoriale che c’è oggi. Ci sono periodi in cui i best sellers sono prevalentemente fantasy, altri in cui si legge solo fantascienza, altri ancora in cui i thriller la fanno da padroni. Poi si ricomincia, e le classifiche – da prendere con le pinze – sono espressione di questi gusti mutevoli. Mai pensare che una classifica possa essere indice di qualità. Ecco, mi è piaciuta molto questa dichiarazione che colloca la posizione di una certa editoria italiana, quella preda delle fascette e dei premi pilotati, esattamente dove deve stare: sull’orlo di un baratro. Perché un fatto è certo, ci saranno sempre autori che scriveranno i diversi generi letterari e che, per un caso, per la situazione contingente, perché hanno pubblicato il loro libro in quel momento lì e non in un altro, riusciranno a vendere migliaia di copie e si griderà al fenomeno. Quanto poi queste storie – e coloro che le hanno scritte – potranno durare nel tempo, beh questa è un’altra faccenda, che attiene a quella qualità in mancanza della quale, fino a prova contraria, il lettore punisce severamente.

Ringrazio queste due rockstar (o blues star, come qualcuno ha sottolineato) per essersi lasciati andare a queste chiacchiere tra amici, perché questo sono state, e concludo con due notizie non ufficiali trapelate a fine serata. Ci sarà un seguito de Il Turista? Carlotto ha chiosato un po’, ma pare che sia quasi inevitabile proprio per il genere letterario che ha affrontato. La seconda notizia, ventilata, sussurrata da de Cataldo, è che potrebbero esserci “aperture” televisive o cinematografiche. E noi facciamo partire il toto-attori.

carlotto_decataldo_blues

I LUOGHI DI ANNA

foto blog Anna

I LUOGHI DI ANNA è un percorso per immagini e suggestioni attraverso gli scenari reali in cui è ambientato il romanzo “Anna”. Sveliamo il mistero delle origini di questa giovane donna, dunque: Anna è di Cirò Marina, un paese del crotonese sulla costa ionica. Calabria o, come anticamente era chiamata, Enotria, la terra del vino e della vite, la punta dell’italico stivale ricca di storie oscure e di conquiste, baciata dal sole e abbracciata dal mare. Cirò Marina, nel suo spazio più ristretto e nella sua storia, rappresenta l’intera regione, e Anna ne è orgogliosa e splendida figlia.

Attraverso alcuni brani tratti dal libro, proviamo a immaginare di fare un salto indietro nel tempo, a immergerci in quell’atmosfera in cui le luci e le ombre avevano contorni netti e decisi, nessuna sfumatura ipocrita. Le immagini racconteranno il resto, ciò che la fantasia non riesce a ricostruire. Benvenuti “dentro” Anna.

Camminò fino alla prima barca della fila. I pescatori le tiravano tutte a riva al rientro, poggiate sulle palanche per tenerle in piedi e con le reti arrotolate sotto.

pescatori

Cirò Marina – I pescatori tirano le barche in secco.

Un rumore sordo, cupo, le fece mancare d’improvviso l’udito. E poi lo riacquistò di colpo, e l’urto arrivò, con tutta la sua potenza esplosiva. Stava morendo gente laggiù in mare, e quelle erano navi, e cannoni, e bombe, non delfini. Abbracciò stretto Giulio che non si era accorto di nulla, neppure della sua paura. I bambini sono esploratori coraggiosi della vita, non possono capirla la morte.

Il cacciatorpediniere Lince, affondato a Punta Alice, Cirò Marina, durante la seconda Guerra Mondiale.

Il cacciatorpediniere Lince, affondato a Punta Alice, Cirò Marina, durante la seconda Guerra Mondiale.

I due sposi si baciarono timidamente subito sepolti dal lancio dei confetti e da parenti e amici che si avvicendarono per le congratulazioni di rito. Poi ebbe inizio la festa. Il corteo nuziale giunse in cima alla collina, alla casa di Angelico, che era ormai ora di pranzo.

Cirò Marina - Corteo nuziale lungo il corso (immagine d'epoca)

Cirò Marina – Corteo nuziale lungo il corso (immagine d’epoca)

Annina aveva lasciato Giulio con sua madre, in campagna, e si era recata in paese da sola, per far prima. Le strade erano semi deserte. In lontananza vide una sua vicina rientrare furtivamente in casa.

Il centro di Cirò Marina visto da Corso Vittorio Emanuele.

Il centro di Cirò Marina visto da Corso Vittorio Emanuele.

Arrivò il libeccio. Il mare si gonfiò e urlò per tutta una notte e un giorno e ruppe la fragile barriera di massi che proteggeva la costa. Si insinuò tra le strade e le case fino alla terza fila, lasciando dietro di sé pozze di fango putrido, pesci morti e un puzzo rancido di salamoia. E rovine. Fu una mareggiata come non se ne vedevano da anni.

Mareggiata del 1972 a Cirò Marina

Mareggiata del 1972 a Cirò Marina

Mareggiata del 2013 a Cirò Marina

Mareggiata del 2013 a Cirò Marina

 

 

 

 

 

 

 

Annina guardava lontano. Le luci delle lampare al largo erano un richiamo. Avrebbe voluto essere lì, in quel momento, a sentire lo schiocco delle reti gettate in acqua, a perdersi in quel nulla liquido e far cessare quella grancassa che le batteva in petto.

Cirò Marina - Lampare al largo per la pesca notturna

Cirò Marina – Lampare al largo per la pesca notturna

Dalla collina in cui si trovava dominava una vista mozzafiato: il mare e i vigneti si stendevano a perdita d’occhio, e il verde brillante delle viti si mescolava al verde azzurro dell’acqua, ché solo la spuma faceva da barriera.

Cirò Marina - I vigneti, il mare, Punta Alice

Cirò Marina – I vigneti, il mare, Punta Alice

Fatica, sudore e amore, questi erano gli ingredienti segreti del loro pregiato vino, anche se Don Gerardo sapeva che Ernesto indugiava in qualche sperimentazione misteriosa. Quelle spezie profumate che si era fatto portare dal compare in Sudafrica, quelle botti di castagno costate una fortuna, raccontavano una storia alchemica che, chissà, un giorno li avrebbe resi famosi o avrebbe fatto esplodere tutta la cantina.

botte

Cirò Marina – Le botti per il vino Cirò si tramandano di generazione in generazione

Cirò Marina - La vendemmia coinvolgeva tutti, le famiglie di vitivinicoltori, i braccianti, le ragazze...

Cirò Marina – La vendemmia coinvolgeva tutti, le famiglie di vitivinicoltori, i braccianti, le ragazze…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Soundtrack a cura di Pierluigi Virelli – Cantunera