“Cetteide Revolution”, la seconda parte delle avventure di Cetteide (anteprima)

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A poco più di quattro anni di distanza da Cetteide, tornano le “avventure” di questa inedita coppia madre-figlia che tanto appassionò i lettori nell’estate del 2012. Trattasi di vita vera, quindi ci sarà di tutto: incontri, scontri, riflessioni, saggezza antica e logica, ironia, risate e lacrime, come accade nelle migliori famiglie. Ma dove eravamo rimasti? Ci eravamo lasciati con un saluto collettivo e una foto di gruppo che ritraeva l’intera famiglia riunita davanti al mare, uno scatto che comprendeva tre generazioni in cui le donne erano sicuramente predominanti: mamma al centro e figlie e nipoti tutti intorno. family009

Negli anni seguenti ognuno di noi ha seguito diversi percorsi: i nipoti si sono laureati, hanno cominciato a lavorare, qualcuno è andato all’estero e poi è tornato, ci siamo arricchiti con l’arrivo di una nuova piccola donna, abbiamo litigato e poi fatto la pace. Insomma, ordinaria amministrazione. Poi la scorsa estate la prima doccia fredda: mamma sta male. Dopo neanche un mese la seconda doccia fredda: anche io sto male. Ora, i più fedeli osservatori potranno senz’altro notare che, visti i precedenti, non poteva che essere così: se mia madre si ammala io non posso essere da meno, anzi. Ho seguito la genitrice nel suo primo percorso terapeutico, fatto di visite specialistiche, esami estenuanti, radioterapia quotidiana, e nel frattempo cominciavo la mia trafila diagnostica, altrettanto estenuante e dolorosa, con un solo pensiero in mente: se lei, quasi ottantenne e non in perfetta forma, ce la può fare, io non posso essere da meno.

Ora ci siamo. Domani mia madre si opera e, tra qualche giorno, io comincio il mio percorso terapeutico di avvicinamento all’intervento. Dovrò avvelenarmi per risorgere. Mi viene in mente che solo fino a un paio di secoli fa, – anche meno, – gli “speziali” erano gli attuali farmacisti e che i medicamenti utilizzati per le svariate malattie erano droghe e veleni (a tal proposito vi suggerisco la lettura dei bellissimi romanzi di Tiraboschi, uno dei quali recensito da me qui). Quindi nulla è cambiato, se non la raffinatezza nel controllo degli effetti collaterali e del risultato finale.

“Dai Cetta, vedrai che a giugno ti saranno già ricresciuti i capelli, un po’ ricci come i miei. E ce ne torniamo a Cirò a goderci il sole e il mare!” Confesso che l’ho guardata un po’ di traverso, io non voglio i capelli ricci. Però mi fa un certo effetto questa madre che, davanti alla mia malattia, si dimentica la sua, la mette da parte come una cosa irrilevante, mi solleva dal peso del prendermi cura di lei, mi dice “pensa a te, non sprecare energie”. Ci sono ruoli che si invertono a un certo punto della vita, ma poi accade che la vita stessa si diverta a sparigliare le carte. Tu madre sarai sempre madre, e io so che è così.

Bene, questa era solo l’anteprima, scritta all’alba di una mattina di gennaio, di Cetteide Revolution. Ho deciso che queste avventure saranno una trilogia di tipo Sci-fi, sul genere di Battlestar Galactica, quindi tutti a bordo, stiamo per cominciare ad esplorare il futuro. Con mia madre ovviamente. Ah, visto che ho deciso di nominarla Comandante, abbiate pazienza, dovrete adattarvi al suo linguaggio. A tal proposito pubblicherò, di volta in volta, un semplice e agevole glossario, pazientemente raccolto e decodificato da mio figlio Massimo in questi ultimi anni. Non vi lascio soli…

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#PLPL2016 Alla fine della Fiera cosa resta?

Ho voluto inserire questo video come introduzione all’articolo perché corrisponde alla somma e al riassunto di quanto ho visto, provato, percepito in questi cinque giorni di Fiera della piccola e media editoria Più Libri Più Liberi. What a feeling! Eppure non sono certo nuova a questa giostra. Il fatto è che quest’anno mi è sembrata leggermente diversa. C’era meno gente, complice forse un clima straordinario e un ponte lungo proposto dal calendario, ma c’erano anche meno espositori. Quegli spazi vuoti, mimetizzati abilmente spostando gli stand di qualche centimetro a destra o a sinistra, c’erano. Forse l’organizzazione sta realmente pensando di spostare la Fiera a partire dal prossimo anno, o forse gli editori si stanno riorganizzando. Parlo dei piccoli e medi ovviamente, e voglio sperare e pensare che quest’ultimo sia il vero motivo di tanta assenza.

Io ho voluto seguire tutti quegli eventi che puntavano i riflettori sui cambiamenti in atto e futuri. Quindi l’attenzione ai ruoli di scouting e di ricerca della qualità da parte degli editori indipendenti, le nuove modalità di approccio ai lettori da parte dei librai indipendenti, il significato che sta assumendo il selfpublishing nel mercato editoriale indipendente. Non pare anche a voi che ci sia una gran voglia di sciogliere legacci e lagacciuoli e di dare una bella scossa a tutto quanto? Tutta questa voglia di affermare la propria indipendenza, questo bisogno di correre più forte e più avanti, con gli strumenti giusti, liberi da sovrastrutture che sanno di stantio, questa necessità di essere creativi, fantasiosi, innovativi, tutto per riportare l’attenzione su colui che può realmente cambiare le sorti dell’editoria, l’unico vero giudice: il lettore. Caspita… Che rivoluzione potrebbe essere! E io spero tanto che accada, i tempi sono maturi, gli scrittori Indie scalpitano ai nastri di partenza, i librai hanno il cronometro in mano e gli editori sono in palestra ad allenarsi. Tutto per i lettori finalmente, tutto per cercare di ristabilire quel patto non scritto, ma unico metro di misura, tra chi pubblica e chi fruisce: la promessa di offrire un prodotto di buona qualità.

Gli ultimi due eventi che ho seguito sono stati proprio sul selfpublishing (che meraviglia ritrovare questa tematica in Fiera anni dopo l’avventura con NoBrandArt!) e sulle librerie indipendenti, e ho scritto due articoli su Art a Part of Cult(ure) che di seguito vi linko. Una sorta di quadratura del cerchio, insomma. Se leggerete di seguito gli articoli che ho pubblicato, compresa la parentesi straordinaria dell’incontro con gli autori Sabot/Age, potrete rendervene conto anche voi. Che la rivoluzione abbia inizio!

Più Libri Più Liberi 2016 #14. Si parla del mercato del selfpublishing. Un’altra editoria?

Sembra un po’ di assistere a quella faccenda della montagna e di Maometto: prima o poi si dovranno pur incontrare! E così capita che in una magnifica giornata di dicembre, a.d. 2016, in quel di Roma al Palazzo dei Congressi, il Selfpublishing incontri la piccola e media editoria in qualità di partecipante e non più come mero spettatore di serie B. Esatto, proprio così. L’incontro è stato curato dall’AIE in fondo, quindi delle due una: o hanno promosso il selfpublishing o lo temono. [continua a leggere…]

Più Libri Più Liberi 2016 #19. I librai illuminati. Come riportare i lettori in libreria?

Quest’anno Più Libri Più Liberi mi ha sorpresa per le tematiche trattate. Nulla di nuovo, sia ben chiaro, in rete se ne parla da tempo, però in Fiera, salvo timidi accenni negli anni passati, mai. Sto parlando di come stia cambiando il mercato editoriale, del ruolo che riveste la piccola e media editoria, della riscoperta dei ruoli dei vari attori che compongono la filiera editoriale, tutto per ricondurre i lettori verso i libri. Quindi i librai hanno potuto dire la loro in più di una circostanza, i librai indipendenti (quante volte ho sentito questa parola negli ultimi cinque giorni…). All’evento cui ho partecipato c’erano Carmelo Calì, per Libri & Bar Pallotta, e Alessandro Alessandroni per Altroquando. [continua a leggere…]

#PLPL2016 che fiera sarebbe se non parlassi di libri?

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Mi ero ripromessa di partecipare solo ad eventi per così dire tecnici, o professionali se preferite. Ma come si fa, come si fa a resistere al richiamo delle novità libresche! Specie se si tratta di noir, addirittura di quattro uscite per Sabot/Age di Edizioni e/o. Per chi mi segue da un po’ non devo certo spiegare che, davanti a una simile circostanza, io sono come Ulisse con le Sirene, le api con il miele, la Jolie con Brad Pitt… no, questo esempio non vale più.

Stavolta non c’era Massimo Carlotto, ma va bene, ci siamo visti parecchio nell’ultimo anno. Al suo posto c’era la mia amica Francesca Schipa che, con un po’ di emozione a suo dire (è stata magnifica), ha moderato l’incontro con Giorgia Lepore, Piergiorgio Pulixi, Pasquale Ruju e Luca Poldelmengo. I Fantastici Quattro!

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Di loro, dei loro romanzi, della collana Sabot/Age e di tante altre cose potrete leggere nell’articolo pubblicato per Art a Part of Cult(ure) che vi linko più sotto. Qui voglio solo aggiungere una piccola integrazione (perché di appunti ne ho presi parecchi)

Francesca Schipa si è soffermata parecchio sul personaggio protagonista dei romanzi di Giorgia Lepore, tal Gerardo Esposito detto Gerri. Le ha chiesto “da dove le fosse venuto un personaggio così” (leggete tra le righe, per favore), un uomo “che non deve chiedere mai” verrebbe da dire, bello e dannato o dannatamente bello. Insomma, si è parlato di questo appartenente al genere maschile talmente tanto da cominciare a fare ipotesi su chi potrebbe impersonarlo sul piccolo o grande schermo. Difficile a dirsi. A una mia successiva domanda diretta, Giorgia ha risposto che lei lo immagina col volto del primo Johnny Depp. E adesso lasciamo volare la fantasia e tuffiamoci nella lettura.

Poi lo sapevate che gli occhi di Mazzeo, il protagonista dei romanzi di Pulixi, sono un mix tra quelli della madre e del fratello dell’autore? Occhi chiari, bellissimi, color ghiaccio.

E sapevate che il romanzo di Ruju nasce, qualche anno fa, come cortometraggio?

L’ultima domanda impertinente di Francesca è stata: “Cosa vi rubereste l’un l’altro?” Provo a sintetizzare le risposte.
Giorgia ruberebbe a Piergiorgio la conoscenza della malavita internazionale, a Luca le geometrie relazionali e a Pasquale ruberebbe Dylan Dog.
Pasquale ruberebbe a Giorgia la visione femminile del noir, a Luca le geometrie relazionali e a Pulixi ruberebbe Mazzeo.
Luca ruberebbe a Giorgia il suo rapporto tra lavoro e scrittura, a Pasquale l’artigianato costruttivo e a Pulixi il mix tra passione e determinazione.
Piergiorgio infine ruberebbe a Giorgia la lievità del tocco, a Pasquale il mestiere e a Luca la drammaturgia.

Detto questo, ecco il mio articolo su questi Fantastici Quattro. Buona lettura!

Più Libri Più Liberi 2016 #6. Il poker d’assi di Sabot/Age con donna (di picche)

Perché “donna di picche”? Ve lo spiego dopo… Ricordo che un anno fa chiacchieravo sui social con Massimo Carlotto e “qualcuno” del collettivo Sabot/Age e chiedevo come mai non ci fossero donne al suo interno. Eppure di scrittrici noir italiane ce ne sono, e anche eccellenti! Ecco, un anno dopo mi hanno accontentata accogliendo nel gruppo Giorgia Lepore (sia chiaro che l’idea che l’abbiano fatto per me è pura vanagloria.).

A Più Libri Più Liberi 2016 sono stati presentati i 4 nuovi romanzi della collana Sabot/Age (sì, è anche una collana) di Edizioni e/o, e a condurre l’evento è stata un’amica, Francesca Schipa, che ha degnamente sostituito Massimo Carlotto. I quattro autori erano tutti lì, intorno a lei, e che meraviglia di palco! Piergiorgio Pulixi, Luca Poldelmengo, Pasquale Ruju e la magnifica autrice Giorgia Lepore. Francesca dice che ci si affeziona ad un libro, ad un autore. Nel caso di Sabot/Age i lettori tendono ad “innamorarsi” di un’intera collana, e io posso confermarlo perché davvero c’è un’univocità di intenti al suo interno e davvero ti viene voglia di collezionare tutti i suoi libri. L’univocità è data dal fatto che tutti gli autori, pur nel loro stile, pur nelle loro autentiche diversità, raccontano le verità nascoste dietro la realtà, quelle verità che la cronaca spesso non può evidenziare. E questo affascina chi legge, soddisfa quella curiosità insita nell’approccio alla lettura che è in ognuno di noi. Quando un autore riesce in questo non può non avere successo, e quando ci riesce un’intera collana… [continua a leggere…]

 

 

#PLPL2016 Altro anno stessa Fiera. Il mio primo resoconto di Più Libri Più Liberi

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E siamo ancora qui, come ogni anno a inizio dicembre. L’appuntamento coi libri a Roma si chiama Più Libri Più Liberi, e per me è imprescindibile, nonostante tutto. Quest’anno mi trovo presa di mille altre cose, decisamente importanti per me, ma non potevo mancare. Sono una scrittrice e una blogger, e al Palazzo dei Congressi mi sento un po’ a casa mia. Poi devo/voglio scrivere i miei articoli per Art a Part of Cult(ure) e non posso certo farlo per interposta persona. Poi voglio incontrare gli amici, le persone che come me amano respirare quest’aria così particolare, voglio curiosare tra gli stand, voglio carpire sguardi e voci, voglio ascoltare se c’è qualcosa di nuovo in questo panorama, a volte desolato altre esaltante, che è la piccola e media editoria in Italia.

Ho deciso di seguire alcuni eventi in qualche modo legati tra loro, una sorta di fil rouge sullo stato dell’arte che, in questa edizione, è caratterizzato da una maggiore attenzione degli addetti ai lavori, e non solo, su cosa deve (dovrebbe) diventare l’editoria indipendente, su una nuova (vecchissima) concezione dei ruoli, su cosa si deve fare per rivitalizzare il mercato a partire dalla filiera, sul ruolo fondamentale che stanno assumendo i librai “illuminati” e, udite udite, su come sta evolvendo il selfpublishing. Sono passati tre anni da quando un piccolo gruppo di autori e professionisti del settore andò in fiera con uno stand, senza l’appoggio di alcun editore, per rivendicare quel rapporto speciale col lettore che pareva sfilacciato e che, soprattutto col selfpublishing di qualità, è vitale. Era il 2013 quando feci l’appello e, sotto il nome comune di NoBrandArt, scatole di libri anche autopubblicati e uno stand coloratissimo e vivace, andammo in ventitré ad assaltare il fortino e a parlare alla gente di cosa significhi essere autori Indie (ne parlo qui). Molta strada è stata fatta, e molta ancora ne abbiamo da fare, ma pare che sia stata accantonata l’idea che “self è il male”. Vi saprò dire di più dopo l’evento del 10 dicembre.

Per ora posso solo dirvi che i primi giorni di fiera mi sono sembrati un po’ mosci, con poca affluenza di gente. Ma è anche vero che Roma ci sta regalando giornate quasi primaverili e starsene al chiuso col sole che splende, specie con un ponte festivo lungo, è difficile da concepire. Speriamo che le cose vadano meglio tra sabato e domenica, che i libri hanno bisogno di essere comprati e letti.

Il mio primo articolo per Art a Part of Cult(ure) parla di numeri, ed è davvero molto interessante ciò che ci svela.

Più Libri Più Liberi 2016 #2 Come va il mercato editoriale? Facciamo un po’ di conti.

Più Libri Più Liberi 2016 per me quest’anno comincia dai numeri. Che l’editoria sia in crisi e che qualcosa stia cambiando ce lo siamo detto tutti, più volte. Certo non bastano i piccoli passi fatti fin ora, ma è interessante vedere come e cosa percepiscono gli addetti ai lavori.
Ho partecipato all’incontro L’andamento del mercato 2016 alla vigilia del Natale e la piccola editoria. Da un’editoria mainstream a una indiestream?, perché il titolo evocava per me una serie di “lotte” che da tempo conduco in prima persona sul web – e non solo – e perché era interessante che l’evento fosse curato dall’AIE. Che si stiano tutti svegliando? mi sono detta. [continua a leggere…]

The day after. #Tornado a Cesano

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Ci sono cose nella vita che si imprimono nella memoria scavando solchi profondi e indelebili. I ricordi dell’infanzia, quei luoghi che ci hanno visto crescere, che hanno ascoltato le nostre voci bambine rincorrersi tra le mura, le vie, i prati, gli alberi secolari che ci hanno accolto come riparo dalla pioggia, sono istantanee che il cuore ha scattato quando era puro e che, per questo, restano immutabili nel tempo.

C’era un noce antico al Villaggio, enorme, maestoso. Era il primo di una lunga fila che, assieme a tanti pini marittimi, bordava via Senio, la via della mia casa di bambina prima e di giovane moglie poi. Mi rifugiavo lì sotto quando, tornando da scuola in ottobre, mi facevo sorprendere dalle prime piogge. Non passava una goccia e io mi sentivo al sicuro (non mi passava neanche per l’anticamera del cervello che qualche fulmine potesse incenerirmi lì sotto…). Il Villaggio è sempre stato un luogo di aggregazione, sicuro per noi e per i nostri genitori, un luogo nel quale potevamo nasconderci, giocare, imparare a stare insieme, un luogo dove scambiarsi il primo bacio, la prima carezza proibita. Eppure quanti di noi sono fuggiti via…

Oggi il Villaggio è devastato, quel magnifico noce non c’è più, e noi ragazzi di quegli anni magnifici e disperati ci uniamo in un abbraccio virtuale intorno a quel ricordo del tempo che fu. E che non potrà mai ritornare.

#CrotoneRacconta e #Scattiemigranti, due eventi estivi da non perdere

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Ci sono due tematiche a me particolarmente care, che ricorrono spesso in ciò che scrivo, dagli articoli ai libri: la mia terra d’origine, la Calabria, e l’emigrazione. Le trovo straordinariamente connesse, vuoi perché questa terra dell’estremo sud Italia ha, da sempre, visto i suoi figli partire per luoghi lontani in cerca di fortuna, vuoi perché la nuova migrazione, quella dei profughi di un altro sud del mondo, la vede spesso protagonista con gli sbarchi e i centri d’accoglienza.

L’emigrazione poi, ultimamente, mi ha toccata da vicino, perché anche io sono partita in cerca di quelle opportunità che l’Italia non era più in grado di offrirmi. Sento profondamente tutte le problematiche che un migrante deve affrontare, sia quando decide di andarsene, sia quando si trova ad affrontare luoghi diversi, lingue sconosciute, tradizioni, usanze, comportamenti che non gli appartengono. Cominciare il lungo percorso dell’integrazione è faticoso, a volte doloroso, ma necessario, e non può essere un’azione unilaterale.

0001#CrotoneRacconta è un evento artistico letterario che vuole far conoscere quegli autori nati nel territorio crotonese e che, in qualche modo, lo raccontano attraverso le storie che scrivono. Quest’anno, il 26 agosto, nella Sala Consiliare del Comune di Crotone, presenterò al pubblico Anna. Anna è di Cirò Marina, ed ecco svelato il mistero del paese di cui narro, e il suo vino, il suo pane, fanno parte di tradizioni antiche che appartengono a questa terra affacciata sul Mar Ionio. Con me, a partire dalle 18.00, ci sarà uno scrittore di Cutro, Marco Ciconte col suo Romanzo Nascosto, storia contemporanea che fruga tra i segreti del crotonese di oggi. Una storia del passato e una storia del presente, accompagnate dalle note delle musiche tradizionali calabresi che lo studioso Pierluigi Virelli ha scelto per l’occasione. Saremo “moderati” dalla responsabile della sezione provinciale de Il Crotonese, Angela De Lorenzo, e ci farà compagnia, graditissima padrona di casa, la Vicesindaco e Assessore alla Cultura, Antonella Cosentino. Che dire di più? Vi racconterò come è andata, ma se siete da queste parti, partecipate perché non mancheranno le sorprese.

 

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#Scattiemigranti è un contest nel contest. C’è una manifestazione mondiale che si svolge ogni anno il 21 settembre, Poesie per la Pace. La manifestazione romana si terrà a Villa Torlonia e, in questo ambito, ho avuto l’idea – e l’ho proposta a Isabella Moroni, promotrice e organizzatrice con Argillateatri – di coinvolgere il pubblico del web in qualcosa di diverso ma decisamente in tema. A partire dal 17 agosto e fino al 28 ho chiesto, su Facebook, twitter e Instagram (ma presto condividerò tutto anche negli altri social), di condividere una fotografia, privata, pubblica, vecchia nuova, simbolica, esplicita, purché libera da vincoli di pubblicazione, che rappresenti l’emigrazione. Le dieci migliori fotografie saranno affidate a dieci scrittori, poeti, giornalisti i quali scriveranno ipotetiche lettere ispirandosi a quegli scatti. Il 21 settembre le fotografie saranno proiettate a Villa Torlonia durante Poesie per la Pace, e le lettere abbinate saranno lette. Ci sarà anche la pubblicazione di tutto su Art a Part of Cul(ture) e, probabilmente, l’esposizione in una galleria d’arte romana. Non si vince nulla con #scattiemigranti, o forse sì. Un’idea di pace e di condivisione. Partecipate numerosi, l’hashtag lo conoscete.

I libri nel web. Come aumentare la propria audience? Gli autori Indie e le traduzioni.

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Avete idea di quanti libri si pubblichino in Italia ogni giorno? No, non voglio tediarvi con statistiche e numeri, però è risaputo ormai che la tendenza, dal 2010, è di un notevole incremento dell’offerta (si parla di una media di 164 titoli AL GIORNO, esclusi i selfpublisher) e di un notevolissimo decremento della domanda (i lettori forti sono circa il 15% dei lettori italiani, e leggono mediamente 12 libri l’anno). Questi numeri sono talmente sballati che fanno venire l’angoscia anche senza analizzarli. Quante speranze abbiamo che il nostro libro venga letto da un vasto pubblico? E di vivere di scrittura? Diciamo che la risposta alla seconda domanda è, al momento, utopistica.

Ma allora, come possiamo allargare la nostra audience?

Questo non significa necessariamente diventare ricchi coi nostri libri. Certo non dispiacerebbe a nessuno vendere decine di migliaia di copie, ma l’Italia questa è, non si può allargare e, finché il mercato editoriale non cambia drasticamente, con una selezione netta e “cattiva” di ciò che si pubblica, i lettori forti resteranno quello zoccolo duro di cui ho parlato prima mentre i lettori deboli, quelli che fanno massa e che comprano almeno a Natale e prima delle vacanze (se poi leggano non è dato sapere) tenderanno a diminuire sempre di più sostituendo l’oggetto libro con altri beni di facile consumo. Che brutta cosa… eppure è così, dobbiamo farcene una ragione. Il libro è da molti, anche dagli editori mainstream, considerato un oggetto, merce, prodotto su cui lucrare. Questo è il mercato, cari miei! Sarebbe auspicabile un incremento dei lettori forti, e che questi stessi riuscissero almeno a raddoppiare il numero di libri letti mediamente in un anno, ma questo lieto fine appartiene, almeno per ora, alla fantascienza.

Quindi l’Italia è fuori dai giochi, in merito all’audience. Siamo fortunati se riusciamo a distribuire le nostre 1000 copie di carta (fortunatissimi!) e altrettante digitali, mettendo in pratica molte, se non tutte, le strategie di cui ho parlato nei post precedenti ed altre che vi racconterò. Io sono giunta alla conclusione che c’è tutto un mondo intorno, un mondo di lettori, milioni di persone affamate di parole scritte, che non attendono altro che di poter leggere il mio libro. Un sogno? E perché? Inglesi, americani, spagnoli, sudamericani, francesi, tedeschi, portoghesi, e questo solo per restare nell’ambito delle lingue occidentali, sono tantissimi potenziali lettori, quindi perché non provare a inserirsi nel loro mercato editoriale? Poi, magari, affronteremo anche la Cina e tutto l’est del mondo, ma quella è un’altra storia…

Tradurre il proprio libro, questa è la chiave.

In occasione della prossima pubblicazione di The day I died ho deciso di regalare ai miei lettori, solo per una settimana, la versione originale in italiano del libro. Puoi richiedere QUI la tua copia di “Quella volta che sono morta”, iscrivendoti al mio Circolo Letterario (dimostrami di essere un fedele lettore…). cover_quellavolta_1

Ora, è molto difficile che un editore italiano, piccolo o medio che sia, decida di far tradurre il romanzo di un autore esordiente o emergente e di affrontare da solo il mercato estero. In genere si affida a un agente letterario e cede i diritti di pubblicazione all’editore di un altro paese che si occuperà di tutto il resto. E questo mi pare anche normale, considerando la crisi che c’è. Un autore che invece è proprietario dei diritti sul suo lavoro, – perché è self, perché è scaduto il contratto, perché sono fatti suoi – un autore Indie insomma, ha la possibilità di fare come meglio crede. Io ho tradotto una prima volta un mio romanzo, Colui che ritorna, in spagnolo. Mi sono rivolta ad una amica madrelingua che ha fatto un ottimo lavoro, ma dal punto di vista della promozione non è stata di grande aiuto. Quindi ho deciso di passare alla lingua inglese. Il motivo mi pare ovvio: quante persone al mondo leggono, parlano e scrivono in inglese? Tante, tantissime, quindi è giusto che anche loro abbiano l’opportunità di leggere i miei romanzi!

Ma un traduttore professionale costa…

Certo che costa, il lavoro si paga. E un traduttore non è semplicemente colui che traghetta le parole da una lingua all’altra: un traduttore è un interprete, un co-autore, un riscrittore che dona una voce e un suono nuovi alle parole originali da noi scritte. Quindi va pagato. Ma come, considerando gli scarsi mezzi a disposizione di un autore Indie? C’è il web. Ci sono i social network. Sicuramente è possibile trovare traduttori disponibili a prezzi ragionevoli… Oppure oggi c’è Babelcube. In questo mercato linguistico virtuale si incontrano ogni giorno migliaia di attori: editori, scrittori, liberi professionisti, aziende, studenti e, ovviamente, traduttori. Qui è possibile far tradurre il proprio libro a costo zero. Qui è possibile scegliere il traduttore che più ci piace (in base al profilo, alle recensioni, alle sue traduzioni precedenti, alla faccia simpatica), proporgli di collaborare, testarlo, lavorare insieme alla traduzione – perché un traduttore non si lascia mai da solo col nostro libro. Ricordate? Anche lui è un autore… Scherzo, ma è importante stargli accanto. – studiare insieme le strategie promozionali, e poi, alla fine di tutto, ci pensa Babelcube. Loro sono gli editori, in pratica. Distribuiscono il libro sul mercato più pertinente (Amazon, Barnes and Nobles, Apple, tutti gli store online più adatti alla lingua di traduzione), forniscono un dettagliato report mensile sulle vendite sia all’autore che al traduttore, si trattengono il 15% sul prezzo di copertina e distribuiscono le royalty in base al contratto firmato all’inizio di tutta la faccenda. Perché si firma un contratto a tre, e dura cinque anni. Un vero contratto editoriale che stabilisce chi fa cosa, quali sono le percentuali che spettano, cosa non si può fare, etc etc. Mi è sembrato un ottimo compromesso, e allora l’ho fatto. Ho accettato un’offerta di traduzione, ho fatto tradurre “Quella volta che sono morta” e tra pochi giorni sarà in circolazione col titolo “The day I died”. E vedremo cosa accadrà col mercato anglofono…

woman_face cover4Questa è la cover (a me piace moltissimo). Nel prossimo articolo vi racconterò come intendo affrontare il mercato editoriale straniero. Ammetto che un po’ mi tremano i polsi, però è una bella avventura, no?