C’è Natale e Natale

C’è Natale e Natale. Ci sono i simboli, le tradizioni, la fede, la famiglia, la bontà da copertina, i rituali scaramantici (Mariù diceva che ci dovevano essere 12 portate a tavola la sera della vigilia), c’è chi a Natale si sottopone a fatiche immani e chi invece assume un atteggiamento minimalista e parco – niente sprechi, basta consumismo – e ognuno ha il suo Natale, e dovrebbe essere Natale tutto l’anno, e via coi luoghi comuni che solo a elencarli scriverei fino al prossimo anno.

Il mio atteggiamento nei confronti del Natale è sempre stato un mix di tutto questo con la tendenza, col passare degli anni, a togliere, a cercare la sobrietà pur mantenendo le tradizioni. Amo le tradizioni, c’è poco da fare, la meridionale che è in me non riesce a rinunciare ai tardiddi e ai crustoli, al pesce e alle vongole, a tutto quello che mia madre mi ha lasciato come ricordo e che cerco di tramandare a mia volta ai miei figli. Anche questo è “famiglia”.

Quest’anno qualcosa è cambiato per me, quest’anno ho affrontato l’idea di morte lucidamente, come mai nessuno dovrebbe fare, e il mio Natale è un’autentica rinascita, è vita che scorre nelle vene, è forse il significato più autentico che il Natale possa avere. Un dono prezioso che segue a un periodo difficilissimo, oscuro, e forse per questo lo apprezzo di più.

Pirandello fece dire all’Uomo dal fiore in bocca Perché, caro signore, non sappiamo da che cosa sia fatto, ma c’è, c’è, ce lo sentiamo tutti qua, come un’angoscia nella gola, il gusto della vita, che non si soddisfa mai, che non si può mai soddisfare, perché la vita, nell’atto stesso che la viviamo, è cosi sempre ingorda di se stessa, che non si lascia assaporare. Il sapore è nel passato, che ci rimane vivo dentro. Il gusto della vita ci viene di là, dai ricordi che ci tengono legati.”

Quindi ben vengano i ricordi, il passato che rimane vivo dentro, Mariù e il profumo della sua cucina, i miei figli affaccendati intorno a me, ben venga il gusto della vita in questo Natale in cui rinasco. Auguri a tutti.

Di fiere dell’editoria, di incontri belli e di riflessioni. #PLPL18

Sono trascorsi quasi sette giorni dal termine di Più Libri Più liberi edizione 2018, la seconda nella Nuvola che pare davvero il contenitore ideale di tanti sogni impressi sulla carta. Sette giorni in cui sono stata travolta da tante cose, emozioni, smarrimento, e solo adesso riesco a raccogliere i pensieri, fermarli lì nella testa per qualche minuto e raccontare come è stata quest’anno la fiera per me.

Gli incontri sono stati meravigliosi, me li sono “spizzati” come un giocatore di poker e me li sono goduti. Ho assorbito idee, memorie, riflessioni che, per due giorni, hanno preso tutto lo spazio dentro di me e mi hanno aiutata a deconcentrarmi dallo tsunami che mi ha travolta. Ho rivisto amici belli, quelli del mondo letterario che, credetemi, sono davvero capaci di farti sentire a casa, anche dentro una nuvola. Amici scrittori, amici editori, amici di passaggio me che ormai lasciano impronte dentro di me di quelle che restano.

Finalmente ho conosciuto di persona @CasaLettori, Maria Anna Patti in tutta la sua frizzante energia, una donna straordinaria che ha fatto di un semplice account twitter un punto di riferimento per tanti lettori che si incontrano sul web. C’eravamo conosciute virtualmente al suo esordio – più o meno – e mi aveva fatto un’intervista davvero originale; quanto è cresciuta da allora, e quanta passione ha ancora nono stante tutto.

Finalmente ho conosciuto anche Morgan PalmasSul Romanzo – altro essere mitologico e virtuale col quale ci siamo scambiati commenti su Facebook e che non assomiglia affatto all’idea che mi ero fatta di lui. Decisamente più alto e con più barba.

Ma veniamo agli incontri. Cinquantuno scrittrici e una stanza tutta per loro mi ha fatto pensare che forse siamo a una svolta, perché se un editore decide di pubblicare un progetto dedicato interamente a scrittrici contemporanee, una sorta di antologia fotografica che le racconta e ce le fa conoscere in modo insolito e intimo, può darsi che il vento stia cambiando e che le scrittrici abbiano finalmente trovato il loro “posto al sole”, quello che si meritano. Il resoconto come sempre lo trovate su Art a Part of Cult(ure) a questo link.
https://www.artapartofculture.net/2018/12/09/piu-libri-piu-liberi-6-cinquantuno-scrittrici-e-una-stanza-tutta-per-loro/

Altro incontro straordinario è stato quello con Michela Murgia, Marcello Fois, Evelina Santangelo e Hamid Ziarati. Si è parlato del ruolo degli intellettuali nella società civile, oggi che finalmente hanno deciso di prendere posizione, di non tacere più, di far sentire la loro voce come è giusto che sia. Si è parlato di Vie di Terra, si è parlato di cose importanti e dei mutamenti che stanno avvenendo così velocemente e delle derive che ne conseguono. Si è parlato di “fare” e questo è così importante che mi sono sentita una privilegiata solo per il fatto di essere lì ed assistere alla rinascita di un movimento letterario vero. Al link che segue il resoconto dettagliato, ma tante cose non sono riuscita a scriverle perché ero troppo rapita dall’ascolto per prendere appunti. Il mio cuore però ricorda tutto… https://www.artapartofculture.net/2018/12/10/gli-intellettuali-non-devono-tacere/

Infine il mito, la leggenda, la Storia fatta persona, ultima testimone di cosa è stata la Shoah: Liliana Segre, la Senatrice a vita Liliana Segre. Così minuta eppure potente, ha riempito la sala della Nuvola con la sua sola presenza. E il suo racconto, abilmente stimolato da Marco Damilano – altro essere mitologico che finalmente ho incontrato di persona – mi ha portata lì dove non sono mai stata, indietro nel tempo in quella “zona grigia” della Storia che tra poco non avrà più testimoni diretti. “Sono i giovani le candele della memoria”. Che parole straordinaria, e che fiducia ripone questa nonna nelle nuove generazioni. Sta a noi il compito di fare in modo che non sia mal riposta. Ecco il resoconto. Ah! Ho incontrato anche Enrico Mentana, davvero, e non stava facendo una maratona. Questo sì che è uno scoop… https://www.artapartofculture.net/2018/12/11/piu-libri-piu-liberi-13-liliana-segre-i-giovani-sono-le-candele-della-memoria/

Appuntamento al prossimo anno per un nuovo #PLPL targato 2019. Ci saranno novità? Chi lo sa… ho sempre un romanzo in cerca di casa. L’importante è che ho tutta l’intenzione di esserci.

Try again – Volevo scrivere un post sulla paura

Volevo scrivere un post sulla paura ma poi è successo che c’era il black friday e mi sono detta che fai? non te li compri un paio di biglietti aerei scontatissimi per marzo? Sabato e domenica, così, toccata e fuga a Malta e Atene che neanche un taxi da Fiumicino a Roma ti costa meno. E poi a marzo è primavera, fa già abbastanza caldo da non portare il cappotto.

Volevo scrivere un post sulla paura ma poi è successo che c’era Stefano Sgambati a Roma col suo nuovo libro, “La bambina ovunque” (bello, bello, bello, leggetelo e riflettete) e mi sono detta che fai? non ci vai alla presentazione? Ci saranno anche tutti quegli amici tuoi, quelli che bazzicano i libri e la letteratura, Carmelo, Francesca, Sara, Chiara, Rossano e tanti altri e che vuoi perderti l’occasione di parlare di cose belle e di farti quattro risate?

Volevo scrivere un post sulla paura ma poi è successo che c’era il concerto del mio coro e dovevo ripassare Christmas Trip che lì ho una parte da solista bella tosta e mi sono detta che fai? non vai alle prove e ti perdi l’opportunità del caldo abbraccio collettivo dei tuoi amici coristi? Ma soprattutto ti perdi l’occasione di essere, ancora una volta, al centro del palco? Che siccome sono poco esibizionista io…

Volevo scrivere un post sulla paura ma poi è successo che tra pochi giorni c’è Più Libri Più Liberi e mi sono detta che fai? non ti organizzi qualche incontro in fiera per scrivere i tuoi articoli su Art a Part of Cult(ure)? Ci saranno pure i tuoi amici scrittori e editori, quelli che vedi solo in queste circostanze, con libri nuovi di zecca da toccare, annusare, leggere.

Volevo scrivere un post sulla paura ma poi è successo che mi sono accorta di non averne più di paura, che se l’ho messa da parte per organizzarmi tutte queste cose è perché alla vita non gliene frega niente che quel maledetto è tornato, non gliene frega niente perché è più forte lei e quindi cazzo, che faccio? le vado contro? Mi blocco e aspetto?

Volevo scrivere un post sulla paura ma ho scoperto che nel frattempo aveva vinto il coraggio e allora niente, basta pause. Si lotta, si vince, si perde e poi si vince ancora. Magari si piange un po’. Magari si vive. (Mariù, la prossima volta che ti chiedo un segno pensaci bene che stavolta hai toppato alla grande. Lotteria, quella, nient’altro. Try again.)

Anna è tornata

Ci sono storie che meritano di essere raccontate, più e più volte, perché capita che l’attualità, la vita coi suoi contraccolpi, gli eventi che si susseguono giorno dopo giorno, le rendano sempre nuove, come se stessero accadendo ora. O poco prima.

Cosa impariamo noi dalla Storia, quella con la S maiuscola che studiamo sui libri? Non molto se poi non siamo in grado di cogliere segnali e sintomi nel nostro futuro presente, segnali e sintomi del fatto che ciò che abbiamo seminato a un cero punto lo dovremo raccogliere, che certi errori hanno sempre un prezzo, che il mondo è un sassolino piccolo piccolo in cui anche il tempo si contrae e siamo tutti destinati a incontrarci.

Questo per dire che la storia di Anna racconta del periodo della guerra nelle Colonie d’Africa, racconta quello che i nostri soldati, le nostre Camicie Nere, facevano in Somalia e Eritrea, racconta ciò che lì noi abbiamo lasciato, la nostra smania di grandezza, la nostra presunzione, la nostra stupidità, la nostra vergogna. E racconta l’amore di una donna che, come Penelope, aspetta il ritorno del suo uomo, mentre la vita l’attraversa e lascia segni indelebili.

Questa storia è successa davvero, io l’ho solo raccolta e romanzata un po’, ho cambiato qualche nome e aggiunto qualche personaggio, ma il succo è uno solo: Anna, la vera Anna, imparò la guerra e l’amore. E la tolleranza e il perdono. Noi oggi cosa abbiamo imparato?

Insomma… Anna è di nuovo in libreria, o meglio è possibile ordinarla sia nella versione digitale che in brossura, e ha anche un vestito nuovo!

Per ora potete trovarla qui e qui. 

“Il passato è una terra straniera; fanno le cose in modo diverso laggiù” [dall’incipit di Messaggero d’amore – Leslie Poles Hartley]

E anche un po’ di musica bella bella ci vuole, per celebrare…

Il 23 aprile è la #GiornataMondialedelLibro e io la festeggio in hotel

Come ogni anno il 23 aprile si festeggia quella cosa meravigliosa che chiamiamo libro. Dico cosa perché, con l’avvento del digitale, l’oggetto/libro ha acquisito nuove forme così come nuove sono le esperienze di lettura. Resta la magia dei contenuti, i messaggi, la capacità di comunicare di chi, con maestria, quelle parole le ha pensate e scritte. Storie che ci accompagnano nel nostro viaggio della vita, così mi piace pensarle, storie come canzoni che lasciano un segno, che diventano nostre per sempre.

A Barcellona, come ormai saprete, ogni anno in questa occasione si regala un libro e una rosa, e questo gesto rappresenta per me un gesto d’amore e di passione esemplare. Io invece, italica scribacchina, sono stata invitata a partecipare a un evento particolare: l’associazione Golden Book Hotels mi ha chiesto di scrivere un racconto ispirato a un hotel particolare. Un hotel vero, reale, uno di quelli che aderiscono a questa iniziativa e che diventa mentore a sua volta dell’autore che lo racconta.

In pratica cosa si sono inventati questi folli straordinari? Hanno selezionato diciotto autori – si è poi aggiunta anche la scuola di scrittura Omero di Roma, quindi siamo molti di più – hanno abbinato ad ogni autore un hotel italiano molto particolare, hanno chiesto a questi autori di scrivere un racconto ispirato all’hotel o in cui l’hotel fosse comunque menzionato. E fin qui… Poi hanno preso questi racconti e li hanno raccolti in un ebook, e questo ebook si troverà in ogni camera di ogni hotel raccontato e ogni ospite dell’hotel potrà leggere gratuitamente l’intero libro durante il suo soggiorno. Grande invito alla lettura!

Oggi, in occasione della Giornata Mondiale del Libro, l’ebook è disponibile. L’hotel che ho raccontato io si trova a Ferrara e si chiama Annunziata, e io sono felicissima che un albergo abbia un nome di donna e che presto potrò andare a visitarlo. Ah! Non ve l’avevo detto? Non sono mai stata a Ferrara né all’hotel Annunziata, quindi ho studiato e studiato e studiato per immaginare la storia che ho scritto, e mi è venuta una voglia pazza di andare in quei luoghi suggestivi e magari, chissà, ripetere ciò che mi è stato ispirato.

Un’altra informazione: l’ebook potete leggerlo anche voi. Potete scaricarlo cliccando sulla sua cover. Il mio racconto è a pagina 307, ma leggeteli tutti che sono piccole perle. 

A #TempodiLibri con Missiroli e Buzzati, tra sentimento e fortezze.

L’avevo detto che a Tempo di Libri ho incontrato gente bellissima. Marco Missiroli mi ha incantata con un reading/ricordo/racconto su Dino Buzzati davvero emozionante.

Ci ho messo un po’ a scrivere l’articolo pubblicato da Art a Part of Cult(ure) e infatti è uscito solo ieri, a Fiera ormai digerita… Ci ho messo un po’ perché le parole hanno dovuto sedimentare. Se Buzzati ha lasciato un segno profondo in Marco Missiroli, in me quei due insieme hanno scavato una trincea. E l’immagine della trincea ci sta proprio bene, a proposito di frontiere, di coraggio per superare le barriere, di sentimenti che ribollono.

Ho pensato che da un anno a questa parte mi sono barricata dietro il mio dolore, l’ho usato come scudo, mi sono arginata in un fosso, forse per paura di affrontare… cosa? Ascoltare la storia binaria di Missiroli e Buzzati, l’analisi profonda di come, perché, quando a un certo punto si comincia a raccontare, a raccontarsi, è stato per me come squarciare un velo, con la testa e con il cuore.

L’articolo che ho scritto è strano, secondo me, quasi disarticolato, un flusso di parole che seguono un flusso di pensieri, proprio come Missiroli ci ha proposto la storia che ci ha raccontato. Leggetelo così, senza soffermarvi troppo sul significato, lasciatevi trasportare dai sensi e provate a immaginare di essere lì, davanti a questo ragazzo altissimo e con la cravatta, che si siede e…

A Tempo di Libri ho incontrato Marco Missiroli e Dino Buzzati

Facciamo un gioco: facciamo che io non conosco Marco Missiroli e che non so quasi nulla di Dino Buzzati. E facciamo anche che a Tempo di Libri mi capiti di incontrarli entrambi. Ora i più accorti diranno come fai a incontrare Dino Buzzati se è morto tanto tempo fa? Eppure vi assicuro che, io che di Buzzati so poco, ho davvero l’impressione che sia qui, in questa sala gremita di Milano Fiera City, a raccontarsi con la voce di Missiroli.

Lo noto subito questo ragazzo altissimo, che abbraccia le persone, che ci saluta come fossimo vecchi amici che si incontrano a una festa. [Continua a leggere…]

Quest’anno sono andata a #TempodiLibri e ho incontrato gente bellissima

Quest’anno ho deciso di andare a Tempo di Libri a Milano per vedere come sarebbe stata questa seconda edizione. Beh, dopo anni a Roma per Più Libri Più Liberi con la piccola e media editoria, dopo anni al Salone di Torino, che resterà sempre per me “Il Tempio” dell’editoria, ho voluto dare una chance al capoluogo lombardo.

Tutto sommato se la sono cavata, nel senso che lo spostamento dell’evento alla Fiera Milano City ha di certo giovato all’affluenza di gente sia per i collegamenti con il centro cittadino, sia perché, diciamolo, dopo il weekend elettorale le persone avevano voglia di distrarsi un po’.

Pochi gli espositori, almeno se li paragono alle altre fiere che ho visitato, ma alcune cose buone: tantissimi punti ristoro, ma tanti davvero; tantissimi spazi per sedersi e riposarsi; un’area dedicata ai professionisti per gli incontri, cioè proprio uno spazio in cui gli autori potevano incontrare gli agenti letterari, e questa mi sembra una bella novità.

C’erano i grandi gruppi editoriali, fianco a fianco, con un enorme spiegamento di libri, roba da apoteosi dei sensi, ma c’erano anche piccoli editori, e questo significa che forse i costi non erano eccessivi, chi lo sa, non ho chiesto. O forse significa che le case editrici abbiano scelto il canale fieristico per fare un po’ di cash flow che non fa mai male. Eh, ce ne sarebbero di osservazioni da fare sulla distribuzione, ma la filiera sta diventando un serpente contorto e sempre più spesso i ruoli si confondono.

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Le tematiche di Tempo di Libri erano diverse: la ribellione, la cucina, il ricordo.
Io ho partecipato a due incontri davvero speciali che, a distanza di qualche giorno, hanno lasciato un segno che ancora scava dentro. Incontri difficili ma esaltanti, e non mi capitava da tempo di restare così imbambolata a sentir parlare di letteratura.

Il primo incontro è stato con Nicola Lagioia e Goffredo Fofi che hanno ricordato Alessandro Leogrande. Questo il mio resoconto per Art a Part of Cult(ure).

Alessandro Leogrande tra ricordi e rimpianti nel racconto di Fofi e Lagioia

Come un padre e un fratello, Goffredo Fofi e Nicola Lagioia hanno raccontato a Tempo di Libri la loro “versione” di Alessandro Leogrande, una versione accorata e nostalgica e ricca di sfaccettature, con un elemento in comune: Alessandro Leogrande mancherà. [Continua a leggere…]