Quando non so come dire le cose allora scrivo poesie – per chi sa intendere.

“Io sono
nuvola di emozioni instabili
e mi muovo nel vento.”

Questo scrivevo qualche tempo fa, quando ancora una volta delegavo alla poesia le mie comunicazioni scomode. Ma in fondo è giusto così, no? si può ammantare di bellezza e grazia anche ciò che ci fa paura; questo non vuol dire che il significato verrà stravolto, tradito, ma che semmai ci farà meno paura, potrà distrarci come solo un gesto gentile sa fare. Ecco cos’è la poesia: un gesto gentile fra le brutture del mondo. Spero allora, con altrettanta gentilezza, di riuscire a dare un vestito diverso alle parole più antiche del mondo.

Leggera passerò nella tua vita,

e lascerò una scia

più spessa di un filo di fumo,

più sottile del solco che lascia l’aratro

quando penetra l’anima della terra

facendola sua.

Io sono

nuvola di emozioni instabili

e mi muovo nel vento.

Una traccia rimane

che sa di aria e di sole

di radici dissodate

di zolle pregne e grasse d’umore.

È l’essenza di me

che permane,

se solo l’avrai colta

mentre leggera

passava nella tua vita.

E ricomincio da qui

dove la penna si è fermata

che andare avanti

significava fine

e io sono quella dell’eterno inizio,

ancora una zolla da dissodare

ancora una traccia da ricercare

ancora qualcosa di me che rimane

e che vince, malgrado tutto,

da non dimenticare.

Settembre: torna #PoesieperlaPace – Peace One Day

Il 21 settembre si celebra la Giornata Mondiale della poesia per la Pace “Peace One Day” e da qualche anno mi capita di partecipare, coinvolta da quelle menti belle e impetuose dell’associazione Argilla Teatri. 

Quest’anno c’è stata un’anteprima il 15 settembre a Genzano, in occasione della XXX Festa del pane  di Genzano (chi – in Italia e nel mondo – non ha mai mangiato il pane DOP di Genzano? Male, molto male…), paesino ameno arrampicato sui colli di Roma, uno di quei “castelli” celebri per vino, porchetta, fraschette, pane, olio, roba buona insomma.

Abbiamo dedicato una giornata intera alla “parola” scritta, quella che resta e che è importante, quella che può fare la differenza fra ciò che si dice e ciò che si fa. Per la pace in questo caso. La mattina abbiamo coinvolto la gente con “Scritture di strada” e ci ha stupito la partecipazione di tanti bambini e adolescenti. Loro ci hanno lasciato parole incantevoli come “vita, vita, vita, vita” o parole lente come “deserto”, e noi le abbiamo raccolte su un totem gigante, in piazza, per ispirare tutti i passanti. Grazie Isabella, Ivan, Mauro, Giulietta per la straordinaria esperienza vissuta insieme.

A me è stata chiesta una poesia, qualcosa che le somigliasse perlomeno. Mi sono messa a pensare cosa intendo io per pace, perché il tema è importante e troppo spesso usato e abusato (quanto è facile parlare di pace, chi non la desidera? chi non la grida al vento?). Ho pensato che io, per sentirmi in pace e quindi per emanare pace devo essere felice. Non sempre, non di continuo che è impossibile, ma devo essere in grado di riconoscere e memorizzare i momenti davvero felici, e questa è una faccenda intima, un patto con sé stessi, un esercizio che non tutti fanno perché è più facile crogiolarsi nel dolore e lamentarsi, soffrire e far soffrire che essere felici.

Ecco cosa ho scritto per l’occasione e, giuro, con sincerità. (Non perdetevi alla fine la fotogallery)

Mi hanno detto che un giorno felice è un giorno rubato,

rubato alla vita che preme e che sfugge

rubato agli istanti che il tempo corrode

acidi di disperazione

di amara solitudine

istanti senza cuore.

Eppure li ricordo uno per uno

giorni di sole

una luce infinita e niente strade tortuose

niente curve nel buio

niente precipizi in cui cadere.

Giorni di calma, giorni di tempesta.

Eppure sono proprio quei momenti i più veloci

che la testa ti dice fai e il cuore risponde resta

e ti muovi e ti fermi e ti giri intorno

e alla fine è passato

l’istante rubato alla vita,

che pure è esso stesso vita.

La vita tua, la mia, la nostra

che siamo isole nel mare dell’indifferenza

perché a nessuno importa in fondo

perché nessuno resta

perché i felici sono strana gente

che sta bene con niente.

 

La fotogallery

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Il ricordo del mare

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Quando non so come dire le cose scrivo poesie. L’ho detto tempo fa, e allora fu una catarsi, un modo per comunicare il mio dolore senza essere troppo invadente. Oggi sono stata assalita da tante emozioni, e nella testa ha fatto capolino questa specie di canzone, e c’era anche una musica, un po’ alla De André – dopo i fatti di Genova la sua musica non mi abbandona un istante – ma non ve la posso né voglio cantare. Ognuno se la canti come vuole, se vuole.

Il ricordo fa male

se qualcosa rimane

il ricordo che hai in testa

ha il sapore di festa

il ricordo ti appaga

come amore puttana

che ti prende in quell’ora

e poi rimani tu.

 

E il sapore del mare

è un ricordo lontano

un ricordo bambino

che ritrovi vicino

che ti lecca la pelle

che ti brucia di sale

un ricordo che appare

e poi rimani tu.