Quando non so come dire le cose scrivo poesie

la-forza-delle-donne-si-posso-farcelaCi ho pensato a lungo. Non solo a cosa dire, ma proprio sull’opportunità di farlo. Io sono una persona discreta, forte, determinata, e in genere entro in punta di piedi nelle vite degli altri con la convinzione, oltretutto, che se non sono invitata meglio non bussare neppure alla porta. Per questo scrivo. I miei libri, le mie storie, sono scarpe animate che camminano da sole e si fermano dove credono, a volte per pochi istanti, a volte a lungo, dipende dall’ospite.

Nei miei libri ci sono donne, uomini, luoghi, veri o inventati non importa, sono comunque una rappresentazione di me e della mia visione della vita. Può non essere interessante, eppure credo che qualunque momento di confronto possa aiutarci a valutare diverse prospettive. Oggi ho bisogno io di confrontarmi, oggi sono smarrita. Perché capita che la vita reale superi quella creata nei romanzi, la superi in imprevisti, prove, emozioni, e ci colga impreparati. Non c’è niente da inventare, c’è solo da prendere le distanze, respirare a fondo e cominciare a lottare. Ma non da sola. Da soli la paura di non farcela può diventare una morsa incandescente che ti stringe i polsi, le caviglie, la gola, che ti blocca e non ti fa agire. Per questo tipo di lotte ci vuole un esercito, e armi, e strategie. Bisogna essere lucidi e spietati. Per questo sono qui oggi. E poiché certe parole sono brutte, hanno proprio un suono sgraziato, io le trasformo in poesia, che la bellezza vince sempre. costa-rica

Io voglio ancora

svegliarmi con questa luce calda

che filtra e mi accarezza.

Voglio ancora

godermi questa estate

della vita,

i frutti succosi,

gli aspri contorni dei monti,

le rotondità delle onde.

Io voglio ancora

spogliarmi e stupirmi

della mia pelle lucida,

dei muscoli tesi,

dei piedi scattanti.

Io voglio ancora,

e gli ospiti inattesi

sgraditi

ottusi

voraci

dolenti come prefiche

non oscureranno

la mia estate

con tristi presagi

di pioggia.

Datemi sassi

e spade

e pugnali

che sono in guerra

e io voglio

vincerla.

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Lo vedi? Si fa sera, amico mio.

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Certe volte mi capita di dover scrivere cose brevi, perché il pensiero è un lampo che si accende all’improvviso e deve restare così, come una fotografia. Sono quelle riflessioni “pure”, non troppo ragionate, che arrivano da qualche parte dentro di me (dentro di noi), magari al mattino quando tutto ancora tace, o alla sera quando i rumori della vita cominciano a smorzarsi. Chiamare poesie questi scritti istantanei mi pare esagerato, però va bene dai, sono testi poetici, e che i grandi mi perdonino.

Stamattina, all’alba (mi sveglio prestissimo), mi è “arrivata” con urgenza alla mente questa frase (quella del titolo), e poi tutto il resto. Tanta era l’urgenza che, per non dimenticare nulla, ho smesso di bere il mio adorato caffè e ho scritto a mano. La mia poesia/metafora sulla vita di oggi è questa:

Si fa sera, amico mio.

Lo vedi? Si fa sera amico mio.

Lenta ci avvolge

dagli angoli degli occhi

e li socchiude

in sottili fessure.

E poi ci inganna

che dalle pupille acute

ancora ci fa scorgere

un barlume del giorno.

 

Lo vedi? Si fa sera amico mio.

E nulla possiamo

per fermare la notte

che avanza

da una breve distanza.

Eppure è ancora luce

amico mio

in qualche parte del mondo

e la voglio godere.

 

Lo vedi? Si fa sera amico mio.

E io spalanco gli occhi

che mi bruci

questo avanzo di sole

prima del tramonto.

Poetando un po’

Immagine presa da qui

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Vorrei,

vorrei

smettere di pensare

cancellare

con poderose secchiate d’acqua

ogni singola sillaba

che si affaccia alla mente.

Vorrei,

vorrei

lo spazio vuoto

che rimane.

Labirynth

Oggi è giornata, è così…

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Labirynth

C’è un labirinto di rose e biancospino.
Le vie si incastrano tra i fiori e il fogliame
E non vedo l’uscita, non ve n’è traccia.
Le rose e il biancospino
Rovi di spine e macchie di colore
Tra dolore e speranza
Tra realtà e finzione.
Arriverò lacera, in brandelli
Alla fine del viaggio ingannevole.
Arriverò soltanto io.
Tu resterai indietro
Sotto l’arco della fontana
Trafitto da aculeo di rosa canina
Mentre annusi l’aria.

Io non ti amo

Non mi capitava da un po’, ma oggi mi va di poetare. A volte l’ispirazione arriva così, a scoppio ritardato…

Immagine presa da qui

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Io non ti amo

Io non ti amo
eppure
camminerei per ore
i piedi gonfi nelle scarpe strette
per ascoltarti
mentre cammini accanto a me.
Io non ti amo
eppure
riuscirei a non fumare
e potrei anche non respirare
per respirarti
mentre cammini accanto a me.
Io non ti amo
eppure
ho spento il tempo
disattivato il mondo virtuale
per pochi minuti
di assoluto perfetto stupore.

Non ho mai chiesto

ombra

[da madre a figlia]
Non ho mai chiesto
alla mia ombra
di offuscare la tua,
ma di porre confini
misurabili
della tua grande luce.

Per lievi tratti, ogni tanto
ti ho teso la mano
non per sostenerti
ma per spingerti
lontano.

Attaccata ai tuoi piedi
ho percorso più strade
in questa vita,
di quanto avrei fatto io, da sola.

Porta l’amore con te

Immagine presa da qui

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La vita è tua.
Dei suoi segreti inganni
non ti crucciare
hai braccia e cuore e testa
li saprai affrontare.
Hai occhi per guardare
orizzonti lontani,
e mari e volti nuovi.

Ho minuti da scontare
al giogo del tempo
rubati, preziosi,
sogni affidati al vento che avvicina,
da costa a costa ci accomuna,
col suo profumo di cose passate
di cose future, di casa.
Profumo di te.

Figlio,
di tante cose dette
una ne resti:
che tu sia amore
ovunque camminerai,
parte di questo amore
senza fine.