Io non ti amo

Non mi capitava da un po’, ma oggi mi va di poetare. A volte l’ispirazione arriva così, a scoppio ritardato…

Immagine presa da qui

Immagine presa da qui

 

Io non ti amo

Io non ti amo
eppure
camminerei per ore
i piedi gonfi nelle scarpe strette
per ascoltarti
mentre cammini accanto a me.
Io non ti amo
eppure
riuscirei a non fumare
e potrei anche non respirare
per respirarti
mentre cammini accanto a me.
Io non ti amo
eppure
ho spento il tempo
disattivato il mondo virtuale
per pochi minuti
di assoluto perfetto stupore.

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Non ho mai chiesto

ombra

[da madre a figlia]
Non ho mai chiesto
alla mia ombra
di offuscare la tua,
ma di porre confini
misurabili
della tua grande luce.

Per lievi tratti, ogni tanto
ti ho teso la mano
non per sostenerti
ma per spingerti
lontano.

Attaccata ai tuoi piedi
ho percorso più strade
in questa vita,
di quanto avrei fatto io, da sola.

Porta l’amore con te

Immagine presa da qui

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La vita è tua.
Dei suoi segreti inganni
non ti crucciare
hai braccia e cuore e testa
li saprai affrontare.
Hai occhi per guardare
orizzonti lontani,
e mari e volti nuovi.

Ho minuti da scontare
al giogo del tempo
rubati, preziosi,
sogni affidati al vento che avvicina,
da costa a costa ci accomuna,
col suo profumo di cose passate
di cose future, di casa.
Profumo di te.

Figlio,
di tante cose dette
una ne resti:
che tu sia amore
ovunque camminerai,
parte di questo amore
senza fine.

Oggi mi va di…poetare

Riflessi di luce - Foto di Alan Jaras - Immagine presa da qui

Riflessi di luce – Foto di Alan Jaras – Immagine presa da qui

Ci sono quelle giornate un po’ così, come quando ti stai innamorando ma ancora non lo sai. Senti solo qualcosa di indefinito e, all’inizio, lotti per capire, identificare, svelare. Poi ti arrendi, e ti lasci andare alle sensazioni, te le vivi.

In giornate come queste, in momenti come questi, io scrivo poesie. Piccole, brevissime, sono solo il riverbero di frammenti di emozioni. Praticamente atomi di pensiero. E questa di oggi è così.

Io sono

Io sono

la luce che filtra nei mattini

riarsi d’estate.

Io non mi rifrango,

mi scompongo.

Di tutte le possibili forme

che posso assumere

ho scelto la tua

e la ripeto

ad ogni sorgere del sole.

Pensare in dialetto

Immagine presa da qui

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Mi sono accorta che spesso, quando i pensieri si fanno intensi e decido di lasciarli andare, questi parlano in dialetto. Non tutto, solo ciò che deve essere incisivo. La cosa buffa è che non parlano il mio dialetto, quello romano, ma quello di mio padre, il napoletano. Chissà perché. Forse per la passione che trovo in questa lingua, che tutto ciò che esprime “mi fa sangue”. Come certe frasi d’amore, che se le dici in italiano sono banali, insipide, atoniche. Se le dici in dialetto napoletano hanno un loro perché.  Racchiudono anche il senso profondo, il carattere, l’umore di quel popolo, il suo colore. In fondo autori importanti, come Pavese o Pasolini, auspicavano il ritorno allo studio del dialetto, al suo utilizzo in letteratura, perché come l’architettura, gli usi, le arti, le tradizioni, la cucina, la lingua conserva la connotazione più vera e profonda del legame tra l’individuo e il suo territorio. La storia. Le radici. E nelle mie radici c’è sangue napoletano. Quindi ho voluto cimentarmi con dei versi in dialetto, un omaggio alla terra di mio padre e a un popolo ricco di sfumature e di passione. Senza titolo, ma non credo che serva.

Doce,
comm a zizz ‘e mamm,
doce comm o’ miel
ca è comm’a nu velen.
Doce e’ miel
Ca’ quann ij t’accatt
Tu m’accir’ e ij muore
Ncopp a sta vocca toja
Ij nasce e muore.

 

UNO SCHIAFFO ALLA POVERTA’

Vorrei poter scrivere solo di libri, arte, poesia, per questo è nato il mio blog. Ma parlare di cultura significa anche denunciare laddove gli atti, i comportamenti posti in essere urtano violentemente contro il mio senso civico e portano, come unico risultato, all’impoverimento del comune senso del pudore morale.
La notizie è questa: a Roma, in alcune mense scolastiche, il cibo eccedente, confezionato, biologico, integro e i pasti preparati in eccedenza DEVONO essere eliminati nei cassonetti! Non si possono dare ai barboni (il rischio se scoperti è il licenziamento), non si possono dare alle ONLUS che distribuiscono pasti ai poveri (non lo prevede il capitolato) NIENTE! DEVONO ESSERE BUTTATI VIA! Quintali di pane, cassette di verdura freschissima, chili di carne imbustata e sigillata quotidianamente gettati nella spazzatura assieme a pasti appena cucinati e non consumati. Ripenso a Lucio Dalla che andava di notte a donare cibo ai poveri di piazza Maggiore e che per Natale regalava loro un pasto al ristorante. E le amministrazioni che gestiscono i nostri soldi permettono questo scempio in virtù di interessi privati dove l’unica morale dominante ha il colore delle banconote intascate. E noi perdiamo due volte, quando paghiamo le tasse che finiscono in quelle casse e quando vediamo quei denari sudati finire nella spazzatura. Se non denunciamo questo scandalo ci confonderemo nella nebbia dell’indifferenza e non saremo diversi da loro.
Sed