NATA IN UNA CASA DI DONNE

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“Ero nata in una casa di donne, prima di quattro figlie femmine, ma non ne ebbi la consapevolezza finché non nacque l’ultima, quando ormai avevo diciotto anni. Pure mio padre era un pò femmina, in fondo. Aveva dovuto adeguarsi alle circostanze, per spirito di sopravvivenza, per quieto vivere, o forse perché, in fondo, gli andava bene così. Ma non doveva essere stato facile per lui abituarsi all’eterno cicaleccio che gli ronzava intorno per tutta la giornata, voci di femmine dai toni sempre un pò sfumati verso l’alto, che usavano un gergo a lui sconosciuto, fatto di pause silenziose e improvvisi rovesci di parole, come gli acquazzoni estivi.
La prima donna era mia madre, primadonna in ogni senso, anche figurativo. Lei era l’eroina intrepida del suo personalissimo romanzo, quella fuggita dal profondo sud a metà degli anni cinquanta per darsi l’opportunità di vivere nel mondo cosiddetto civilizzato, ai bordi della grande città, dove tutto era possibile, persino trovare la felicità.”

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