QUELLA VOLTA CHE SONO MORTA

Il mio terzo romanzo merita una pagina a sé. Perché si tratta di un libro particolare, diverso da ciò che in genere scrivo, e perché mi sta dando tante soddisfazioni.

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Potete acquistare la versione ePub sul sito DuDag qui
La versione mobi su Amazon

 

Qui invece potete leggere una recensione davvero bellissima che hanno scritto. Le altre le trovate nella pagina dedicata. Ho scelto questa perché è molto articolata e comprende una serie di riflessioni sul mondo dell’editoria che, secondo me, val la pena leggere.

Ora due “assaggi” del libro: il DuDy e l’incipit. Non vi spiego cosa è il DuDy, tanto lo capirete subito. Poi, se volete, lasciatemi un commento, un parere, sulla vostra esperienza di lettura. C’è chi mi ha detto: “Ma lo sai che mi è successa una cosa simile?” (morire per un po’… beh, a ciascuno il suo). Altri invece “si sono riconosciuti”. Molti uomini hanno riconosciuto la propria moglie nella protagonista ( e qui mi son venuti alcuni dubbi), molte donne hanno riconosciuto la loro psicoterapeuta. Il commento più bello, forse, è stato: “Ho riso e ho pianto, poi mi sono fermata a riflettere.” Ecco, spero che accada anche a voi. Buona lettura!

DUDY

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Ci sono alcune tematiche affascinanti per tutti, in senso lato e nel concreto. I viaggi e le esperienze di pre-morte sono sicuramente ciò che stimola di più le nostre fantasie, le nostre curiosità. E per viaggi non intendo solo lo spostarsi in luoghi lontani, magari esotici. Intendo proprio l’esperienza del viaggio in sé, con il bagaglio di consapevolezza che ci portiamo dietro alla fine, al ritorno. Immaginare quindi un’esperienza di pre-morte come un viaggio è una sublimazione dell’esperienza stessa.
Alla protagonista di questa storia accade proprio questo: lei muore, per 12 minuti, ma il suo problema è che non ne ha memoria. Niente luce abbagliante in fondo al tunnel, niente incontri celestiali. Non è in grado di rispondere, una volta tornata in vita, alle ovvie domande che le pongono gli astanti.

Se poi a questo aggiungiamo il fatto che la donna in questione è una maniaco-compulsiva, con varie fobie, con la patologia del “controllore” e la propensione spiccata alla “sindrome da crocerossina”, ecco che il bisogno spasmodico di recuperare quei 12 minuti che mancano all’appello può diventare un’ossessione.
Comincia allora un viaggio a ritroso nel tempo, con l’aiuto di una psicoterapeuta, per tentare di ricostruire quel puzzle nel quale manca una tesserina, piccola ma importante, per completare il quadro della sua vita e trovare, forse, le risposte a tanti interrogativi. Durante questo percorso terapeutico lei (che non ha un nome) si scontrerà con il suo desiderio compulsivo di svelare subito l’arcano attraverso l’ipnosi e la necessità di arrivarci per gradi imposta dalla terapeuta, perché un viaggio in sé stessi ha bisogno di tappe di riflessione importanti, per capire e, se possibile, superare gli ostacoli che ci siamo costruiti nella vita.

In una sorta di volo panoramico sulla sua storia personale, affronterà eventi dell’infanzia e dell’adolescenza, fino ad arrivare alle origini di tic, manie, comportamenti dell’età adulta, tutto condito da una generosa dose di ironia e di saggezza. Analizzerà il suo rapporto coi figli, con gli uomini, con i genitori, con l’ordine, con la scuola, con il denaro, con l’inevitabile trascorrere del tempo e con il senso d’inadeguatezza che ne deriva, con il suo sogno di volare che diviene quasi bisogno con l’avanzare dell’età, fino a giungere, finalmente, al tanto agognato momento dell’ipnosi. Da lì in poi comincerà un altro viaggio, surreale, in un luogo e in un tempo sconosciuti, per andare a recuperare quel frammento di tempo smarrito che è suo, le appartiene. Incontrerà strani personaggi: un giovane burbero, una vecchia misteriosa, un chitarrista su un aquilone, un gatto. E ritroverà anche tutti i suoi feticci rassicuranti. E affronterà le sue paure, i suoi demoni, le sue insicurezze. Sarà un viaggio nella vita per la vita, dove la morte, alla fine, è solo un pretesto per la rinascita.

INCIPIT

Per incominciare

Non sottovalutate mai i gatti. E neppure i chitarristi. I primi perché è vero, hanno proprio sette vite, non è solo un modo di dire. I secondi perché, a volte, possono essere un’ancora di salvezza. E non sappiamo mai quando questo connubio può tornarci utile. Magari durante un viaggio. Magari mentre siamo morti. Per 12 minuti.

 

C’è stato un giorno che sono morta. Per 12 minuti. Oddio, io non lo so se sono stati 12 minuti. Me l’hanno detto. Io ero morta. Pare che ti cambi la vita quando sei morta. Eh, certo. Quanto meno non sei più viva. E io lo sono stata, non-viva, per 12 minuti. E non mi ricordo niente!

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