Lo sguardo vigile di Dio – #14 episodio

 by Luca Lunati

by Luca Lunati

Nell’ufficio della Polizia aeroportuale si soffocava. Il condizionatore era rotto e il ventilatore vecchio e rumoroso smuoveva solo aria calda. E poi c’era davvero molta gente stipata lì dentro, gente che respirava e sudava.
Calì se ne stava in disparte, appoggiato al davanzale della finestra, nella speranza di ricevere un po’ di refrigerio. Don Giulio lo raggiunse facendosi largo tra le persone.
– Ecco Lele, ti ho portato un panino e una bibita fresca. – Gli porse l’involto e la lattina di limonata e si girò verso i presenti. Maddalena Serafico di Vincisguerra sedeva ad una capo della scrivania, a testa china sul foglio che il disegnatore della scientifica le aveva dato, e scuoteva la testa chiedendo correzioni qui e là. Contemporaneamente un ufficiale le faceva guardare foto segnaletiche di improbabili figuri. Vicino alla porta il povero addetto al deposito bagagli si era accasciato su una sedia lasciandosi andare alle cure di un paramedico e della giovane Caterina che gli faceva vento con una cartellina. Dietro di lei un altro ufficiale di polizia attendeva per interrogarlo.
– Don Giulio, comincio a pensare che qualcosa di questa faccenda ci sfugga. Qualcosa di molto chiaro, evidente, ma che proprio per questo abbiamo trascurato.
– Dici Lele? E cosa? A me sembra che alcuni fatti siano molto chiari. Almeno ciò che è accaduto qui.
– Sì, certo. Ma chi c’è dietro questa faccenda? Ancora non sappiamo cosa contenesse la valigia perduta, semmai esista questa valigia. Chi l’ha spedita? Siamo sicuri che si tratti di Leonardo Vincisguerra? A chi era destinata? E chi ce l’ha adesso? Troppe domande senza risposta. E… una incongruenza.
Il Maresciallo Calì si precipitò fuori dall’ufficio e telefonò a Salemi. Don Giulio, che lo seguiva da presso come un cucciolo fedele, non riuscì a sentire nulla della veloce telefonata, se non le ultime parole: “… e avvisa il Magistrato. Ah! Salemi, mi raccomando, bocca cucita! Con tutti!”
– Che succede Lele? A me puoi dirlo?
– Venga con me e capirà. – Poi Calì si rivolse ai presenti. – Signori, io mi devo allontanare per verificare alcune cose. Sono certo che penserete voi a riaccompagnare la signora Maddalena e a riferire al Procuratore. Ci aggiorniamo domani nel suo ufficio.
La giovane Caterina lo guardò con occhi adoranti. “Che uomo volitivo, che sicurezza, che forza!”

Carmelo tornò al nastro trasportatore numero 6 e si mise a controllare le valigie accatastate e dimenticate. Ognuna di esse aveva un cartellino che indicava il volo di provenienza. – Se la valigia è partita dall’Australia con il volo successivo a quello previsto, forse… forse non è ancora arrivata… Forse la persona che aveva telefonato non si riferiva alle 6 del mattino, ma alle 18… – Espresse questo suo pensiero a voce alta per ricevere una conferma da Don Giulio sulle sue supposizioni, poi corse in direzione del tabellone degli arrivi.
– Sì, Lele, è possibile. Ma perché dare un appuntamento a Maddalena alle 7.00? Chi l’ha avvisata conosceva bene l’orario giusto!
– Perché chi le ha dato l’appuntamento si trovava in Italia, mentre chi ha telefonato era in Australia! Ecco perché! Questo è un enorme pasticcio architettato da incompetenti, glielo dico io! Eccolo lì! Lo vede? – Carmelo stava indicando sul tabellone il volo AM753 – ore 18.00 – Atterrato. Guardò il suo orologio da polso, che segnava le 18,20, e corse di nuovo ai nastri trasportatori. – Sono certo che da un momento all’altro vedremo la famosa valigia!
I passeggeri in arrivo da Sidney si disposero intorno al numero 6 non appena questo prese a girare e, uno alla volta, raccolsero il proprio bagaglio e si diressero verso l’uscita. Ogni volta che le porte automatiche si aprivano una folla di curiosi, tra cui un esausto giornalista, sporgeva la testa per sbirciare. Avevano visto arrivare il RIS e le gazzelle della Polizia, quindi qualcosa di grosso stava accadendo lì dentro…
Quando anche l’ultimo passeggero fu uscito, sul nastro erano rimaste due valigie: una piccola e rigida, una più grande e, all’apparenza, molto pesante. Calì e Don Giulio attesero una decina di minuti e tirarono giù i due bagagli dal nastro che continuava a girare. Un signore di origine indiana arrivò di corsa e strappò dalle loro mani la valigia più grande, biascicando qualcosa in un inglese stravagante. – Bene, dovrebbe essere questa dunque. – Carmelo sollevò il bagaglio più piccolo, prese l’etichetta e, con enorme soddisfazione, lesse la data d’imbarco: due giorni prima.
– Che le avevo detto Don? A volte le cose sono così semplici che sfuggono alla logica.
– Avevi ragione… e adesso? Che facciamo?
– Adesso torniamo in ufficio da me. Con la valigia. Se Salemi ha fatto ciò che gli ho chiesto avremo gente ad aspettarci.
I due uomini uscirono velocemente dall’area bagagli, così velocemente che il giornalista quasi rischiò di perderli. Corse quindi alla sua moto per rimettersi all’inseguimento, ma la moto non c’era. La vigilessa lì nei pressi fu ben lieta di informarlo che “il mezzo era stato rimosso perché in divieto di sosta. Poteva trovarlo al deposito e pagare la multa, visto che c’era!”

Alla Caserma dei Carabinieri non c’era mai stata tanta folla di domenica. Il Magistrato era rimasto in auto ad attendere Calì, per approfittare dell’aria condizionata, ma in ogni caso aveva cominciato a sbuffare. – Appuntato Salemi! – urlò affacciandosi dal finestrino, – ci sono notizie?
Salemi accorse subito scuotendo la testa. – Niente, il telefono è muto. Credo si sia scaricata la batteria, perché non è abitudine del Maresciallo sparire così. – Salemi tornò al fresco dentro l’androne, dove l’aspettava Michela, che subito lo prese per mano e lo trascinò dietro il portone.
– Allora? Mi vuoi dire cosa sta succedendo?
– Non posso amore mio. Ti ho già detto troppo ed è successo un bel casino.
– Forse. O forse no. Se non fosse stato per noi questa faccenda non si sarebbe risolta.
– E chi ha detto che è risolta? Lo vedi come fai? Non ti si può dire una parola che subito ci scrivi un romanzo!
– Beh, c’è il Magistrato, Calì sta rientrando, ci sono quelle persone in ufficio di cui non mi vuoi parlare…
– E continuerò a non parlarne. Ti prego Michela, vai via che il Maresciallo sta arrivando… eccolo!
La Mini frenò stridendo accanto all’auto di Lelli, quasi fosse esausta anch’essa per quella corsa oltre ogni limite di velocità. – Dottore, – Carmelo si affacciò al finestrino facendo sobbalzare il Magistrato – siamo pronti. Se vuole seguirmi. Salemi! Saluta la tua fidanzata e vieni su!
“Caspita, quell’uomo ha il radar… “
Quando Carmelo Calì entrò in ufficio trascinando con sé la valigia, la persona che attendeva seduta sulla poltroncina sbiancò in volto, nonostante il caldo estivo.
– Signori, se volete accomodarvi, vorrei raccontarvi una storia interessante.
Salemi, il dottor Lelli e Don Giulio si disposero in semicerchio attorno alla scrivania, di fronte a Carmelo.
– Signora Luisa, la ringrazio per essere venuta senza indugio. Ha fatto la cosa giusta…
La donna chinò il capo, nascondendo lo sguardo a quello degli altri.
– Come vedete ho qui una valigia. Non l’ho ancora aperta, ma sono certo che qualcuno qui dentro sa già cosa contiene… La storia che vorrei raccontarvi invece ha a che fare con le chiacchiere, le maldicenze e anche con un tentativo di imbroglio. Tutti sanno che Leonardo Vincisguerra è andato via molti anni fa e che ha lasciato delle situazioni debitorie “irrisolte”, per così dire. Questo è un fatto, ma le chiacchiere di paese hanno di certo ingigantito la faccenda, ne sono convinto. Tra i due cugini, Maddalena e Leonardo, c’è sempre stata, in ogni caso, una corrispondenza, contatti telefonici, insomma erano in buoni rapporti. E di questo la signora Vincisguerra parlava con le sue amiche la mattina al bar, o in merceria, o all’ufficio postale… Probabilmente si sarà lamentata dei trascorsi del cugino, ma avrà anche raccontato che lui ogni tanto le spediva delle cose, anche preziose. Evidentemente, – Carmelo fissò intensamente la signora Luisa, – qualcuno che poteva, deve aver trovato il modo di contattare Leonardo spacciandosi per qualcun’altra, magari con una lettera. Deve aver pensato, questo qualcuno, che quella vecchia faccenda di debiti poteva essere sfruttata in qualche modo, con un bel ricatto per esempio…
Camelo aprì lentamente la valigia svelandone il contenuto. Mazzette di dollari australiani, tutte impilate, erano lì pronte per essere contate. Un “ooohhh” generale si diffuse nella stanza.
– Se non fosse stato per una questione di fusi orari forse non avremmo trovato la valigia. Ora vuole raccontarci lei com’è andata, signora Luisa? L’avviso che tutto ciò che dirà sarà registrato, come testimonianza. – Quattro paia di occhi si voltarono a guardare la donna che, tra un singhiozzo e un sospiro, raccontò la sua verità.
Da tempo la sua famiglia si trovava in cattive acque e non c’era da aspettarsi molto da quell’inetto di suo marito. Per questo lei aveva pensato di dover fare qualcosa, anche di estremo. Aveva conosciuto un uomo italiano su una chat di incontri internazionali, uno che viveva in Australia, e avevano studiato la faccenda insieme. Era stato lui che aveva contattato Leonardo anonimamente una settimana prima, che lo aveva minacciato di far del male a Maddalena e che lo aveva costretto a spedire quei soldi in Italia per pagare i suoi debiti. Il povero Leonardo probabilmente si era venduto tutto in fretta e furia e aveva infilato il denaro in quella valigia che era stata spedita da Sidney due giorni prima. L’amico australiano aveva telefonato a Maddalena per farla andare in aeroporto a prendere la valigia, perché solo lei aveva la delega al ritiro. L’aveva convinta accennando ai debiti del cugino, al fatto che con quella consegna si sarebbe risolto tutto e che, se non avesse ubbidito, Leonardo avrebbe passato un bel guaio. L’Australiano, che seguiva il viaggio della valigia dall’altra parte del mondo, aveva saputo che il bagaglio si trovava nel volo successivo, e si era premurato di avvisare Maddalena, ma non aveva specificato se l’arrivo fosse previsto per le 6 del mattino o del pomeriggio. La stessa Luisa, avvisata a sua volta via chat degli sviluppi, non aveva capito. Per questo aveva dato appuntamento a Maddalena per le 7.00 al Lobby Bar, e lo aveva scritto in quel biglietto, e le era anche costato caro assoldare l’autista dell’autotreno e i due tizi dell’aeroporto. Poi, per una crisi di coscienza, quella mattina aveva parlato di Leonardo e del biglietto a Don Giulio. – E adesso, – continuò scossa dai singhiozzi, – sono una donna finita. La mia famiglia è distrutta. Non potrò più guardare in faccia le mie amiche, la gente. Maresciallo, dice che mi licenzieranno?
I quattro uomini presenti si guardarono sbigottiti.
vignetta_08In cielo la palla incandescente del sole stava ormai cedendo il passo alla luna, ancora molto bassa all’orizzonte. Calì e Don Giulio sostavano davanti al cancello della Caserma, appoggiati alle colonnine di sostegno, a godersi lo spettacolo. Il Magistrato era appena andato via, seguito da Salemi che si trascinava dietro una recalcitrante Michela, ancora avida di notizie. La signora Luisa era a colloquio col marito e con l’avvocato: aveva molte cose da spiegare…
– Certo, chi l’avrebbe mai detto Lele. Una donna così tranquilla, per bene… Se non fosse stato per quello scrupolo di coscienza che le è venuto!
– Chissà cosa ha detto lei stamattina durante la messa, Don Giulio! Sono certo che l’ha fatta sentire in colpa. In fondo è una persona per bene che, per un momento, ha perduto la retta via.
– Come no! Una pecorella smarrita. Ma dai, Lele, la signora ha soltanto visto qualche telefilm americano di troppo. E pensava di aver architettato il reato perfetto. Piuttosto, tu sì che hai una bella testa. Complimenti per le intuizioni! Ora però tornerei in canonica, che si è fatto tardi. Ti fermi a mangiare qualcosa da me?
– E perché no? Andiamo in auto, che ne dice? – Carmelo armeggiò col telecomando, ma la sua Mini riprese a fare i capricci. – Ma porc…! Ehm, con rispetto parlando Don Giulio, che ne dice se andiamo a piedi?
Davanti alla Chiesa i lampioni illuminavano una piazza quasi deserta. Quasi, perché Maddalena Serafico di Vincisguerra arrivò in qual momento e scese dalla sua auto. Dietro di lei parcheggiò una Mini decappottabile, del tutto identica a quella del Maresciallo Calì. Ne fuoriuscì una giovane ragazza bruna, ancora in divisa, che si guardò intorno come se fosse in cerca di qualcuno.
– Dove devo andare adesso signora?
– Ma, Lele, quella non è Caterina? – Don Giulio diede di gomito al Maresciallo. – E ha la macchina uguale alla tua!
La ragazza lo sentì, si voltò e li vide e la sua faccia si allargò in un sorriso luminoso.
– Comandante!
– Don, le auguro una buona serata. Devo farmi spiegare come funziona quel telecomando… Maresciallo, Caterina, Maresciallo! Se viene con me le faccio capire…

F I N E

Lo sguardo vigile di Dio – #13 episodio

 by Luca Lunati

by Luca Lunati

Per una volta la Mini di Carmelo Calì si aprì immediatamente. Il Maresciallo e Don Giulio partirono sgommando inseguiti, a loro insaputa, da tre motociclisti.
– Ricapitoliamo Don. Abbiamo una donna scomparsa e due biglietti, di cui uno sicuramente scritto di suo pugno. Forse, e si tratta di un forse grande quanto una casa, il secondo biglietto è stato lasciato da qualcuno che stanotte è arrivato a bordo di un autotreno. Maddalena lo ha letto ed è corsa fuori, facendolo cadere.
– Sì. Per questo l’autotreno si è fermato pochissimo, e di questo sono testimone io.
– Probabilmente la signora si è recata in aeroporto, almeno spero che sia così. Ma d’altronde cos’altro potrebbe essere quella sigla con quel numero scritti sul biglietto che abbiamo trovato a casa sua?
Calì si grattò la testa pensieroso e, per un attimo, perse il controllo dell’auto e sbandò. Dietro di lui il primo motociclista inseguitore rischiò di andargli addosso e frenò bruscamente. La frenata provocò un’ulteriore sbandata, stavolta degli altri due motociclisti all’inseguimento, che uscirono fuori strada, per fortuna senza gravi conseguenze. Il Maresciallo e Don Giulio non si accorsero di nulla.
– Sì Don Giulio, potrebbe essere così. Ma che c’entra il cugino Leonardo?
– Non lo so. Credo che questa storia sia proprio frutto dell’immaginazione di Luisa e di Marta. Però… non è detto. In fondo il volo di cui si parlava potrebbe venire dall’Australia.
La Mini imboccò l’autostrada e Calì si pentì di non aver preso l’auto di ordinanza con le sirene. Con la sua era costretto a rispettare i limiti di velocità.
Giunsero in aeroporto che era primo pomeriggio. Il caldo era ancora più asfissiante, se possibile. Calì parcheggiò nello spazio riservato alle autorità e mostrò il tesserino agli agenti nei pressi. – C’è un’indagine in corso. L’auto resta qui! – disse, e si allontanò col prete.
Il giornalista motociclista, l’unico superstite, riuscì a vederli appena in tempo, prima che scomparissero dietro le porte automatiche degli “Arrivi Internazionali”. “ E adesso come li ritrovo?” si domandò mentre infilava la moto in divieto di sosta.

Al banco informazioni una signorina gentile si mostrò molto sollecita nel rispondere alle domande del Maresciallo. Non le era mai capitato di collaborare a un’indagine, e poi quel carabiniere aveva un certo non so che…
– Certo Maresciallo, come ha detto che si chiama? Glielo confermo, il volo è arrivato stamattina da Sidney.
– Calì, mi chiamo Carmelo Calì. – precisò il Maresciallo arrossendo – E potrebbe indicarmi la zona di ritiro bagagli?
– Ma certo! – rispose con un sorriso la zelante signorina – Anzi, l’accompagno io! Carla, vieni qui a sostituirmi che io accompagno il Commissario per un’indagine!
– Maresciallo, signorina, Maresciallo.
– Certo, certo, mi segua!
Il terzetto varcò il passaggio destinato al personale di servizio e si addentrò tra i nastri trasportatori, seguito a vista dal giornalista che non poté fare altro che fermarsi davanti alle porte automatiche. Rimase lì perché in fondo era un ottimo punto strategico. Ogni volta che queste si aprivano per far uscire i passeggeri riusciva a sbirciare all’interno.
All’altezza del nastro numero 6 c’erano depositate diverse valigie, apparentemente abbandonate.
– E queste?
– Oh Capitano, capita spesso che le valigie arrivino in ritardo, e magari i proprietari ne hanno già denunciato la scomparsa. Noi le lasciamo accanto al nastro di provenienza finché qualcuno non le ritira, altrimenti vanno al deposito.
– Ho detto Maresciallo, signorina, Maresciallo. E dove si trova questo deposito?
– Vi ci porto subito. Ma lei mi chiami Caterina, la prego.
“Caterina?” Il cuore di Calì ebbe un sobbalzo. Guardò meglio la ragazza e sospirò. Troppo giovane, non era per lui. – Dai Lele, che in amore l’età non conta. – gli sussurrò all’orecchio Don Giulio. Carmelo fece spallucce e si diresse deciso in direzione del deposito.
– Mmmm… che strano. – Caterina provò ad aprire la porta, inutilmente. – Non dovrebbe essere chiuso. Qui c’è sempre qualcuno!
Mentre Caterina chiamava con la radio di servizio il suo superiore, Carmelo si fece più sospettoso. “Il deposito è chiuso. Chissà da quando è così… Qui la faccenda mi puzza.”
– Il supervisore dice di controllare più avanti, nel gabbiotto del personale. Probabilmente l’addetto è lì dentro in pausa.
Tutti e tre in fila fecero i pochi passi che li separavano dalla porta successiva, ma anche quella era chiusa. Stanco di tutte quelle stranezze, Calì prese la rincorsa e, con una poderosa spallata, buttò giù il battente. Nella penombra si accorse di un paio di gambe che spuntavano da dietro una scrivania. Un uomo, legato e imbavagliato e in evidente stato confusionale, era steso sul pavimento.
– Oddio, Luigi! – Caterina corse in aiuto del poveretto.
– Ferma, non lo tocchi! Potrebbero esserci impronte o indizi importanti! Don Giulio, chiami Salemi e gli dica di mandare qui la scientifica. Anche il RIS, se sono ancora lì. Alla fine credo proprio che un caso lo abbiamo.
Con l’ausilio di un paio di guanti, Carmelo liberò l’uomo e ascoltò con attenzione il suo racconto confuso.
Quel mattino, verso le 6 e 30, aveva da poco preso servizio quando una donna, in evidente stato di agitazione, era andata da lui al deposito bagagli affermando che era scomparsa una valigia. Lui le aveva detto che, probabilmente, sarebbe ricomparsa a breve, magari viaggiava con un volo successivo, ma lei si era fatta prendere da un attacco isterico ed era scappata via.
– Maddalena Vincisguerra! – Esclamarono all’unisono Calì e Don Giulio.
Dopo circa un’ora, mentre stava riordinando gli scaffali del deposito, l’uomo era stato sorpreso alle spalle e, da quel momento, aveva perso i sensi e non ricordava più nulla.
– Dobbiamo aprire quel deposito! – Esclamò Calì. – Lei Caterina resti qui in attesa della scientifica e, mi raccomando, non tocchi nulla. Don Giulio, lei mi segua. – Estrasse la pistola d’ordinanza e, con estrema circospezione, si avvicinò al deposito.
Con un calcio sfondò la porta e varcò la soglia con la guardia alzata. Don Giulio lo seguiva da presso, per nulla timoroso. Dalla parte opposta si aprirono le porte automatiche e una piccola folla di curiosi, compreso il giornalista, si accorsero che qualcosa di importante stava per avvenire.
– Carabinieri! – urlò Carmelo, ed entrò. Un rumore improvviso, seguito da un grido strozzato, fece correre i due uomini in direzione di un armadio di metallo. All’interno una Maddalena Vincisguerra terrorizzata ma in splendida forma si divincolava, cercando di liberarsi dalle corde con cui era legata.
– Donna Maddalena! – gridò Don Giulio, e aiutò la donna a uscire da quella scomoda situazione.
– Complimenti Don! Ora mi ha inquinato tutta la scena del crimine. Va bene, ora vediamo di mettere ordine in questo rompicapo. Signora Vincisguerra, mi dica cosa è successo.
La donna lo guardò con occhi da pazza. – Anzitutto giovanotto, mi aiuti a stare in piedi che ho i crampi! E poi sbrighiamoci, non c’è tempo da perdere, che mio cugino rischia la vita…
“Allora c’entrava il cugino Leonardo…” – Signora, non si preoccupi, ora ci penseremo noi. Lei mi dica solo cosa è successo.
Maddalena Vincisguerra raccontò una vicenda che aveva risvolti anche grotteschi. Aveva ricevuto una telefonata il giorno prima, che l’avvisava di una valigia proveniente dall’Australia e che era scomparsa. L’uomo al telefono le aveva detto che era stata imbarcata per errore su un altro volo e che sarebbe arrivata quella mattina alle 6. Lei sarebbe dovuta andare a ritirarla, portarla a casa, e poi qualcuno sarebbe passato a prenderla. La valigia la spediva suo cugino, a quanto pareva, e lei era l’unica cui l’avrebbero consegnata. Lì per lì la cosa non le era sembrata strana. Capitava spesso che Leonardo le spedisse cose dall’Australia, oggetti d’arte, gingilli semi preziosi; ma stavolta si insospettì. Chi era l’uomo al telefono? Per questa ragione chiamò suo cugino, senza alcun successo. Provò a tutti i recapiti possibili, ma niente. Presa dall’ansia stava per interpellare le autorità quando l’uomo misterioso la chiamò di nuovo. “Non faccia sciocchezze, signora, e si limiti a eseguire quanto le ho detto. Altrimenti qualcuno si farà male…”
– Capisce Maresciallo? Sono certa che “loro” hanno in mano Leonardo. Quello scellerato si è fatto molti nemici qui in Italia, prima di fuggire. Storie di debiti… Non potevo non collaborare! – Maddalena raccontò poi che, durante la notte, qualcuno era passato per lasciarle un messaggio con le istruzioni per un incontro. “La consegnerai a loro direttamente.” Le aveva detto il tizio, ed era andato via subito.
– Quindi avevamo ragione Lele! L’autotreno, il biglietto sotto la porta…
– Ssssttt! Continui signora, la prego.
La donna raccontò che, una volta giunta in aeroporto e esplicate le pratiche per il ritiro bagagli, era andata al nastro e aveva atteso invano l’arrivo della valigia. Disperata si era recata al deposito bagagli, perché non sapeva cosa fare. Ma intanto il tempo correva e doveva andare all’appuntamento al Lobby Bar. Due uomini dall’aspetto poco rassicurante l’attendevano e non vollero sapere ragioni: quella valigia doveva saltare fuori, altrimenti Leonardo avrebbe fatto una brutta fine.
– E dov’è suo cugino, gliel’hanno detto?
– No! Niente!
– E potrebbe riconoscere i due individui se li vedesse?
– Ma certo che potrei, per chi mi ha preso?
– Facciamo fare un identikit Lele? – Don Giulio si fregava le mani per l’eccitazione.
– Appena arriva la scientifica. Signorina Caterina! – chiamò affacciandosi dal deposito, – può occuparsi di questa signora?
La ragazza accorse e lo guardò con occhi sognanti. – Ci penso io, Colonnello, non si preoccupi.
– Maresciallo, ho detto Maresciallo!
vignetta_07Continua…

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Come già precedentemento annunciato su altri canali online, vi informo che l’episodio di oggi de “Lo sguardo vigile di Dio” non andrà in onda per motivi contingenti. In realtà ho cooptato il fumettista Luca Lunati per terminare, a tempo di record, il racconto inedito con vignette a colori (acquarello) “Il Maresciallo innamorato”. Si tratta di uno spin off a puntata unica e, se avete voglia di leggerlo, chiedetemelo via email (basta iscriversi al mio Circolo Letterario, su in cima alla home page del blog a destra, sotto la mia bellissima foto).

Per tutti coloro che si trovano a Roma e dintorni poi, il 19 dicembre, in occasione della presentazione del mio nuovo romanzo “Anna” (Watson Edizioni – Libri & Bar Pallotta/Ponte Milvio – ore 19), regalerò la versione cartacea del racconto. Edizione limitatissima. E ci sarà anche l’autore dei disegni. Ora lo sapete!

 by Luca Lunati

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Annapallotta