I luoghi dove nascono i libri

Anna

Anna è acquistabile da Libri& Bar Pallotta – Roma -Ponte Milvio, in tutte le librerie su ordinazione, dal sito di Watson Edizioni.

Qualcuno potrebbe dire “Nella testa dello scrittore”. No, nella testa dello scrittore, e nel suo cuore, e tra le sue dita nascono le storie. I libri, quegli oggetti magici che le contengono, nascono presso chi li pubblica, cioè chi li rende fruibili: parlo di case editrici e dintorni. E poi questi libri neonati finiscono in altri luoghi, reali o virtuali, che sono la nursery, il giardino zoologico, il museo in cui vengono esposti: le librerie.

Ieri sono stata spettatrice di questo magico incontro. Editore e libraio che mostravano con orgoglio l’ultimo nato al pubblico, e io ero solo una spettatrice, come gli altri, forse solo con un po’ più di emozione. “Anna” vi racconterà la sua storia con la sua voce, adesso. Io ho fatto la mia parte.

Di cosa parla.

“Quando il profumo si spandeva ovunque, nelle case, per la strada, nell’aria tersa e neutra del mattino, allora se ne aveva la certezza: era giorno di festa, il pane era nato.” Le radici della storia di Anna affondano nei riti antichi, quelli che le donne si tramandano per generazioni, quelli della natura che fa il suo corso, anche nei rapporti umani. E c’è sempre un destino segnato da combattere o assecondare per far sì che il rito sia propiziatorio. Quando però al destino si sommano gli eventi di una guerra, allora la storia spariglia.
Annina Lojacono non è una ragazza qualunque. Caparbia, ribelle, mal si adatta alle convenzioni di una famiglia del Sud, tanto meno quando le viene imposto un fidanzamento e un matrimonio con uno sconosciuto. Ma il cuore percorre strade misteriose per compiere le sue scelte, e Angelico Buonomo, più per fortuna che per merito, riesce a compiere il miracolo e a sposare la donna che ama. Fortuna che durerà ben poco. Il giovane si ritroverà ben presto a doversi separare dalla novella sposa, proprio nel momento in cui la loro vita stava per intraprendere un nuovo corso, e da quel momento ogni evento contribuirà a rendere la separazione più lunga e dolorosa. La guerra, la prigionia, la distanza saranno solo alcuni degli ostacoli che si frapporranno alla riunificazione dei due giovani, dopo dieci anni. E Annina non è certo una Penelope che attende il suo Ulisse tessendo la tela. Trame ben più fitte dovrà districare, segreti da tenere ben custoditi, rivelazioni che rischieranno di distruggere il fragile equilibrio che, nonostante tutto, bisogna mantenere, specie durante un conflitto di portata mondiale. E a legare tutto ci saranno le lettere, memorie epistolari da custodire per mantenere vivo il ricordo e desta l’attenzione.
Dal 1937 al 1947, sullo sfondo dell’Italia fascista e della guerra nelle colonie, un viaggio che sorvola Africa, India e Australia, e una storia d’amore e di guerra il cui finale non è affatto scontato.

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Gli Autori Indipendenti, il Selfpublishing e le nuove frontiere dell’editoria. Verso un manifesto per la N.B.A. (No Brand Art)

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N.B.A.

(NoBrandArt)

L’editoria, lo sappiamo bene, sta vivendo una crisi profonda. Il mercato degli eBook, che tanto spaventava le Case Editrici, è destinato ad espandersi, riducendo drasticamente i costi di produzione di un libro e quelli di distribuzione. Ma allora perché le CE non approfittano di questa opportunità? Il timore che i prezzi molto bassi degli eBook svilisca il mercato è un timore infondato. Resta il fatto che, in questo momento almeno in Italia, vi sono tre realtà attinenti l’editoria che cercano, malamente, di convivere: Le major editoriali (CE di catena), la piccola e media editoria indipendente e il selfpublishing. Non inserisco nel terzetto le EAP perché non sono da considerare case editrici. Qualcuno potrà obiettare che neppure il selfpublishing è editoria. A mio avviso sì, perché sono presenti, al suo interno, tutte le fasi di pubblicazione di un libro, anzi di più: la creazione, la ricerca grafica, la correzione della bozza, l’editing, la pubblicazione, la distribuzione.

Partiamo da un assunto generale ma essenziale. I soggetti in letteratura sono due:

1)      Lo scrittore

2)      Il lettore

Senza questi due soggetti l’editoria NON esiste. Accade invece un fatto straordinario. Le Case Editrici hanno, come interlocutori, i librai. Per carità, loro devono esistere, reali o virtuali che siano, guai se così non fosse. Loro sono il “luogo” per eccellenza per far circolare i libri. E allora le CE li invadono di prodotti di vario genere, più o meno validi, lasciando che i librai facciano il loro mestiere: vendere. Nel caso delle major la distribuzione avviene prevalentemente nelle librerie che io definisco GDO (quelle cose immense dove trovi di tutto, anche il caffè), in cui i libri sono esposti in pallet, pile, cataste, mucchi di carta variopinta e il libraio è snaturato da quello che è il suo mestiere. Sta lì alla cassa e si limita ad incassare quello che lettori imbambolati hanno, a volte incautamente, acquistato. Quindi NESSUNA ATTENZIONE AL LETTORE. E neppure allo scrittore, se è per questo. Le major tendono a pubblicare solo libri che fanno cassetta, di nomi noti o di autori stranieri da tradurre, per rientrare più in fretta possibile degli anticipi sui diritti già elargiti e spingere affinché QUEL libro diventi magari un film o giri in TV. Da lì sì che si fanno ricavi! Con un autore nuovo una cosa del genere non accadrà mai.

Nel caso della piccola e media editoria indipendente, in genere la linea editoriale della CE e quella della libreria coincidono. La casa editrice seleziona autori e libri e la libreria fa lo stesso. Qui c’è l’attenzione al lettore, e pure allo scrittore. I tempi di pubblicazione sono lunghissimi perché, ovviamente, le CE sono intasate di manoscritti da leggere e valutare (gli scrittori lo sanno che è proprio lì che si fa lavoro di qualità), ma quando ciò accade si può star certi che l’autore sarà seguito e supportato per emergere. Siamo sicuri? Alcune CE medie (poche, così poche che sono mosche bianche) lo fanno, è vero. Perché hanno sposato la causa dell’indipendenza, perché puntano sulla validità di un prodotto e difendono il “progetto” autore/libro fino alla fine, perché scommettono per vincere. E allora investono nella promozione e nella distribuzione mirata. Non ci saranno grosse cifre nelle vendite, ma sicuramente si farà un lavoro di qualità e l’autore aumenterà il proprio seguito. Un volano per il futuro. I lettori difficilmente restano delusi da queste operazioni. E da queste letture. Il problema è che la maggior parte di queste CE lo scrivono sul contratto che È RICHIESTA LA PARTECIPAZIONE DELL’AUTORE per le attività di promozione. E ben venga, mi pare più che giusto che l’autore ci metta l’impegno e la faccia. Purtroppo è altresì vero che, nella maggior parte dei casi avviene il contrario: l’autore si AUTOPROMUOVE  e forse, dico forse, la CE a volte presenzia. In realtà gli autori si trovano a combattere con, nell’ordine:

  1.       Eventi da organizzare
  2.       Presentazioni da presenziare
  3.       Recensioni da “supplicare”
  4.       Attività social “molesta”
  5.       Copie di libri da richiedere e da “rivendere”
  6.       Libri che NON si trovano
  7.       Copie che NON vengono ristampate
  8.       Comunicati stampa “self made”

L’elenco sarebbe ancora più lungo, ma mi fermo qui, per poter rifiatare. Voi mi direte che per tutti gli autori esordienti è sempre stato così. Certo, ma ormai si è giunti a un punto di non ritorno, e bisogna frenare in fretta perché non è pensabile che uno scrittore faccia questo “lavoro” per ricevere poi, forse, solo una misera percentuale sui ricavi, al netto di tasse e spese. E per cosa poi? Per dare al lettore la “garanzia” certificata da una CE sulla qualità della propria opera? Siamo sicuri anche di questo?

E qui arriviamo al selfpublishing. Col selfpublishing l’autore fa esattamente le stesse cose dei punti suddetti ma ha la possibilità di controllare tutto, proprio tutto il processo distributivo, i costi, i ricavi, e via dicendo. Può, ad esempio, stabilire un prezzo bassissimo per i suoi eBook. Li può regalare. Può scegliersi la copertina. Può scegliersi l’editor con cui andare, magari, d’accordo. Anche qui c’è un problema però. Gli scrittori vanno “a scuola” di selfpublishing e spesso fanno a meno delle professionalità necessarie per fornire al lettore un prodotto valido. Fanno proprio tutto da soli. E in giro c’è tantissima “fuffa”. Come può il lettore fidarsi di uno scrittore auto pubblicato? E, badate bene, lo scrittore auto pubblicato ha ben poco di diverso dallo scrittore pubblicato da CE piccole e medie indipendenti. Manca solo il timbro di qualità.

Allora torniamo ai lettori. Sono loro i destinatari di tante pagine scritte, stampate, digitalizzate. Torniamo a parlare del rispetto che gli dobbiamo. Gli scrittori ci stanno provando, onestamente. C’è tutta una “corrente” di autori che sono stati pubblicati e hanno anche scelto di auto pubblicarsi (per ovvi motivi, direi) che si avvalgono di professionisti, che investono su sé stessi (tanto dovrebbero farlo comunque) e che intendono far prevalere i contenuti sull’apparenza. N.B.A. (No Brand Art) vuole essere questo: un filtro, uno strumento per guidare il lettore verso scelte consapevoli anche nel mondo del selfpublishing. Vogliamo che le CE riprendano quel ruolo che è loro consono di “divulgatori di cultura”, perché la crisi dell’editoria, probabilmente, è cominciata proprio quando hanno smesso di occuparsi di questo.

Alla Fiera della piccola e media editoria di Roma, PiùLibri PiùLiberi un gruppo di questi scrittori ha preso uno stand e ha deciso di cominciare questo nuovo dialogo con i lettori, stabilendo un rapporto di fiducia. Lo ha fatto col supporto della FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori) e con l’adesione al progetto di altre figure professionali importanti nella filiera editoriale: editor, grafici, giornalisti. Non era mai successa una cosa del genere. E questo è solo un primo passo. Incontriamoci dal 5 all’8 dicembre al Palazzo dei Congressi a Roma: sarà un bel confronto.

Musica Indie e Scrittura Indie – I paralleli divergenti

Immagine presa da qui

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Io non so voi di che parlate coi vostri figli adulti. Io coi miei parlo di economia o di arte. Siamo una famiglia così, variegata. E allora capita che con mia figlia, la musicista del gruppo, io scrittrice mi ritrovi a fare discorsi e riflessioni che analisti di calibro pesante se li sognano.

Proviamo dunque a fare un parallelo e uno “stato dei fatti” tra musica e scrittura, o meglio, tra musicista e scrittore.

  • ·         L’ambiente. L’ambiente è praticamente lo stesso. Ci sono le etichette Mainstream (le grandi case editrici), le Etichette indipendenti (Case editrici indipendenti) e gli autoprodotti (i selfpublisher). La differenza forse sta nel fatto che, lasciando stare per un momento le Mainstream, i circuiti musicali si manifestano in primo luogo territorialmente, sia come autoproduzione che come EI, mentre nel mondo editoriale si parte immediatamente con una territorialità nazionale se non di più. Siamo megalomani noi scrittori? Può darsi, ma è anche vero che la musica ha una velocità di divulgazione enorme rispetto al libro, grazie soprattutto ai tanti eventi in cui si può esprimere. Sappiamo bene che la maggior parte delle presentazioni letterarie vanno deserte…

 

  • ·         La tecnica. Il musicista Indie registra il suo EP, lo inserisce nei canali indipendenti online, lo condivide sui social, lo “muove” negli ambiti in cui si ascolta il suo genere musicale (blog, riviste, etc), viene contattato dai talent scout che organizzano eventi e, se merita, viene richiesto dalle EI che affollano questi eventi per trovare nuovi talenti. Lo scrittore Indie scrive il suo libro, lo autopubblica nei canali di distribuzione online, lo condivide sui social, lo “muove” negli ambiti in cui sa che il suo genere è apprezzato (blog, riviste, etc etc). Ecco, qui mi fermo, perché subito la differenza viene avanti maestosa. Nessun talent scout contatterà il nostro scrittore selfpublisher, e nessuna CEI è lì a sbavare per avere il contratto col talento di turno. Il talent scout dello scrittore dovrebbe essere l’agente letterario, figura ormai mitologica in quanto i pochi rimasti si fanno pagare, e tanto, ogni singola pagina che leggono (fatte salve alcune ancor più rare eccezioni). Per cui gli scrittori non si rivolgono a loro. Generalmente inviano la loro opera direttamente alle CEI, che, seppur manifestando una ferrea volontà a restare Indipendenti, hanno lo stesso atteggiamento delle major editoriali. Tempi lunghissimi per una risposta che forse non arriverà mai. Quindi i ruoli sono invertiti. Lo scrittore si muove, non l’editoria.

·         Parellelismo e differenze. Il parallelismo è evidente, ma le differenze forse un po’ meno. Perché qui il discorso non riguarda il fatto che si tratta di due manifestazioni artistiche diverse (ovvio) o di una cultura evanescente e un’editoria allo sbando. Parlando con mia figlia, che di musica ne capisce e non solo, le due differenze sostanziali che sono emerse sono due: LA FEDE e LA VELOCITA’. La fede, per gli Indie musicali, è tutto. Gli ascoltatori sono affamati di tutto ciò che ha sapore di musica Indie. Gli addetti ai lavori respirano musica nella speranza di crescere nel panorama musicale perché hanno nel loro parterre quell’artista Indie che farà la storia. E allora lo cercano. Ecco quello che fanno, dalla mattina alla sera lo cercano. E in questo cavalcano l’onda lunga dei fruitori di musica che su blog, riviste, social non vedono l’ora di ascoltare e far ascoltare quanto di nuovo c’è in circolazione, perché loro devono essere i più informati, i più aggiornati, i più seguiti, perché le tendenze sono loro a crearle. Gli scrittori Indie, come l’editoria Indie di fede non ne hanno affatto. Sono Indie perché non possono essere altro. E questo è triste e inutile. Pare che le cose stiano cambiando, ma c’è la seconda differenza che, ahimè, potrebbe essere insormontabile. La velocità, beh, qui c’è poco da fare. Un libro necessita, se va bene, di almeno un paio d’ore di lettura, e neppure è detto che non si debba rileggerlo per esprimere un giudizio. Un brano musicale…tre minuti e si capisce con chi si ha a che fare. Per questo sono importanti gli incipit quando si scrive, e pure la sinossi. Perché se uno scrittore è riuscito a superare tutte quelle barriere che lo separano da una CEI, allora deve colpire in modo fulminante. Deve riuscire in poche righe a diventare il talent scout di se stesso, il più formidabile musicista dei libri. Perché il tempo per andare oltre, a volte, non c’è.