Cetteide Revolution #cp1 The beginning

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Agosto 2016, la rivoluzione ha inizio.

“Mamma, torno giù!” Ovviamente “giù” significa Italia/Calabria/Sud, significa tornare a casa dopo l’esperienza tedesca, significa andare da mia madre. Che non sta bene, quindi mi prenderò cura di lei. Sì, è vero, ci sono anche le altre sorelle, ma io sono la più grande, no?

“Meno male, così mi fai compagnia… ci dormi nel letto grande con me?” Ogni volta la stessa richiesta e ogni volta devo gentilmente declinare l’invito. “Mamma, no.” Più gentilmente di così non posso, non con lei.

Mamma sta male sul serio, cioè non si tratta di un disturbo dell’età o qualcosa che si cura con il cibo e qualche pillolina. Per fare l’esame diagnostico l’hanno ricoverata in una clinica convenzionata, la stessa dov’è nata mia sorella trentotto anni fa, e non è che sia poi cambiata di molto. Giusto il reparto diagnostico.
“Cetta, non hai capito, ce l’ho dovuto dire io a quella scippecchiante come doveva pulire. Che pensava di cavarsela con una leccatina di gatto!” “Ma in che senso gliel’hai detto tu?” “Mi sono alzata, le ho preso lo spazzolone dalle mani e le ho fatto vedere il battiscopa. Lì, vedi? Le ho detto, lì devi strofinare. S T R O F I N A R E! Che quella è straniera e non mi capiva.” “Ah, quindi per questo hai urlato, così ti capiva meglio…”
“E certo! Che io me la so cavare, che ti credi. Poi non ti dico che mi hanno fatto mangiare… gli ho detto che quel brodo lo potevano dare alle galline!” Il fatto è che mia madre è rimasta ancorata a un’idea degli ospedali del Sud, in cui il catering è un optional, nel senso che qualunque sia il menu prescritto dal medico e fornito dalla mensa, il cibo lo portano i parenti da casa. “Sì mamma, ma tu non puoi mangiare come ti pare. Ti hanno fatto una colonscopia.” Mi ha guardata di traverso. “E allora? Proprio per questo, no?” Fine della discussione.

Mamma sta male, ma i pranzi domenicali, i pranzi estivi con i nipoti e le figlie, i pranzi insomma non possono mancare. Così si curano le malattie da noi, con la vita che scorre sempre uguale, con i riti immancabili, con la famiglia che ti gira intorno. E agosto è stato così giù in Calabria, una girandola di parenti in visita e una grande attrice che entrava in scena ogni volta. Specie al telefono.
Io e lei in macchina, di ritorno dalla gelateria in riva al mare dove ci siamo strafogate un gelato artigianale strepitoso. “Sicura che potevi mangiarlo?” “Ma figurati! Sto benissimo…” Squilla il suo telefono. “Pronto? Eh, cià, eh…” immaginate il respiro un po’ affannato e la voce spezzata, “eh… come va… così… un po’ bene, poi i dolori, eh… speriamo il Signore mi aiuta… eh no, non ci voleva proprio…” E così via per una buona decina di minuti. La guardo sconcertata al termine della telefonata. “Mamma! Mi spieghi perché fai così? Prima sei tutta pimpante e poi con gli altri insceni questa farsa? A che scopo?” “Perché gli altri non lo vedono, il male, e allora non ci credono. Tu glielo devi far capire…”

C’è tutta la tradizione della tragedia greca dietro queste parole, c’è il lamento delle prefiche ai funerali, c’è la teatralità passionale delle donne del Sud, ma c’è soprattutto una verità assoluta: gli altri non lo vedono il male, quindi non ci credono. E se vuoi supporto, se vuoi simpatia, se vuoi aiuto, devi mostrare la tua sofferenza, il tuo dolore, la tua fragilità. Il fatto è che sta per accadere qualcosa, qualcosa che né io né lei potevamo prevedere: sto per entrare in scena anche io.

Se ti è piaciuto questo primo episodio delle nuove avventure di Cetteide commenta pure qui sotto e continua a seguirmi per conoscere il seguito. “Sfogliando” il blog potrai trovare una pagina dedicata alla prima raccolta della serie… Buona lettura!

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“Cetteide Revolution”, la seconda parte delle avventure di Cetteide (anteprima)

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A poco più di quattro anni di distanza da Cetteide, tornano le “avventure” di questa inedita coppia madre-figlia che tanto appassionò i lettori nell’estate del 2012. Trattasi di vita vera, quindi ci sarà di tutto: incontri, scontri, riflessioni, saggezza antica e logica, ironia, risate e lacrime, come accade nelle migliori famiglie. Ma dove eravamo rimasti? Ci eravamo lasciati con un saluto collettivo e una foto di gruppo che ritraeva l’intera famiglia riunita davanti al mare, uno scatto che comprendeva tre generazioni in cui le donne erano sicuramente predominanti: mamma al centro e figlie e nipoti tutti intorno. family009

Negli anni seguenti ognuno di noi ha seguito diversi percorsi: i nipoti si sono laureati, hanno cominciato a lavorare, qualcuno è andato all’estero e poi è tornato, ci siamo arricchiti con l’arrivo di una nuova piccola donna, abbiamo litigato e poi fatto la pace. Insomma, ordinaria amministrazione. Poi la scorsa estate la prima doccia fredda: mamma sta male. Dopo neanche un mese la seconda doccia fredda: anche io sto male. Ora, i più fedeli osservatori potranno senz’altro notare che, visti i precedenti, non poteva che essere così: se mia madre si ammala io non posso essere da meno, anzi. Ho seguito la genitrice nel suo primo percorso terapeutico, fatto di visite specialistiche, esami estenuanti, radioterapia quotidiana, e nel frattempo cominciavo la mia trafila diagnostica, altrettanto estenuante e dolorosa, con un solo pensiero in mente: se lei, quasi ottantenne e non in perfetta forma, ce la può fare, io non posso essere da meno.

Ora ci siamo. Domani mia madre si opera e, tra qualche giorno, io comincio il mio percorso terapeutico di avvicinamento all’intervento. Dovrò avvelenarmi per risorgere. Mi viene in mente che solo fino a un paio di secoli fa, – anche meno, – gli “speziali” erano gli attuali farmacisti e che i medicamenti utilizzati per le svariate malattie erano droghe e veleni (a tal proposito vi suggerisco la lettura dei bellissimi romanzi di Tiraboschi, uno dei quali recensito da me qui). Quindi nulla è cambiato, se non la raffinatezza nel controllo degli effetti collaterali e del risultato finale.

“Dai Cetta, vedrai che a giugno ti saranno già ricresciuti i capelli, un po’ ricci come i miei. E ce ne torniamo a Cirò a goderci il sole e il mare!” Confesso che l’ho guardata un po’ di traverso, io non voglio i capelli ricci. Però mi fa un certo effetto questa madre che, davanti alla mia malattia, si dimentica la sua, la mette da parte come una cosa irrilevante, mi solleva dal peso del prendermi cura di lei, mi dice “pensa a te, non sprecare energie”. Ci sono ruoli che si invertono a un certo punto della vita, ma poi accade che la vita stessa si diverta a sparigliare le carte. Tu madre sarai sempre madre, e io so che è così.

Bene, questa era solo l’anteprima, scritta all’alba di una mattina di gennaio, di Cetteide Revolution. Ho deciso che queste avventure saranno una trilogia di tipo Sci-fi, sul genere di Battlestar Galactica, quindi tutti a bordo, stiamo per cominciare ad esplorare il futuro. Con mia madre ovviamente. Ah, visto che ho deciso di nominarla Comandante, abbiate pazienza, dovrete adattarvi al suo linguaggio. A tal proposito pubblicherò, di volta in volta, un semplice e agevole glossario, pazientemente raccolto e decodificato da mio figlio Massimo in questi ultimi anni. Non vi lascio soli…

Soundtrack...

Cetteide – Il ritorno #2

Immagine presa da qui

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Con mia madre gli orari sono importanti. Il tempo è inesorabilmente scandito dalle sue medicine. Non che stia male, ma neppure è in perfetta forma. Lei però, se qualcuno glielo chiede, dice sempre che sta benissimo. Sono così le mamme. Quindi la colazione si fa quindici minuti dopo la pasticca per la pressione e i pasti principali seguono il ritmo cadenzato dei controlli glicemici. Nel mezzo c’è tutto il resto, comprese le soap opera e il sonnellino pomeridiano. E pure ritrovare quei gesti dell’infanzia, tempi lontani ormai…

Lei prepara il pranzo per noi due e io apparecchio la tavola, funziona così, da sempre. E ancora oggi, di due fette di carne alla griglia, la più grande è per me “che tu devi crescere”. Devo crescere? Ma sì, forse ha ragione lei. E poi ci sono i capelli da mettere a posto, coi bigodini, quelli elettrici (esistono ancora, almeno a casa sua). E allora io figlia mi prendo cura di lei, la faccio bella, più di quello che è.

Poi ci sono le chiacchiere notturne, quelle del tempo lento, quando il sonno tarda ad arrivare. L’ho ereditata da lei questa abitudine, che pure con mia figlia i discorsi più belli si fanno di notte. E parla mia madre, parla, parla, e con la sua voce mi culla e mi accompagna nel sogno. E non mi stupirei, se potessi vedere attraverso le palpebre abbassate, di sorprenderla a coprirmi col lenzuolo perché non abbia freddo e a darmi un bacio sulla fronte. Sono così le mamme, mamme per sempre.

Cetteide – Il ritorno

Il rientro a casa dopo una mattinata al Lido è fatto inevitabilmente a tappe. Si passa dalla “parente” (ricordate? Quella che vende i prodotti tipici garantiti), dal fruttivendolo e poi dal fornaio. Oggi però niente pane. ”Ti faccio io le piadine mamma”. La genitrice mi ha guardata, poco convinta, ma tanto la macchina la guido io, quindi si deve adeguare.

Mentre lei si affaccendava tra pentole e fornelli, io ho impastato acqua e farina di grano duro, ho acceso il fuoco sotto un padellino di ferro, ho steso a mano le sfoglie di pasta, e ho cotto le piadine. Poi ho atteso l’ora di pranzo.

piadina

Mia madre non ti dà soddisfazione, specie nell’arte culinaria, però è curiosa. Lei deve assaggiare. E così, di nascosto, mentre ero distratta, ha staccato un pezzetto di piadina e lo ha messo in bocca. E si è illuminata. Commossa. “Per un momento ho risentito in bocca il sapore della mia infanzia, quando c’era la guerra ed eravamo sfollati in campagna. Mia nonna non poteva uscire a fare il pane, che il forno era fuori, e allora puliva il camino, impastava la farina e l’acqua, e metteva le sfoglie a cuocere sulla pietra infuocata. Diceva che avremmo mangiato ‘u pane arrustuto. Non l’avevo più sentito quel sapore…”

Ecco, a volte le generazioni che vengono portano in sé ricordi di un passato mai vissuto, ma che si imprimono nel sangue e, prima o poi, in qualche modo, ritornano.

Cetteide #2 – Quando la madre non è in vacanza – Episodio I

Gesutene

Immagine presa da qui

Quando avevo cinque anni mi sono ammalata di una di quelle malattie esantematiche tipiche dell’infanzia. Credo fosse il morbillo. Sono stata a casa quaranta giorni. Sì, perché allora non c’erano i vaccini e quando un bambino si ammalava le mamme ne approfittavano per far contagiare tutti gli altri, così si toglievano il pensiero. Quindi ho “covato” la malattia assieme alle mie sorelle, cuginetti, amichette vicine di casa. Mia madre creò un autentico lazzaretto nel lettone della sua camera, un’invasione di bambini febbricitanti e pieni di bolle…

Durante quei lunghi giorni, per passare il tempo, lessi un’intera enciclopedia illustrata, Vita Meravigliosa. Sapevo già leggere perché mia madre, per farmi star buona, ogni pomeriggio mi piazzava davanti alla TV a guardare “Non è mai troppo tardi”, splendido programma didattico della RAI per insegnare a leggere e a scrivere agli analfabeti del boom economico del dopoguerra. E io imparai. Comunque quell’enciclopedia era bellissima. Ancora oggi è conservata sui miei scaffali e credo che tutta la mia curiosità intellettuale dipenda dal quel primo approccio con lo scibile umano. L’ultimo volume (erano 13) era la Bibbia. L’Arcangelo Gabriele, biondo, con un fisico statuario, con le sue ali candide, mi colpì profondamente, e me ne innamorai come solo una cinquenne può fare. Lo sognavo la notte, e questa storia è andata avanti per molto tempo. Di fatto ogni uomo che ho incontrato in seguito nella mia vita ha dovuto fare i conti col mio immaginario ideale, e ha sempre perso. Da bambine ci si può innamorare di un’illustrazione, anche dell’illustrazione di un angelo.

Da adulte…Qualche giorno fa, di domenica, eravamo tutte riunite a casa di mia madre per un pranzo come solo lei sa fare. Di queste riunioni la parte più bella viene dopo, dopo il caffè, dopo il dessert (perché i pranzi di mamma sono almeno di cinque portate, sempre), quando è il momento delle chiacchiere. Non so perché siamo arrivati a parlare della Madonna. Forse c’era la TV accesa e trasmettevano qualche servizio sul tema. Sinceramente ha poca importanza. Mia figlia asseriva che non esistono le bestemmie alla Madonna in quanto lei non è nata divina ma umana, per cui al massimo si può parlare di insulti, come alle persone. “Però è peccato, in fondo è sempre la madre di Gesù.” “E allora?” “E allora non mi va che si parli così della madre di Gesù. Io gli voglio bene a Gesù, anzi, sono proprio innamorata di lui!” “Nonna, come fai ad essere innamorata di Gesù? L’hai mai visto?” “Certo che l’ho visto! Tutte le fotografie dei santini, i disegni che gli hanno fatto. Così bello con quei capelli biondi e gli occhi azzurri!” Io non glielo spiego, non approfondisco neanche il concetto, perché, in fondo, ho ancora nel cuore il mio Arcangelo Gabriele.

Cetteide, una promessa mantenuta

Cetteide – In vacanza con mia madre
Un racconto a episodi

Questa estate ci ha fatto compagnia, una sorta di diario di viaggio, l’esperienza condivisa con voi tutti di questa convivenza con mia madre. E poi l’atmosfera, i luoghi, i colori, gli odori di un periodo indimenticabile, trascorso tra “cielo e mare” come ho avuto già modo di dire.

Avevo promesso che avrei trasformato il mio racconto in un ebook. Ed eccolo qua, promessa mantenuta. Questa è la copertina. Per averne una copia, in regalo s’intende, dovrete solo iscrivervi alla newsletter di queso sito. Sarà un modo per continuare a chiacchierare, di cose leggere, a volte un po’ meno, ma tutte strettamente connesse al mio mondo, il mondo di una donna che scrive.

 

CONSULTANDO BAGLIORI D’ESTATE

Manca davvero poco, due giorni o giù di lì, e questa estate 2012 chiuderà i battenti. Cosa porteremo con noi di tanto sole, di tanto calore, di tanta leggera gaiezza nei giorni avari di luce che verranno? Io voglio “consultarla” la mia estate, voglio trasferire in questo mondo virtuale ciò che di reale ho ricevuto, perché vi rimanga impresso per sempre.
C’è stata Cetteide. I momenti topici con mia madre li potete rileggere a partire da qui .

E poi il mio servizio fotografico, con Filomena, Silvia e Antonella, un’autentico momento di “gossip” al Lido Eden.

 

E i ragazzi dell’Eden che ogni notte, fino all’alba, ci hanno tenuto compagnia. E il falò del mio compleanno, e questa cosa assurda chiamata “planking” nella quale mi hanno coinvolta.

E poi c’è stato l’evento del 13 agosto, la presentazione di Colui che ritorna, preannunciata da un articolo di giornale, sul Quotidiano di Calabria
E’ stata una serata bellissima al Lilius Cafè, e devo ringraziare ancora Antonio Luigi Ruggiero e suo figlio Nicodemo per l’ospitalità, il Maestro Elio Malena per la sua suggestiva lettura, il prof. Giacomo Barbalace per la presentazione e i commenti, il Sindaco di Cirò Marina Roberto Siciliani per la gradita presenza, la professoressa Siciliani, che alle superiori mi ha fatto apprezzare la letteratura e la storia e che è quindi la prima “responsabile” del fatto che scrivo, e Francesco Martino che ha curato la regia dell’evento. E ringrazio tutti quelli che sono intervenuti. Grazie, davvero.
Io e la Prof. Siciliani
Io, il Sindaco, Antonio Luigi Ruggiero, Elio Malena, Giacomo Barbalace
Io e Maria Cristina Ruberto
E l’articolo sul giornale con la mia intervista, per terminare in bellezza
Questa estate è stata particolare per gli incontri che ho avuto, che mi hanno arricchita, mi hanno coinvolta, mi hanno fatto pensare che la realtà può essere fatta di cose semplici e odorose di buono, perché il buono è vero anche se virtuale, anche se non si vede, non si tocca, basta sapere che c’è. E l’energia che ti pervade non si spegne come la luce, con un interruttore. E’ qualcosa che ti resta dentro, a farti compagnia quando sei solo, per ritrovarla dentro di te, per ritrovarti, per assaggiarne ancora il sapore piccante, ancora una volta e vederne i bagliori lontani, come i falò sulla spiaggia.
Ho scritto molto, per due mesi, e i risultati si vedranno presto. Mi piace l’idea di essere circondata di parole, quelle giuste, quelle desuete, anche quelle sbagliate, perché no, purché sincere. E’ questo che ama chi scrive.

Adesso finisce la mia “consultazione”, un breve escursus nel passato recente, un’occhiata, per esser certa che tutto sia lì, al posto giusto, dove io l’ho collocato: nel lato sinistro del petto.
Ciao estate 2012.
Sed