Le scorte per i giorni di magra

Ci sono giorni, a volte settimane, in cui non va tutto bene. Non si scherza, questa Cura non è una passeggiata in montagna in un giorno di primavera pieno di sole. Ci sono le ombre scure, ci sono le tempeste di pioggia e vento, ci sono i momenti di profonda disperazione nei quali non capisci se riuscirai a superare tutto questo oppure no. Quelli sono i momenti in cui ti prendi in braccio e ti consoli e ti fai forza, attingi a quelle riserve di energia che nel tempo hai accantonato, come facevano gli anziani, le scorte per i giorni di magra.

Allora accade che nonostante tutto il dolore, la stanchezza, la nausea, la paura, ti ritrovi a fare un milione di cose proprio in quei giorni lì, proprio quando vorresti e dovresti staccare la spina del mondo e rifugiarti in un’alcova sicura e aspettare che tutto passi.

Tra le innumerevoli iniziative alle quali ho partecipato, una in particolare mi ha lasciato un segno, come una sorta di carezza benefica sul corpo e sulla mente. Sono andata ad uno spettacolo teatrale originale, Herbarie: le chiamavano streghe, una messa in scena d’impatto, con tre attrici bravissime e una storia antica come il mondo. Le Herbarie erano quelle donne che curavano con le erbe, che ne conoscevano i segreti benefici e malefici, erano ostetriche e abbacadore, portatrici della “buona morte”, erano consigliere e dispensatrici di saggezza da tramandare di madre in figlia. Erano donne legate alla madre Terra e alla sua dea, ribelli e indomite e proprio per questo in seguito perseguitate e mandate al rogo come streghe.

Mi ha emozionata profondamente questo spettacolo, ha suscitato in me migliaia di ricordi appassionati di mia madre, di mia nonna, ricordi legati ai riti antichi, lo sfascino, il potere taumaturgico delle mani bollenti di Mariù, i rimedi naturali (il tarassaco, l’aglio, i cetrioli sulla fronte, i tranci di aloe sulle bruciature), nonna Teresa che mi teneva in braccio e mi raccontava la storia di Polifemo e Ulisse, con la sua voce aspra come la terra di Calabria eppure dolce come il miele.

Ricordi di donne che si tramandano un sapere antico, che arriva da lontano, forse proprio da quelle Herbarie che poi chiamarono streghe. Chissà perché hanno ancora tanta paura di noi…

In un paese del Sud

Cirò Marina – Un vicolo
In un paese del sud i vicoli di notte non sono mai completamente bui. Sono avvolti dalla luce gialla dei lampioni antichi, quelli appesi ai cavi che attraversano la strada da un capo all’altro, come i panni stesi ad asciugare, e dondolano alla brezza che viene dal mare, e proiettano ombre enormi sui muri delle case addormentate. In un paese del sud l’estate ha l’odore del mare, dei pesci che arrivano con le lampare al mattino presto, ha l’odore di pelle dura come cuoio dei pescatori che arronzano le reti di fretta, come madri premurose, che da lì viene il sostentamento e i buchi grandi non ci possono stare. E allora si dà una sistemata, che i giorni di pioggia verranno per far tutto per bene.
In un paese del sud in luglio le ragazze si spogliano, e si mostrano, natiche al vento e schiene lucide come seta dal colore caldo delle nocciole tostate, e i ragazzi cantano, come le sirene, il canto dell’amore. In un paese del sud il caldo ti toglie il respiro, ti suda e trasuda addosso e asciugarsi non serve, e allora la regali alle onde quell’acqua che era tua, ti apparteneva, ma ora te la lavi via con altra acqua, quella antica, quella che risana. In un paese del sud, di ogni sud del mondo, il tempo scorre più lento, languisce piano che tanto non c’è fretta, il giorno dura un giorno, che sono ore vissute anche la notte, che a volte pare giorno quando la luna è così piena e vicina che la puoi toccare, così pare.
In un paese del sud all’alba il sole si mangia il buio e regala il profumo del pane, dorato e caldo come lui, sole di pane, che ti investe i sensi appena svegli e respira con te, perché il pane è vivo.
In un paese del sud le donne parlano a voce alta, gridano dai balconi sempre aperti e si attaccano i bimbi al seno per farli addormentare. E tirano su le sporte con le corde perché hanno da fare, non c’è tempo per scendere le scale. Ma la sera tirano le tende che lo scirocco gonfia di aria e gocciole sospese, e sussurrano piano la buonanotte ai bimbi. E poi sospirano, di notte. In un paese del sud ogni estate porta nuovi figli, semi piantati là dove la terra e il mare s’incontrano col sole e con la luna.
Sed