Questo è “L’anno che verrà”

Dalla

Non so, e neppure me lo chiedo in realtà. Non so come tutti gli altri lo percepiscano questo tempo strano che stiamo vivendo. Non so come le persone affrontino i cambiamenti volontari o obbligati che la vita propone. Io lo sento “diverso” questo anno, forte, e nonostante tutto, questa cosa mi eccita come non mi accadeva da anni ormai. Avverto quella sorta di turbamento adolescenziale che mi faceva svegliare al mattino col sorriso sulle labbra. Perché avevo sognato con la convinzione che il nuovo giorno mi avrebbe fatto realizzare quel sogno. Oggi che sono cresciuta e che ho i piedi ben piantati per terra, trovo questo fatto straordinario, una spinta emotiva verso il domani che è un processo irreversibile.

foto-figliGià qualcosa si è mosso verso il cambiamento. I miei figli stanno affrontando la loro avventura della vita lontano da me. Salutarli non è stato semplice, ma ogni madre prima o poi lo stacca quel cordone ombelicale e si proietta, come una freccia invisibile, in altri dove e in altri quando, là dove quella parte di sé che sono i figli decideranno di mettersi in gioco.

Poi c’è la scrittura, e tutto ciò che la comprende e le fa da contorno. Un nuovo romanzo pubblicato con DuDag (qui), la partecipazione a una nuova raccolta poetica di Perrone (stavolta ospite di Dacia Maraini…però!), un viaggio in Cile per parlare delle nuove frontiere dell’editoria (grazie a La Mano de Monja), un romanzo terminato e in attesa di destinazione (Anna è nata, ricordate?), il primo libro tradotto in spagnolo, le iniziative fieristiche e festivaliere del gruppo NBA, e, tra pochissimo, l’evento al quale tengo in modo particolare, Caro futuro ti scrivo, che sarà un po’ la sintesi di tutto questo percepire, la possibilità di toccare il cambiamento in atto e di plasmarlo a modo mio.

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E ancora ci sono le interviste radiofoniche (Radiopatik, qui il podcast), la partecipazione a Stillae, e il lavoro, e gli incontri e le tante letture, e tutto un mondo che da piccola immaginavo e desideravo, e che sembrava così irraggiungibile… Ci sono tante cose che non vanno nel microcosmo (che poi così micro non è o non dovrebbe essere) della cultura, in realtà, e forse è per questo che le cose belle spiccano di più, come un papavero in un campo di grano. Diciamo che in questo momento ho lo sguardo focalizzato sul colore rosso, e sto facendo di tutto perché non venga sommerso dal giallo uniforme che lo circonda. Sto ritrovando il gusto dell’ottimismo, un sapore antico e perduto che però si ricorda, con la stessa nostalgia e la stessa passione con cui ripensiamo a un amore bello.

Nata in una casa di donne, libreria Caffè Letterario - Roma

Nata in una casa di donne, libreria Caffè Letterario – Roma

L’anno che verrà è già qui, tra un anno passerà e sarà di nuovo tempo di bilanci. Io mi sono preparata, a lungo, e posso dire con assoluta certezza che, per quanto si possa essere pronti, con tutti i compitini fatti, il bello di quello che sarà sta nel sorprendersi, ogni giorno, e buttarsi nel futuro senza paura. Sia quel che sia.

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Riprendiamoci il nostro tempo

Il vintage di una scrittrice

Il vintage di una scrittrice

Una delle componenti essenziali per chi scrive (ma non solo) è trovare il tempo per farlo. Forse, quando è nata la leggenda che gli scrittori scrivono di notte, era perché quello è l’unico tempo libero da distrazioni di qualunque tipo, da tentazioni compulsive, da disturbi sonori e visivi. Oggi non è più così, perché c’è il computer e c’è internet, che non hanno rispetto del giorno e della notte, o meglio, siamo noi che ci facciamo fagocitare da quegli strumenti che dovrebbero renderci più facile la vita. Io lo confesso: passo davvero troppo tempo davanti al pc, collegata col web e coi social, e allora continuo a scrivere di notte. Mi sono data una sorta di regola per cui di notte internet sta spento e io scrivo in santa pace. Ma dormo poco, decisamente. E vorrei tanto riappropriarmi del mio tempo quotidiano per fare tutte quelle cose che sistematicamente rimando, come vivere la mia vita per esempio. Ci ho provato, sul serio… Ma così come sono capace di raccontare storie agli altri, altrettante ne ho raccontate a me stessa per ricadere nel vortice del “collegamento h24”. Questo non significa che l’esigenza di recuperare il mio tempo e spenderlo meglio sia venuta meno.

A tal proposito ho, da pochissimo (circa 24 ore fa) scoperto un libro auto pubblicato davvero straordinario. Si tratta di “Scrivi, c’è tempo” di Matteo Pezzi. Potete trovarlo qui. E ho cominciato a mettere in pratica le sue regole, anche adesso, mentre scrivo questo post. Matteo sarà, oltretutto, uno dei relatori alla due giorni di workshop “Caro futuro, ti scrivo” che si terrà a Roma il 7 e 8 febbraio (per saperne di più clicca qui, e anche per partecipare) e credo che mi metterò in fila per fargli tutte le domande che da tempo mi pongo. Perché è vero, il nostro tempo ha una scadenza e sprecarlo è da incoscienti. E anche perché è straordinario che tale lezione possa arrivare da un giovane (anagraficamente) che è nato e cresciuto nell’era tecnologica e che dovrebbe esserne più contagiato di me. Bisogna avere l’umiltà di imparare da chiunque, l’età non conta.

Parlerò di questo anche domani, 29 gennaio, su Radiopatik (qui) alle 11.00, e di tante altre cose. Potreste trovare il tempo per ascoltare…

Radiopatik

Una notizia che riguarda il mio ultimo libro “Quella volta che sono morta” ve la voglio dare. Il 14 febbraio (San Valentino, sì, e la data è perfetta…) lo presenterò a Roma, in una location molto particolare vicino al Circo Massimo. Vi darò i dettagli, perché sarà la presentazione di un eBook e quindi ci sarà da divertirsi. Portate la fidanzata o il fidanzato, la moglie o il marito o l’amante o chi volete. Secondo me sarà un bel modo per festeggiare l’amore.

P.S. Se volete partecipare al workshop con uno sconto, chiedetemi il codice…

fb e google+

Immagine “composta” da Lunamargherita

Come presentare un eBook? 10 piccoli suggerimenti.

TI PRESENTO UN LIBRO

Questa è la domandona che ogni autore si pone nel momento in cui il suo libro viene pubblicato o autopubblicato SOLO in versione digitale. Ah, il progresso! Possiamo anche ridurre un libro ai minimi termini, renderlo invisibile e inodore, senza peso e senza forma fisica, ma una cosa è certa: dobbiamo pur presentarlo al pubblico se vogliamo che sia letto! Mi direte: un libro digitale si presenta nel mondo virtuale. Vero! Ma, diciamola tutta, una bella presentazione face to face con i lettori è un’altra cosa…Dà carattere di ufficialità al lieto evento, significa che è reale, il libro è nato e “si può acquistare”. E leggere, magari.

In genere i selfpublisher (che parolone! Gli scrittori autopubblicati, insomma) decidono di inserire il libro anche in piattaforme di print on demand (stampa su richiesta), si fanno recapitare un certo numero di copie (pagandole…) e se le portano in giro in tutti i luoghi e in tutti i laghi per farle sfogliare, annusare e anche acquistare al pubblico gentilmente convenuto. Risultato? Vendono quelle 50/100 copie (se va bene) e l’eBook resta negli scaffali virtuali, ignorato. Con la pubblicazione tramite CE digitali non si può fare, perché il libro di carta PROPRIO non esiste. Signori miei, qui bisogna operare una scelta: o si decide per la digitalizzazione e basta o i nostri eBook non decolleranno mai. Comunque, ferma restando la facoltà di ognuno di restare un ibrido (e io lo sono), il problema di presentare un eBook SOLO digitale resta, e bisogna affrontarlo. Questo è quanto sto per fare col mio nuovo libro, “Quella volta che sono morta“, (che titolo, eh? Tutto un programma!), pubblicato da DuDag da pochissimo.

Clicca sulla copertina e potrai acquistarlo a € 1,00

Clicca sulla copertina e potrai acquistarlo a € 1,00

Per presentare il libro sto organizzando una cosa in pieno “Cetta’s style“. Una cosa creativa e esclusiva che, almeno per il momento, solo i lettori romani potranno vedere. MA, c’è sempre un ma, dopo la première porterò il libro in tour (che un po’ d’aria nuova fa sempre bene). Senza svelare troppo vi suggerisco qui alcune linee guida o suggerimenti, che dir si voglia, per capire di che si tratta.

1) Scegliete una colonna sonora per il vostro libro. Questo è importantissimo.

2) Preparate un booktrailer SENZA scritte o titolazioni. Utilizzate un professionista per il montaggio e, possibilmente, immagini originali. Io userò dei disegni.

3) Scegliete un brano rappresentativo, che contenga dialoghi o monologhi. Sarà ciò che leggerete o che farete leggere, ma non in un reading qualunque. Pensate a degli attori e a una scena…

4) Stampate delle cartoline o segnalibro con la copertina del libro. Questa sarà l’unica carta concessa, da regalare ai lettori, magari con una dedica.

5) Trovate un teatro, piccolino, o un locale con un palcoscenico, anche un pub. State invitando le persone a uno spettacolo e bisogna dar loro l’ambiente adatto.

6) Preparate, con le vostre manine sante (se non lo sapete fare affidatevi a qualcuno di fiducia) un dolce che rappresenti il vostro libro e scegliete un vino adeguato. Sarà ciò che offrirete al pubblico chiedendo loro di annotare, su un libro delle firme, le sensazioni suscitate dalla degustazione. Questo li renderà partecipi.

7) In alternativa ai punti 5 e 6 potete organizzare una cena, per un numero limitato di persone e su invito (salvaguardiamo anche le nostre finanze oltre alla foresta amazzonica), con menu in tema col racconto. Più dispendioso, certo, ma di sicuro non sarete dimenticati.

8) Portate con voi un pc con connessione internet, perché al termine di tutto dovrete invitare i lettori a scaricare il libro dal sito in cui si trova. Molti diranno: “Non ho la carta di credito, non ho paypal”. Bene! Nessuna paura. Potete far pagare in contanti e inviare il libro, subito, alla loro casella di posta elettronica (tanto ce l’avete il file, giusto?). Sarete poi voi, con la vostra carta o conto paypal ad acquistare il libro dal sito in questione.

9) La cartolina o segnalibro con la copertina è importante per un altro motivo. Bisogna pensare al futuro, signori miei. QUINDI! Suggerisco di inserire su una delle facciate i vostri contatti social e web e l’indirizzo del sito su cui si trova il libro (ne bastano uno o due, non di più), e di invitare il lettore a lasciare un commento nel caso abbia gradito la lettura. Per incoraggiarli promettete qualcosa, un regalo speciale ad esempio, una cosa diversa. Io ho pensato a una raccolta con le musiche immaginate come colonna sonora. Ma anche, perché no, un libricino digitale con la/le ricette di quanto degustato.

10) Predisponete un libro delle firme e contatti. Senza questo i punti 6 e 9 non sono attuabili.

Bene, ora vi lascio che ho una presentazione da organizzare per gennaio. Sarà un sabato sera.

Quella volta che sono morta

Oggi è nato il mio nuovo romanzo. L’ha pubblicato in versione digitale DuDag, una casa editrice molto innovativa. Pare si siano commossi quando hanno letto il manoscritto. Questo romanzo fa anche sorridere, e ridere. Insomma, è un po’ come uno schiaffo e una carezza, che poi è come la vita, che poi siamo noi. Sto ancora decidendo a che genere appartiene. Sicuramente si tratta di narrativa, poi mi fermo lì. Perché è introspettivo, è divertente, è formativo, è riflessivo, è surreale, è molto ironico. Ecco, ora trovatemelo voi un genere!

coverIntanto costa davvero poco, siamo in tempo di crisi e bisogna essere parsimoniosi. Poi la copertina è in pieno stile NoBrandArt (voi che mi seguite sapete cosa significa). Bisogna solo sfogliarlo. E poi i ragazzi di DuDag hanno questa cosa geniale che si chiama DuDy. Non è una sinossi, e neppure un’anteprima. Si tratta di un invito per un viaggio, come se l’autore vi prendesse per mano e vi aprisse il portello dell’aereo. In ogni caso una novità.

Il libro lo potete scaricare qui
Poi, parlatene in giro, così, per fare dispetto a qualcuno.