Estate – Microracconti

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Sere d’estate

D’estate il giorno dura ventiquattro ore, che pure la notte è complice ad allungare il tempo della veglia. E non basta mai. Nonna Cesira lo diceva sempre a Linetta: – Vai, goditela adesso e fregatene degli altri. Soprattutto di quella bacchettona di tua madre, che pare non l’abbia generata io. Ah! Avessi ancora gli anni tuoi… – e lasciava quella frase in sospeso, lasciando intendere chissà cosa, chissà quanto. E Linetta andava. Si radunavano tutte a casa della Susy, che veniva dalla città e stava lì solo il tempo delle vacanze. Si consumava il rito della preparazione, tutte insieme, tra cicalecci e risatine, a scambiarsi consigli e pettegolezzi, a raccontarsi di questo o di quello, rimandando il tempo dell’attesa fino a che reggeva l’immaginazione e subentrava l’urgenza dell’agire. Era allora che sciamavano fuori. Come api dall’alveare volavano in giro a impollinare i sogni.

Cetteide, una promessa mantenuta

Cetteide – In vacanza con mia madre
Un racconto a episodi

Questa estate ci ha fatto compagnia, una sorta di diario di viaggio, l’esperienza condivisa con voi tutti di questa convivenza con mia madre. E poi l’atmosfera, i luoghi, i colori, gli odori di un periodo indimenticabile, trascorso tra “cielo e mare” come ho avuto già modo di dire.

Avevo promesso che avrei trasformato il mio racconto in un ebook. Ed eccolo qua, promessa mantenuta. Questa è la copertina. Per averne una copia, in regalo s’intende, dovrete solo iscrivervi alla newsletter di queso sito. Sarà un modo per continuare a chiacchierare, di cose leggere, a volte un po’ meno, ma tutte strettamente connesse al mio mondo, il mondo di una donna che scrive.

 

IL PROFUMO DEGLI SPAGHETTI AL POMODORO E BASILICO

Se dovessi dare un profumo, un sapore, un colore a questa estate, sarebbe quello degli spaghetti al pomodoro e basilico, con l’aglio e una punta di peperoncino. Il sughetto “sciuè sciuè” direbbe mia madre citando mio padre, e c’è proprio tutto in queste due paroline che non hanno alcun senso, ma mi appartengono, ci appartengono. Perché hanno il suono della leggerezza e dell’armonia, come una bella canzone, come una bella donna che “scamaccia” il pomodoro con le mani e lo lascia sfrigolare nel tegame e il profumo che pervade tutto intorno pare arrivi direttamente dal sole. Che semplicità! Che godimento! Un’estate lasciata libera di sentire, di lasciarsi andare, per recuperare un po’ di quella perduta spensieratezza affrancata dall’ansia del domani. Ho trascorso due mesi senza televisione, senza radio, senza giornali, volutamente, scientemente. Tanto il mondo me lo raccontava il web. Ma il quotidiano che mi ha accompagnata sapeva di buono, e c’è bisogno di un po’ di buono proprio adesso. “Ma tu hai la testa tra le nuvole, metti i piedi per terra che al rientro sennò ti farai male!” dirà qualcuno. Permettetemi di dissentire. Come posso raccontare ai miei figli la speranza e il coraggio, e la forza per andare avanti, per ricominciare, se io per prima mi lascio abbrutire dalla spirale della disperazione? Ho fatto il pieno quest’estate, di un carburante unico e prezioso che si chiama vita, perché ne ho vista tanta, l’ho toccata con mano, ne ho presa e ne ho data, e ho imparato. Non si smette mai di imparare se si ha l’umiltà di voler ricevere la lezione. Ho imparato che la nostra paura deriva da tutto ciò che possediamo e facciamo, non da ciò che siamo. Ciò che possediamo e facciamo è transitorio, noi ci evolviamo continuamente. Ciò che siamo è la nostra essenza, il succo segreto e inconfondibile di cui siamo fatti, e quello non può togliercelo nessuno. Continuiamo a identificarci con ciò che facciamo e dimentichiamo CHI siamo. Ecco, io quest’estate ho riscoperto questo: chi sono. Semplice, come gli spaghetti al pomodoro e basilico, con l’aglio e il peperoncino.
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