Guillermo Arriaga e quel bufalo che la notte ci sogna.

Il bufalo della notte” è uno strano titolo da dare a un libro. Fa pensare a rumore di zoccoli, a una mandria imbizzarrita che sta per calpestarci e noi, al buio, non abbiamo modo di trovare riparo. Fa pensare a un pericolo incombente e, insomma, evoca pensieri inquietanti. Questo romanzo, scritto da Guillermo Arriaga, non è fresco di stampa, ma Fazi Editore ha deciso di ripubblicarlo in occasione dell’uscita del nuovo libro dell’autore messicano.

Conoscevo Arriaga più come sceneggiatore e regista che come scrittore, e mi incuriosiva molto leggere qualcosa di suo per la prima volta. Ho scoperto una narrazione forte, potente, veloce, realista, una capacità di raccontare la realtà – la società messicana in questo caso – senza nascondere niente, senza infiocchettarla, con la stessa capacità evocativa che hanno le immagini di un film. E questo libro è già pronto per andare in scena.

Ho scritto la recensione, come sempre, per Art a Part of Cult(ure) e, come sempre, potete leggerla qui. Vi suggerisco anche di leggere il libro, se non l’avete già fatto (la prima pubblicazione è del 1999) perché vi stringerà le viscere e il cuore.

Torna in libreria Il bufalo della notte di Guillermo Arriaga. La storia di Manuel, Gregorio e Tania e della solitudine

Non avrà più paura neppure Tania, la ragazza di Manuel che era anche la ragazza di Gregorio, ma amava il primo e restava col secondo perché ne aveva paura, o forse si sentiva in colpa. Manuel nel frattempo, tra un attacco di gelosia e l’altro, si scopa Margarita, la sorella di Gregorio e pure Rebeca, l’amica dell’università di Tania, e forse le ama tutte, anche se Tania è la donna della sua vita, e forse loro amano lui, anche se sono fidanzate o frequentano altri ragazzi.

Gregorio è morto e Manuel l’ha appena rivisto. Si sono parlati ma di certo non si può dire che si siano perdonati. Gregorio è morto perché si è suicidato nel bagno con un proiettile in testa e, seppure il fatto in sé porti dolore e disperazione, Manuel forse è sollevato: non dovrà più aver paura. Perché Gregorio era un pazzo e faceva paura. [Continua a leggere…]

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I bei libri di Fazi: Willa Cather e il “suo” nemico mortale

Il mio primo post di settembre è una recensione. Ho letto questa estate un bellissimo libro ripubblicato da Fazi, “Il mio nemico mortale” di Willa Cather e, come sempre mi accade, mi sono buttata tra le righe alla cieca. Non conoscevo la Cather, non mi ricordavo la sinossi e non avevo ancora visto la copertina. Meglio così, ultimamente questa tecnica folle sta portando ottimi risultati.

Un romanzo davvero molto bello, molto moderno e molto ricco di sfumature. L’unica cosa che mi dispiace è che l’autrice sia morta da tempo, perché mi sarebbe piaciuto dialogare con lei, scoprire come ha vissuto “dentro” il mondo letterario e giornalistico agli inizi del novecento, lei che ha vinto un Pulitzer, lei che si è fatta largo in un ambiente prettamente maschile e ha vinto.

Ma bando alle ciance: eccovi la mia recensione pubblicata, come sempre, su Art a Part of Cult(ure). A proposito, guardate bene la copertina e non lasciatevi trarre in inganno: io la trovo bellissima e assolutamente perfetta per la storia raccontata.

 

Willa Cather e l’inquietudine di vivere nel suo bellissimo romanzo Il mio nemico mortale.

Willa Cather ci ha messo poche righe di incipit a smentirmi, e ne sono lieta. Come già era accaduto con Radclyff Hall e la sua Sesta beatitudine, nel romanzo Il mio nemico mortale, scritto dalla Cather nel 1925 e ripubblicato da Fazi con la traduzione di Stefano Tummolini, si colgono una modernità e una contemporaneità che sembrano stridere con l’immaginario comune relativo a quell’epoca.
La Cather, in questo romanzo breve, si colloca perfettamente in quella corrente letteraria che appartiene al realismo psicologico, raccontando i dolori nascosti, le frustrazioni, di una società in continuo e rapido cambiamento, senza eccessivi pudori ma utilizzando un garbo e una grazia nello stile che rendono la lettura leggera, nonostante tutto. [Continua a leggere…]

Francesco Muzzopappa mi ha rinfrescato l’estate.

Manco da un po’, nel senso che ad agosto non ho pubblicato nulla, ma sapete che la salute, le vacanze, la vita, richiedono tempo e dedizione. Forza che adesso si recupera! E si comincia alla grande con la recensione, pubblicata oggi su Art a Part of Cult(ure), dell’ultimo romanzo di Francesco Muzzopappa, “Dente per dente”.

Ora, cosa vi posso anticipare? Diciamo che è scritto davvero bene, che si ride e non solo, che ci si immedesima, che i protagonisti sono personaggi che abbiamo sicuramente incontrato almeno una volta nella vita. Diciamo che vi consiglio di leggerlo perché vi farà sentire leggeri. E pure soddisfatti. E diciamo anche che racconta di una vendetta…

Qui le prime righe della recensione.

Dente per Dente di Francesco Muzzopappa. E la vendetta è servita.

In queste giornate infuocate dal perfido Lucifero meteorologico ci voleva proprio la lettura rinfrescante e piccante del nuovo romanzo di Francesco Muzzopappa.
Dente per Dente, pubblicato da Fazi, è il racconto della realizzazione di un sogno biblico, una vendetta programmata, comandamento dopo comandamento, per raggiungere il sacrosanto risarcimento morale, la soddisfazione. Ooohhh!!! In genere, si dice, questo genere di vendette lasciano l’amaro in bocca, ma secondo me sono solo dicerie atte a far desistere chi vuole, giustamente, sfogare la propria ira. [Continua a leggere…]