23 Febbraio 2013 Un libro a teatro: vi presento Nata in una casa di donne

Nata in una casa di donne

Nata in una casa di donne

Sono trascorsi solo tre giorni dalla presentazione di Nata in una casa di donne e ora posso parlarne con un minimo di distanza.

Non posso condividere l’atmosfera. Quell’abbraccio caloroso, la sensazione di stare tutti insieme ad una festa, l’abbiamo vissuta lì, al BlackMarket a Roma, ed è irripetibile. Posso raccontare cosa è accaduto.

Ho proiettato il booktrailer. Senza didascalie, solo immagini e musica che evocassero qualcosa; il passare del tempo, la nostalgia e la corsa inarrestabile verso il futuro, le contraddizioni e il viaggio della vita. Così lo volevo, così l’ho avuto, grazie alla splendida collaborazione e professionalità di un video maker d’eccezione come Fabio Delfino e al dono musicale di Diego Errazuriz, artista cileno da tenere in grande considerazione.

Ora potete vederlo anche voi, il booktrailer, qui.

Poi ho fatto una scelta “difficile”. Ho messo in scena un brano. Non un semplice reading. Attori veri, abbigliati come si doveva, hanno interpretato in una messa in scena teatrale un brano del libro. Quando lo raccontai al regista quello che volevo fare ci sono state proteste. “Non funziona! Non puoi estrapolare un brano dal contesto narrativo. Il pubblico non capisce!”. Poi gli ho inviato il testo e abbiamo fatto le prove. E si è entusiasmato. Perché la scena non aveva bisogno di molti commenti, parlava da sé. E gli attori sono stati bravi. Giovani allievi di un laboratorio teatrale dello IALS guidati da un attore/regista/scrittore di talento hanno dato vita alla storia, e mi hanno emozionata. Michaela Squiccimarro, Alessio Ingravalle, Francesca Piersante e Marco Reale io vi ringrazio.

Saverio Simonelli, giornalista (TV2000), scrittore, persona sensibile e attenta, ha guidato la serata in porto navigando in placide acque. Mi ha fatta sentire a mio agio e questo nonostante non avessimo preparato nulla, nessuna domanda, nessuna risposta. Aveva solo letto il romanzo, e ne abbiamo chiacchierato insieme, come si fa tra amici…

La mia casa editrice…L’Erudita è una scoperta meravigliosa, giovane e frizzante come le sue tre anime: Valentina Beronio, Valentina Capogna, Samantha Giribone. Loro si prendono cura dell’autore, e questo è importante perché il viaggio di un libro spesso è un’avventura, ed è bello non viverla da soli. E lo fanno coadiuvate da Giulio Perrone Editore, che nel mondo editoriale è garanzia di professionalità e competenza. Un team davvero speciale.

Ho raccontato questo per chi non c’era. Lo so, non era facile, il maltempo, le elezioni…ma ci rifaremo. Per chi c’era posso solo dire GRAZIE. Un debutto ha bisogno di un pubblico, e voi siete stato il migliore che potessi desiderare.

Ora Nata in una casa di donne va in giro per l’Italia. Ci saranno altre presentazioni, le prime in Emilia Romagna (Rimini, Bologna) e poi Milano e poi…chissà. Intanto potete incontrare la storia in libreria, tra gli scaffali, in buona compagnia. E se non la trovate potete ordinarla. L’Erudita sarà lieta di farvela avere.

Le librerie potete trovarle qui

Buona lettura!

In punta di penna: Gli anni di nessuno, quelli mai esplorati, dalla penna di Giuseppe Aloe

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Il desiderio e la sua assenza

Questo mio scritto prende il via da un brano tratto da “La logica del desiderio” il libro che sto leggendo di Giuseppe Aloe.

Come fa ad asciugarsi un desiderio d’amore? Un desiderio che sembra inesauribile ed esplosivo? Perché prende la discesa e scompare? Dove va? Ci deve essere un luogo dove l’amore decaduto si deposita. Un luogo. Una specie di cimitero. Un fabbricato periferico, chiuso in un qualche sobborgo che nessuno frequenta. La parte finale di una costa. Una finisterre qualunque. Me li vedevo tutti questi sentimenti asfittici migrare, passare nell’aria, andare via. Seguire il corso delle nuvole. Fargli compagnia. Una specie di vapore inconsistente. Un niente che sfuma così. Svanisce. L’amore che se ne va senza esclamazioni. Una nuova propaggine nel cielo, leggera e inutile.

E’ un uomo che parla, e comincia ponendosi delle domande alle quali deve, necessariamente, trovare delle risposte. E sono risposte di un uomo, da uomo. Cosa si chiede una donna? Quando finisce il desiderio si chiede anche dov’è finito l’amore? Ci ho pensato a lungo, mi sono interrogata e, si, inevitabilmente i due sentimenti sono accomunati. Per questo ho trovato così intenso il brano di Aloe, perché è così sensibilmente femminile.

Ma voglio andare oltre. Quando arriva, quando prende, il desiderio non è mai in una direzione sola. E’ un bagliore intenso e improvviso che trafigge al basso ventre entrambi, impalati lì da una stessa forza che inchioda. Le gambe cedono piegate dall’impatto e non si può far altro che lasciarsi andare l’uno verso l’altra, per non cadere. In questa comunione intensa e imprescindibile ci si nutre a vicenda, ci si respira, ci si beve, e non si può far altro se non assecondare questa pulsione senza neppure domandarsi quando e se finirà. Non è possibile, non può finire. Eppure a un certo punto accade, tutto può declinare verso qualcosa di più mansueto, come se la belva possa essere infine domata. Sarebbe auspicabile questo, quasi un lieto fine. Il momento in cui cessa lo stupore e comincia l’esplorazione.

A volte invece capita che per uno dei due, mai a entrambi, capiti così, all’improvviso, che il desiderio svanisca. E non se lo chiede certo il perché, chi prova questo, non gli interessa. Anzi, in qualche modo si sente come liberato, sollevato da quel peso implacabile che lo obbligava a star lì, in quella dipendenza vitale, fatta di odori e sapori, come una droga.

Nel romanzo di Aloe, almeno fin dove l’ho letto, lui si chiede perché e dove va a finire questo profondo sentire. Io voglio provare a spiegarmi cosa si prova. E’ come avere in mano un cono gelato dal gusto nuovo, quello unico e speciale che ti ha attratta dal vetro prima ancora di sentirne il profumo. E lo assaggi piano, con la punta della lingua prima, affondando le labbra poi. E mentre ne succhi il gusto con l’aroma, mentre il desiderio di verificarne la segreta ricetta sale, si amplifica, qualcuno te lo strappa dalle mani, senza una spiegazione, e te lo porta via. E non puoi comprarne un altro, non puoi farlo, perché sarebbe solo un’imitazione. Quel primitivo istinto era prima, il poi è solo un surrogato.

E’ questo in fondo. E non ci sono altri incontri, altri amori, altre storie che tengano. Il desiderio che hai provato, quello intenso e puro che nasce da una perfetta sintonia, tornerà sempre nel ricordo e nel rimpianto. In quel che poteva essere e non è più.