Lo sguardo vigile di Dio – #13 episodio

 by Luca Lunati

by Luca Lunati

Per una volta la Mini di Carmelo Calì si aprì immediatamente. Il Maresciallo e Don Giulio partirono sgommando inseguiti, a loro insaputa, da tre motociclisti.
– Ricapitoliamo Don. Abbiamo una donna scomparsa e due biglietti, di cui uno sicuramente scritto di suo pugno. Forse, e si tratta di un forse grande quanto una casa, il secondo biglietto è stato lasciato da qualcuno che stanotte è arrivato a bordo di un autotreno. Maddalena lo ha letto ed è corsa fuori, facendolo cadere.
– Sì. Per questo l’autotreno si è fermato pochissimo, e di questo sono testimone io.
– Probabilmente la signora si è recata in aeroporto, almeno spero che sia così. Ma d’altronde cos’altro potrebbe essere quella sigla con quel numero scritti sul biglietto che abbiamo trovato a casa sua?
Calì si grattò la testa pensieroso e, per un attimo, perse il controllo dell’auto e sbandò. Dietro di lui il primo motociclista inseguitore rischiò di andargli addosso e frenò bruscamente. La frenata provocò un’ulteriore sbandata, stavolta degli altri due motociclisti all’inseguimento, che uscirono fuori strada, per fortuna senza gravi conseguenze. Il Maresciallo e Don Giulio non si accorsero di nulla.
– Sì Don Giulio, potrebbe essere così. Ma che c’entra il cugino Leonardo?
– Non lo so. Credo che questa storia sia proprio frutto dell’immaginazione di Luisa e di Marta. Però… non è detto. In fondo il volo di cui si parlava potrebbe venire dall’Australia.
La Mini imboccò l’autostrada e Calì si pentì di non aver preso l’auto di ordinanza con le sirene. Con la sua era costretto a rispettare i limiti di velocità.
Giunsero in aeroporto che era primo pomeriggio. Il caldo era ancora più asfissiante, se possibile. Calì parcheggiò nello spazio riservato alle autorità e mostrò il tesserino agli agenti nei pressi. – C’è un’indagine in corso. L’auto resta qui! – disse, e si allontanò col prete.
Il giornalista motociclista, l’unico superstite, riuscì a vederli appena in tempo, prima che scomparissero dietro le porte automatiche degli “Arrivi Internazionali”. “ E adesso come li ritrovo?” si domandò mentre infilava la moto in divieto di sosta.

Al banco informazioni una signorina gentile si mostrò molto sollecita nel rispondere alle domande del Maresciallo. Non le era mai capitato di collaborare a un’indagine, e poi quel carabiniere aveva un certo non so che…
– Certo Maresciallo, come ha detto che si chiama? Glielo confermo, il volo è arrivato stamattina da Sidney.
– Calì, mi chiamo Carmelo Calì. – precisò il Maresciallo arrossendo – E potrebbe indicarmi la zona di ritiro bagagli?
– Ma certo! – rispose con un sorriso la zelante signorina – Anzi, l’accompagno io! Carla, vieni qui a sostituirmi che io accompagno il Commissario per un’indagine!
– Maresciallo, signorina, Maresciallo.
– Certo, certo, mi segua!
Il terzetto varcò il passaggio destinato al personale di servizio e si addentrò tra i nastri trasportatori, seguito a vista dal giornalista che non poté fare altro che fermarsi davanti alle porte automatiche. Rimase lì perché in fondo era un ottimo punto strategico. Ogni volta che queste si aprivano per far uscire i passeggeri riusciva a sbirciare all’interno.
All’altezza del nastro numero 6 c’erano depositate diverse valigie, apparentemente abbandonate.
– E queste?
– Oh Capitano, capita spesso che le valigie arrivino in ritardo, e magari i proprietari ne hanno già denunciato la scomparsa. Noi le lasciamo accanto al nastro di provenienza finché qualcuno non le ritira, altrimenti vanno al deposito.
– Ho detto Maresciallo, signorina, Maresciallo. E dove si trova questo deposito?
– Vi ci porto subito. Ma lei mi chiami Caterina, la prego.
“Caterina?” Il cuore di Calì ebbe un sobbalzo. Guardò meglio la ragazza e sospirò. Troppo giovane, non era per lui. – Dai Lele, che in amore l’età non conta. – gli sussurrò all’orecchio Don Giulio. Carmelo fece spallucce e si diresse deciso in direzione del deposito.
– Mmmm… che strano. – Caterina provò ad aprire la porta, inutilmente. – Non dovrebbe essere chiuso. Qui c’è sempre qualcuno!
Mentre Caterina chiamava con la radio di servizio il suo superiore, Carmelo si fece più sospettoso. “Il deposito è chiuso. Chissà da quando è così… Qui la faccenda mi puzza.”
– Il supervisore dice di controllare più avanti, nel gabbiotto del personale. Probabilmente l’addetto è lì dentro in pausa.
Tutti e tre in fila fecero i pochi passi che li separavano dalla porta successiva, ma anche quella era chiusa. Stanco di tutte quelle stranezze, Calì prese la rincorsa e, con una poderosa spallata, buttò giù il battente. Nella penombra si accorse di un paio di gambe che spuntavano da dietro una scrivania. Un uomo, legato e imbavagliato e in evidente stato confusionale, era steso sul pavimento.
– Oddio, Luigi! – Caterina corse in aiuto del poveretto.
– Ferma, non lo tocchi! Potrebbero esserci impronte o indizi importanti! Don Giulio, chiami Salemi e gli dica di mandare qui la scientifica. Anche il RIS, se sono ancora lì. Alla fine credo proprio che un caso lo abbiamo.
Con l’ausilio di un paio di guanti, Carmelo liberò l’uomo e ascoltò con attenzione il suo racconto confuso.
Quel mattino, verso le 6 e 30, aveva da poco preso servizio quando una donna, in evidente stato di agitazione, era andata da lui al deposito bagagli affermando che era scomparsa una valigia. Lui le aveva detto che, probabilmente, sarebbe ricomparsa a breve, magari viaggiava con un volo successivo, ma lei si era fatta prendere da un attacco isterico ed era scappata via.
– Maddalena Vincisguerra! – Esclamarono all’unisono Calì e Don Giulio.
Dopo circa un’ora, mentre stava riordinando gli scaffali del deposito, l’uomo era stato sorpreso alle spalle e, da quel momento, aveva perso i sensi e non ricordava più nulla.
– Dobbiamo aprire quel deposito! – Esclamò Calì. – Lei Caterina resti qui in attesa della scientifica e, mi raccomando, non tocchi nulla. Don Giulio, lei mi segua. – Estrasse la pistola d’ordinanza e, con estrema circospezione, si avvicinò al deposito.
Con un calcio sfondò la porta e varcò la soglia con la guardia alzata. Don Giulio lo seguiva da presso, per nulla timoroso. Dalla parte opposta si aprirono le porte automatiche e una piccola folla di curiosi, compreso il giornalista, si accorsero che qualcosa di importante stava per avvenire.
– Carabinieri! – urlò Carmelo, ed entrò. Un rumore improvviso, seguito da un grido strozzato, fece correre i due uomini in direzione di un armadio di metallo. All’interno una Maddalena Vincisguerra terrorizzata ma in splendida forma si divincolava, cercando di liberarsi dalle corde con cui era legata.
– Donna Maddalena! – gridò Don Giulio, e aiutò la donna a uscire da quella scomoda situazione.
– Complimenti Don! Ora mi ha inquinato tutta la scena del crimine. Va bene, ora vediamo di mettere ordine in questo rompicapo. Signora Vincisguerra, mi dica cosa è successo.
La donna lo guardò con occhi da pazza. – Anzitutto giovanotto, mi aiuti a stare in piedi che ho i crampi! E poi sbrighiamoci, non c’è tempo da perdere, che mio cugino rischia la vita…
“Allora c’entrava il cugino Leonardo…” – Signora, non si preoccupi, ora ci penseremo noi. Lei mi dica solo cosa è successo.
Maddalena Vincisguerra raccontò una vicenda che aveva risvolti anche grotteschi. Aveva ricevuto una telefonata il giorno prima, che l’avvisava di una valigia proveniente dall’Australia e che era scomparsa. L’uomo al telefono le aveva detto che era stata imbarcata per errore su un altro volo e che sarebbe arrivata quella mattina alle 6. Lei sarebbe dovuta andare a ritirarla, portarla a casa, e poi qualcuno sarebbe passato a prenderla. La valigia la spediva suo cugino, a quanto pareva, e lei era l’unica cui l’avrebbero consegnata. Lì per lì la cosa non le era sembrata strana. Capitava spesso che Leonardo le spedisse cose dall’Australia, oggetti d’arte, gingilli semi preziosi; ma stavolta si insospettì. Chi era l’uomo al telefono? Per questa ragione chiamò suo cugino, senza alcun successo. Provò a tutti i recapiti possibili, ma niente. Presa dall’ansia stava per interpellare le autorità quando l’uomo misterioso la chiamò di nuovo. “Non faccia sciocchezze, signora, e si limiti a eseguire quanto le ho detto. Altrimenti qualcuno si farà male…”
– Capisce Maresciallo? Sono certa che “loro” hanno in mano Leonardo. Quello scellerato si è fatto molti nemici qui in Italia, prima di fuggire. Storie di debiti… Non potevo non collaborare! – Maddalena raccontò poi che, durante la notte, qualcuno era passato per lasciarle un messaggio con le istruzioni per un incontro. “La consegnerai a loro direttamente.” Le aveva detto il tizio, ed era andato via subito.
– Quindi avevamo ragione Lele! L’autotreno, il biglietto sotto la porta…
– Ssssttt! Continui signora, la prego.
La donna raccontò che, una volta giunta in aeroporto e esplicate le pratiche per il ritiro bagagli, era andata al nastro e aveva atteso invano l’arrivo della valigia. Disperata si era recata al deposito bagagli, perché non sapeva cosa fare. Ma intanto il tempo correva e doveva andare all’appuntamento al Lobby Bar. Due uomini dall’aspetto poco rassicurante l’attendevano e non vollero sapere ragioni: quella valigia doveva saltare fuori, altrimenti Leonardo avrebbe fatto una brutta fine.
– E dov’è suo cugino, gliel’hanno detto?
– No! Niente!
– E potrebbe riconoscere i due individui se li vedesse?
– Ma certo che potrei, per chi mi ha preso?
– Facciamo fare un identikit Lele? – Don Giulio si fregava le mani per l’eccitazione.
– Appena arriva la scientifica. Signorina Caterina! – chiamò affacciandosi dal deposito, – può occuparsi di questa signora?
La ragazza accorse e lo guardò con occhi sognanti. – Ci penso io, Colonnello, non si preoccupi.
– Maresciallo, ho detto Maresciallo!
vignetta_07Continua…

Annunci

Lo sguardo vigile di Dio – #11 episodio

 by Luca Lunati

by Luca Lunati

Il giornalista si era fermato poco distante dai due uomini ed era riuscito a sentire distintamente l’esclamazione di Calì. “Qui occorre andarci cauti,” pensò “se c’è di mezzo il RIS si tratterà certo di roba grossa.” Inviò un messaggio in redazione e si mise in attesa di nuovi sviluppi. Avrebbe bloccato il Maresciallo all’uscita e lo avrebbe intervistato in esclusiva.

Mentre Calì e Don Giulio salivano di corsa le scale per raggiungere l’ufficio del Giudice, Salemi osservava sconcertato il portone di Palazzo Vincisguerra. “Oh cavolo! Qui non c’è stata alcuna esplosione. Ma allora…” Aveva chiamato un fabbro, come ordinatogli dal suo superiore, ma nulla gli impediva, nel frattempo, di indagare un po’ per conto proprio.
Inviò un messaggio a Michela, per tranquillizzarla, ma non ricevette alcuna risposta. “Strano,” pensò, “credevo mi avrebbe subissato di domande.”. Il giovane appuntato non poteva certo immaginare cosa, nel frattempo, stava accadendo in riva al lago.

Intanto Calì e il prete erano giunti a destinazione. Bussarono alla porta del Giudice Lelli e, senza attendere risposta, entrarono.
– Signor Giudice, buongiorno! Prima di ogni altra cosa la prego, per favore, fermi il RIS! Aveva parlato tutto d’un fiato Calì, infischiandosene di qualsiasi regola o protocollo.
– Anzitutto si sieda, Maresciallo. Poi mi dica chi è il prelato che l’accompagna…
– Ma non c’è tempo! Fermi il RIS la scongiuro!
– Calì! – tuonò Lelli – Non sta a lei dare ordini qui! E poi ormai è troppo tardi, saranno già arrivati sul posto. – Il Maresciallo si accasciò affranto sulla sedia.
– Oh, beh, allora. Lui è Don Giulio, il sacerdote che mi ha prospettato il caso stamattina. Solo che, al momento, non credo ci sia alcun caso su cui indagare…
Carmelo Calì raccontò al Magistrato tutti i dettagli di cui era a conoscenza, cioè quasi nulla, e di come tutto si basasse su supposizioni. – Quello che non capisco è come gli eventi abbiano assunto proporzioni così gigantesche. In fondo è solo scomparsa una donna, forse, e magari saranno pure fatti suoi! – Calì scrollò la testa desolato e poi guardò il Magistrato con occhi speranzosi.
– Se posso permettermi, – intervenne Don Giulio, – a questo punto bisogna andare a fondo della faccenda, così almeno si metterà a tacere la stampa. La signora Maddalena è realmente scomparsa, così come la busta misteriosa. Io mi preoccuperei di questo… –
Il Giudice li guardò entrambi con rassegnazione. – Che pasticcio! Insomma cosa abbiamo? Mi faccia vedere quel biglietto di cui mi ha parlato, Calì.
Lo guardò in controluce, lo spiegò per bene sul tavolo e lo lesse.
– Secondo voi che vuol dire?
– Forse un appuntamento con l’avvocato?
– E il numero? E cosa sarebbe sparito?
– La combinazione di una cassetta di sicurezza? Il contenuto scomparso?
– Ci sono! – esclamò Don Giulio, – Forse non si tratta di due “v”. È scritto in corsivo, vedete? Forse è una “m”, e in questo caso potrebbe essere il numero di un volo e l’orario di arrivo! Magari è sparita una valigia!

vignetta_05(Continua… )

Lo sguardo vigile di Dio – #9 episodio

Maresciallo Carmelo Calì e Don Giulio - by Luca Lunati

Maresciallo Carmelo Calì e Don Giulio – by Luca Lunati

– Michela! – L’appuntato Salemi corse verso la fidanzata affondando malamente le scarpe nella sabbia soffice. Rotolò caracollando ai suoi piedi con l’ultimo balzo. – Amore, ma che ti prende? – Esclamò la ragazza.
– Mi dispiace ma devo tornare in paese. È per quella faccenda di cui ti accennavo al telefono, capisci? – E le strizzò l’occhio. No, Michela non capiva. L’unica cosa che le importava era che la loro bella giornata in spiaggia poteva considerarsi conclusa. Mise il broncio e gli voltò le spalle. Non era giusto…
Marta Antoniotti arrivò giusto in quel momento e scrollò le spalle nel vedere la scena. Quella figlia doveva imparare al più presto quando è l’ora di smettere di fare capricci. Individuò il marito e la figlia minore, poco discosti, e si avvicinò a loro.
– Tutto a posto? – Le chiese il marito. – Tutto a posto. – Rispose lei, e fine delle domande. L’aveva educato bene il suo uomo!
In riva al lago, proprio davanti a Michela e al suo moroso, si erano accampati tre tipi mai visti prima. “Turisti.” Pensò Marta. Capitava spesso di vederli la domenica. Si fermavano perlopiù la mattina, poi se ne andavano in giro per i borghi costieri, a fare foto e comprare le prelibatezze locali da portare a casa.
– Devo andare Michela, scusami. Il Maresciallo è stato categorico. Qui si prospetta un’indagine mai vista prima. Hanno sfondato il portone di palazzo Vincisguerra, capisci? Ormai è certo, c’è di mezzo la mafia… Sssttt che mi fai dire… Comunque c’è pericolo, perché uno sfondamento simile può essere avvenuto solo con l’esplosivo. – Uno dei tre turisti si mise in ascolto. – Ehi, avete sentito? – Chiese ai suoi compagni di gita. – Qui sta accadendo qualcosa di grosso… Ve l’avevo detto che valeva la pena venire! – Tirò fuori il suo smartphone e digitò un messaggio a qualcuno.
– Ma di che parli?- Il tizio guardò l’amico e scosse il capo. – Voi restate qui a guardare le natiche della fauna femminile locale, io intanto mi assicuro uno scoop! – Si alzò, intenzionato a interpellare il giovane che prima aveva parlato, ma Salemi si era già allontanato correndo. Il tizio decise di seguirlo. Si rivestì in tutta fretta, prese le chiavi della moto, e si pose all’inseguimento.
Il Maresciallo Calì aveva appena chiuso alle sue spalle la porta dell’ufficio e si era accomodato alla scrivania quando il suo telefono emise un beep di avvertimento. – Non rispondi? – chiese Don Giulio che era entrato con lui.
– Non ora. Questi sono i soliti messaggi push delle agenzie di stampa. Devo smetterla di cliccare sempre su ogni cosa…- Tirò fuori dalla tasca il foglietto trovato a palazzo Vincisguerra e lo stirò per bene sul ripiano della scrivania. – Dunque, vediamo un po’ cosa abbiamo. – Sul foglio c’era solo un rigo vergato in tutta fretta. La grafia era a tratti incomprensibile, ma con un po’ di sforzo riuscirono a leggere.
Ore 6, avv, 753, sparita.
– Secondo te che vuol dire? Pare un appuntamento! – Il Maresciallo Calì prese a martoriarsi i ciuffi della barbetta tra le dita. – Alle 6 del mattino? Non ti pare uno strano orario per un incontro? E poi con chi?-
Il telefono di Carmelo prese a squillare insistentemente.

vignetta_03Il Maresciallo, sempre più sconcertato, lesse le notizie automatiche del suo cellulare e trovò l’agenzia che gli interessava.  – Ma che cazzo…! Mi scusi ancora, ma qui sta scoppiando un bel casino…

(Continua…)

Lo sguardo vigile di Dio – #8 episodio

Maresciallo Carmelo Calì e Don Giulio - by Luca Lunati

 by Luca Lunati

Bastarono tre colpi ben assestati per aprire il portone. Don Giulio e il Maresciallo Calì furono accolti dal buio appena stemperato dalla luce dell’ingresso e da un profumo forte e soffocante di incenso.
– Pare di essere in Chiesa. – Sussurrò Lele.
– Non essere blasfemo! – Lo redarguì il prete, sempre sussurrando.
– E perché parli a bassa voce? – Lo incalzò il Maresciallo.
– Oh, basta adesso! Cerchiamo questa busta.
La sfera luminosa della torcia elettrica illuminò le pareti adorne di quadri di ogni foggia e dimensione. Artisti più o meno noti erano lì rappresentati con opere di indubbio gusto, che avrebbero fatto la gioia di qualunque museo.
– Chissà quanto valgono…
– Lele, lascia perdere i quadri. Qui la busta non c’è.
– Te l’ho detto che forse l’avevi immaginata.
– Ancora questa storia! Senti, ci sarà un motivo se è scomparsa, e sta a noi scoprirlo. Ma visto che ci siamo perché non diamo un’occhiata in giro? Non c’è dubbio che in questo palazzo non ci sia nessuno…

vignetta_02I due uomini cominciarono ad addentrarsi nei meandri della casa, Lele davanti e Don Giulio subito dietro di lui. Con estrema circospezione il primo si affacciava in ogni stanza e il secondo gli guardava le spalle, e fu dopo infinite sequenze come quella – il palazzo era davvero molto grande – che si ritrovarono al punto di partenza, davanti al portone, con un nulla di fatto.
– Non c’è proprio nessuno qui dentro, e pare che la signora non vi abbia neppure dormito stanotte. Il letto è a posto, la cucina è in ordine, niente vestiti in giro, nulla fuori posto, almeno per quel che possiamo giudicare. Lei c’era mai stato qui Don Giulio?
– Forse una volta o due, ma non saprei dire se manchi qualcosa. Però, ora che ci penso, c’è una persona che potrebbe certamente aiutarci, e so anche dove trovarla. Dobbiamo andare al lago!
– Al lago? – L’idea di andarci per servizio e non per piacere indispettiva un po’ il Maresciallo Calì, che subito ricordò la sua Mini decappottabile capricciosa.
– Prima però passiamo di nuovo dall’ufficio, così leggiamo con calma questo biglietto famoso… Anzi, prima di ogni cosa chiamo Salemi, che c’è bisogno di riparare questo portone.
Compose il numero dell’appuntato e il telefono squillò a lungo, invano.
– Non c’è mai quando lo cerchi…
– Sarà al lago, con la fidanzata. Sono giovani.
“Certo, loro sono giovani. E io ormai non ho speranze…” Carmelo Calì si incupì. Poteva essere con la bella Caterina, in spiaggia, a godersi il sole e il mare della sua terra, anziché impelagato in quella assurda situazione con un prete troppo fantasioso. Il cellulare sussultò nella tasca.
– Maresciallo comandi. Sono Salemi. Mi scusi ma ero in moto e non potevo rispondere.
– Sì certo, certo. Salemi, mi dispiace rovinarti la giornata ma c’è bisogno che mi trovi un fabbro. Deve richiudere il portone di palazzo Vincisguerra. L’abbiamo sfondato e non può restare così. È pericoloso, qualche malintenzionato potrebbe approfittarne…
Complice la linea disturbata e le urla dei bambini che giocavano in spiaggia, Salemi capì giusto l’essenziale di quella telefonata: qualcuno aveva sfondato il portone di palazzo Vincisguerra e c’era un pericolo incombente.

(Continua… )
Licenza Creative Commons
Lo sguardo vigile di Dio diCetta De Luca è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.

 

Lo sguardo vigile di Dio – #7 episodio

Maresciallo Carmelo Calì e Don Giulio - by Luca Lunati

Maresciallo Carmelo Calì e Don Giulio – by Luca Lunati

Marta Antoniotti non aveva accolto di buon grado l’invito di Don Giulio a sgomberare la piazza. Ma che ne sapeva lui dei Vincisguerra! Lei sì che aveva il diritto di stare davanti a quel palazzo, anzi, avrebbe dovuto starci dentro! Per questo parcheggiò marito e figlia a casa e uscì di nuovo, con la scusa di una commissione inderogabile.
– Voi andate al lago, tanto Michela ci sta già aspettando. Io vi raggiungo tra pochissimo. – Michela. La sua figlia maggiore cominciava a darle qualche preoccupazione. Non troppe in verità, perché si era fidanzata con l’appuntato Salemi e questo la tranquillizzava, ma la sera prima non era rientrata in casa o, se l’aveva fatto, probabilmente era già l’alba. Con chi era stata? Marta aveva trovato solo un biglietto sul tavolo della cucina in cui sua figlia informava la famiglia che si sarebbero visti al lago “al solito posto”. Vai a capire quale… La donna, presa da questi pensieri, arrivò in pochi minuti davanti a palazzo Vincisguerra. Dapprima girò intorno all’edificio, più per esser certa che non ci fosse nessuno in circolazione che per cercare tracce. Poi si avvicinò nuovamente al portone e prestò l’orecchio per catturare eventuali segni di vita. Nulla.
– Leonardo… – sussurrò dentro il buco della serratura – Leonardo, ci sei? – Neppure il soffio del vento rispose al suo appello. Si stropicciò le mani indecisa sul da farsi e, in quel momento, vide la busta sporgere da sotto il battente. Provò a sbirciare, torcendo il collo nelle più svariate angolazioni, finché non decise di tirarne fuori un altro pezzetto con la punta della scarpa. Niente, la busta pareva incollata al legno. Pazienza, avrebbe usato le mani. Si chinò, ne agguantò un lembo con due dita, e tirò delicatamente. Il suono improvviso di un clacson la fece sobbalzare, e fu così che si ritrovò la missiva tra le mani. “E adesso che faccio?” Marta provò a infilarla nuovamente sotto il portone ma niente, non voleva saperne di tornare al suo posto, e si stava facendo tardi, qualcuno avrebbe potuto vederla. Si rassegnò a infilare la busta nella borsa tanto, ne era quasi certa, nessuno prima di lei l’aveva vista. Diede un’ultima occhiata intorno, e pure in alto, verso le finestre con le persiane chiuse. “Sono tutti fuori casa, bene.” E si allontanò a passo veloce. Non appena ebbe voltato l’angolo, dal lato opposto spuntarono Don Giulio e il Maresciallo Calì, tutti presi da una animata discussione.
– Glielo ripeto Don Giulio, interpellerò il Magistrato solo se mi renderò conto che esiste un caso.
– Va bene! Ma lo sappiamo come vanno certe cose, giusto? A non tener conto degli indizi si rischia spesso che ci capiti il morto. Per una volta proviamo a prevenire, no? – Il Maresciallo guardò il prete scuotendo la testa.
– Lei ha visto troppi film gialli… Comunque eccoci qui. Allora? Dov’è la famosa busta?
Don Giulio si chinò verso la base del portone di palazzo Vincisguerra, tastò con le dita tutto il bordo, e si rialzò sconcertato. – Ma, è scomparsa!
– Sicuro che ci fosse qualcosa? Sa, magari ha visto male, un effetto della luce…
– Ma che dici Lele! Ci vedo benissimo! E poi non l’ho vista solo io. Aspetta, potrebbe essere entrata tutta dentro! Ma certo… Bisogna entrare. – E senza aspettare una risposta dal Maresciallo, cominciò a prendere a spallate il battente di quercia massiccia.

(Continua… )

Licenza Creative Commons
Lo sguardo vigile di Dio diCetta De Luca è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.

Lo sguardo vigile di Dio – #6 episodio

murdered-soul-suspectMurdered+2014-06-10+14-25-09-31

Carmelo Calì era una persona che badava al sodo e, soprattutto, non amava perdersi in inutili convenevoli. Sospinse Don Giulio nel suo ufficio senza troppe cerimonie e chiuse la porta alle loro spalle. – Bene, adesso mi racconti tutto dal principio, e veda di non omettere nulla. – Aprì l’applicazione Notes del suo immancabile iPhone e cominciò a scrivere. Lui non amava i pezzi di carta, perché la sua calligrafia era indecifrabile e perché, sistematicamente, li perdeva. Don Giulio cominciò a raccontare e ben presto Carmelo Calì si fece un’immagine precisa della situazione. C’era un autotreno giunto in piena notte e subito ripartito, c’era Maddalena Vincisguerra, anzi non c’era visto che di lei non si avevano notizie, c’era un cugino lontano della scomparsa, forse rientrato e forse scomparso anch’egli e c’era una busta misteriosa. – Dunque le sue sono solo ipotesi, Don Giulio.
– Ipotesi corroborate dai fatti però. Io, per esempio, di Leonardo non sapevo nulla, ma è un fatto che sia scomparso.
– Ma qualcuno l’ha visto?
– Questo non lo so, ma poco importa visto che di lui non c’è più traccia, giusto?
– Macché giusto, Don Giulio! Io vorrei sapere se qualcuno l’ha visto prima della presunta sparizione. – La faccenda cominciava a ingarbugliarsi.
– Lele ascolta, io so solo ciò che ti ho detto. So che c’è una questione di eredità in mezzo e so che i due non andavano proprio d’amore e d’accordo. D’altronde basta chiedere al Notaio Santini che di certo potrà confermarti tutto. Poi c’è la faccenda della busta. Non pare strano anche a te che un messaggio sia recapitato in questo modo, un po’ come i “pizzini” dei boss? Un camion che si ferma in piena notte per pochi minuti, una donna che scompare e una busta anonima. Credo che dovresti andare a vedere, tu ne hai l’autorità. – Di questa filippica l’appuntato Salemi, appostato nei pressi, aveva colto con chiarezza solo qualche parola, tra cui “pizzini” e “anonima”. Si affrettò quindi a richiamare la sua fidanzata. – Sto arrivando, non muoverti. Ci sono grosse novità ma non posso parlarne al telefono, non è sicuro. –
Mentre Salemi inforcava la moto e si precipitava a rotta di collo verso il lago, Carmelo Calì rifletteva sulle notizie ricevute tamburellando le dita sullo schermo dell’iPhone. Doveva decidere se ci fosse o meno un caso su cui indagare. Era giustamente dubbioso. Scomodare un magistrato di domenica, in estate per giunta, era una responsabilità che ancora non si sentiva di prendersi.
– E va bene. Andiamo a vedere questa busta, tanto ormai la mia gita al lago è definitivamente naufragata.
Chiuse a chiave l’ufficio e uscì, preceduto dal parroco che già sbuffava per il caldo. Per scrupolo il Maresciallo schiacciò il pulsante del telecomando dell’auto e, con suo grande disappunto, l’auto si aprì. “Ma allora tu vuoi giocare! E vedremo chi la vince…” Guardò la Mini decappottabile con sguardo di sfida e si avviò verso la piazza.
(Continua…)

Licenza Creative Commons
Lo sguardo vigile di Dio diCetta De Luca è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.

Lo sguardo vigile di Dio – #5 episodio

snoopysherlockIl Maresciallo Carmelo Calì stava armeggiando con la portiera della sua Mini decappottabile davanti all’ingresso della caserma. L’aveva acquistata da poco, unico sfizio che si era concesso dopo anni di duro lavoro nell’Arma, e ancora non riusciva a raccapezzarsi col telecomando. Continuava a utilizzare le chiavi e, per un ignoto e perverso meccanismo, ogni volta che provava a rientrare in auto questa si bloccava con le sicure per bambini. “Ma porca miseria, avessi figli!” Certo l’occasione c’era stata. Ripensava ancora con struggente desiderio alle curve sinuose e agli occhi di brace di Caterina, la bella figlia del notaio che gli aveva rubato il cuore quando ancora viveva a Caltagirone. Ma allora era un giovanotto spiantato e non poteva offrire nulla alla bella ereditiera. Per questo un giorno decise di arruolarsi. Partì con ancora negli occhi l’immagine del volto di lei devastato dalle lacrime.
– Tornerò presto e ti sposerò, non temere. – Un anno dopo seppe da amici comuni che Caterina era convolata a nozze col figlio del farmacista, e così naufragò il suo sogno d’amore. E ancora non si era ripreso dal trauma.

Don Giulio lo trovò quindi intento a fantasticare sulle sue disavventure amorose mentre, con estrema cura, assestava un calcio poderoso al paraurti anteriore della malcapitata vettura.
– Lele, fortuna che è di gomma, altrimenti avresti fatto un bel danno!
– Buongiorno Don Giulio. Eh, queste scatole moderne. Non ne vuole sapere di aprirsi, porcaccio di un demonio. Con rispetto parlando, ovviamente!
Il parroco si avvicinò al maresciallo per vedere se potesse essere di qualche aiuto, ma dovette desistere. Lui non aveva neppure la patente…
– Eppure non capisco. Secondo le istruzioni faccio tutto nel modo giusto, ma continuano a inserirsi queste sicure. Mi toccherà indagare…
Carmelo Calì, detto Lele, scrollò le spalle in segno di resa. Più tardi avrebbe incaricato il giovane appuntato Salemi, che di certo avrebbe risolto la questione.
– Beh, mi tocca rinunciare al lago stamattina. Lei piuttosto, come mai questa visita?
Don Giulio prese il maresciallo per un braccio e lo trascinò verso l’androne ombreggiato della caserma.
– Vieni, togliamoci da qui che fa caldo. A proposito di indagini, ti vorrei parlare di un fatto strano. – La voce del parroco si era ridotta a un bisbiglio, tanto che il maresciallo dovette mettere la mano a coppa intorno all’orecchio per sentire.
– Che succede? – I fatti strani del paese erano certo affar suo, anche se, a dire il vero, non è che accadesse poi molto da quelle parti.
– Pare che Maddalena Vincisguerra e suo cugino Leonardo siano scomparsi. Forse c’entra la m…
– C’entra la cosa?
– Benedetto ragazzo non farmelo dire, e dai! La m… Hai capito no?
– La m… Ohhh! La mafia? – Il maresciallo Calì aveva una voce tonante, abituato com’era a dare ordini, e proprio non gli riuscì di parlare sottovoce. Per questo l’appuntato Salemi lo sentì, nonostante fosse chiuso nel suo alloggio due piani più in alto, intento a una conversazione via Skype con la sua fidanzata che lo attendeva al lago.
– Ssssttt! Ma vuoi che tutti sappiano? Che già questo è un covo di pettegoli. Non si scherza con la mafia!
– Ha ragione Don Giulio. Bisogna agire con discrezione. Venga, andiamo nel mio ufficio così potrà raccontarmi ogni dettaglio.
L’appuntato Salemi fu svelto a ritrarre la testa dalla tromba della scale da cui si era affacciato. Non voleva si sapesse della sua presenza. – Amore, ti devo lasciare. Finalmente pare ci sia un’indagine importante. Due morti per mafia, capisci? Vado, ti racconto tutto stasera. – E chiuse la comunicazione.

(Continua…)

Licenza Creative Commons
Lo sguardo vigile di Dio diCetta De Luca è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.