Il selfpublishing è un’opportunità, ma… [Intervista su Il Club del Libro]

Questa la bella intervista che mi è stata fatta da Elisa Gelsomino per Il Club del Libro.

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Cetta De Luca ha tre romanzi all’attivo – Colui che ritorna, Nata in una casa di donne e Quella volta che sono morta – pubblicati con modalità diversissime. Nonostante ci tenga a chiarire che non è una “pasionaria del self-publishing”, certo è che sia uno dei migliori esempi dei livelli qualitativi che può raggiungere l’auto pubblicazione. Per questo abbiamo voluto parlarne proprio con lei, allargando lo sguardo al mondo dell’editoria in generale e, naturalmente, alle sue opere ed ai suoi progetti.

Club del Libro: Partiamo dalla domanda forse più banale da fare ad uno scrittore: come e quando hai iniziato a scrivere?
Cetta De Luca: Non è mai banale questa domanda, anche se, a ben pensarci, le risposte di tutti si somigliano. Quindi forse sono queste ultime ad essere banali. Allora provo a sparigliare: il primo libro l’ho scritto a 50 anni compiuti. [continua a leggere…]

Una risposta un po’ piccata

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Circa un mese fa ho scritto un articolo sugli scrittori e i musicisti Indie, che ho considerato “paralleli divergenti” (puoi leggere l’articolo qui )

Come accade sempre l’articolo ha fatto un po’ il giro del web e si è “posato” anche su LinkedIn, un luogo che non frequento spesso ma che ho deciso di imparare a conoscere. Ho ricevuto diverse interazioni, devo dire, quindi la prima cosa che salta all’occhio è che i frequentatori di questo social sono decisamente più arditi di quelli dei blog. Ma non è una polemica questa, solo un dato di fatto, e comunque va benissimo così.

Tra i vari commenti, sono stata colpita da due in particolare che si sono lungamente soffermati (e con dovizia di particolari, aggiungerei, e anche discreta competenza), sul fatto che il fenomeno Indie invade il web e il mercato in genere, di schifezze. Ecco, non era questo l’argomento del mio articolo. E mi sono sentita in dovere di dare questa risposta:

“Cari Andrea e Renato, ho letto i vostri commenti al mio post e al mio articolo e mi sono chiesta: ma l’hanno letto? Perché, scusate e con tutto il rispetto, mi pare stiate parlando del sesso degli angeli. Io parlo delle differenze tra due fenomeni simili, e voi mi parlate di qualità del prodotto. Mettiamola così: quella (la qualità intendo) io DEVO darla per scontata, altrimenti il discorso non può essere neppure affrontato. Vedete, è proprio questo il punto: far evolvere la cultura, e tutto deve necessariamente partire da un prodotto di buona qualità. Sia nella scrittura che nella musica bisogna partire dal presupposto che l’autore sia obbiettivamente certo del proprio lavoro e che si sia rivolto a professionisti per i settori di loro competenza (tecnica, artistica, etc.). Il talento deve essere il fuoco sacro che spinge l’autore ad alzare il posteriore dalla sedia e decidere di pubblicare. Detto questo la prova del nove spetta comunque al pubblico. Sarà lui a decidere se il libro che sta leggendo o il brano che sta ascoltando vale la pena dei pochi centesimi spesi (o dei tanti). Ciò di cui mi stupirei, miei cari, non è tanto il fatto che ci sia tanta spazzatura tra gli eBook o tra la musica autoprodotta. Vivaddio lì si sperimenta, e, limando gli errori, prima o poi resteranno solo cose buone. Il vero problema è la montagna di porcherie che l’editoria (musicale e letteraria) è in grado di rifilarci a prezzi pazzeschi e nessuno, dico nessuno, fa una vera levata di scudi. Ecco, gli Indie (musicisti e scrittori) fanno esattamente questo, quindi io, “speriamo che se la cavano”.”

 

Musica Indie e Scrittura Indie – I paralleli divergenti

Immagine presa da qui

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Io non so voi di che parlate coi vostri figli adulti. Io coi miei parlo di economia o di arte. Siamo una famiglia così, variegata. E allora capita che con mia figlia, la musicista del gruppo, io scrittrice mi ritrovi a fare discorsi e riflessioni che analisti di calibro pesante se li sognano.

Proviamo dunque a fare un parallelo e uno “stato dei fatti” tra musica e scrittura, o meglio, tra musicista e scrittore.

  • ·         L’ambiente. L’ambiente è praticamente lo stesso. Ci sono le etichette Mainstream (le grandi case editrici), le Etichette indipendenti (Case editrici indipendenti) e gli autoprodotti (i selfpublisher). La differenza forse sta nel fatto che, lasciando stare per un momento le Mainstream, i circuiti musicali si manifestano in primo luogo territorialmente, sia come autoproduzione che come EI, mentre nel mondo editoriale si parte immediatamente con una territorialità nazionale se non di più. Siamo megalomani noi scrittori? Può darsi, ma è anche vero che la musica ha una velocità di divulgazione enorme rispetto al libro, grazie soprattutto ai tanti eventi in cui si può esprimere. Sappiamo bene che la maggior parte delle presentazioni letterarie vanno deserte…

 

  • ·         La tecnica. Il musicista Indie registra il suo EP, lo inserisce nei canali indipendenti online, lo condivide sui social, lo “muove” negli ambiti in cui si ascolta il suo genere musicale (blog, riviste, etc), viene contattato dai talent scout che organizzano eventi e, se merita, viene richiesto dalle EI che affollano questi eventi per trovare nuovi talenti. Lo scrittore Indie scrive il suo libro, lo autopubblica nei canali di distribuzione online, lo condivide sui social, lo “muove” negli ambiti in cui sa che il suo genere è apprezzato (blog, riviste, etc etc). Ecco, qui mi fermo, perché subito la differenza viene avanti maestosa. Nessun talent scout contatterà il nostro scrittore selfpublisher, e nessuna CEI è lì a sbavare per avere il contratto col talento di turno. Il talent scout dello scrittore dovrebbe essere l’agente letterario, figura ormai mitologica in quanto i pochi rimasti si fanno pagare, e tanto, ogni singola pagina che leggono (fatte salve alcune ancor più rare eccezioni). Per cui gli scrittori non si rivolgono a loro. Generalmente inviano la loro opera direttamente alle CEI, che, seppur manifestando una ferrea volontà a restare Indipendenti, hanno lo stesso atteggiamento delle major editoriali. Tempi lunghissimi per una risposta che forse non arriverà mai. Quindi i ruoli sono invertiti. Lo scrittore si muove, non l’editoria.

·         Parellelismo e differenze. Il parallelismo è evidente, ma le differenze forse un po’ meno. Perché qui il discorso non riguarda il fatto che si tratta di due manifestazioni artistiche diverse (ovvio) o di una cultura evanescente e un’editoria allo sbando. Parlando con mia figlia, che di musica ne capisce e non solo, le due differenze sostanziali che sono emerse sono due: LA FEDE e LA VELOCITA’. La fede, per gli Indie musicali, è tutto. Gli ascoltatori sono affamati di tutto ciò che ha sapore di musica Indie. Gli addetti ai lavori respirano musica nella speranza di crescere nel panorama musicale perché hanno nel loro parterre quell’artista Indie che farà la storia. E allora lo cercano. Ecco quello che fanno, dalla mattina alla sera lo cercano. E in questo cavalcano l’onda lunga dei fruitori di musica che su blog, riviste, social non vedono l’ora di ascoltare e far ascoltare quanto di nuovo c’è in circolazione, perché loro devono essere i più informati, i più aggiornati, i più seguiti, perché le tendenze sono loro a crearle. Gli scrittori Indie, come l’editoria Indie di fede non ne hanno affatto. Sono Indie perché non possono essere altro. E questo è triste e inutile. Pare che le cose stiano cambiando, ma c’è la seconda differenza che, ahimè, potrebbe essere insormontabile. La velocità, beh, qui c’è poco da fare. Un libro necessita, se va bene, di almeno un paio d’ore di lettura, e neppure è detto che non si debba rileggerlo per esprimere un giudizio. Un brano musicale…tre minuti e si capisce con chi si ha a che fare. Per questo sono importanti gli incipit quando si scrive, e pure la sinossi. Perché se uno scrittore è riuscito a superare tutte quelle barriere che lo separano da una CEI, allora deve colpire in modo fulminante. Deve riuscire in poche righe a diventare il talent scout di se stesso, il più formidabile musicista dei libri. Perché il tempo per andare oltre, a volte, non c’è.