#Lettera a una parola non detta.

Immagine di Gabriella Sacchi - presa da qui

Immagine di Gabriella Sacchi – presa da qui

Questo racconto l’ho scritto due anni fa e l’avevo perso. Felice di averlo ritrovato lo condivido con voi. Che poi non è un racconto, è una lettera, per qualcosa che è importante per me, per chi scrive, per chi si esprime.

“Ciao.

Ti ho cercata ieri, inutilmente. Eri scomparsa. A volte sei così invadente, capiti lì a sproposito e ti prendi tutto lo spazio, tutto il tempo. Poi quando la tua presenza diviene necessaria ti neghi così, quasi a dispetto. Eppure ti sarebbe piaciuto partecipare, magari per affondare la lama lì dove fa più male, al momento giusto, o per sedare gentilmente  l’ardore coi tuoi toni pacati, quando vuoi, come sai. Mi sei mancata, sì.

E non puoi dire che ti ho sempre usata, abusata, gestita a mio piacimento, a seconda delle circostanze. Non la merito questa accusa. Ti ho tenuta con me, in verità, per compiacimento tuo, non mio. Come fanno in molti  d’altronde, non sono l’unica. Funziona così, da sempre. Poi ci sono anche quelli che approfittano della situazione, ti imbellettano come una prostituta da bordello e ti esibiscono al pubblico plaudente che non sa, non vuol sapere, cosa si cela sotto quella maschera ben costruita.

Io invece lo conosco il tuo potere, e lo rispetto, per questo cerco sempre di trattarti bene, di farti sentire a tuo agio con me. Ricordo quei momenti in cui mi sei venuta in soccorso, sul più bello, con un consiglio dosato o, magari, con una frecciatina. A volte ti ho dovuta frenare, altre ti ho lasciata libera di esprimerti, perché è così, tu non ti rendi conto, ma la tua sostanza può provocare disastri se non sei ben dosata, puoi essere come uno tsunami, e da lì poi è difficile tornare indietro.

Ieri invece non c’eri. Ieri che avevo bisogno di te ho avuto solo il silenzio a farmi compagnia. Tutto era trattenuto dentro di me, le sensazioni, le emozioni, il dolore, e non riuscivo a esprimermi. Avrei voluto gridare, per una volta ti avrei lasciata andare libera dalle catene della mia coscienza, del comune senso del pudore, della decenza. Mi hai tradito ieri, amica cara, sei arrivata in ritardo, hai fatto la signora, mi hai fatto dono solo dell’ultima parola. Ma va bene così, io ti perdono, non metto certo in discussione la nostra solida amicizia per così poco. Ci rifaremo, vedrai, anzi, lo stiamo già facendo, in questo preciso istante: io ti scrivo e tu…esisti.”