Torniamo a parlare di libri. Le belle novità sono il pepe della vita.

Io provo una profonda ammirazione per tutti coloro che riescono a programmare i loro post sui rispettivi blog. Purtroppo io non ce la faccio; non seguo un calendario preciso; non li scrivo con largo anticipo per poi posticipare la data di uscita; non seguo gli “insights”; non prestabilisco un numero di post mensili. Un disastro. Ci ho provato per un po’ a inizio 2016, quando mio figlio ha utilizzato il mio blog per un master di web strategy, ma appena lui ha finito è ricominciata l’anarchia. Poi c’è la vita, con le sue disavventure, le sorprese, i fatti importanti che richiedono attenzione, concentrazione…

Cercherò d’ora in avanti di essere più disciplinata, anche se le garanzie le ho buttate via con la scatola delle istruzioni. A giugno usciranno sicuramente due post, uno collegato a un sito letterario e che riguarda una mia doppia recensione a un’autrice che amo (sì, un’autrice, perché i suoi romanzi sono il suo vestito bello), e l’altro sarà l’ultimo episodio di Cetteide Revolution. Il primo post di questo mese invece riguarda alcune novità, che per fortuna arrivano ogni tanto a mettere un po’ di pepe su queste piatte giornate di attesa.

Sono da pochissimo uscite le versioni in brossura di due miei libri – libri… racconti forse, – storici: Cetteide, in vacanza con mia madre e Quella volta che sono morta. Ho deciso di utilizzare il nuovo servizio offerto da KDP di Amazon (diverso da Create Space, che in ogni caso è di Amazon anch’esso). Sicuramente la pubblicazione è più agevole e veloce e ci sono diversi tools per l’impaginazione e per impostare la cover. Il risultato finale è soddisfacente, pur trattandosi di stampa digitale e anche se, a mio avviso, alcune istruzioni riguardo l’impostazione (pagine bianche, posizione dei capitoli, ecc.) sono da correggere. Insomma, quando KDP vi dice di cominciare l’impaginazione col primo testo a sinistra non dategli retta… La cosa decisamente buona rispetto a Create Space è che il titolo affiancherà quello già pubblicato nella versione eBook anche nei reports e quindi le vendite e le royalties saranno conteggiate ogni 60 giorni, senza massimale di introiti (con Create Space bisogna raggiungere almeno € 100…). Ovviamente la distribuzione sarà solo sulla piattaforma Amazon e i lettori faranno bene a fare l’abbonamento Prime per evitare costi di spedizione (comunque molto inferiori a quelli con Create Space che fa partire i plichi dagli USA).

Credo che molto presto ripeterò l’iniziativa con StreetLib (il procedimento è praticamente identico), perché così la distribuzione avverrà su tutte le piattaforme e gli store online (e le loro istruzioni per impaginare sono migliori).

Amanti dei libri di carta, ora non avete più scuse: eccoli, ve li presento, con tanto di link all’acquisto.

Titolo: Cetteide, in vacanza con mia madre
Autore: Cetta De Luca
ISBN: 978-1521291207
Editore: Indipendently Published
Prezzo: € 5,20
Lo puoi acquistare su Amazon 

Questo libro è piccolino, adatto ai pigri.

 

Titolo: Quella volta che sono morta
Autore: Cetta De Luca
ISBN:
Editore: Indipendently Published
Prezzo: € 8,50
Lo puoi acquistare su Amazon

Questo libro è un po’ più grande, 165 pagine, ma si legge facilmente.

And now… MUSIC!

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#CrotoneRacconta e #Scattiemigranti, due eventi estivi da non perdere

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Ci sono due tematiche a me particolarmente care, che ricorrono spesso in ciò che scrivo, dagli articoli ai libri: la mia terra d’origine, la Calabria, e l’emigrazione. Le trovo straordinariamente connesse, vuoi perché questa terra dell’estremo sud Italia ha, da sempre, visto i suoi figli partire per luoghi lontani in cerca di fortuna, vuoi perché la nuova migrazione, quella dei profughi di un altro sud del mondo, la vede spesso protagonista con gli sbarchi e i centri d’accoglienza.

L’emigrazione poi, ultimamente, mi ha toccata da vicino, perché anche io sono partita in cerca di quelle opportunità che l’Italia non era più in grado di offrirmi. Sento profondamente tutte le problematiche che un migrante deve affrontare, sia quando decide di andarsene, sia quando si trova ad affrontare luoghi diversi, lingue sconosciute, tradizioni, usanze, comportamenti che non gli appartengono. Cominciare il lungo percorso dell’integrazione è faticoso, a volte doloroso, ma necessario, e non può essere un’azione unilaterale.

0001#CrotoneRacconta è un evento artistico letterario che vuole far conoscere quegli autori nati nel territorio crotonese e che, in qualche modo, lo raccontano attraverso le storie che scrivono. Quest’anno, il 26 agosto, nella Sala Consiliare del Comune di Crotone, presenterò al pubblico Anna. Anna è di Cirò Marina, ed ecco svelato il mistero del paese di cui narro, e il suo vino, il suo pane, fanno parte di tradizioni antiche che appartengono a questa terra affacciata sul Mar Ionio. Con me, a partire dalle 18.00, ci sarà uno scrittore di Cutro, Marco Ciconte col suo Romanzo Nascosto, storia contemporanea che fruga tra i segreti del crotonese di oggi. Una storia del passato e una storia del presente, accompagnate dalle note delle musiche tradizionali calabresi che lo studioso Pierluigi Virelli ha scelto per l’occasione. Saremo “moderati” dalla responsabile della sezione provinciale de Il Crotonese, Angela De Lorenzo, e ci farà compagnia, graditissima padrona di casa, la Vicesindaco e Assessore alla Cultura, Antonella Cosentino. Che dire di più? Vi racconterò come è andata, ma se siete da queste parti, partecipate perché non mancheranno le sorprese.

 

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#Scattiemigranti è un contest nel contest. C’è una manifestazione mondiale che si svolge ogni anno il 21 settembre, Poesie per la Pace. La manifestazione romana si terrà a Villa Torlonia e, in questo ambito, ho avuto l’idea – e l’ho proposta a Isabella Moroni, promotrice e organizzatrice con Argillateatri – di coinvolgere il pubblico del web in qualcosa di diverso ma decisamente in tema. A partire dal 17 agosto e fino al 28 ho chiesto, su Facebook, twitter e Instagram (ma presto condividerò tutto anche negli altri social), di condividere una fotografia, privata, pubblica, vecchia nuova, simbolica, esplicita, purché libera da vincoli di pubblicazione, che rappresenti l’emigrazione. Le dieci migliori fotografie saranno affidate a dieci scrittori, poeti, giornalisti i quali scriveranno ipotetiche lettere ispirandosi a quegli scatti. Il 21 settembre le fotografie saranno proiettate a Villa Torlonia durante Poesie per la Pace, e le lettere abbinate saranno lette. Ci sarà anche la pubblicazione di tutto su Art a Part of Cul(ture) e, probabilmente, l’esposizione in una galleria d’arte romana. Non si vince nulla con #scattiemigranti, o forse sì. Un’idea di pace e di condivisione. Partecipate numerosi, l’hashtag lo conoscete.

La genesi delle mie storie. Le mie donne sapienti e i loro segreti.

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Ci sono uomini che, probabilmente, darebbero la vita per leggere anche una sola pagina di quel quaderno nero, quel diario proibito. Che la donna sia la custode dell’anima della Terra è fuor di dubbio: ha la forza necessaria a contenerla e intelligenza e astuzia sufficienti a distinguere la luce dall’oscurità e usarle per mantenere l’equilibrio cosmico. Perché, se assumiamo quale vero il concetto per cui non vi è bene senza male, non vi è luce senza buio, non vi è giusto senza sbagliato, allora dobbiamo per forza pensare che esista una via di mezzo, un punto d’incontro e di equilibrio che serve a evitare l’annullamento totale dell’esistenza stessa (Due forze uguali e opposte si annullano – Newton). Se la Terra fosse popolata da soli uomini, non avremmo speranza alcuna. Le donne, per fortuna, hanno da sempre avuto il gravoso compito di rimettere le cose a posto. Per questo nascondono un quaderno nero: come nelle leggende sulla stregoneria, certi segreti, certe dinamiche misteriose, certi rituali non possono essere svelati. Si tramandano di madre in figlia, di generazione in generazione, e ogni volta ciascuna donna aggiunge qualcosa di suo, la sua personale esperienza, e il sapere dell’ultima in ordine cronologico, contiene il sapere di tutte le donne che l’hanno preceduta.

Nei miei racconti tutte le protagoniste femminili sono donne sapienti. Sapienti perché “sanno”, perché non hanno bisogno di indagare l’animo umano, lo conoscono per istinto, un istinto che deriva, appunto, da tutto il sapere tramandato sin dagli albori della razza umana. Quale fardello! E quale straordinaria responsabilità. In Colui che ritorna la vera protagonista è Clotilde, una ragazza astuta, ribelle, forte, moderna, che ha solo un problema: vive in un’epoca sbagliata. Nel 1462 troppo forti erano i legami della società civile con la Chiesa oscurantista, cosa che ovviamente impediva una qualunque vera emancipazione, soprattutto per le donne. Quindi Clotilde è, in fondo, una precorritrice del femminismo. Lei sceglie di agire alla luce del sole, prende in mano le redini di una famiglia allo sbando, si getta a capofitto in attività imprenditoriali non consone a una donna dell’epoca. Però, alla fine, si arrende a una decisione materna: sposare un uomo che non ha scelto. Questa arrendevolezza, questa resa alle convenzioni e usanze del tempo, possono far pensare che, alla fine, tutto si riconduca a regole scritte dagli uomini, in cui le donne sono solo pedine sacrificabili. Io non credo sia così. Ogni scelta fatta da una donna, anche la più impopolare, anche la più dolorosa, è sempre frutto di un’istintiva ricerca di equilibrio. Clotilde sposerà un padre-padrone, vivrà il peggiore dei suoi incubi, sarà offesa e stuprata, ma la ricompensa per il suo sacrificio sarà ancora maggiore. E questo lei lo sapeva sin dal principio.

In Anna, l’ultimo mio romanzo, scopriamo che, all’inizio del XX secolo non molto è cambiato nella società civile riguardo diritti e doveri delle donne. Siamo nel sud Italia e Anna viene anche lei costretta a sposare un uomo che non ha scelto. Certo lei non si arrende subito, come Clotilde, e non subisce il suo stesso calvario. Anna si innamorerà, ma a quale prezzo! È interessante notare come, durante tutta la narrazione, sia sempre lei, Anna, e con lei gli altri personaggi femminili, a tirare le redini dello svolgimento della storia. Anna decide cosa svelare e cosa mantenere segreto, è complice e alleata, è giudice inflessibile, è alcova accogliente. Anna è più “uomo” di tutti gli altri uomini presenti nella storia, senza per questo togliere nulla alla sua femminilità. Una femminista anche lei? Io direi che, anche in questo caso, c’è una ricerca di equilibrio che deriva da un antico sapere. Una donna non è migliore perché riesce ad essere come un uomo. Lo è quando, conoscendolo a fondo, riesce a superare i suoi difetti senza perdere la propria identità. Forse in questo il femminismo ha sbagliato, e oggi ne paghiamo le conseguenze. Io non amo quelle donne che dimenticano chi sono: significa negare le proprie origini, la propria storia, la propria essenza. Non è cercando di somigliare agli uomini che insegneremo loro a non tentare di sopraffarci.

Shakespeare ha scritto una cosa bellissima in “Pene d’amore perduto”:

Dagli occhi delle donne derivo la mia dottrina: essi brillano ancora del vero fuoco di Prometeo, sono i libri, le arti, le accademie, che mostrano, contengono e nutriscono il mondo.

Mostrano… Tranne il diario proibito. Quello no, non si può mostrare.

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Libri non solo nel web. Strumenti per autori #Indie: gli eventi.

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In realtà non voglio spiegarvi come si presenta un libro: ognuno lo fa a modo suo, come se lo sente meglio addosso. Io, ad esempio, non amo molto le presentazioni classiche (anche se ne ho fatte…). A me piacciono gli eventi nei quali il pubblico può essere partecipe, coinvolto. Ecco perché il 23 febbraio non dovreste mancare all’appuntamento con me e altri due autori della stessa casa editrice, Watson Edizioni. Ci saremo io, Claudia Crocioni, Luca Sciacchitano e poi Antonio Schiena (Mr Antipatia gratuita in persona) che cercherà di “stuzzicarci” a modo suo. Ci sarà un orologio a scandire il tempo (o forse una clessidra), ci saranno le letture di Giulia Di Nicola, ci saranno giochi con il pubblico, e ci sarà la bellissima atmosfera del Blackmarket, nel quartiere Monti a Roma, un luogo che è come il salotto di casa. Poi magari ci gustiamo un calice di vino insieme…

Un viaggio, scandito dal “fermalachiacchiera”, attraverso tre libri molto diversi tra loro.

Questa la locandina con i dettagli dell’evento. E quest’anno sarà l’ultima occasione per incontrarci, quindi pensateci bene…

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I LIBRI NEL WEB: COME PROMUOVERLI CON IL BOOKTRAILER

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Presentare e promuovere un libro.
Ogni scrittore quando comincia l’avventura di un libro ha in mente un percorso ben preciso fatto di immagini, suggestioni, messaggi che hanno l’urgenza di essere trascritti, narrati. Quale che sia la motivazione a un certo punto il racconto prende forma e, col linguaggio che gli è proprio, quello della parola, viene trasmesso.
Dopo, il libro parte per un viaggio che, nella maggior parte dei casi, approda alla pubblicazione, sia essa tradizionale o di self-publishing. In entrambe le situazioni il lettore, destinatario finale di questa avventura, avrà tra le mani un prodotto, di carta o elettronico, da leggere e interpretare secondo il suo proprio sentire. Insomma, lo scrittore scomparirà e resterà la storia.

Ma bisogna farcelo arrivare questo libro al lettore, e spesso i canali tradizionali, la stampa, il web, i social, da soli non bastano. Ma soprattutto lo scrittore, con tutto quello che ha sentito, provato, con le sue emozioni, le sensazioni forti che lo hanno spinto a scrivere, ha ancora voglia di far parte di quel progetto/libro, vuol far sentire la sua voce, vuol far percepire esattamente quel messaggio, unico e irripetibile, che ha generato il romanzo.

 

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Il booktrailer come il trailer per i film.
Da un po’ di tempo gli scrittori e le case editrici hanno cominciato a produrre dei “booktrailer”, alla stregua dei trailer che si fanno per i film. Una presentazione filmica del libro. I migliori booktrailer sono diretti da registi importanti e vantano partecipazioni notevoli (un esempio è quello di Mani nude di Paola Barbato, con Ennio Fantastichini), ma va da sé che la maggior parte degli scrittori non possono permettersi costi del genere. E allora il web, Youtube in primis, pullula di videoclip o booktrailer (il videoclip rimanda ai filmati di promozione musicale ) fatti artigianalmente, didascalici, autoreferenziali, insomma… un disastro.

Due booktrailer professionali a costo quasi zero:

I professionisti si pagano – Il Videomaker
La cosa migliore da fare in questi casi è rivolgersi a dei professionisti. Il web ne è pieno. Videomaker emergenti o esordienti, che magari stanno frequentando laboratori di sperimentazione, giovani promesse del mondo dell’arte visiva che attendono solo di lavorare e mettersi alla prova. E non costano molto, sono davvero alla portata di tutti. La realizzazione di un video ben fatto, anche con soluzioni in 3D, compresa la postproduzione che riguarda il montaggio audio/video, con riprese originali e effetti sonori, può costare dai € 300 ai € 2.000, dipende ovviamente dalla complessità del progetto. Ma ne vale la pena.

La musica, SoundClouds e Creative Commons.
Lo stesso dicasi per la musica. Ci sono molti artisti che pubblicano i loro brani con Creative Commons, per cui c’è la possibilità di utilizzarli e di trasformarli in base alle proprie esigenze. Sarà sufficiente citare il musicista nei titoli di coda del video e nelle informazioni su Youtube. In questo caso non ci sono costi, nessuno.

I canali di divulgazione. Da 1 a 3, o forse 4…
A prescindere dal tipo di booktrailer che si vuol fare (ognuno segue il proprio gusto, ma un giusto equilibrio ci deve essere), il prodotto finito, qualitativamente valido, evocativo per immagini e musica, otterrà un triplice risultato: la divulgazione in tre diversi canali della promozione del libro. In un colpo solo.

1) Canale letterario. A cura dello scrittore e della casa editrice, se c’è. I salotti letterari, i gruppi di lettori, le librerie virtuali, gli eventi offline, le presentazioni e tutti i fan diretti dello scrittore.
2) Canale visual. A cura del videomaker. I contest di videoclip, le manifestazioni cinematografiche e affini, web TV, canali tematici, laboratori sperimentali, e tutti i fan del video maker.
3) Canale musicale. A cura del musicista. Il web è talmente ricco di veicolazioni fatte attraverso la musica che non faccio alcun esempio.

Per far sì che questo risultato sia duraturo è importante COME si presenta il booktrailer. Le didascalie, quei titoloni che appaiono, scorrono, scompaiono, imbrattano le immagini e distraggono dalla suggestione delle musiche, se possibile lasciamole stare (se invece sono necessarie, riduciamole ai minimi termini). Le parole appartengono al libro e, al massimo, ai titoli di coda. Altrimenti che interesse ha un videomaker a far vedere le immagini che ha montato con tanta sapienza se noi gliele nascondiamo? E che motivo ha il musicista di divulgare un video dove la sua musica non si ascolta perché continuamente distratti dalle parole che scorrono?
Il booktrailer deve suggestionare. Quindi lo scrittore dovrà imparare a sceneggiare il suo romanzo (se non se la sente può rivolgersi a chi lo sa fare) come se dovesse girare un film muto.

C’è un quarto canale di divulgazione che non ho citato, perché dipende da come viene montato il video, dagli strumenti utilizzati. Ma è un canale davvero potente. Quello cinematografico. Perché se si utilizzano attori per girare delle scene, magari giovani provenienti da laboratori teatrali, da scuole di recitazione, che faranno il video a costo zero perché per loro sarà una palestra importante, anche questi professionisti faranno girare il video nei loro canali, per farsi vedere, per avere un commento. E vi pare poco?

Del #selfpublishing, degli autori #Indie e della mediazione nell’editoria. Tante domande, risposte nebulose.

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Oggi ho letto due articoli molto interessanti di Gino Roncaglia, pubblicati su Il Libraio lo scorso autunno. Interessanti perché offrono un’analisi accurata e senza preconcetti sul #selfpublishing e sul rapporto che questo fenomeno (pratica, attività) ha con l’editoria tradizionale. Il focus di tutta la questione è la mediazione, quel filtro che aiuterebbe il lettore a scegliere cosa leggere e come/dove/cosa acquistare.

Annosa questione… che non voglio riprendere qui, considerando il fatto che ne ho già parlato più volte, in diverse sedi, e che gli autori in primis cercano di risolverla senza, fin’ora, essere venuti a capo di nulla (o quasi). Il fatto di esserci addirittura dotati di Manifesto Etico (lo trovi qui), dimostra quanto gli scrittori Indie siano sensibili al problema del rapporto col lettore, e non solo per riuscire a vendere più libri. Avere un proprio pubblico sarebbe la dimostrazione che non si è lavorato invano (scrivere un romanzo, pubblicarlo, promuoverlo è un lavoro) e che si è raggiunto quell’obbiettivo primario e imprescindibile che ogni scrittore persegue: essere letti. Narcisismo? Mania di protagonismo? Bisogno di comunicazione? Sicuramente c’è anche questo, non raccontiamoci storielle. Quanto ci sentiamo pavoni quando qualcuno, per strada o sul treno, ha in mano il nostro libro? O quando su un social network consigliano di leggerci perché ne vale la pena? Il nostro ego smisurato gode, diciamolo. Ma, c’è un grosso ma. Questo capita a tutti coloro che decidono di cimentarsi con l’arte (musica, recitazione, arti visive), perché è un terreno instabile su cui camminare (figuriamoci correre) in quanto mettiamo in gioco noi stessi, il nostro presunto talento. Dichiariamo al mondo di essere bravi e pretendiamo di essere creduti. E non perché abbiamo studiato o abbiamo fatto esperienza (i professionisti, dagli artigiani agli ingegneri aerospaziali, ne fanno di gavetta prima di essere presi in considerazione!), ma perché abbiamo un dono. E un dono va condiviso. Quindi cantiamo, calchiamo le scene, imbrattiamo muri e tele e… scriviamo. Ok, l’ho buttata giù pesante, lo ammetto, ma io quando rifletto devo arrivare in fondo, molto in fondo, e poi provare a risalire. Per fortuna ci sono le debite eccezioni che ci salvano dal disastro.

Parliamo di me. So scrivere? Mah, c’è chi dice sì, c’è chi dice ni. Qualcuno dice anche no. Io so solo che amo scrivere, che amo raccontarmi storie e che a volte queste storie mi piace raccontarle ad altri. Se esistessero ancora i cantastorie alla corte del re io sarei uno di loro. Oggi la corte del re è il web, coi social network e i blog, e allora racconto tutto qui, mi adeguo ai tempi. Come me sono tanti coloro che fanno esattamente la stessa cosa: scrivono su un blog, sui social network, sulle webzine. Parlano di sé, di sé, di sé. Quanto autocompiacimento, quanta voglia di ascoltare la propria voce. Lo faccio anche io? Può darsi, a volte, sempre per il narcisismo di cui ho parlato prima. Eppure tutti (vedi l’articolo di Roncaglia) dicono che questo sistema funziona. Il problema è che quando tutti gli scrittori o presunti tali (da loro stessi, se non altro), si mettono sul web o anche fuori dal web a fare la ruota, i lettori, abbagliati e confusi da tanto splendido e colorato piumaggio, non scelgono. O scelgono male, che è peggio.

Torniamo a me. Vendo libri? Direi di sì, nel senso che periodicamente mi arrivano i dettagli delle vendite dai vari store online e so che in giro per il mondo ci sono diverse copie dei miei libri. Il primo, Colui che ritorna, vende addirittura più adesso che quando è uscito, nell’ormai lontano 2011. Vivo di scrittura? Ma certo che no! Anche quando di un libro ho venduto oltre il migliaio di copie (vedi il titolo appena citato) stiamo parlando di eBook, e il margine è talmente esiguo che a mala pena mi consente qualche cena fuori in più del previsto. Eppure c’è chi ci campa di scrittura, e parlo di selfpublisher, non di scrittori affermati pubblicati da editori che pagano gli anticipi sui diritti d’autore (tra poco scompariranno anche quelli…). Sono quei selpublisher che fanno promozione N volte al giorno, organizzano giveaway, discutono su Goodreads, fanno i blogtour e, insomma, sono bravissimi. Poi non so se i loro romanzi soddisfino le aspettative dei lettori (ho letto cose buone e cose orribili, e non parlo di gusto personale quanto di qualità degli elaborati), ma loro sono certo dei venditori straordinari. Io no. Odio vendere qualunque cosa che mi riguardi da vicino. Sono più brava a vendere le cose degli altri. Probabilmente ciò che farò nei prossimi mesi sarà un investimento in un personal vendor che si occupi di tutto, così io posso dedicarmi a scrivere i miei “capolavori” senza distrazioni.

E allora perché non ti rivolgi a un editore che fa questo di mestiere (anche questa pratica sta cambiando…)? Veramente io lo faccio sempre, sono una scrittrice Indie, quindi valuto tutto ciò che il mondo dell’editoria può offrirmi. L’ultimo romanzo, Anna, l’ha pubblicato un editore indipendente (Watson Edizioni), e anche i precedenti sono stati pubblicati così. Sono io che, a fine contratto, ho deciso di ripubblicarli autonomamente. Io la cerco, la mediazione, io la anelo, io la desidero con tutta l’umiltà di chi si mette in gioco e attende il giudizio, qualunque esso sia. Anche negativo. Il problema si pone quando il giudizio non arriva (dicono che una non risposta equivale a una risposta negativa. Non è vero. La risposta negativa di un editore ha valore se motivata, come tutto nella vita). Ho visto presunti scrittori raccontarsi storie incredibili sul perché di un rifiuto (“Quell’editore non capisce un cazzo”, “Non rispondono perché si sono persi il manoscritto”, “Sono troppo per loro”, e altre perle), motivo per il quale hanno continuato a scrivere, si sono auto pubblicati senza alcun criterio, hanno invaso scaffali reali e virtuali di carta e di bit, hanno spammato le loro copertine arcobaleno ovunque, hanno comprato recensioni o hanno costretto parenti e amici a mostrare il loro entusiasmo. E hanno anche venduto! Poi se siano stati letti o meno questo è da dimostrare. Ma “loro si definiscono scrittori”. E la mediazione dov’è finita? Chi ha garantito l’ignaro lettore sconosciuto, che ha comprato il libro, sulla sua qualità? Zia, nonna o mamma (tassativamente sotto pseudonimo)?

Ci sono davvero troppe pubblicazioni. L’eccesso di offerta porta al collasso del mercato, ma solo per quanto riguarda la qualità, badate bene. Come nei discount. Sarebbe bello avere un mercato bio dell’editoria, con tanto di etichette sulla tracciabilità, i componenti bene in chiaro, il chilometro zero per la credibilità. E questo dovrebbero farlo gli editori, ma non è sempre detto, troppi gli scivoloni fatti negli ultimi tempi. Lo scorso anno ho partecipato a un incontro con due autrici fantastiche, Dacia Maraini e Lidia Ravera, in cui si auspicava un ritorno a una società letteraria. Nell’attesa che questo sogno si realizzi, spero che i processi naturali di selezione della specie facciano il loro sporco lavoro, che in un prossimo futuro la proporzione scrittore/lettore sia nuovamente invertita a favore del secondo e che qualche talento letterario possa emergere tra gli Indie senza doversi vendere l’anima. Magari il mio. Resta il fatto che da questa lunga tiritera ne usciamo con le stesse domande di prima, le stesse alle quali neppure il bravo Gino Roncaglia ha saputo rispondere. Ma va bene così, vuol dire che siamo vivi, siamo domande che camminano.

Come partecipare alla Fiera della #Microeditoria e uscirne indenni e soddisfatti

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Vi avevo detto che sarei andata a Chiari, giusto? Vi avevo anche invitati, e qualcuno è venuto. Ma la cosa più interessante è stata incontrare tanti perfetti sconosciuti, gente del nord Italia, mica pizza e fichi (alla Fiera del Mediterraneo avrei detto gente del sud Italia, mica pizza e fichi).

Ma veniamo ai dati. Prima di tutto il posto: Chiari è davvero una bella cittadina, per quel che ho potuto vedere tra le otto di sera e le nove, cioè prima di andare al ristorante per cena. Villa Mazzotti, che ha ospitato l’evento, è superba, immersa in un parco incantevole. Merita una visita. Seconda cosa, la partecipazione: davvero tanta gente per un evento che va in contemporanea col Pisa Book Festival. Gente interessata a conoscere realtà editoriali diverse dal mainstream o dai grossi nomi, gente interessata ai LIBRI. Terza cosa, la compagnia: allo stand di Watson Edizioni (la mia CE, per intenderci), eravamo in tre, io, Valentina Capaldi e Francesca Caldiani, tutte autrici della suddetta CE, perfette sconosciute (se non sui social) fino a pochi minuti prima di incontrarci. E che incontro! Credo che la nostra sinergia sia stato il motore che ha letteralmente spinto i visitatori ad avvicinarsi al nostro stand e comprare i nostri libri. Sì, va bene, c’è stata anche la complicità di due bottiglioni di Franciacorta e delle torte di Francesca… sì, eravamo tutti un po’ brilli alla fine… sì, abbiamo fatto una gran caciara. Ma ciò che conta è il risultato, no? E l’amicizia che è nata. A proposito, andate a comprarvi i loro romanzi (e anche il mio, ndr.), perché vale davvero la pena. Valentina ha scritto “Dopo 500 anni“, un fantasy storico bellissimo in cui il protagonista è un demone che si è perso, e Francesca ha scritto “Jonas Grinn“, uno sci-fi distopico dove si immagina una terra con l’energia solare (su Amazon sta scalando le classifiche). Il mio è “Anna“, di cui non vi dico altro, ma con quello che succede oggi sarebbe proprio una lettura adatta, per riflettere. Ah, li abbiamo venduti tutti! E anche quelli di altri colleghi. Quindi ora sappiamo che abbiamo un altro mestiere tra le mani, dovessimo un giorno stancarci di scrivere.

Tra le altre cose, ho partecipato a un incontro davvero interessante, quello con Jason Starr. Avete presente chi è? Quello che scrive per la Marvel cose come Ant-Man, Wolverine Max, che ha scritto The Follower (ci hanno fatto una serie tv) e Niente di personale… No? Comunque è un autore di crime story tra i più venduti al mondo, e in Italia ha deciso di affidarsi a una piccola CE per pubblicare il suo ultimo nato, Savage Lane. Poiché è un tipo particolare, ho voluto raccontare questo incontro sul magazine con cui collaboro, Art a part of cult(ure), e di seguito potrete leggere tutto.

A proposito, a Chiari c’è gente strana, davvero tanto. Specie nei ristoranti.

Jason Starr alla Fiera della Microeditoria. Il suo mondo noir è da leggere, vedere, ascoltare.

Ma chi è questo ragazzone in jeans e t-shirt, dallo sguardo “appuntito” alla Stephen King e che parla un americano stretto stretto, tanto da mettere in difficoltà anche la traduttrice?
Jason Starr non è uno scrittore qualunque, eppure si presenta alla XIII edizione della Fiera della Microeditoria di Chiari come se fosse capitato lì per caso.
Molti di noi conoscono più i suoi lavori che lui come autore. Wolverine Max e Ant-man sono comics scritti per la Marvel, The Follower è un romanzo da cui è stata tratta una serie televisiva, Niente di personale è forse il suo romanzo più noto. [continua a leggere…]