Lo sguardo vigile di Dio – #10 episodio

 by Luca Lunati

by Luca Lunati

Il giornalista aveva inseguito Salemi fino all’ingresso della caserma, lo aveva visto entrare e poi uscire, quasi subito, seguito da altre due persone, una delle quali pareva senz’altro un prete. Li vide prendere direzioni diverse, il primo a piedi, verso il centro, gli altri due, dopo un primo momento di esitazione – almeno questo pareva da lontano – salirono su una Mini decappottabile e partirono verso la provinciale. Decise di seguire loro. L’istinto del cronista gli disse che quella era la scelta giusta.

Al lago Michela era in fibrillazione. Camminava su e giù sulla riva, gli occhi costantemente incollati al cellulare. – Si può sapere che hai? – Marta era ancora concentrata su ciò che aveva fatto quella mattina, e solo in quel momento si era accorta dell’inquietudine di sua figlia. – Mamma, sono preoccupata. Non so se posso dirti…
– Sono tua madre, a me puoi dire tutto. Problemi di cuore? – Michela si avvicinò con fare circospetto.
– Sssttt… Pare che sia successo qualcosa di grosso a Palazzo Vincisguerra. Un’esplosione, forse la mafia. Speriamo solo che non ci sia scappato il morto…
Marta pensò alla busta che aveva trafugato. “Oh mio Dio! Non avrò mica sottratto una prova?”
Lo scambio di battute, seppur a mezza voce, non sfuggì ai due cosiddetti turisti che stazionavano nei pressi. Fu subito chiaro cosa intendesse poco prima il loro collega e, stavolta, non avevano alcuna intenzione di lasciar perdere. Digitarono frettolosamente qualcosa sugli smartphone, scattarono alcune fotografie e si diressero velocemente verso il parcheggio.

Il Maresciallo Calì premeva sull’acceleratore. “Cosa mi è sfuggito?” si chiedeva, sempre più preoccupato man mano che si avvicinava alla Procura.
– Dai Lele, stai tranquillo. Te lo leggo in faccia a cosa stai pensando. – Don Giulio cercava di tranquillizzare l’amico, ma in fondo era preoccupato anche lui. Qualcosa stava accadendo e loro due non avevano avuto ancora il tempo di fare mente locale.
– Va bene. Analizziamo i fatti. Cosa abbiamo noi? Una donna forse scomparsa, una lettera forse mai esistita e un biglietto con un messaggio in codice. Quale esplosione, quale mafia? – Il Maresciallo stava urlando…
– Non so che dire. Ma vedrai che si tratta solo di una montatura giornalistica.
– Aspettiamo di sentire Salemi. Non può essere accaduto tutto dopo che ci siamo allontanati dal palazzo. E poi avremmo sentito l’esplosione!

vignetta_04(Continua…)

Lo sguardo vigile di Dio – #5 episodio

snoopysherlockIl Maresciallo Carmelo Calì stava armeggiando con la portiera della sua Mini decappottabile davanti all’ingresso della caserma. L’aveva acquistata da poco, unico sfizio che si era concesso dopo anni di duro lavoro nell’Arma, e ancora non riusciva a raccapezzarsi col telecomando. Continuava a utilizzare le chiavi e, per un ignoto e perverso meccanismo, ogni volta che provava a rientrare in auto questa si bloccava con le sicure per bambini. “Ma porca miseria, avessi figli!” Certo l’occasione c’era stata. Ripensava ancora con struggente desiderio alle curve sinuose e agli occhi di brace di Caterina, la bella figlia del notaio che gli aveva rubato il cuore quando ancora viveva a Caltagirone. Ma allora era un giovanotto spiantato e non poteva offrire nulla alla bella ereditiera. Per questo un giorno decise di arruolarsi. Partì con ancora negli occhi l’immagine del volto di lei devastato dalle lacrime.
– Tornerò presto e ti sposerò, non temere. – Un anno dopo seppe da amici comuni che Caterina era convolata a nozze col figlio del farmacista, e così naufragò il suo sogno d’amore. E ancora non si era ripreso dal trauma.

Don Giulio lo trovò quindi intento a fantasticare sulle sue disavventure amorose mentre, con estrema cura, assestava un calcio poderoso al paraurti anteriore della malcapitata vettura.
– Lele, fortuna che è di gomma, altrimenti avresti fatto un bel danno!
– Buongiorno Don Giulio. Eh, queste scatole moderne. Non ne vuole sapere di aprirsi, porcaccio di un demonio. Con rispetto parlando, ovviamente!
Il parroco si avvicinò al maresciallo per vedere se potesse essere di qualche aiuto, ma dovette desistere. Lui non aveva neppure la patente…
– Eppure non capisco. Secondo le istruzioni faccio tutto nel modo giusto, ma continuano a inserirsi queste sicure. Mi toccherà indagare…
Carmelo Calì, detto Lele, scrollò le spalle in segno di resa. Più tardi avrebbe incaricato il giovane appuntato Salemi, che di certo avrebbe risolto la questione.
– Beh, mi tocca rinunciare al lago stamattina. Lei piuttosto, come mai questa visita?
Don Giulio prese il maresciallo per un braccio e lo trascinò verso l’androne ombreggiato della caserma.
– Vieni, togliamoci da qui che fa caldo. A proposito di indagini, ti vorrei parlare di un fatto strano. – La voce del parroco si era ridotta a un bisbiglio, tanto che il maresciallo dovette mettere la mano a coppa intorno all’orecchio per sentire.
– Che succede? – I fatti strani del paese erano certo affar suo, anche se, a dire il vero, non è che accadesse poi molto da quelle parti.
– Pare che Maddalena Vincisguerra e suo cugino Leonardo siano scomparsi. Forse c’entra la m…
– C’entra la cosa?
– Benedetto ragazzo non farmelo dire, e dai! La m… Hai capito no?
– La m… Ohhh! La mafia? – Il maresciallo Calì aveva una voce tonante, abituato com’era a dare ordini, e proprio non gli riuscì di parlare sottovoce. Per questo l’appuntato Salemi lo sentì, nonostante fosse chiuso nel suo alloggio due piani più in alto, intento a una conversazione via Skype con la sua fidanzata che lo attendeva al lago.
– Ssssttt! Ma vuoi che tutti sappiano? Che già questo è un covo di pettegoli. Non si scherza con la mafia!
– Ha ragione Don Giulio. Bisogna agire con discrezione. Venga, andiamo nel mio ufficio così potrà raccontarmi ogni dettaglio.
L’appuntato Salemi fu svelto a ritrarre la testa dalla tromba della scale da cui si era affacciato. Non voleva si sapesse della sua presenza. – Amore, ti devo lasciare. Finalmente pare ci sia un’indagine importante. Due morti per mafia, capisci? Vado, ti racconto tutto stasera. – E chiuse la comunicazione.

(Continua…)

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Lo sguardo vigile di Dio diCetta De Luca è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.

Edgar e me #Cap. 2

Stamattina non c’eri. Nonostante la fame che so ti attanaglia dopo una notte di bagordi, non ti sei fatto vedere alla solita ora. Poi ho capito perché. Willy l’orbo. Si era acquartierato lì, in pieno sole, davanti all’ingresso di casa, in attesa. Lui e le sue due femmine in perenne calore. Imperturbabile mi fissava col suo unico occhio buono come a volermi sfidare. “Vuoi sfidare me? Sul serio?” Le prove di forza caratteriali sono il mio forte. Io non mi smuovo e ho due occhi per fissarti, uno più del tuo caro Willy. Vediamo chi la vince. Edgar ha ragione a non volersi mischiare con te, anche se qualche volta, più per difendere il suo onore che per altro, qualche diatriba l’ha risolta alla vecchia maniera: picchiando forte. Le nasconde bene le sue cicatrici, ma ci sono, eccome. E io ho stima di lui, perché lo fa con classe.

Deve finire questo malcostume ormai dilagante di figli senza padri che scorrazzano ovunque, femmine gravide di chissà chi che poi vengono a elemosinare attenzioni alla mia porta, zuffe notturne per il controllo del territorio. Willy si sente il padrone del quartiere. Ha messo su questo racket avvalendosi dell’aiuto di una progenie eterogenea e indefinita, e pensa di mettere Edgar in mezzo facendolo circuire dalle sue sciacquette. Randagio tra i randagi, non accetta che qualcuno possa essere più libero di lui, libero di scegliere tra la casa e la strada, senza dover chiedere il permesso a nessuno. Ma questa mafia deve finire, è ora di dire basta.

gatto tgrato