Voglio vendere più delle 50 sfumature…

Immagine presa da qui

Immagine presa da qui

Ecco, questo è quanto ogni autore, oggi, si ripropone. Perché diciamolo chiaramente, quei numeri lì fanno gola. A tutti. Pure ai fuffologi propinati dalle grandi CE. Passa addirittura in secondo piano la qualità dello scritto perché l’importante è vendere. Noi scrittori ce lo diciamo, ce lo ripetiamo che no, l’importante è essere letti e scrivere bene, non necessariamente in quest’ordine, che abbiamo la nostra “nicchia” di seguaci, che quei numeri lì sono gonfiati. La realtà è che rosichiamo da matti. Cos’ha quel libro (e altri simili) che il nostro non ha? Ma poi, l’avete letto? Io ci ho pensato, ho messo per un momento da parte la mia filosofia da intellettuale a tutti i costi, e ho deciso che “Voglio vendere più delle 50 sfumature.” E punto. Quindi devo imparare strategie di marketing. Ora, chi di voi non è assalito quotidianamente o quasi da pseudo insegnanti che propinano via email i loro “manuali di marketing”, le loro “strategie di comunicazione”, i loro “corsi online per aumentare la visibilità”? Tutti, più o meno. Basta che anche solo una volta ti vai a visitare un loro sito, così, per curiosità, e la frittata è fatta. Secondo me c’è un virus che si propaga per cui tutti, ma proprio tutti i santoni del marketing sanno che tu, proprio tu, sei papabile.

Io mi sono rotta le scatole di questa ulteriore fuffa. Io gli insegnanti li voglio guardare in faccia, come a scuola, e voglio poter alzare la mano e chiedere per avere risposte, e voglio spremerli come limoni per sentire che sapore ha la lezione che mi stanno passando. E voglio che siano i migliori. Sono disposta pure a pagare per starli a sentire, per capire, imparare. Voglio che mi dicano quali sono le parole chiave per essere prima sui motori di ricerca, voglio che mi spieghino come far arrivare 10.000 fan sulla mia pagina senza fare spamming molesto, voglio che mi svelino i segreti di Amazon, voglio tutto. A scrivere un libro di qualità ci penso io, loro devono darmi tutto il resto. Dicono che se uno scrittore crede davvero in sé stesso deve investire. Se non lo fa lui perché mai un lettore dovrebbe spendere anche solo € 1,00 per comprare il suo libro? Allora, dopo averlo confezionato per bene questo testo, dopo averlo fatto passare dalle forche caudine di un correttore di bozze, di un editor, magari anche di un grafico, dopo averlo fatto leggere a degli esperti che esprimeranno la loro opinione (e tutto questo ha un costo, ma è giusto che sia così, il lavoro si deve pagare), dopo aver fatto insomma tutto questo caspita di lavoro, mi spiegate perché mai il libro non volete farlo circolare? Non rompendo le scatole a parenti e amici che non ne possono più di ciò che scriviamo e che potrebbero disconoscere anche le parentele pur di evitare le nostre molestie. Farlo circolare sul serio, vendere talmente tante copie che, a quel punto, potremo davvero VIVERE DI SCRITTURA. Io mi sono prefissata questo obbiettivo per il 2014 e comincerò il 7 febbraio a metterlo in pratica. Non è mai successo che i maggiori esperti di social si riunissero tutti insieme, in uno stesso luogo e giorno, per fare una lectio magistralis di tale portata. A Roma, il 7 e 8 febbraio, accadrà, e io non mancherò. E il 31 dicembre farò pernacchie alla signora James.

Annunci

Come promuovere il tuo libro? Scrittori fuori dalla rete.

Immagine presa da Finzioni Magazine

Immagine presa da Finzioni Magazine

Quello che facciamo ogni giorno, senza neanche porci il problema se ciò è utile o meno a noi o a chi ci legge (se ci legge), è essere presenti sui social. Fioriscono come i fiori a primavera gruppi e community che parlano di tutto e del suo contrario ma che, alla fine, condensano in bacheche affollate la smania individuale di essere visibili. Per combattere la paura dell’anonimato. E questo vale per tutti, qualunque sia l’occupazione, la competenza, l’ambizione.

Per gli scrittori poi il capitolo potrebbe essere infinito, perché si sa, gli scrittori sono, oltretutto, narcisisti, e il loro bisogno di essere visibili va ben oltre la mera opportunità di esistere in quanto tali, ma si somma al desiderio imprescindibile di essere letti. Altrimenti che scrivono a fare? O meglio, che pubblicano a fare?

Ho esplorato lungamente i social network e ho trovato addirittura community di web e social specialist che raccontano metodologie, escamotage, tecniche di marketing, e lo raccontano facendo marketing per se stessi. Ho chiesto: “Ma c’è qualcuno che ha pensato di specializzarsi sul marketing per scrittori? Secondo me diventerebbe miliardario.” Niente. Silenzio. Perché quando ci si scontra con la necessità di promuovere un sogno e non un prodotto, non è una cosa facile da fare.

I consigli però si sprecano. Apri una pagina su facebook, cinguetta su twitter, scrivi un post al giorno sul tuo blog, no, meglio due a settimana, sii te stesso, cura la tua personal reputation, alimenta la curiosità, rendi interessante ciò che scrivi, stimola all’interazione, usa gli emoticons, rendi accattivanti i tuoi articoli con le immagini, condividi, linka, tagga……..e sono appena all’inizio. È una gran fatica, un lavoro insomma. E pensare che tutto questo gli scrittori devono farlo da soli, perché non ci sono social specialist che vogliono farlo. E oltretutto gli scrittori devono pure: scrivere il proprio libro, lavorare, mangiare, respirare, vivere. Non è divertente, per niente. E non è neppure detto che questo mix di ricette funzioni. Perché basta che i distratti “amici” del web non facciano quelle operazioni ovvie, semplici, naturali legate alla legge della condivisione, che tutto diventa assolutamente INUTILE. Puoi aver scritto l’articolo più bello e interessante del mondo, ma se gli altri si limitano a condividerlo senza neppure leggerlo, senza lasciare un seppur minimo commento sul tuo blog o sito, non hai ottenuto nulla.

Per questo io mi sto creando le mie di regole, di metodologie. Sono tornata all’antico: una decrescita consapevole. E mi diverto anche. Sì, certo, ci sono sui social, ho il mio blog, ma faccio solo ciò che mi piace, e quello che più mi piace fare adesso è incontrare la gente. E scrivere. E allora arrivano le idee, che di innovativo hanno solo il fatto che quasi nessuno le mette più in pratica. Il teatro in libreria per esempio. Ecco, io sto organizzando una piccola piéce teatrale che conterrà il mio libro e quello di un altro scrittore. E avremo un musicista che ci farà la colonna sonora. Come una volta al cinema, quando c’erano i film in bianco e nero, pure muti, col pianista da un lato che suonava.

E poi lo spettacolo andrà in tournée magari, magari nei pub, magari sulla spiaggia d’estate. Tiriamo fuori i nostri libri dalla rete e li facciamo diventare rete di individui reali, in carne ed ossa. E torniamo ad essere individui anche noi. Che è più bello, secondo me.