Io avevo le scarpe ai piedi [La mia vita in Germania]

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Oggi ho visto i migranti. Sì, quelli sporchi, affamati, clandestini, naufraghi, terroristi che ogni giorno e ogni notte sbarcano sulle nostre coste per rubarci qualcosa, non importa cosa, fosse anche l’aria. Li ho visti arrivare in pullman e in treno alla stazione di Passau, ridente e turistica cittadina bavarese sul Danubio. Li ho “attraversati” mentre in file ordinate e silenziose si dirigevano dai volontari che li accoglievano con cibo, vestiti, giocattoli. Passavano scortati da poliziotti gentili. Sui loro volti ho letto smarrimento e sollievo, e posso capirli, sí, ci riesco.

Una donna, avrà avuto i miei anni pur dimostrandone molti di più, guardava una volontaria con gli occhi spalancati e lucidi, tra le mani un paio di pantofole col pelo. Non capiva cosa farne di quelle cose pelose, lei che ai piedi non aveva nulla. Il banco dei giocattoli era il più rumoroso, il più allegro, perché i bambini di tutto il mondo fanno gli stessi versi, hanno la stessa voce quando li sorprendi.

Oggi ho visto i migranti, quelli della TV, per la prima volta, ed è successo qui in Germania, alla luce del sole, e da migrante mi sono sentita privilegiata. Perché io non ho rischiato la pelle, perché io, ai piedi, avevo le scarpe.

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Sul #Reato di clandestinità

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Ricordo quando ero a Cuba e vedevo tutte quelle ragazze abbracciate a Italiani più o meno consapevoli che quegli abbracci erano fasulli. Ricordo che domandai a una di quelle ragazze, con estrema ingenuità mia, “Scusa ma, se vuoi andar via e in qualche modo trovi i soldi per partire, perché non fai il biglietto aereo e parti?”. Ingenua…

In fondo sarebbe sufficiente arrivare nel Paese di destinazione e poi dichiararsi “rifugiati politici“. Nessuno ti caccia via. Anche in Italia è così. Il problema è “USCIRE” dal Paese di origine.

Ci riflettevo pensando a quei migranti morti a Lampedusa, che hanno pagato fino a 2.000 euro per un viaggio incubo finito com’è finito. Con 2.000 euro, mi dicevo, di biglietti aerei ne fai due. Supposto che tu abbia il passaporto. E supposto che ti rilascino il visto, anche turistico. Ma in questi Paesi dove c’è guerra e repressione il visto NON te lo rilasciano. Perché loro lo sanno che vuoi andar via per sempre. Loro lo sanno che tu vuoi fuggire dalla morte e dalla disperazione. Lo stesso che avviene a Cuba. Allora le Cubane si “fanno” gli Italiani scemi, osceni, lascivi, volgari, che dall’Italia preparano un conto in banca, un lavoro, una casa, magari un matrimonio, così che queste donne possano ottenere un visto per uscire e non tornare mai più. Ma le Cubane, si sa, sono belle e accattivanti. E gli Italiani scemi, osceni, lascivi e volgari sono contenti di lasciarsi abbindolare da femmine che aprono le gambe pur di cambiare la propria vita.

Le donne e gli uomini africani, evidentemente, hanno meno appeal, e non ci sono quei suddetti Italiani pronti a creare in Italia quei presupposti per farli arrivare. In compenso sono capaci di creare una legge, la Bossi-Fini, che li bolla col marchio di “clandestini” perché, per giungere da noi, dovrebbero essere fortunati come le ragazze Cubane. E gli Africani, si sa, fortunati non sono. Altrimenti si farebbero un viaggio comodo comodo in aereo con la metà del denaro necessario per i viaggi dell’orrore. Altrimenti arriverebbero da noi come turisti e poi si dichiarerebbero rifugiati politici. Altrimenti i morti di Lampedusa sarebbero ancora vivi.