Lo sguardo vigile di Dio – #13 episodio

 by Luca Lunati

by Luca Lunati

Per una volta la Mini di Carmelo Calì si aprì immediatamente. Il Maresciallo e Don Giulio partirono sgommando inseguiti, a loro insaputa, da tre motociclisti.
– Ricapitoliamo Don. Abbiamo una donna scomparsa e due biglietti, di cui uno sicuramente scritto di suo pugno. Forse, e si tratta di un forse grande quanto una casa, il secondo biglietto è stato lasciato da qualcuno che stanotte è arrivato a bordo di un autotreno. Maddalena lo ha letto ed è corsa fuori, facendolo cadere.
– Sì. Per questo l’autotreno si è fermato pochissimo, e di questo sono testimone io.
– Probabilmente la signora si è recata in aeroporto, almeno spero che sia così. Ma d’altronde cos’altro potrebbe essere quella sigla con quel numero scritti sul biglietto che abbiamo trovato a casa sua?
Calì si grattò la testa pensieroso e, per un attimo, perse il controllo dell’auto e sbandò. Dietro di lui il primo motociclista inseguitore rischiò di andargli addosso e frenò bruscamente. La frenata provocò un’ulteriore sbandata, stavolta degli altri due motociclisti all’inseguimento, che uscirono fuori strada, per fortuna senza gravi conseguenze. Il Maresciallo e Don Giulio non si accorsero di nulla.
– Sì Don Giulio, potrebbe essere così. Ma che c’entra il cugino Leonardo?
– Non lo so. Credo che questa storia sia proprio frutto dell’immaginazione di Luisa e di Marta. Però… non è detto. In fondo il volo di cui si parlava potrebbe venire dall’Australia.
La Mini imboccò l’autostrada e Calì si pentì di non aver preso l’auto di ordinanza con le sirene. Con la sua era costretto a rispettare i limiti di velocità.
Giunsero in aeroporto che era primo pomeriggio. Il caldo era ancora più asfissiante, se possibile. Calì parcheggiò nello spazio riservato alle autorità e mostrò il tesserino agli agenti nei pressi. – C’è un’indagine in corso. L’auto resta qui! – disse, e si allontanò col prete.
Il giornalista motociclista, l’unico superstite, riuscì a vederli appena in tempo, prima che scomparissero dietro le porte automatiche degli “Arrivi Internazionali”. “ E adesso come li ritrovo?” si domandò mentre infilava la moto in divieto di sosta.

Al banco informazioni una signorina gentile si mostrò molto sollecita nel rispondere alle domande del Maresciallo. Non le era mai capitato di collaborare a un’indagine, e poi quel carabiniere aveva un certo non so che…
– Certo Maresciallo, come ha detto che si chiama? Glielo confermo, il volo è arrivato stamattina da Sidney.
– Calì, mi chiamo Carmelo Calì. – precisò il Maresciallo arrossendo – E potrebbe indicarmi la zona di ritiro bagagli?
– Ma certo! – rispose con un sorriso la zelante signorina – Anzi, l’accompagno io! Carla, vieni qui a sostituirmi che io accompagno il Commissario per un’indagine!
– Maresciallo, signorina, Maresciallo.
– Certo, certo, mi segua!
Il terzetto varcò il passaggio destinato al personale di servizio e si addentrò tra i nastri trasportatori, seguito a vista dal giornalista che non poté fare altro che fermarsi davanti alle porte automatiche. Rimase lì perché in fondo era un ottimo punto strategico. Ogni volta che queste si aprivano per far uscire i passeggeri riusciva a sbirciare all’interno.
All’altezza del nastro numero 6 c’erano depositate diverse valigie, apparentemente abbandonate.
– E queste?
– Oh Capitano, capita spesso che le valigie arrivino in ritardo, e magari i proprietari ne hanno già denunciato la scomparsa. Noi le lasciamo accanto al nastro di provenienza finché qualcuno non le ritira, altrimenti vanno al deposito.
– Ho detto Maresciallo, signorina, Maresciallo. E dove si trova questo deposito?
– Vi ci porto subito. Ma lei mi chiami Caterina, la prego.
“Caterina?” Il cuore di Calì ebbe un sobbalzo. Guardò meglio la ragazza e sospirò. Troppo giovane, non era per lui. – Dai Lele, che in amore l’età non conta. – gli sussurrò all’orecchio Don Giulio. Carmelo fece spallucce e si diresse deciso in direzione del deposito.
– Mmmm… che strano. – Caterina provò ad aprire la porta, inutilmente. – Non dovrebbe essere chiuso. Qui c’è sempre qualcuno!
Mentre Caterina chiamava con la radio di servizio il suo superiore, Carmelo si fece più sospettoso. “Il deposito è chiuso. Chissà da quando è così… Qui la faccenda mi puzza.”
– Il supervisore dice di controllare più avanti, nel gabbiotto del personale. Probabilmente l’addetto è lì dentro in pausa.
Tutti e tre in fila fecero i pochi passi che li separavano dalla porta successiva, ma anche quella era chiusa. Stanco di tutte quelle stranezze, Calì prese la rincorsa e, con una poderosa spallata, buttò giù il battente. Nella penombra si accorse di un paio di gambe che spuntavano da dietro una scrivania. Un uomo, legato e imbavagliato e in evidente stato confusionale, era steso sul pavimento.
– Oddio, Luigi! – Caterina corse in aiuto del poveretto.
– Ferma, non lo tocchi! Potrebbero esserci impronte o indizi importanti! Don Giulio, chiami Salemi e gli dica di mandare qui la scientifica. Anche il RIS, se sono ancora lì. Alla fine credo proprio che un caso lo abbiamo.
Con l’ausilio di un paio di guanti, Carmelo liberò l’uomo e ascoltò con attenzione il suo racconto confuso.
Quel mattino, verso le 6 e 30, aveva da poco preso servizio quando una donna, in evidente stato di agitazione, era andata da lui al deposito bagagli affermando che era scomparsa una valigia. Lui le aveva detto che, probabilmente, sarebbe ricomparsa a breve, magari viaggiava con un volo successivo, ma lei si era fatta prendere da un attacco isterico ed era scappata via.
– Maddalena Vincisguerra! – Esclamarono all’unisono Calì e Don Giulio.
Dopo circa un’ora, mentre stava riordinando gli scaffali del deposito, l’uomo era stato sorpreso alle spalle e, da quel momento, aveva perso i sensi e non ricordava più nulla.
– Dobbiamo aprire quel deposito! – Esclamò Calì. – Lei Caterina resti qui in attesa della scientifica e, mi raccomando, non tocchi nulla. Don Giulio, lei mi segua. – Estrasse la pistola d’ordinanza e, con estrema circospezione, si avvicinò al deposito.
Con un calcio sfondò la porta e varcò la soglia con la guardia alzata. Don Giulio lo seguiva da presso, per nulla timoroso. Dalla parte opposta si aprirono le porte automatiche e una piccola folla di curiosi, compreso il giornalista, si accorsero che qualcosa di importante stava per avvenire.
– Carabinieri! – urlò Carmelo, ed entrò. Un rumore improvviso, seguito da un grido strozzato, fece correre i due uomini in direzione di un armadio di metallo. All’interno una Maddalena Vincisguerra terrorizzata ma in splendida forma si divincolava, cercando di liberarsi dalle corde con cui era legata.
– Donna Maddalena! – gridò Don Giulio, e aiutò la donna a uscire da quella scomoda situazione.
– Complimenti Don! Ora mi ha inquinato tutta la scena del crimine. Va bene, ora vediamo di mettere ordine in questo rompicapo. Signora Vincisguerra, mi dica cosa è successo.
La donna lo guardò con occhi da pazza. – Anzitutto giovanotto, mi aiuti a stare in piedi che ho i crampi! E poi sbrighiamoci, non c’è tempo da perdere, che mio cugino rischia la vita…
“Allora c’entrava il cugino Leonardo…” – Signora, non si preoccupi, ora ci penseremo noi. Lei mi dica solo cosa è successo.
Maddalena Vincisguerra raccontò una vicenda che aveva risvolti anche grotteschi. Aveva ricevuto una telefonata il giorno prima, che l’avvisava di una valigia proveniente dall’Australia e che era scomparsa. L’uomo al telefono le aveva detto che era stata imbarcata per errore su un altro volo e che sarebbe arrivata quella mattina alle 6. Lei sarebbe dovuta andare a ritirarla, portarla a casa, e poi qualcuno sarebbe passato a prenderla. La valigia la spediva suo cugino, a quanto pareva, e lei era l’unica cui l’avrebbero consegnata. Lì per lì la cosa non le era sembrata strana. Capitava spesso che Leonardo le spedisse cose dall’Australia, oggetti d’arte, gingilli semi preziosi; ma stavolta si insospettì. Chi era l’uomo al telefono? Per questa ragione chiamò suo cugino, senza alcun successo. Provò a tutti i recapiti possibili, ma niente. Presa dall’ansia stava per interpellare le autorità quando l’uomo misterioso la chiamò di nuovo. “Non faccia sciocchezze, signora, e si limiti a eseguire quanto le ho detto. Altrimenti qualcuno si farà male…”
– Capisce Maresciallo? Sono certa che “loro” hanno in mano Leonardo. Quello scellerato si è fatto molti nemici qui in Italia, prima di fuggire. Storie di debiti… Non potevo non collaborare! – Maddalena raccontò poi che, durante la notte, qualcuno era passato per lasciarle un messaggio con le istruzioni per un incontro. “La consegnerai a loro direttamente.” Le aveva detto il tizio, ed era andato via subito.
– Quindi avevamo ragione Lele! L’autotreno, il biglietto sotto la porta…
– Ssssttt! Continui signora, la prego.
La donna raccontò che, una volta giunta in aeroporto e esplicate le pratiche per il ritiro bagagli, era andata al nastro e aveva atteso invano l’arrivo della valigia. Disperata si era recata al deposito bagagli, perché non sapeva cosa fare. Ma intanto il tempo correva e doveva andare all’appuntamento al Lobby Bar. Due uomini dall’aspetto poco rassicurante l’attendevano e non vollero sapere ragioni: quella valigia doveva saltare fuori, altrimenti Leonardo avrebbe fatto una brutta fine.
– E dov’è suo cugino, gliel’hanno detto?
– No! Niente!
– E potrebbe riconoscere i due individui se li vedesse?
– Ma certo che potrei, per chi mi ha preso?
– Facciamo fare un identikit Lele? – Don Giulio si fregava le mani per l’eccitazione.
– Appena arriva la scientifica. Signorina Caterina! – chiamò affacciandosi dal deposito, – può occuparsi di questa signora?
La ragazza accorse e lo guardò con occhi sognanti. – Ci penso io, Colonnello, non si preoccupi.
– Maresciallo, ho detto Maresciallo!
vignetta_07Continua…

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Lo sguardo vigile di Dio – #12 episodio

 by Luca Lunati

by Luca Lunati

Calì e Don Giulio si precipitarono fuori dalla Procura come furie. Il giornalista fu colto di sorpresa e non riuscì a fermarli, quindi fu costretto a porsi nuovamente all’inseguimento. Calì ingranò la seconda, poi la terza, fece guizzare la sua Mini tra le curve e i tornanti e infine la lanciò sul rettilineo a tutta velocità. – Che ti prende Lele? – urlò Don Giulio per farsi sentire sopra il ruggito del motore. Si teneva con entrambe le mani aggrappato alla cintura di sicurezza. – Io spero solo che lei si renda conto del casino nel quale mi ha messo Don, con rispetto parlando ovviamente. – Il Maresciallo era sempre più convinto che quella giornata sarebbe potuta andare diversamente se il prete si fosse fatto i fatti suoi e non avesse alimentato le sacche creative di riserva di cui erano ben dotati i paesani. – Mi spiace che tu la pensi così, ma ti assicuro che non ti avrei disturbato se tutta la faccenda non fosse stata sospetta e se Luisa Latella non si fosse accorta della busta! – Don Giulio puntava i piedi come per aiutare l’auto a frenare.
– Luisa Latella l’impiegata delle poste? Ho capito tutto, qui c’è sotto un bel pettegolezzo tra comari…
– Ma no, Lele, ragiona. Maddalena Serafico di Vincisguerra è davvero scomparsa. Quando una persona, per una vita intera, segue certe abitudini, non è normale che le cambi così all’improvviso. Sai, sono convinto che dietro le chiacchiere di paese ci sia sempre un fondo di concretezza. La faccenda del cugino è altrettanto vera. Non so cosa sia accaduto tra lui e Marta Antoniotti, ma qualcosa c’è stato. E se la Latella dice che una busta è sospetta, puoi star certo che dice il vero. Lei sarebbe capace di riconoscere ogni plico e missiva che passa dal suo ufficio, anche dopo anni. – Mentre i due ragionavano ad alta voce di tutta la faccenda, passarono sfrecciando dal centro del paese in direzione del lago, seguiti a breve distanza dal giornalista in moto. Davanti a Palazzo Vincisguerra intanto si stava consumando un piccolo dramma. Salemi aveva da poco congedato il fabbro quando era giunto il furgone del RIS. Tre poliziotti investigativi lo avevano allontanato dal luogo dell’indagine e avevano preso a fare i loro rilievi. Bardati di tute bianche, guanti, calzari telati e valigette misteriose, i tre uomini si muovevano dentro e fuori il palazzo come astronauti su un pianeta alieno. Fu per questo che l’appuntato, quando vide passare la Mini del Maresciallo a tutta velocità, fu indeciso sul da farsi. “Qui la faccenda è più grave di quanto pensassi. Meglio restare nei paraggi a disposizione.”

Calì e Don Giulio non persero tempo in inutili convenevoli. Il prete scese in spiaggia e, individuate Luisa Latella e Marta Antoniotti, le avvicinò e le invitò a seguirlo. Il Maresciallo telefonò a Salemi e gli ordinò di aspettarlo in ufficio. Il RIS avrebbe fatto i suoi rilievi e avrebbe riferito al Magistrato, ma lui era quasi certo che non avrebbero trovato nulla.
– Ah! Salemi! Portaci qualcosa da mangiare che qui rischiamo di tirar tardi.

Alle tredici l’ufficio del Maresciallo era piuttosto affollato. Marta e Luisa sedevano una accanto all’altra, in evidente imbarazzo. I rispettivi mariti avevano voluto seguirle, non c’era stato verso di dissuaderli. Anche la giovane Michela si era aggiunta alla comitiva; in fondo erano coinvolti sua madre e il suo fidanzato in quella faccenda! Salemi si affaccendava intorno, portando bibite fresche e viveri, accendendo e spegnendo l’aria condizionata e lanciando occhiate di velluto alla sua bella. Fuori dalla Caserma si era radunata una piccola folla di curiosi e, tra loro, tre giornalisti armati di macchina fotografica e smartphone, attendevano gli sviluppi della vicenda.
– Allora, chi ha visto la signora Maddalena ieri? – Le due donne si guardarono interdette.
– Non saprei Maresciallo. In realtà nessuna di noi due l’ha vista. Probabilmente l’ha vista la Castrozzi, al bar, ieri mattina. Almeno questo ha lasciato intendere stamattina, fuori dalla chiesa. – Marta aveva parlato con voce accorata e preoccupata. Prima o poi, lo sapeva, la faccenda della busta sarebbe saltata fuori, e pure quella di Leonardo. Che figura…! Avrebbe dovuto parlarne davanti a tutti. – Sì, Maresciallo, chieda alla cara Veronica, che lei sa sicuramente tutto! – C’era forse del sarcasmo nelle parole di Luisa Latella?
– Signora Luisa, qui è lei che deve raccontare della busta sotto il portone e dell’idea che Leonardo Vincisguerra sia scomparso. Mi pare che sia stata proprio lei a parlarne a Don Giulio. O sbaglio?
– No, non sbaglia, e io non mento. La busta è sotto il portone.
– No, non c’è più, è scomparsa. – Intervenne Don Giulio.
– Qualcuno l’ha rubata! – esclamò Luisa.
– Sì, va bene, non ricominciamo con le congetture fantasiose. Certo il contenuto di quel plico potrebbe essere importante per le indagini…
Marta, con la testa china a fissare la borsa che aveva in grembo, sussurrò: – Ce l’ho io. La busta… l’ho presa io…
– Ma, dannazione signora Marta! Come… cosa… – Calì non sapeva bene come comportarsi. Di certo non poteva trattare la donna come una criminale, ma non poteva neppure lasciar correre. La donna, in lacrime, raccontò come era venuta in possesso della busta, si scusò, singhiozzò, in un crescendo drammatico e parossistico, tanto che sia la figlia che il marito accorsero a consolarla. Infine si decise a tirar fuori il plico in questione e a raccontare la sua storia con Leonardo Vincisguerra. Calì ascoltò, attonito ma comprensivo, il racconto di un amore contrastato a causa di diverse condizioni sociali, e si sentì solidale con Marta. Seppe della fuga in Australia del giovane, tanti anni prima, fuga necessaria perché aveva giocato gli ultimi risparmi di sua madre in una bisca clandestina, aveva perso tutto e rischiava di essere ammazzato per i debiti con certa gente poco raccomandabile.

vignetta_06(Continua…)

Lo sguardo vigile di Dio – #11 episodio

 by Luca Lunati

by Luca Lunati

Il giornalista si era fermato poco distante dai due uomini ed era riuscito a sentire distintamente l’esclamazione di Calì. “Qui occorre andarci cauti,” pensò “se c’è di mezzo il RIS si tratterà certo di roba grossa.” Inviò un messaggio in redazione e si mise in attesa di nuovi sviluppi. Avrebbe bloccato il Maresciallo all’uscita e lo avrebbe intervistato in esclusiva.

Mentre Calì e Don Giulio salivano di corsa le scale per raggiungere l’ufficio del Giudice, Salemi osservava sconcertato il portone di Palazzo Vincisguerra. “Oh cavolo! Qui non c’è stata alcuna esplosione. Ma allora…” Aveva chiamato un fabbro, come ordinatogli dal suo superiore, ma nulla gli impediva, nel frattempo, di indagare un po’ per conto proprio.
Inviò un messaggio a Michela, per tranquillizzarla, ma non ricevette alcuna risposta. “Strano,” pensò, “credevo mi avrebbe subissato di domande.”. Il giovane appuntato non poteva certo immaginare cosa, nel frattempo, stava accadendo in riva al lago.

Intanto Calì e il prete erano giunti a destinazione. Bussarono alla porta del Giudice Lelli e, senza attendere risposta, entrarono.
– Signor Giudice, buongiorno! Prima di ogni altra cosa la prego, per favore, fermi il RIS! Aveva parlato tutto d’un fiato Calì, infischiandosene di qualsiasi regola o protocollo.
– Anzitutto si sieda, Maresciallo. Poi mi dica chi è il prelato che l’accompagna…
– Ma non c’è tempo! Fermi il RIS la scongiuro!
– Calì! – tuonò Lelli – Non sta a lei dare ordini qui! E poi ormai è troppo tardi, saranno già arrivati sul posto. – Il Maresciallo si accasciò affranto sulla sedia.
– Oh, beh, allora. Lui è Don Giulio, il sacerdote che mi ha prospettato il caso stamattina. Solo che, al momento, non credo ci sia alcun caso su cui indagare…
Carmelo Calì raccontò al Magistrato tutti i dettagli di cui era a conoscenza, cioè quasi nulla, e di come tutto si basasse su supposizioni. – Quello che non capisco è come gli eventi abbiano assunto proporzioni così gigantesche. In fondo è solo scomparsa una donna, forse, e magari saranno pure fatti suoi! – Calì scrollò la testa desolato e poi guardò il Magistrato con occhi speranzosi.
– Se posso permettermi, – intervenne Don Giulio, – a questo punto bisogna andare a fondo della faccenda, così almeno si metterà a tacere la stampa. La signora Maddalena è realmente scomparsa, così come la busta misteriosa. Io mi preoccuperei di questo… –
Il Giudice li guardò entrambi con rassegnazione. – Che pasticcio! Insomma cosa abbiamo? Mi faccia vedere quel biglietto di cui mi ha parlato, Calì.
Lo guardò in controluce, lo spiegò per bene sul tavolo e lo lesse.
– Secondo voi che vuol dire?
– Forse un appuntamento con l’avvocato?
– E il numero? E cosa sarebbe sparito?
– La combinazione di una cassetta di sicurezza? Il contenuto scomparso?
– Ci sono! – esclamò Don Giulio, – Forse non si tratta di due “v”. È scritto in corsivo, vedete? Forse è una “m”, e in questo caso potrebbe essere il numero di un volo e l’orario di arrivo! Magari è sparita una valigia!

vignetta_05(Continua… )