Io sono una persona difficile da amare #SanValentino

Ho fatto una ricerca approfondita nel mio blog e posso confermare che non ho mai scritto articoli su San Valentino, almeno non direttamente, quindi quella di oggi è una novità assoluta. Questo non vuol dire che il 14 Febbraio per me non significhi nulla; significherebbe molto se non fosse che dalla mia memoria non arrivano ricordi legati a festeggiamenti amorosi, nessuno, mai.

Che tristezza, direte. Io però la vedo più come una svista o un mio personale tentativo di auto boicottarmi proprio quel giorno lì, che mi hanno sempre imbarazzata le cose sdolcinate e fatte apposta, “one shot, one day” e passa la paura, cuoricini e baci Perugina, cene a lume di candela e canzoni strappacuore e per sempre, per sempre, per sempre (non è vero, io adoro tutte queste cose ma ho sempre creduto che nessuno le sapesse fare meglio di me, cazzo di presunzione del cazzo, così nessuno si è mai azzardato a fare niente).

Col passare del tempo ho capito una cosa davvero importante: io sono una persona difficile da amare. E non parlo di quell’amore generale, l’amore che comprende la famiglia e gli amici, anche i passanti va’. No, parlo dell’amore che è attrazione, che fa sangue e sesso, l’amore carnale e spirituale che ti fa perdere peso perché ti nutri di emozioni, l’amore che ti fa anche male e ti dici che allora sei viva (questa è un po’ una cazzata secondo me, sarebbe meglio farsi sempre bene, però alzi la mano chi non ha mai sofferto amando…).

Io sono difficile da amare perché sono abbastanza stronza con gli uomini. Non me la tiro, no, anzi mi dono, a volte troppo e troppo in fretta, con tutta la passione e il fuoco che mi definiscono. Il fatto che poi, esplicitamente o meno, pretenda lo stesso in cambio ecco, questo fa di me una stronza. Il maschio, alfa o beta poco importa, non se la aspetta questa richiesta, si crogiola nel “tanto fa tutto lei” e si ritrova impreparato alla resa dei conti. Ma davvero chiedo troppo? Da quanto raccontano le mie Love Stories deduco che sì, chiedo troppo.

Sono difficile da amare anche perché non sono docile, non sono accomodante, non sono tollerante. Ma queste sono caratteristiche più recenti, la vita da single e gli anni di maturità portano ad essere molto selettive, a sgamare subito sia gli “uomini-tappeto” che gli “uomini-bufala” – quelli con la tutina da supereroe, solo quella – e a capire alla fine che l’uomo giusto resta il tuo migliore amico, che è meglio resti tale per evitare cataclismi.

Qualcuno mi ha detto anche che sono difficile da amare perché sono troppo bella… ora, io ringrazio e mi inchino davanti a tale immenso complimento, il mio ego non riesce neanche più a contenersi per quanto è gonfio e tronfio ma, sul serio, una cazzata del genere proprio io me la devo bere? Che la bellezza faccia storicamente paura è risaputo, ma che io sia troppo bella (c’è un troppo che stroppia) e che addirittura questo sia motivo per non amarmi, beh non ci sperate, non me la graffio la faccia per uno straccio di amore così pavido e vigliacco, non ne vale la pena.

Infine sarei difficile da amare perché troppo forte. Ancora. E dai…

San Valentino, per chi non lo sapesse, fece morire contemporaneamente i due innamorati affinché non fossero mai separati. Una storia non proprio a lieto fine, ma voi cari innamorati dell’amore, vivete oggi, domani e fin quando sarà la vostra favola bella, che di favole non ce n’è mai abbastanza. Io mi vado a comprare una scatola di Rocher.

Mi sono innamorata di te perché…

Ogni tanto dai social network o, più in generale, dal web, emergono ricordi, post scritti in momenti particolari e poi dimenticati. Proprio vero che “internet conserva tutto”… Che poi, a pensarci bene, non si tratta di dimenticare ciò che si scrive o che si fa in un dato momento. Si tratta semplicemente del fatto che c’è un tempo per ogni cosa, anche per ciò che si prova, e ci sono cassetti in cui conservare certi sentimenti che possono essere aperti al bisogno, per sorridere o emozionarsi ancora. La memoria ha questo potere straordinario di smussare gli angoli ai ricordi, così che anche i dolori appaiano sfocati, meno pungenti, quasi belli e le gioie spiccano come colori al neon nella nebbia.

Tre anni fa partecipai a un contest letterario organizzato da un blog amico, “Svolgimento – Tutta colpa della maestra”. Un blog molto bello dove i temi venivano svolti dai partecipanti proprio come a scuola: la maestra dava il titolo e gli alunni dovevano scrivere entro un dato tempo a disposizione. In occasione della festa di San Valentino il titolo proposto fu “Mi sono innamorato di te perché…” ed io scrissi il breve raccontino che vi ripropongo qui, per non perderlo più, e che potete trovare anche qui nel blog ospite, più che altro per leggere gli interessanti commenti a pié pagina.

E ora, miei cari, un po’ d’amore targato Cetta, per gradire.

Parlavi in modo strano, diverso dagli altri. Tu non gesticolavi, lo faceva la tua voce. Si spostava nell’aria, ondeggiante, come una musica mai sentita prima, e mi sono accorta, ormai troppo tardi, che il mio corpo ne seguiva il ritmo. Mi sono innamorata di te prima ancora di rendermene conto, prima di accorgermi che i tuoi occhi erano grandi per effetto delle lenti da vista, prima di toccare la tua pelle liscia e glabra, prima di percepire ciò che celava la tua mente, il tuo cuore. Mi sono innamorata di pancia, aggrappata a quel calore viscerale che saliva fino al petto ogni volta che annusavo la tua presenza. Mi sono innamorata d’estate, quando il giorno pare infinito e la notte ne rilascia il profumo, e tutto quel tempo amplificato è cassa di risonanza, è melodia, è sapore di aria e vita.

Mi sono innamorata di te perché tu eri la mia stagione più bella.

Aperitivo d’amore

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A San Valentino potete fare molte cose. Fregarvene. Festeggiarlo. Portare a cena fuori la vostra amata (vabè, però come siete ripetitivi…). Giocare a scacchi. Chiudervi in casa. Correre per ore lungo un fiume, uno qualunque purché sia lungo. Farvi un bagno in mare con – 5°. Insomma, è il 14 febbraio, come capita ogni anno, e allora gestitelo come meglio credete. Io vi propongo un’idea alternativa: incontriamoci. A Roma, in via dei Cerchi 75. Davanti c’è il Circo Massimo e possiamo sempre scendere nell’arena e farci sbranare dai fantasmi dei leoni dell’antica Roma. Oppure potete entrare, assaggiare il mio aperitivo, assistere a una piccola messa in scena e tornare a casa con un nuovo libro, “Quella volta che sono morta” [DuDag ed.], il mio libro. Rischiate anche di fare una bella figura se venite in coppia. Io vi aspetto alle 19,30, ingresso libero. E per solleticare il palato vi regalo una frase tratta dal romanzo che presenterò. Potete anche rivendervela…

 La passione è l’imbuto attraverso cui filtro ciò   che deve o non deve entrare nella mia quotidianità.”

I dettagli dell’evento sono qui.