Diario dalla Fiera – Day two – #NoBrandArt a #Piulibri13

Secondo giorno. Secondo tour de force. Ma che entusiasmo e che vitalità! Sono arrivata alle 10.00 e stavolta c’erano già i rinforzi.

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Gian Maria Turi, Livio Cotrozzi, Maggie Van der Toorn, Susanna Cafaro, Cetta De Luca

Una giornata in fiera può essere snervante, ma quando comincia con i sorrisi tutto è più facile.

La cosa più divertente è stata “rubare” i clienti alla Albatros, la EAP che ha lo stand accanto al nostro. Aspiranti scrittori, giovani e meno giovani, passavano da loro, ascoltavano le loro proposte su “Come lasciarsi spennare da un non  editore pur di stampare il proprio manoscritto”, e poi passavano da noi. E noi li abbiamo indottrinati per bene: MAI pubblicare a pagamento.

Molti i curiosi che sono venuti a trovarci. Perché ne avevano letto sui social, perché avevano letto la nostra brochure, perché il colore del nostro stand attirava l’attenzione. E noi abbiamo raccontato #NoBrandArt a tutti. Chissà, magari siamo anche riusciti a salvare qualcuno da pubblicazioni inique.

A ora di pranzo la Fiera si svuota, giusto quel tanto che basta per farci un giro senza farsi schiacciare.

fieraPoi si partecipa alle conferenze. Interessante quella proposta da FUIS (con cui condividiamo lo stand) sulla reprografia. Sapete cos’è? Si tratta delle fotocopie dei libri. La tutela dei diritti d’autore, in questo caso, viene effettuata tassando le macchine fotocopiatrici…ecco perché la FUIS si batte da tempo per fare qualcosa di più.

Rocco Cesareo, Giovanna Occhipinti, FUIS

Rocco Cesareo, Giovanna Occhipinti, FUIS

E gli scrittori indipendenti NoBrandArt a queste conferenze partecipano.

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E poi accade anche che, grazie all’intraprendenza e alla professionalità di una scrittrice e giornalista del gruppo, Rossana Vesnaver, la RAI decida che è il caso di saperne di più. Il TG2 per la trasmissione Achab, che andrà in onda sabato 14 dicembre, mi ha chiesto, tra le altre cose, quale, secondo noi di NoBrandArt, potrà essere il futuro dell’editoria. La mia risposta è stata: “Spero che si ristabiliscano i giusti ruoli e che chi vuole continuare a fare un buon lavoro possa farlo. Spero davvero che le CE tornino ad essere divulgatori di cultura e non distributori di libri.” Forse la risposta è stata un po’ forte ma, tranne alcune doverose eccezioni, purtroppo questa è la realtà. E noi scrittori lo sappiamo bene. Diciamolo anche ai lettori.

intervista_RAI2E domani (oggi ormai) forse parleremo anche a Farenheit, su RAI Radio3. Questa è la forza di un gruppo, questa è la forza di un’idea dirompente.

Per concludere questa giornata infinita vi presento i “giovani” del gruppo, che sono venuti a dare manforte. Domani (l’ho già detto che è oggi oramai?) saremo praticamente tutti. Alle 11.00 ci sarà l’aperitivo con gli autori (lettori, siete tutti invitati) e alle 16.00 la Conferenza Stampa. I temi che tratteremo sono importanti: l’autopromozione di autori pubblicati tradizionalmente, il Selfpublishing di qualità, la potenza virale del web per gli eBook, le case history importanti. Non potete mancare…

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I “giovani” #NoBrandArt

 

 

 

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Diario della Fiera – Day One – #NoBrandArt a PiùLibriPiùLiberi

Primo giorno di Fiera. E’ cominciato alle 6,45, quando sono uscita di casa. E’ terminato alle 20,45, quando sono rientrata. In mezzo c’è stato OCCUPY #PiùLibriPiùLiberi da parte di #NoBrandArt. Si è trattato di un’occupazione pacifica ma forte, incisiva, che ha lasciato il segno da subito. Perché, diciamolo, dà soddisfazione incontrare un amico editore, uno di quelli in gamba, e sentirsi dire: ” Questa cosa è una figata. Bellissima. Bisogna stare compatti!”

Ma torniamo indietro di qualche ora. Sì perché io sono entrata in Fiera alle 8,30 del mattino, a seguire l’allestimento. E ho messo su uno stand così

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Non si vede, ma dove stavo io a fotografare c’era il mondo, non si passava, e abbiamo dovuto modificarlo, renderlo agibile, fruibile. Quindi dopo è diventato così.

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Alle 10.00 del mattino #NoBrandArt aveva una casa, colorata e ben visibile. E come avviene negli eventi importanti, prima c’era il caos, poi, d’improvviso, la gente. E con la gente sono arrivati i miei primi compagni di viaggio.

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Abbiamo portato in giro noi stessi, il nostro entusiasmo, le nostre idee e le nostre brochure. A quel punto è successo qualcosa. Il web, quello straordinario mondo virtuale che frequento da un po’, è diventato reale, tangibile. Hanno cominciato a parlare di noi, ognuno a modo suo, ed erano tutti modi bellissimi.

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Quanti giovani, lettori, scrittori, si sono avvicinati per chiedere informazioni, per chiedere “come fare”…come fare a pubblicare un libro senza farsi spennare dalle EAP, come farsi leggere da una CE seria, come autopubblicarsi e raggiungere il proprio pubblico, come capire se un libro autopubblicato è “roba buona”. Li abbiamo invitati tutti alla conferenza di sabato alle 16.00 e alla serata di domenica al Caffè Letterario. Perché questo fanno gli autori indipendenti N.B.A.: condividono. Mettono insieme l’esperienza, la professionalità, la competenza e fanno vedere a tutti che “si può fare”. Noi abbiamo cominciato oggi, rompendo gli schemi e andando alla Fiera della piccola e media editoria. Da soli. E di questa cosa si parla. E’ importante parlarne. Sapeste quanto ci ho goduto a dire, ad alta voce, a un giovane aspirante scrittore di “Non firmare contratti con le EAP” e accanto c’era lo stand della Albatros…

Ora godetevi questa piccola fotogallery di amici e di momenti preziosi. Domani sarà ancora #Occupy Fiera.   

Fabio Mendolicchio - Miraggi Edizioni

Fabio Mendolicchio – Miraggi Edizioni

I libri di tre autori N.B.A. allo stand Perrone

I libri di tre autori N.B.A. allo stand Perrone

Autrici N.B.A. Monia Mariani e Rossana Vesnaver

Autrici N.B.A. Monia Mariani e Rossana Vesnaver

 

 

 

Belli anche in B/N. Rossana Vesnaver e Enrico Lanzara

Belli anche in B/N. Rossana Vesnaver e Enrico Lanzara

 

 

 

NoBrandArt a PiùLibri PiùLiberi – Le belle intuizioni d’estate

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Tutto è cominciato il 26 agosto 2013. Che poi non è neanche vero, perché la mia avventura nel mondo dei libri è cominciata tempo fa. Ma qui stiamo parlando di un’altra storia, quella di NoBrandArt, e la data d’inizio, la “start up” è stata il 26 agosto. Cominciai, dicevo, con un’intuizione che si tramutò in un articolo, questo (clicca qui). Volevo andare a PiùLibri PiùLiberi, Fiera della piccola e media editoria a Roma, da sola. Nel senso che volevo uno stand di autori, scrittori, professionisti dell’editoria NON supportati da case editrici. Pare una cosa da poco, ma non lo è. Perché qui non si tratta della fiera del libro. I soggetti sono altri. E degli scrittori che ci vanno da soli a questa fiera è come voler dire che l’editoria sta cambiando e che questi strani soggetti, coloro cioè che i libri li scrivono, sono imprenditori di sé stessi, paragonabili agli editori, professionisti seri in questo settore. E andare alla loro fiera è una provocazione davvero molto molto forte.

Da quel 26 agosto sono accadute molte cose. Tanti sono stati i colleghi entusiasti dell’idea, tanti hanno tentennato, preoccupati delle reazioni e delle conseguenze di un tale gesto. Ma alla fine si è creato un gruppo coeso di 23 persone fortemente motivate e pronte a dire la loro al pubblico e, sopratutto, ai lettori. NoBrandArt è un acronimo che li raggruppa, è un segnale forte col quale si vuol dire al lettore che, oltre la “scorza” delle apparenze, in un libro c’è di più. Ci sono i contenuti, che poi è quello che conta. E spesso questi contenuti sono messi in secondo piano da mere logiche di mercato editoriale. Gli scrittori vogliono restituire ai lettori quel rapporto di genuinità e di qualità che è il cardine su cui si fonda il rispetto per la divulgazione culturale. E vogliono raccontargli come fanno a raggiungere questo obbiettivo.

Il 5 dicembre, inizio della Fiera, è vicino, e di questa iniziativa già si parla. Lo ha fatto Bibliocartina qui e lo ha fatto Lungotevere.net qui. Il comunicato stampa (sì, facciamo le cose seriamente), è stato pubblicato sul Corriere del Web qui, e sappiamo che molti media sono incuriositi da questa iniziativa. Aspettiamo che si facciano avanti, magari alla conferenza che si terrà allo stand A24 il 7 dicembre alle ore 16.00.

Io, in questo momento, sono pronta ai nastri di partenza, in attesa che la giostra cominci perché, come ha detto qualcuno, finché non sarò seduta su quel cavallino in movimento non mi potrò rendere conto di esserci riuscita. Sono stati mesi faticosi, snervanti, ma chi mi conosce sa che la parola “arrendersi” non fa parte del mio vocabolario. E devo dire grazie, un GRAZIE enorme, ai miei compagni di viaggio, straordinari supporter, che hanno deciso di salire, su quel treno partito il 26 agosto, con me e condividere il viaggio. E che viaggio! Quando saremo arrivati a destinazione vi racconteremo il resto, ma ho la sensazione che, da questo convoglio, non scenderemo tanto presto.

80 Euro: il prezzo della gloria per chi scrive…

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Dicono che tutto ha un prezzo. Non è vero per tutto, ma per alcune cose sì. Per esempio 80 euro è il prezzo per un autore che vuole partecipare a testa alta alla Fiera dei libri della piccola e media editoria di Roma, Più Libri Più Liberi.

Senza elemosinare un invito, senza telefonare all’amico dell’amico per, nel migliore e raro dei casi, trovarsi a presentare di fronte a una platea di sedie vuote il frutto del proprio lavoro.

80 Euro è il prezzo che costa l’acquisto di un piccolo stand alla Fiera di Roma se ce lo dividiamo in 20. Sembra una cosa semplice, ma non lo è affatto… Stiamo già abbozzando il programma e siamo certi solo di una cosa: che il nostro stand sarà piccolo, ma affollato. Lo si capisce dai feedback che sto ricevendo dagli operatori in questi giorni.

 Un mese fa, quando mi venne l’idea di andare alla Fiera del libro a Roma con altri scrittori, non avrei mai detto che quest’idea avrebbe potuto realizzarsi.

LA FIERA DEL LIBRO NON È PER GLI SCRITTORI…

Perché? Perché è impensabile che ci sia uno stand di scrittori e professionisti dell’editoria in una fiera del libro. Pare assurdo ma è così. Alla Fiera del Libro di Roma possono esporre piccoli e medi editori, anche a pagamento, va benissimo, ma non Scrittori, Editor e Grafici, coloro che il libro lo creano insomma. Neppure da Selfpublisher, che significa che sono Editori di se stessi. Niente. È la prima volta che capita una cosa del genere. NON LO AVEVA MAI FATTO NESSUNO.

E dunque l’ho fatto io. Ho inviato il modulo di prenotazione dello stand e ho chiesto ai miei amici scrittori e professionisti di unirsi a me in questo viaggio. Devo essere sincera. Per superare le problematiche di tipo amministrativo, perché quelle ci sono (non ho ancora la forza di cambiare l’Italia, ma, mai dire mai) ho chiesto e ricevuto l’aiuto di Officine Editoriali di Mara Pantanella, che è una Casa Editrice digitale piccola, nuova e innovativa, che si è unita al gruppo con entusiasmo e che ringrazio in anticipo. Tanto per dire che non è vero che gli scrittori che si autopubblicano sono “contro” gli editori e chi racconta questo mente sapendo di mentire.

Al mio appello hanno risposto in molti e già siamo a buon punto col numero di partecipanti che mi ero prefissata, ma ne mancano ancora per riuscire a completare l’impresa. Perché ci sono spese da sostenere, questa cosa qui non è gratis, e si sa che gli scrittori non navigano certo nell’oro.  In questo momento siamo in lista per ottenere lo stand e, facendo i dovuti calcoli, ci sono ancora pochi, pochissimi posti, 5 per essere precisi, per partecipare a questa iniziativa rivoluzionaria. La scadenza dei termini che mi sono prefissata è vicina, quindi non siate timidi e fatevi avanti. Dopo il 15 settembre resteranno solo posti in piedi, o meglio, affacciati alla finestra, a guardare.

Scrivetemi qui, solo se realmente interessati

sedcetta@gmail.com

Alla fiera dei libri: da sola, ma con i miei amici lettori e scrittori Vuoi venire anche tu?

Dedicato a chi non è amico di Fabio Fazio.

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Ci ho pensato un po’ a come comunicare questa idea che mi è venuta in mente e, come capita a tutti gli scrittori prima o poi, mi son mancate le parole.  Quindi lo dico così, direttamente: vado alla fiera del libro Più Libri Più Liberi, a dicembre a Roma, e ci vado da sola. Ma non come visitatrice. Ci vado come scrittrice che ha pubblicato diversi libri, da selfpublisher e con case editrici “vere”, non quelle a pagamento.

Ci vado perché ci sono le case editrici, ci sono i lettori, ci sono gli addetti stampa ma, come spesso accade, di scrittori ce ne sono ben pochi dove ci sono i libri. Ci vado con uno stand tutto mio che sarà open, ma sul serio, per parlare di libri, dei miei ma anche quelli dei miei amici e di quelli che consigliano i lettori. Per parlare dei libri, bellissimi, che non finiscono sulle classifiche degli inserti letterari e di cui non si parla il sabato sera a Che tempo che fa?

L’idea la sto già covando da un po’. Mi sono detta: trascorro tanto tempo a farmi promozione sul web, con gli eventi in giro per l’Italia, perché non recuperare lo spazio antico della fiera? Quello delle conversazioni prima che del commercio. Con persone simili e interessate ai libri e alle storie che ti emozionano, come quelle che cerco di raccontare con i miei libri.

Avrà un costo questa “operazione fiera” ma io sono disposta a correre il rischio. Che poi è molto inferiore a quello che troppi scrittori pagano per essere pubblicati. Quelli sì che sono scrittori soli che vanno da soli allo sbaraglio!

Invece il mio treno – ovvero lo spazio che acquisterò alla fiera – avrà le porte aperte e si potrà salire in corsa, come nei vecchi film western, verso la Nuova Frontiera dei libri. Senza aspettare chi resta indietro a rincorrere un mondo dell’editoria che non c’è già più anche se, magari, fa finta che così non sia.

Il treno della nuova editoria è già partito e se anche tu, lettore o scrittore, vuoi saltar su chiamami che ne parliamo. Se vuoi partecipare la scadenza è il 15 settembre.

Contattami qui: sedcetta@gmail.com

Cetta

PS

Riguardo al come sarà e cosa si farà allo stand ho tante cose in mente. Un fatto è certo: di questa partecipazione se ne parlerà e sarà divertente. Chi l’ha detto che gli scrittori sono dei tristi babbioni?

Musica Indie e Scrittura Indie – I paralleli divergenti

Immagine presa da qui

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Io non so voi di che parlate coi vostri figli adulti. Io coi miei parlo di economia o di arte. Siamo una famiglia così, variegata. E allora capita che con mia figlia, la musicista del gruppo, io scrittrice mi ritrovi a fare discorsi e riflessioni che analisti di calibro pesante se li sognano.

Proviamo dunque a fare un parallelo e uno “stato dei fatti” tra musica e scrittura, o meglio, tra musicista e scrittore.

  • ·         L’ambiente. L’ambiente è praticamente lo stesso. Ci sono le etichette Mainstream (le grandi case editrici), le Etichette indipendenti (Case editrici indipendenti) e gli autoprodotti (i selfpublisher). La differenza forse sta nel fatto che, lasciando stare per un momento le Mainstream, i circuiti musicali si manifestano in primo luogo territorialmente, sia come autoproduzione che come EI, mentre nel mondo editoriale si parte immediatamente con una territorialità nazionale se non di più. Siamo megalomani noi scrittori? Può darsi, ma è anche vero che la musica ha una velocità di divulgazione enorme rispetto al libro, grazie soprattutto ai tanti eventi in cui si può esprimere. Sappiamo bene che la maggior parte delle presentazioni letterarie vanno deserte…

 

  • ·         La tecnica. Il musicista Indie registra il suo EP, lo inserisce nei canali indipendenti online, lo condivide sui social, lo “muove” negli ambiti in cui si ascolta il suo genere musicale (blog, riviste, etc), viene contattato dai talent scout che organizzano eventi e, se merita, viene richiesto dalle EI che affollano questi eventi per trovare nuovi talenti. Lo scrittore Indie scrive il suo libro, lo autopubblica nei canali di distribuzione online, lo condivide sui social, lo “muove” negli ambiti in cui sa che il suo genere è apprezzato (blog, riviste, etc etc). Ecco, qui mi fermo, perché subito la differenza viene avanti maestosa. Nessun talent scout contatterà il nostro scrittore selfpublisher, e nessuna CEI è lì a sbavare per avere il contratto col talento di turno. Il talent scout dello scrittore dovrebbe essere l’agente letterario, figura ormai mitologica in quanto i pochi rimasti si fanno pagare, e tanto, ogni singola pagina che leggono (fatte salve alcune ancor più rare eccezioni). Per cui gli scrittori non si rivolgono a loro. Generalmente inviano la loro opera direttamente alle CEI, che, seppur manifestando una ferrea volontà a restare Indipendenti, hanno lo stesso atteggiamento delle major editoriali. Tempi lunghissimi per una risposta che forse non arriverà mai. Quindi i ruoli sono invertiti. Lo scrittore si muove, non l’editoria.

·         Parellelismo e differenze. Il parallelismo è evidente, ma le differenze forse un po’ meno. Perché qui il discorso non riguarda il fatto che si tratta di due manifestazioni artistiche diverse (ovvio) o di una cultura evanescente e un’editoria allo sbando. Parlando con mia figlia, che di musica ne capisce e non solo, le due differenze sostanziali che sono emerse sono due: LA FEDE e LA VELOCITA’. La fede, per gli Indie musicali, è tutto. Gli ascoltatori sono affamati di tutto ciò che ha sapore di musica Indie. Gli addetti ai lavori respirano musica nella speranza di crescere nel panorama musicale perché hanno nel loro parterre quell’artista Indie che farà la storia. E allora lo cercano. Ecco quello che fanno, dalla mattina alla sera lo cercano. E in questo cavalcano l’onda lunga dei fruitori di musica che su blog, riviste, social non vedono l’ora di ascoltare e far ascoltare quanto di nuovo c’è in circolazione, perché loro devono essere i più informati, i più aggiornati, i più seguiti, perché le tendenze sono loro a crearle. Gli scrittori Indie, come l’editoria Indie di fede non ne hanno affatto. Sono Indie perché non possono essere altro. E questo è triste e inutile. Pare che le cose stiano cambiando, ma c’è la seconda differenza che, ahimè, potrebbe essere insormontabile. La velocità, beh, qui c’è poco da fare. Un libro necessita, se va bene, di almeno un paio d’ore di lettura, e neppure è detto che non si debba rileggerlo per esprimere un giudizio. Un brano musicale…tre minuti e si capisce con chi si ha a che fare. Per questo sono importanti gli incipit quando si scrive, e pure la sinossi. Perché se uno scrittore è riuscito a superare tutte quelle barriere che lo separano da una CEI, allora deve colpire in modo fulminante. Deve riuscire in poche righe a diventare il talent scout di se stesso, il più formidabile musicista dei libri. Perché il tempo per andare oltre, a volte, non c’è.

Noi #scrittori social-patici sull’orlo di una crisi di nervi

Immagine presa da qui

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Noi scrittori siamo social-patici nel senso che abbiamo bisogno di visibilità riflessa dal popolo del web per essere certi che ci siamo. Che tristezza! Scriviamo come dannati, mettiamo in circolo il nostro sangue annacquato di incipit che colpiscono, up e down narrativi che non annoino, finali aperti, tante volte ci venisse in mente di fare un sequel. Tutto questo spesso e volentieri per niente.

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E quando ci chiedono: – Che fai nella vita?- tutti soddisfatti rispondiamo: -Lo scrittore!-  -No, sul serio, che fai per vivere?-  Ma certo, che vanto c’è oggi a dire che sei scrittore? Oggi scrivono tutti, ma proprio tutti. Basta andare a una scuola di scrittura creativa: c’è la fila. Si impara a fare lo scrittore come l’idraulico. Basta seguire le regole e ‘fanculo ai contenuti. Roba che un Calvino, un Pavese o un Hemingway giusto per citare i primi che mi vengono in mente, si rivolterebbero nella tomba.
Che fine hanno fatto le poetiche, il pensiero letterario, la talentuosa spinta narrativa, l’ispirazione insomma? Quel brodo primordiale dell’emozione dov’è?                                                         

E poi ci si stupisce che l’editoria sia in crisi. La scrittura, poetica o di prosa che sia, dovrebbe avere contenuti, non essere un copia incolla di frasi preconfezionate, esercizi dialettici che nulla esprimono se non una buona (buona?) padronanza della grammatica e della sintassi. Sarà che nel mio immaginario lo scrittore è sempre stato altro, qualcuno capace di cambiare qualcosa, fosse pure una virgola, nell’animo di qualcun altro. Sarà che io me lo sono sempre raffigurato come un pensatore idealista, uno che con la penna (o il pc) ci fa l’amore, uno che non smette di scrivere perché ha finito l’inchiostro, piuttosto lo fa col sangue. E invece poi c’è gente (per fortuna ci sono anche le eccezioni…) che conquista un posto al sole perché ha pagato un paio di bravi ghost writers ( spero che un giorno escano tutti fuori e che ci sia un premio letterario dedicato a loro) o perché si è comprato un migliaio di recensioni che gli hanno fatto scalare le classifiche.

Ci ho pensato pure io, lo confesso, a qualche strategia di marketing, e non è che non ne faccio, sarei una pazza. Ma cerco sempre di non dimenticare che è la mia faccia, il mio pensiero, la mia scrittura ciò che metto in trincea, e devo avere buone armi per difendere la mia posizione, sempre, che altrimenti di scrittura si può anche morire (defollow…).